Extraterrestri digitali
Gianfranco Fini — La morte di una destra che non c’è

Sul ret­tan­go­lo ver­de fan­go­so del­la destra ita­lia­na era ora di ricam­bio gene­ra­zio­na­le, di sosti­tu­zio­ni in zona Cesa­ri­ni, di nuo­ve idee per tor­na­re a per­de­re: è ridi­sce­so dun­que in cam­po quel gran genio del vostro ami­co Gian­fran­co Fini.
Lo ave­va­mo abban­do­na­to sul ciglio del­l’au­to­stra­da Roma-Mon­te­car­lo, nel bel mez­zo di una ris­sa fami­lia­re fra cogna­ti per il pos­ses­so di una cuci­na Sca­vo­li­ni — uni­ca cuci­na al mon­do in gra­do di rom­pe­re allean­ze che non fos­se­ro quel­le fra la fari­na e le uova.
Le sue ulti­me appa­ri­zio­ni sul pro­sce­nio del­la poli­ti­ca ita­lia­na risal­go­no a un famo­so scam­bio di bat­tu­te, entra­to di dirit­to nel­la sto­ria del cinema:
«Altri­men­ti che fai, mi cacci?»
«Si!».
Oscar alla car­rie­ra per il miglior dia­lo­go, pec­ca­to che l’in­ter­pre­te prin­ci­pa­le sia morto.

Oggi Fini annu­sa la pos­si­bi­li­tà di rita­gliar­si un nuo­vo spa­zio vita­le, quel 3–4% di ossi­ge­no elet­to­ra­le che garan­ti­sce l’e­li­sir di lun­ga vita, visto che i suoi prin­ci­pa­li com­pe­ti­tors navi­ga­no in acque maleo­do­ran­ti e sono impe­gna­ti rispet­ti­va­men­te in assi­sten­za socia­le pres­so un cen­tro anzia­ni (B.), in cam­pa­gne elet­to­ra­li frut­ta­te diret­ta­men­te dal­l’or­to­mer­ca­to di Tra­ste­ve­re (Melo­ni) e nel ruo­lo di addet­to stam­pa del­le for­ze del­l’or­di­ne, che annun­cia gau­den­te da twit­ter l’ar­re­sto di un nuo­vo pedo­fi­lo plu­rio­mi­ci­da (Alfa­no).

Gian­fran­co tor­na in cam­po e lo fa in gran­de sti­le: spot, hash­tag, sito, con­gres­so nazio­na­le, buo­ta­de in tele­vi­sio­ne e dichia­ra­zio­ni al vetrio­lo riformista.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=T69ELvtBlMw[/youtube]

Lo spot “Voglio alle­na­re la destra”, rea­liz­za­to in occa­sio­ne del­la par­te­ci­pa­zio­ne ai Mon­dia­li del­la Nazio­na­le di cal­cio, ha già pro­dot­to i suoi frut­ti avve­le­na­ti, come san­no bene Pran­del­li e Chiel­li­ni: che Fini sia un mena­sfi­ga ter­ri­bi­le, un uccel­lac­cio nero del malau­gu­rio, un Re Mida con lo spin inver­ti­to, che qua­lun­que cosa toc­ca tra­sfor­ma in mer­da, è com­pro­va­to dal­la sto­ria recen­te del Paese.
Più inte­res­san­te è la scel­ta comu­ni­ca­ti­va adot­ta­ta dal suo staff per rilan­ciar­si negli ambien­ti del­la destra “delu­sa” — visto che quel­la entu­sia­sta, di Fini non vuo­le sen­tir par­la­re nem­me­no in cartolina.

Si comin­cia in medias res, con un Gian­fran­co in com­ple­to gri­gio sedu­to sul­la pan­chi­na abban­do­na­ta di qual­che cam­pet­to del­la peri­fe­ria roma­na: incro­cia i pol­pa­strel­li del­le mani in sti­le Signor Burns dei Simp­son, si alza in pie­di chia­ra­men­te addo­lo­ra­to dai reu­ma­ti­smi che lo afflig­go­no, impu­gnan­do il pal­lo­ne man­co fos­se fat­to di tiz­zo­ni arden­ti con il peso ato­mi­co del Tungsteno.

Par­te una car­rel­la­ta neo­rea­li­sta del­le fisi­ca­te di bal­di gio­va­ni abbrac­cia­ti come duran­te l’in­no patriot­ti­co, pri­ma le schie­ne ercu­lee, poi le gam­be taurine.
Nel frat­tem­po Fini siste­ma il pal­lo­ne sul dischet­to del rigo­re, guar­dan­do drit­to con gli occhi del­la tigre il por­tie­re, che sem­bra subi­re gli effet­ti di un col­po del­la stre­ga post-stu­pro di grup­po in prigione.

Tut­to è pron­to per la bat­tu­ta, il coach Fini pren­de la rin­cor­sa, ma all’ul­ti­mo momen­to si ricor­da del­la pri­ma rego­la di Hele­nio Her­re­ra e Nereo Roc­co: gli alle­na­to­ri non bat­to­no i rigori.
Si gira ver­so i mar­moc­chi fasci­sti alle sue spal­le che atten­do­no la chia­ma­ta alla armi del Mister, e per la pri­ma vol­ta con­sta­tia­mo un’a­ma­ra veri­tà sul­la fac­cia di Gian­fran­co Fini: il suo cra­nio man­ca di tri­di­men­sio­na­li­tà — è la pro­ie­zio­ne orto­go­na­le di una cra­pa che deri­va dal­la sovrap­po­si­zio­ne foto­gra­fi­ca del­la testa di Ciro Fer­ra­ra con quel­la di Eli­jah Wood in Sin City.

Dopo un ama­bi­le gesto con la mano in sti­le Papa Gio­van­ni, Fini chia­ma a sé il tre­quar­ti­sta del­la sua squa­dra: sguar­do deci­so, capel­li à la Emis Kil­la, zar­ro vero di Tri­go­ria, con l’or­go­glio di un came­ra­ta sot­to­po­sto a rito d’i­ni­zia­zio­ne. Sul­lo sfon­do, nel­le tri­bu­ne del cam­pet­to, veleg­gia­no due stri­scio­ni che reci­ta­no “Arma­ta Ros­so­blu”. Non fan­no pau­ra come i Gar, Ordi­ne Nuo­vo, la Rosa dei Ven­ti, Del­fo Zor­zi e Pino Rau­ti, ma vale comun­que la pena tene­re gli occhi aper­ti — la lot­ta arma­ta ros­so­blu non dor­me mai.

Lo zar­ro pren­de la rin­cor­sa e par­te, a que­sto pun­to la voce di Gian­fran­co Fini, fil­tra­ta dal­l’ef­fet­to “caverna/fumatore incal­li­to”, accom­pa­gna le imma­gi­ni. Ci si aspet­te­reb­be qual­che slo­gan poten­te, viri­le, di quel­li che ti fan­no riz­za­re anche le soprac­ci­glia in un moto per­pe­tuo di ecci­ta­zio­ne, del tipo «Vin­ce­re e vin­ce­re­mo!», «Guer­ra sola igie­ne del mon­do» o una più bana­le bat­tu­ta omo­fo­ba da spa­ra-tut­to ambien­ta­to a Mia­mi: «Sia­mo tor­na­ti per far­vi il culo, froci!».
Inve­ce par­te un mono­lo­go reto­ri­co da cate­chi­sta pro­gres­si­sta, una fra­se che sta­reb­be bene giu­sto ne “La dura leg­ge del gol”.

Una par­ti­ta si può per­de­re, se la gio­chi a testa alta, sen­za secon­di Fini.
Per tor­na­re a vin­ce­re, partecipa.
Loro segne­ran­no però, che spet­ta­co­lo quan­do gio­chia­mo noi, non mol­lia­mo mai.

Una fra­set­ta insul­sa del caz­zo, che fareb­be rivol­ta­re nel­la tom­ba anche Pier­re de Cou­ber­tin per quan­to tra­su­da buo­ni­smo da sconfitta.
Per non pala­re del gio­co di paro­le “sen­za secon­di Fini” da licea­le meno­ma­to men­ta­le, che non ha anco­ra svi­lup­pa­to le facol­tà cogni­ti­ve che gli per­met­ta­no di ela­bo­ra­re l’ironia.
Oppu­re è il più clas­si­co ten­ta­ti­vo di coprir­si le spal­le, nel caso alquan­to pro­ba­bi­le che il pro­get­to di Fini “per una destra che non c’è” fac­cia un buco nel­l’ac­qua e si tra­sfor­mi in un pro­get­to che non c’è per la destra di Fini.
Sin­to­ma­ti­co, in que­sto sen­so, il fat­to lo spot non mostri se il rigo­re vie­ne segna­to o se la pal­la assu­me la tra­iet­to­ria del rag­gio-mis­si­le che man­gia insa­la­te di ciber­ne­ti­ca per fini­re su Mar­te, alla con­qui­sta del­l’e­let­to­ra­to mode­ra­to — basta aspet­ta­re che si svi­lup­pi­no esse­ri plu­ri­cel­lu­la­ri. Que­sta sì che è pia­ni­fi­ca­zio­ne poli­ti­ca sul medio-lun­go periodo.

Infine l’esclamazione «Partecipa!», con la quale Fini esorta le masse ad affiliarsi al suo progetto-movimento che per adesso è privo di nome alcuno, fa molto gioco aperitivo e animatore estroverso che sulla spiaggia ti implora di alzarti dall’asciugamano per rincorrere un fazzoletto viola.

Insom­ma Gian­fran­co Fini è tor­na­to in cam­po, resta da sta­bi­li­re qua­le sia que­sto campo.
Cam­po dei fio­ri, Cam­po­san­to — ce n’è per tut­ti i gusti e le ten­den­ze, sopra­tut­to all’estinzione.

Fran­ce­sco Floris
@Frafloris

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Francesco Floris
Blog­gerLin­kie­sta
Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

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