Americanate
Il calcio è una merda

In que­sti gior­ni, come si sarà nota­to, è in cor­so la Cop­pa del Mon­do di cal­cio. Atti­ra cir­ca un miliar­do di per­so­ne — cioè un set­ti­mo dell’intera popo­la­zio­ne uma­na — ogni sera davan­ti agli schermi.
La noti­zia è che l’ultima par­ti­ta gio­ca­ta dal­la nazio­na­le di cal­cio sta­tu­ni­ten­se, gui­da­ta dall’ex attac­can­te dell’inter Jür­gen Klin­smann, sia sta­ta vista da poco più di 30 milio­ni di spet­ta­to­ri sul­le reti di ESPN, il più gran­de net­work spor­ti­vo americano.
Di per sè nul­la di nuo­vo, si era­no già toc­ca­ti 28 milio­ni per USA-Por­to­gal­lo — la novi­tà sta nel fat­to che ades­so i media ame­ri­ca­ni, e di segui­to ovvia­men­te la stam­pa nostra­na, si sia­no accor­ti di que­sta inver­sio­ne di ten­den­za. Un son­dag­gio di ESPN Sports Poll, data­ba­se crea­to come cen­tro di rac­col­ta sta­ti­sti­ca del­le pre­fe­ren­ze spor­ti­ve degli ame­ri­ca­ni, para chia­ro: nel­la fon­da­men­ta­le fascia d’età 12–24 anni il soc­cer si è con­so­li­da­to come il secon­do sport pre­fe­ri­to in asso­lu­to con il 13,7% di pre­fe­ren­ze, dopo l’unico e vero foot­ball, ma pri­ma di altri sport “miti­ci” del pano­ra­ma nor­da­me­ri­ca­no, e tut­ti fie­ra­men­te Made in Usa, come base­ball e basket­ball. Nume­ri così elo­quen­ti che secon­do il ricer­ca­to­re Rich Luker, socio­lo­go del­la North Caro­li­na che stu­dia i trend nel­lo sport e co-fon­da­to­re di Sports Poll, la cre­sci­ta del cal­cio fino alla pun­ta del­la pira­mi­de spor­ti­va ame­ri­ca­na è ine­vi­ta­bi­le e pre­sto sarà al livel­lo di basket e base­ball, anche se il foot­ball reste­rà inarrivabile.

Que­sto stu­dio, e più in gene­ra­le la pre­sa di coscien­za degli ame­ri­ca­ni che il cal­cio stia diven­tan­do uno sport popo­la­re, ha avu­to risal­to quan­do, pri­ma dell’inizio del mon­dia­le, il pre­sti­gio­so New York Times ha pub­bli­ca­to un bell’articolo a fir­ma di Pame­la Druc­ker­man, inti­to­la­to We Are The World (Cup); in esso, si evi­den­zia­va come il cal­cio fos­se non solo diven­ta­to lo sport pre­fe­ri­to di suo figlio di 5 anni, ma anche di un sem­pre mag­gior nume­ro di per­so­ne negli Sta­ti Uniti:

“Penso a quando gli ho chiesto perché gli piacesse così tanto la Coppa del Mondo e lui mi ha risposto – Perchè è la cosa più grande che ci sia sulla Terra – è come mettere in connessione un ragazzino con qualcosa di gigantesco e meraviglioso”.

Una del­le moti­va­zio­ni, con­vin­cen­ti, era che gli USA non sono i miglio­ri in que­sto gio­co. Una stra­nez­za per loro, abi­tua­ti a far­la da padro­ni in qua­lun­que cosa, che si ritro­va­no con una squa­dra pri­va di “glo­ria” (non ha mai vin­to nean­che una Cop­pa del Non­no) e così: “David Gold­blatt, auto­re di Fute­bol Nation, scri­ve che mol­ti in Asia e in Afri­ca han­no a lun­go soste­nu­to il Bra­si­le, sia a fian­co o al posto dei loro Pae­si d’o­ri­gi­ne. Uno dei miei figli era delu­so per esser­si reso con­to che è tec­ni­ca­men­te ame­ri­ca­no – Ma l’A­me­ri­ca non ha mai vin­to un Mon­dia­le– ha det­to. Deter­mi­na­to a soste­ne­re un vin­ci­to­re, tifa Bra­si­le anche lui.”

Che il cal­cio ven­ga sem­pre più segui­to negli Sta­ti Uni­ti non è una novi­tà e dal 1996, quan­do ven­ne fon­da­ta la Major Lea­gue Soc­cer, ad oggi, sul tota­le dei soste­ni­to­ri spor­ti­vi l’incremento di quel­li del soc­cer è sta­to di 7 pun­ti per­cen­tua­li pas­san­do dal 2,1% al 9,1%.

tifosi usa

Come rife­ri­to da David Cour­te­man­che, vice­pre­si­den­te ese­cu­ti­vo del­la MLS: “Recen­te­men­te il com­mis­sio­ner Don Gar­ber ha annun­cia­to di vole­re 24 squa­dre entro il 2020. Orlan­do e New York avran­no nuo­vi club a par­ti­re dall’anno pros­si­mo, men­tre a Mia­mi un grup­po capi­ta­na­to da David Bec­kham sta lavo­ran­do per assi­cu­rar­si uno sta­dio per una squa­dra futu­ra e ad Atlan­ta con­ti­nua­no a spin­ge­re per ave­re un team. L’interesse sicu­ra­men­te non man­ca. Il nostro obiet­ti­vo è diven­ta­re uno dei miglio­ri cam­pio­na­ti al mon­do entro il 2022, e lo misu­re­re­mo dal livel­lo del gio­co, dal­la pas­sio­ne dei tifo­si, dall’importanza del­le nostre squa­dre e dal valo­re del­la lega”.
I soc­cer-spe­ci­fic sta­dium sono sta­ti il fat­to­re deter­mi­nan­te, da uno solo di pro­prie­tà si è pas­sa­ti ai quin­di­ci attua­li, crean­do al con­tem­po bilan­ci sani e gros­se pos­si­bi­li­tà di gua­da­gno per gli inve­sti­to­ri, sul model­lo del­le fran­chi­gie degli sport “più pro­pria­men­te” ame­ri­ca­ni; a ciò va aggiun­to l’ingaggio di cam­pio­ni sul via­le del tra­mon­to, ma anco­ra in gra­do di dire la loro come il già cita­to Bec­kham o Thier­ry Hen­ry, fino all’ultima novi­tà del­la squa­dra di Orlan­do, Ricar­do Kakà.

Quel­la del cal­cio si sta con­for­man­do come una vera fede reli­gio­sa sul­lo stam­po euro­peo — indi­men­ti­ca­bi­li a que­sto pro­po­si­to le paro­le dell’allenatore del Liver­pool, Bill Shan­kly: “Alcu­ne per­so­ne cre­do­no che il cal­cio sia que­stio­ne di vita o di mor­te, ma è mol­to più impor­tan­te di così”, anche se qua sia­mo lon­ta­ni anni luce dal­le sce­ne di vio­len­za che si regi­stra­no nel Vec­chio Con­ti­nen­te; come rac­con­ta Greg Moc­kos, pre­si­den­te degli Eme­rald City Sup­por­ters uno dei grup­pi più gran­di tra quel­li che seguo­no la squa­dra dei Seat­tle Soun­ders: “Negli Sta­ti Uni­ti abbia­mo la pos­si­bi­li­tà di crea­re qual­co­sa di spe­cia­le: la men­ta­li­tà ultras sen­za vio­len­za e poli­ti­ca, ma pie­na di pas­sio­ne, can­zo­ni, amo­re, colo­re, tifo”; gli fa eco il vice, Aaron Reed: “Il nostro obiet­ti­vo è di faci­li­ta­re la pre­sen­za dei tifo­si allo sta­dio e il loro soste­gno al club”.

Rich Luker sottolinea come “quella dei tifosi del calcio rappresenta una vera comunità, paragonabile – forse – solo ai fan degli sport di college o ai seguaci degli storici gruppi rock quali i Grateful Dead”

Una cre­sci­ta sot­to tut­ti i pun­ti di vista, pare, eppu­re c’è chi in Ame­ri­ca, come qua da noi, con un sguar­do cum gra­no salis rie­sce a dete­sta­re ogni cosa del car­roz­zo­ne del­la mani­fe­sta­zio­ne mon­dia­le e il con­se­guen­te gro­wing inte­re­st che sta inte­res­san­do la socie­tà sta­tu­ni­ten­se: il rife­ri­men­to in par­ti­co­la­re va ad Ann Coul­ter, una del­le tan­te auto­pro­cla­ma­te­si pala­di­ne del vero “esse­re ame­ri­ca­ni” e che come un virus sta con­ta­gian­do in manie­ra pres­so­ché tota­le la fazio­ne repub­bli­ca­na. L’eminente colum­ni­st di The Cla­rion-Led­ger ha spu­ta­to can­no­na­te di fuo­co fin dall’eloquente tito­lo dell’arti­co­lo: Any gro­wing inte­re­st in soc­cer is a sign of natio­n’s moral decay. La tesi ha uno svi­lup­po affa­sci­nan­te: si pas­sa da una del­le con­si­de­ra­zio­ni più qua­lun­qui­ste che ci sia­no, e cioè che il soc­cer sia l’unico sport in cui mol­te par­ti­te fini­sco­no sen­za reti: “Secon­do tem­po, 11 minu­ti alla fine, pun­teg­gio 0–0. Due ore dopo, un’altra par­ti­ta di Cop­pa del Mon­do: Pri­mo tem­po, 8 minu­ti man­can­ti, pun­teg­gio 0–0. Se Michael Jack­son aves­se cura­to la sua inson­nia cro­ni­ca con un video di Argen­ti­na-Bra­si­le inve­ce che col Pro­po­fol, sareb­be anco­ra vivo, seb­be­ne anno­ia­to”; per arri­va­re ad un clas­si­co dell’iconografia repub­bli­ca­na a mano arma­ta, cioè che lo sport sia mol­to simi­le ad una guer­ra: “Come è sta­to ripor­ta­to che Lady That­cher dis­se dopo che la Ger­ma­nia ave­va bat­tu­to l’Inghilterra in qual­che par­ti­ta impor­tan­te: «Non vi pre­oc­cu­pa­te. Dopo tut­to, due vol­te in que­sto seco­lo li abbia­mo bat­tu­ti al loro gio­co nazionale»”.

L’idiosincrasia repub­bli­ca­na si mani­fe­sta con­tro un aspet­to par­ti­co­la­re del mon­do del cal­cio, e cioè il fat­to che sia un gio­co in cui l’individualità non ha un ruo­lo cen­tra­le come nel­lo sport, e nel­la vita, ame­ri­ca­ni; que­sto con­cet­to è fon­da­men­ta­le per gli sta­tu­ni­ten­si, i qua­li fan­no dell’individualismo più esa­spe­ra­to una way of life e la con­so­la­zio­ne è affi­da­ta ad una mora­le di matri­ce cal­vi­ni­sta. Nel cal­cio non c’è un buz­zer bea­ter, quell’unico gio­ca­to­re a cui può esse­re affi­da­ta la pal­la deci­si­va del­la par­ti­ta, sim­bo­lo per eccel­len­za del basket e assen­te nel cal­cio dove le par­ti­te si vin­co­no sia con i cam­pio­ni che con i com­bat­ten­ti alla Bep­pe Furi­no (per usa­re un esem­pio diver­so dal soli­to Oriali).

La Coul­ter sem­bra non aver fat­to pro­pria la famo­sa mas­si­ma di Hen­ry Bla­ha, gior­na­li­sta sta­tu­ni­ten­se e rugbista:

“Il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport per gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestia le giocato da bestie”

quan­do dice che “Ciò che distin­gue l’uomo dal­le bestie infe­rio­ri, oltre all’anima, è che sia­mo dota­ti di pol­li­ci oppo­ni­bi­li. Ecco una gran­de idea: inven­tia­mo un gio­co in cui non ti è per­mes­so usar­le!”, ecco infat­ti, inven­tia­mo un gio­co in cui 20 ener­gu­me­ni per lato, coraz­za­ti di tut­to pun­to, si pren­do­no a testa­te! Sport così “sano” da indur­re la star del­la NFL Dan Mari­no, ex-quar­ter­back dei Mia­mi Dol­phins, ed altri 14 gio­ca­to­ri, a chie­de­re i dan­ni e un risar­ci­men­to mon­ster da 765 milio­ni di dol­la­ri alla Lega, soste­nen­do che i col­pi alla testa subi­ti in 17 anni di car­rie­ra sia­no sta­ti la cau­sa, a lun­go ter­mi­ne, di una serie di gra­vi distur­bi a livel­lo neu­ro­lo­gi­co, men­ta­le, fisi­co e cognitivo.
Il cal­cio negli Sta­ti Uni­ti è sta­to per lun­go tem­po con­si­de­ra­to uno sport da ragaz­ze o comun­que da abban­do­na­re intor­no ai 14 anni per dedi­car­si agli altri sport mag­gio­ri; l’ultima deca­de è sta­ta carat­te­riz­za­ta da un’inversione di ten­den­za che non è sfug­gi­ta all’occhio di fal­co del­la gior­na­li­sta, la qua­le si sca­glia con­tro le mam­me, defi­ni­te testual­men­te libe­ral, per­ché: “è uno sport in cui il talen­to atle­ti­co tro­va così poca espres­sio­ne che le ragaz­ze pos­so­no gio­ca­re con i ragaz­zi. Nes­su­no sport serio è co-ed [coe­du­ca­tio­nal, ndr], anche a livel­lo di scuo­la materna.”

Ad un cer­to pun­to, l’enfasi con­tro il demo­ne libe­ral-euro­pi­sta che alber­ga nei demo­cra­ti­ci diven­ta qua­si esta­ti­ca: “Il cal­cio è come il siste­ma metri­co, che i Libe­ra­li ado­ra­no per­ché è euro­peo. Natu­ral­men­te, il siste­ma metri­co è venu­to fuo­ri duran­te quei bre­vi inter­val­li di tem­po del­la Rivo­lu­zio­ne Fran­ce­se in cui non com­met­te­va­no omi­ci­di di mas­sa con la ghi­gliot­ti­na.” La que­stio­ne del siste­ma di misu­ra si fa imma­gi­ne di quan­to sia­no mal­va­gi i ten­ta­ti­vi di euro­peiz­za­zio­ne in atto da par­te dei libe­ra­li, i qua­li evi­den­te­men­te ado­ra­no il cal­cio: “I libe­ra­li si arrab­bia­no e ci dico­no che il siste­ma metri­co sia più “razio­na­le” del siste­ma di misu­ra da tut­ti cono­sciu­to. Que­sto è ridi­co­lo. Un pol­li­ce è la lar­ghez­za del pol­li­ce di un uomo, un pie­de la lun­ghez­za del suo pie­de, una yar­da la lun­ghez­za dal­la sua cin­tu­ra, è faci­le da visua­liz­za­re. Come visua­liz­zi 147,2 centimentri?”.
La con­clu­sio­ne è l’apoteosi di tut­to quel misto di raz­zi­smo e igno­ran­za che si può imma­gi­na­re pro­ven­ga da quel­le zone del Mid­we­st abbon­dan­ti red­necks, e non da un por­ta­le di informazione:

“Se più americani stanno guardando il calcio oggi, è solo a causa del cambiamento demografico generato dalla legge sull’immigrazione di Ted Kennedy del 1965. Ve lo garantisco: nessun Americano il cui bisnonno sia nato qui, sta guardando il calcio. Possiamo solo sperare che, oltre a imparare l’inglese, questi nuovi americani abbandonino il loro feticcio calcistico nel tempo.”

Insom­ma, il cal­cio è una merda.

Jaco­po Iside
@JacopoIsisde

Pho­to Cre­di­ts @Eurosport

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Jacopo Iside
Appas­sio­na­to di Sto­ria e di sto­rie. Stu­den­te mai trop­po dili­gen­te, ho inse­gui­to di più i sogni

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