50 anni fa moriva il Migliore
La storia di Palmiro Togliatti e del PCI

IL SEGRETARIO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO, Pal­mi­ro Togliat­ti, sta tra­scor­ren­do alcu­ni gior­ni di vacan­za in Rus­sia: a Yal­ta, sul Mar Nero, in una vil­let­ta – anzi, una dacia – mes­sa a sua dispo­si­zio­ne dal Par­ti­to comu­ni­sta sovie­ti­co quan­do, il 21 ago­sto, l’or­mai set­tan­ten­ne segre­ta­rio muo­re. Il PCUS deci­de di ren­der­gli ono­re inti­to­lan­do­gli addi­rit­tu­ra una cit­tà: Toljat­ti, che anco­ra oggi con­ser­va que­sto nome e in cui la Fiat apri­rà una fab­bri­ca di auto per il mer­ca­to sovie­ti­co. Ai fune­ra­li di sta­to a Roma par­te­ci­pa­no più di un milio­ne di per­so­ne, con tut­ti i gran­di nomi del comu­ni­smo mon­dia­le. Togliat­ti lascia la segre­te­ria del par­ti­to a Lui­gi Lon­go, un ulti­mo lasci­to scrit­to noto come ”Memo­ria­le di Yal­ta’’ e varie con­tro­ver­sie lega­te al suo pas­sa­to da fun­zio­na­rio del Comintern.

“IL MIGLIORE“NASCE NEL 1893 a Geno­va da una fami­glia ori­gi­na­ria del­la cam­pa­gna tori­ne­se, stu­den­te bril­lan­te e soprat­tut­to rigo­ro­so, stu­dia Giu­ri­spru­den­za all’U­ni­ver­si­tà di Tori­no e qui cono­sce Anto­nio Gram­sci — oltre a vari altri per­so­nag­gi desti­na­ti a diven­ta­re poli­ti­ci di spic­co come Tasca e Ter­ra­ci­ni — e inco­min­cia l’at­ti­vi­tà poli­ti­ca tra le file del PSI nel 1914. Nel ’19 fon­da insie­me a Gram­sci e altri L’or­di­ne nuo­vo, un set­ti­ma­na­le di appro­fon­di­men­to poli­ti­co. Sono tem­pi bur­ra­sco­si, e Togliat­ti, al pari di Gram­sci, guar­da all’e­spe­rien­za rivo­lu­zio­na­ria rus­sa con­vin­to che sia ora di far sor­ge­re il sol del­l’av­ve­ni­re anche in Ita­lia. E avvie­ne la secon­da svol­ta, quel­la deci­si­va: su inci­ta­men­to diret­to di Lenin, duran­te il XVII con­gres­so del PSI, una fran­gia si stac­ca e dà vita al Par­ti­to comu­ni­sta d’I­ta­lia. Tra i fon­da­to­ri c’è anche Togliat­ti. La situa­zio­ne poli­ti­ca ita­lia­na sta però pren­den­do una brut­ta pie­ga, quel­la fasci­sta, e il neo­na­to par­ti­to vie­ne costret­to all’il­le­ga­li­tà. Nel 1926, dopo un arre­sto, Togliat­ti vie­ne invia­to a Mosca come rap­pre­sen­tan­te al Comin­tern del par­ti­to italiano.

togliatti PicMonkey Collage

NON TORNERA’ IN ITALIA FINO AL 1944. In que­sti diciot­to anni Togliat­ti diven­ta una del­le figu­re chia­ve del comu­ni­smo inter­na­zio­na­le, un fede­lis­si­mo di Sta­lin e anche uno dei pochi tra que­sti in gra­do di scam­pa­re alle cicli­che “pur­ghe” del dit­ta­to­re sovie­ti­co: otti­mo orga­niz­za­to­re, acu­to e cini­co, dal 1927 (con l’ar­re­sto in Ita­lia di Gram­sci) diven­ta il segre­ta­rio del­la Sezio­ne Este­ri del PCDI e, di fat­to, del­l’in­te­ro par­ti­to. Sa muo­ver­si in modo flui­do nel­le dispu­te sen­za esclu­sio­ne di col­pi e col­tel­li che atta­na­glia­no il movi­men­to comu­ni­sta inter­na­zio­na­le e nel 1936 vie­ne invia­to in Spa­gna, dove infu­ria la guer­ra civi­le. Sarà l’uo­mo ombra di Sta­lin, coor­di­nan­do non solo la lot­ta con­tro le trup­pe fasci­ste di Fran­co ma anche con­tro gli altri par­ti­ti del­la coa­li­zio­ne repub­bli­ca­na. Per ave­re un’i­dea del bagno di san­gue fra­tri­ci­da e del gri­do al ”tra­di­men­to del­la rivo­lu­zio­ne” che si levò da più par­ti, si può ricor­re­re in modo illu­mi­nan­te a Omag­gio alla Cata­lo­gna di Orwell — anche lo scrit­to­re, anar­chi­co, per poco non rima­se invi­schia­to nel­la rete ordi­ta dal­le dele­ga­zio­ni sovie­ti­che e dun­que in modo cen­tra­le da Togliatti.

Dopo la scon­fit­ta spa­gno­la ripa­ra a Mosca, dove con­so­li­da la sua auto­ri­tà e comin­cia a pro­gram­ma­re il rien­tro in Ita­lia, dove infu­ria la guer­ra: dopo l’8 set­tem­bre ’43, comin­cia a rior­ga­niz­za­re resi­sten­za arma­ta e par­ti­to; inol­tre è fau­to­re del­la cosid­det­ta “svol­ta di Saler­no” con la qua­le il par­ti­to accet­ta l’al­lean­za con le altre for­ze poli­ti­che ita­lia­ne pur di scon­fig­ge­re il nazi­fa­sci­smo. Una stra­te­gia che dà i suoi frut­ti: nel 1945, all’in­do­ma­ni del­la vit­to­ria, il PCI si affac­cia alla rico­stru­zio­ne del Pae­se con un ruo­lo di pri­mo pia­no e di gran­de pre­sti­gio. Togliat­ti è Mini­stro del­la Giu­sti­zia nel pri­mo gover­no di libe­ra­zio­ne, e fir­ma un’am­ni­stia per tut­ti colo­ro che si sono mac­chia­ti di rea­ti nel perio­do del­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le. Il suo appor­to all’As­sem­blea Costi­tuen­te è fon­da­men­ta­le — la for­mu­la­zio­ne del pri­mo arti­co­lo del­la nostra Costi­tu­zio­ne pare sia fari­na del suo sacco.

SI ARRIVA COSI’ AL 1948, in cui Togliat­ti per­de le ele­zio­ni e qua­si la vita. Il PCI si pre­sen­ta ai seg­gi nel ”Fron­te popo­la­re” insie­me al PSI di Nen­ni e altre for­ze mino­ri. Il nemi­co da bat­te­re — e che mol­ti all’in­ter­no del Fron­te dan­no per già bat­tu­to — è la Demo­cra­zia Cri­stia­na, che però stra­vin­ce e rele­ga il Fron­te all’op­po­si­zio­ne, un’op­po­si­zio­ne desti­na­ta a dura­re decen­ni. Un mese dopo le ele­zio­ni, Togliat­ti subi­sce un atten­ta­to: men­tre sta uscen­do da Mon­te­ci­to­rio, un nostal­gi­co fasci­sta, Anto­nio Pal­lan­te, gli spa­ra. Appe­na si spar­ge la noti­zia in tut­ta Ita­lia i mili­tan­ti sca­te­na­no rea­zio­ni furi­bon­de, tan­to da far teme­re lo scop­pio di una guer­ra civi­le. Ma è Togliat­ti stes­so, sem­pre rima­sto sve­glio, ad ammo­ni­re i com­pa­gni: «Cal­ma, cal­ma, non fate sciocchezze».
La mor­te di Sta­lin nel ’53 e la rivol­ta unghe­re­se del ’56 pon­go­no doman­de pro­fon­de tra i mili­tan­ti di tut­ta Euro­pa. E Togliat­ti, nel ’56, dirà di aver bevu­to «un bic­chie­re di ros­so in più» alla noti­zia del­l’in­va­sio­ne sovie­ti­ca del­la riot­to­sa Unghe­ria. È ormai un poli­ti­co matu­ro e, per cer­ti ver­si, facen­te par­te di una gene­ra­zio­ne di cui rap­pre­sen­ta un soprav­vis­su­to: guer­re e pur­ghe han­no eli­mi­na­to mol­ti com­pa­gni e avver­sa­ri di un tem­po. Togliat­ti, gra­zie alla sua astu­zia, non si fa coglie­re impre­pa­ra­to dal pro­ble­ma del­la suc­ces­sio­ne. Fin dal­l’im­me­dia­to dopo­guer­ra cure­rà per­so­nal­men­te la for­ma­zio­ne di futu­ri diri­gen­ti come Ales­san­dro Nat­ta ed Enri­co Ber­lin­guer. Infi­ne, il fata­le ictus lo sot­trae all’af­fet­to del­la sua com­pa­gna, la gio­va­ne mili­tan­te Nil­de Jotti.

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Ma la sua ope­ra poli­ti­ca, con­ce­pi­ta con l’in­ten­zio­ne di dura­re, è in effet­ti rima­sta fino a noi o qua­si: per que­sto è così impor­tan­te com­pren­der­ne l’im­po­sta­zio­ne e le impli­ca­zio­ni. Innan­zi­tut­to, occor­re ricor­da­re alcu­ne paro­le del suo men­to­re Gramsci:

Fino a quando sussiste il regime borghese, col monopolio della stampa in mano al capitalismo e quindi con la possibilità per il governo e per i partiti borghesi di impostare le questioni politiche a seconda dei loro interessi, presentati come interessi generali, fino a quando sarà soppressa e limitata la libertà di associazione e di riunione della classe operaia o potranno essere diffuse impunemente le menzogne più impudenti contro il comunismo, è inevitabile che le classi lavoratrici rimangano disgregate, cioè abbiano parecchie volontà.

Abbia­mo già det­to che Togliat­ti, per moti­vi fami­lia­ri e di indo­le, guar­da­va di par­ti­co­la­re buon occhio gli stu­di uma­ni­sti­ci — anzi­ché Giu­ri­spru­den­za, avreb­be volu­to iscri­ver­si a Filo­so­fia. È chia­ro che le paro­le del poli­ti­co sar­do abbia­no tro­va­to ter­re­no fer­ti­le in Togliat­ti e l’ab­bia­no aiu­ta­to a model­la­re quel­la poli­ti­ca dell’ ”ege­mo­nia cul­tu­ra­le” di sini­stra in Ita­lia: assi­cu­rar­si il soste­gno degli intel­let­tua­li, del­le voci più auto­re­vo­li, è sta­to per Togliat­ti anche più impor­tan­te che man­te­ne­re effi­cien­te l’ap­pa­ra­to para­mi­li­ta­re ere­di­ta­to dal­la guer­ra par­ti­gia­na e con­se­gna­to solo per modo di dire agli ame­ri­ca­ni dopo il 25 apri­le. Così facen­do, era con­scio di dare al par­ti­to una legit­ti­mi­tà e una sta­bi­li­tà desti­na­te a dura­re nel tempo.

Que­sta incli­na­zio­ne deri­va dal­la pre­sa di coscien­za del­l’im­pos­si­bi­li­tà di una rivo­lu­zio­ne imme­dia­ta in Ita­lia dopo la fine del­la guer­ra. Una vol­ta ras­se­gna­to­si a que­sta evi­den­za, Togliat­ti ha impo­sta­to il suo lavo­ro poli­ti­co a crea­re una strut­tu­ra da un lato pron­ta a una rivo­lu­zio­ne (in ogni caso non immi­nen­te), dal­l’al­tro che doves­se sì pre­pa­ra­re il ter­re­no alla rivo­lu­zio­ne stes­sa, ma anche por­ta­re gli inte­res­si del­le mas­se a cui si rivol­ge­va nel­le strut­tu­re del­la socie­tà demo­cra­ti­ca. In altre paro­le: aspet­tan­do il socia­li­smo, si può dire la pro­pria in Par­la­men­to, pro­por­re rifor­me, per­ché no? strin­ge­re allean­ze di gover­no, ammi­ni­stra­re enti loca­li. E’ la cosid­det­ta ”via ita­lia­na al socia­li­smo’’, da cui deri­va mol­ta par­te del­la sini­stra attua­le: quel­la che, dopo lo scio­gli­men­to del PCI, si è tra­man­da­ta nel­l’at­tua­le Par­ti­to Democratico.

Cer­to, l’e­ge­mo­nia cul­tu­ra­le non basta­va: ser­vi­va anche un appa­ra­to soli­do, affi­da­bi­le, che per­meas­se tut­ta la socie­tà e vici­nis­si­mo alle mas­se popo­la­ri. Soprat­tut­to, un appa­ra­to di fer­ro, in cui nes­su­no potes­se sgar­ra­re. Chi lo face­va veni­va allon­ta­na­to e get­ta­to nel fan­go. Basta ricor­da­re quel­lo che suc­ces­se a Olim­pio Zaf­fi­ro, un gio­va­ne cro­ni­sta de L’U­ni­tà, quo­ti­dia­no del par­ti­to recen­te­men­te chiu­so, quan­do osò schie­rar­si con colo­ro che nel Par­ti­to cri­ti­ca­va­no l’ec­ces­si­va devo­zio­ne all’URSS insie­me alla cor­ren­te dei gio­va­ni reg­gia­ni Magna­ni e Cuc­chi: ven­ne cac­cia­to dal gior­na­le — dal qua­le fu licen­zia­ta anche la fidan­za­ta — espul­so dal par­ti­to e la sua inte­ra cor­ren­te irri­sa da Togliat­ti, che sul L’U­ni­tà li para­go­nò tut­ti a «pidoc­chi nel­la cri­nie­ra di un nobi­le caval­lo da corsa».

Palmiro-Togliatti

I meto­di, come si vede, sono rical­ca­ti su quel­li appre­si nei lun­ghi anni mosco­vi­ti, all’a­pi­ce del­le gran­di pur­ghe sta­li­nia­ne e poi mes­si in pra­ti­ca soprat­tut­to in Spa­gna. Non ci sono dub­bi: Togliat­ti non esi­tò ad appiat­tir­si sul­le posi­zio­ni più fon­da­men­ta­li­ste e assur­de di Sta­lin, anche quel­le che impli­ca­va­no lo scor­ri­men­to del san­gue. Mol­ti gli rim­pro­ve­ra­ro­no un cini­smo infi­ni­to: nume­ro­si com­pa­gni di par­ti­to – anche ita­lia­ni – ven­ne­ro eli­mi­na­ti nel­le pur­ghe rus­se o in Spa­gna, se non con il suo con­sen­so, alme­no con la sua con­ni­ven­za. Nel valu­ta­re un uomo poli­ti­co, si può sce­glie­re di scor­po­ra­re le due cate­go­rie e valu­tar­lo come uomo e come poli­ti­co. Se il Togliat­ti poli­ti­co ha avu­to meri­ti inne­ga­bi­li ed è sta­to una del­le mas­si­me espres­sio­ni del­la real­po­li­tik ita­lia­na nel­la sto­ria uni­ta­ria del Pae­se, il Togliat­ti uomo è, per quan­to riguar­da l’o­pi­nio­ne per­so­na­le di chi scri­ve que­st’ar­ti­co­lo, per for­za di cose ogget­to di un giu­di­zio negativo.

Anche l’a­na­li­si poli­ti­ca, però, non può fer­mar­si alla rile­va­zio­ne degli indub­bi meri­ti di Togliat­ti, che por­tò il PCI ad esse­re il più poten­te par­ti­to comu­ni­sta d’oc­ci­den­te. Ci furo­no arroc­ca­men­ti che se nel­l’im­me­dia­to, ben­ché visi­bi­li, non por­ta­ro­no a gros­si dan­ni, con­di­zio­na­ro­no lo svi­lup­po del par­ti­to sul lun­go ter­mi­ne. Un fat­to su tut­ti, la genu­fles­sio­ne (per con­vin­zio­ne e per con­ve­nien­za) agli ordi­ni del­l’U­nio­ne Sovie­ti­ca — tota­le con Sta­lin anco­ra in vita, un po’ meno, anche se in modo cela­to, dopo la sua mor­te — che pri­vò in par­ten­za un par­ti­to pur così gran­de del­la pos­si­bi­li­tà di anda­re al gover­no in Ita­lia, Pae­se NATO. La pri­ma sini­stra ita­lia­na ad anda­re al pote­re non fu quel­la comu­ni­sta ma quel­la socia­li­sta, negli anni ’80, come abbia­mo spie­ga­to in un pas­sa­to arti­co­lo. Altro­ve, ad esem­pio in Ger­ma­nia, la sini­stra ebbe il corag­gio di rive­de­re la sua ade­ren­za tota­le al mar­xi­smo fin dagli anni ’50, smus­san­do­ne le spi­go­la­tu­re e ria­dat­tan­do­lo alle esi­gen­ze del­la fase sto­ri­ca. Il PCI, va det­to, non l’ha fat­to nep­pu­re dopo la mor­te del Miglio­re, che pure era for­se l’uo­mo meno indi­ca­to per una simi­le riso­lu­zio­ne. La cri­si d’i­den­ti­tà – o piut­to­sto, la non iden­ti­tà – del­la sini­stra ita­lia­na odier­na può esse­re rin­trac­cia­ta anche in que­sta cau­sa remo­ta. Togliat­ti è mor­to da 50 anni, il suo par­ti­to da 25.
Ripo­si­no in pace.

Ste­fa­no Colombo
@granzebrew

Cred­tis: Boris Chaliapin

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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