Trentaquattro anni dalla strage di Bologna

Ogni 2 ago­sto è la stra­ge di Bolo­gna, oggi sono 34 anni.

“Ricor­do il 9 mag­gio del ’78. Quel­la mat­ti­na qual­co­sa di gros­so era acca­du­to, qual­co­sa di gra­ve: all’im­prov­vi­so ci ave­va­no fat­ti usci­re tut­ti da scuo­la, ma nes­su­no capi­va per­ché. Quel 9 mag­gio Aldo Moro era sta­to ammaz­za­to. Avven­ne lo stes­so un paio d’an­ni dopo: Il 2 ago­sto dell’80 uscim­mo anco­ra, que­sta vol­ta dal cam­po esti­vo, sen­za sape­re per­ché. Solo dopo sco­prim­mo che era sal­ta­ta per aria la sta­zio­ne di Bologna.”

Maria, 14 anni all’e­po­ca del­la strage

È il 2 ago­sto 1980; sono le 10.25 del mat­ti­no, un boa­to avvol­ge la sta­zio­ne di Bolo­gna. È esplo­so l’or­di­gno che si tro­va­va all’in­ter­no di una vali­gia abban­do­na­ta nel­la sala d’a­spet­to di secon­da clas­se, pro­prio in pros­si­mi­tà del muro por­tan­te del­l’a­la ove­st del­l’e­di­fi­cio, cau­san­do­ne il crol­lo. L’on­da d’ur­to è vio­len­tis­si­ma, lo scop­pio — oltre a distrug­ge­re la sala ricol­ma di turi­sti — coin­vol­ge il tre­no Anco­na-Chias­so, fer­mo al pri­mo bina­rio, e il par­cheg­gio dei taxi. Subi­to dopo è il silen­zio. È il pri­mo saba­to del mese; la pol­ve­re den­sa e fit­ta si mischia al cal­do e all’a­fa di ago­sto. Si avver­to­no in lon­ta­nan­za le sire­ne dei mez­zi di soc­cor­so. Vici­ne, vici­nis­si­me, le urla dei feri­ti, i sepol­ti vivi dal­le mace­rie. Si ini­zia a sca­va­re con quel che si tro­va, anche a mani nude. Uno dei pri­mi recu­pe­ra­ti è la pic­co­la Ange­la Fre­su, soli 3 anni. Il cor­po del­la madre, Maria Fre­su, non ver­rà mai ritro­va­to; solo gior­ni dopo ne saran­no rin­ve­nu­ti pic­co­li brandelli.

Lo sgo­men­to è for­te. Il Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca San­dro Per­ti­ni si dice sen­za parole.
Ini­zia il traf­fi­co di ambu­lan­ze, auto del­la poli­zia, pri­va­te, auto­bus del­la linea 37. Si pre­ci­pi­ta­no invia­ti da tut­te le prin­ci­pa­li emit­ten­ti tele­vi­si­ve e radio­fo­ni­che, i palin­se­sti cam­bia­no, e si tra­sfor­ma­no in una inter­mi­na­bi­le diret­ta dal­l’or­ro­re. Mol­ti gior­na­li­sti non trat­ten­go­no le lacri­me, lo spet­ta­co­lo è atro­ce. Oltre il fumo e la pol­ve­re, cor­pi dila­nia­ti, arsi e ustio­na­ti. Sono in tut­to 85. Una del­le stra­gi più ter­ri­bi­li del­la sto­ria repub­bli­ca­na ita­lia­na ha appe­na avu­to luo­go, apren­do­ne un capi­to­lo oscu­ro, anco­ra oggi controverso.

Non tar­da­ro­no le ipo­te­si su pos­si­bi­li col­pe­vo­li, che subi­to inve­sti­ro­no l’a­la più nera del ter­ro­ri­smo di que­gli anni: par­lia­mo dei neo­fa­sci­sti NAR (Nuclei Arma­ti Rivo­lu­zio­na­ri) e di alcu­ni tra i loro prin­ci­pa­li espo­nen­ti, qua­li Fran­ce­sca Mam­bro, Giu­sep­pe Vale­rio Fio­ra­van­ti, det­to Giu­sva, e Lui­gi Cia­var­di­ni, all’e­po­ca solo dicias­set­ten­ne; sospet­ti ricad­de­ro anche su Avan­guar­dia Nazio­na­le, su Ste­fa­no Del­le Chia­ie. Si par­lò di ban­da del­la Maglia­na, di mafia; si azzar­da­ro­no teo­rie sul coin­vol­gi­men­to di diver­se fran­ge devia­te dei ser­vi­zi segre­ti: libi­ci, ita­lia­ni, fran­ce­si, ame­ri­ca­ni, rus­si; furo­no coin­vol­ti anche il Fron­te Popo­la­re per la Libe­ra­zio­ne del­la Pale­sti­na, il grup­po Sepa­rat con­trol­la­to da Car­los tra cui i ter­ro­ri­sti tede­schi Tho­mas Kram e Mar­got Chri­sta Fro­hlich — per i qua­li è sta­ta recen­te­men­te chie­sta l’ar­chi­via­zio­ne dal­le auto­ri­tà giu­di­zia­rie a cau­sa del­la man­can­za di pro­ve. Si teo­riz­zò per­si­no l’as­ser­vi­men­to dei NAR ad alcu­ni ser­vi­zi segre­ti, al Sismi, all’Or­ga­niz­za­zio­ne Gla­dio, addu­cen­do come pro­va il fat­to che non ci fu mai alcu­na riven­di­ca­zio­ne riguar­do la stra­ge da par­te dei neo­fa­sci­sti Mam­bro, Fio­ra­van­ti e Cia­var­di­ni, mai in tal situa­zio­ne avreb­be potu­to esser­ci, riven­di­ca­zio­ne espres­sa inve­ce per mol­ti altri cri­mi­ni e assas­si­nii, che gli val­se­ro diver­se con­dan­ne all’ergastolo. 

Altri anco­ra — tra cui Fran­ce­sco Cos­si­ga, al tem­po Pre­si­den­te del Con­si­glio — teo­riz­za­ro­no in segui­to che l’in­te­ra stra­ge, avve­nu­ta 35 gior­ni dopo quel­la di Usti­ca, fos­se sta­ta solo un ten­ta­ti­vo di depi­stag­gio del­le inda­gi­ni sul­l’ae­reo che improv­vi­sa­men­te si era squar­cia­to in volo, pre­ci­pi­tan­do nel­le acque tra Usti­ca e Ponza.
Sicu­ra­men­te coin­vol­ti — alme­no nel più cla­mo­ro­so dei depi­stag­gi suc­ce­du­ti alla stra­ge — furo­no i mem­bri del­la nota log­gia mas­so­ni­ca P2: Licio Gel­li e il fede­le brac­cio destro Fran­ce­sco Pazien­za, capo del Sismi nell’80, orga­niz­za­ro­no nel gen­na­io 1981 la siste­ma­zio­ne di una vali­gia sul tre­no Taran­to-Mila­no con­te­nen­te un ordi­gno con esplo­si­vo del­la stes­sa com­po­si­zio­ne di quel­lo defla­gra­to a Bolo­gna; all’in­ter­no rin­ve­nu­ti docu­men­ti fal­si inte­sta­ti a due ter­ro­ri­sti — uno fran­ce­se, uno tedesco.

Mol­te sono le teo­rie di com­plot­ti, mol­ti sono sta­ti i depi­stag­gi mes­si in atto anche nel cor­so degli anni seguen­ti, mol­te le testi­mo­nian­ze rive­la­te­si poi fasul­le, come quel­la di Spar­ti, che affer­mò di aver visto Fio­ra­van­ti alla sta­zio­ne di Bolo­gna pochi minu­ti pri­ma lo scop­pio del­la bom­ba, testi­mo­nian­za che ritrat­tò in pun­to di mor­te. Tut­ti fat­ti che han­no con­tri­bui­to a ral­len­ta­re, osta­co­la­re e devia­re ampia­men­te le inda­gi­ni. Ad oggi, gli uni­ci con­dan­na­ti per la stra­ge resta­no Vale­rio Fio­ra­van­ti, Fran­ce­sca Mam­bro e Lui­gi Cia­var­di­ni, i qua­li si sono sem­pre dichia­ra­ti estra­nei ai fat­ti, e che tut­ta­via si tro­va­no attual­men­te in libertà.

Sono pas­sa­ti tren­ta­quat­tro anni dal­la sta­ge di Bolo­gna. Pos­so­no sem­bra mol­ti, ma sono pochi. Non saran­no dimen­ti­ca­ti i vol­ti del­le 85 per­so­ne che non tor­na­ro­no mai a casa, ovun­que fos­se­ro diret­te, chiun­que aspet­tas­se­ro in quel­la sala d’at­te­sa, lun­go quei bina­ri, lun­go quel­le ban­chi­ne. Non saran­no can­cel­la­ti i segni dai cor­pi, dai ricor­di di quel­le 218 per­so­ne che a cau­sa del­l’e­splo­sio­ne rima­se­ro feri­te o mutilate.
Non può basta­re per chi è rima­sto, per­ché a fron­te di pro­ces­si, asso­lu­zio­ni e con­dan­ne, anco­ra non è sta­ta fat­ta chia­rez­za, né giustizia.

Mar­ta Clinco
@MartaClinco
Con­di­vi­di:
Marta Clinco
Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.