L’Italia dei volontari: persino la speranza viene criticata

Volon­ta­rio è colui che è con­for­me alla volon­tà, ovve­ro un impul­so inter­no, accom­pa­gna­to da una per­fet­ta cogni­zio­ne di cau­sa. Ter­mi­ne rife­ri­to a una per­so­na desi­de­ro­sa, ben dispo­sta e inclinata.

Que­ste sono le carat­te­ri­sti­che di volon­ta­ri come Vanes­sa Mar­zul­lo e Gre­ta Ramel­li, ragaz­ze poco più che ven­ten­ni pie­ne di sogni e di speranze.

“Se voglia­mo cam­bia­re il mon­do pri­ma dob­bia­mo par­ti­re da noi stes­si” è un’af­fer­ma­zio­ne che le due gio­va­ni uni­ver­si­ta­rie han­no col­to e tra­sfor­ma­to nel­la loro filo­so­fia di vita. Da un sem­pli­ce desi­de­rio di aiu­to e pro­pen­sio­ne per il pros­si­mo, Vanes­sa e Gre­ta han­no crea­to con la col­la­bo­ra­zio­ne del 47enne Rober­to Ander­vill un vero e pro­prio pro­get­to uma­ni­ta­rio, “Hor­rya­ty”, con l’obbiettivo pri­ma­rio di rac­co­glie­re fon­di desti­na­ti all’acquisto in ter­ra tur­ca di kit medi­ci e beni di pri­ma­ria neces­si­tà, da tra­spor­ta­re fino al con­fi­ne siriano.
Un pro­get­to uma­ni­ta­rio nato dal­la voglia di non rima­ne­re solo a guar­da­re davan­ti alla tele­vi­sio­ne una guer­ra lon­ta­na fil­ma­ta da qual­che repor­ter, ma crea­to per dare con­cre­ta­men­te una mano.
Que­ste sono le moti­va­zio­ni che han­no spin­to due gio­va­ni ven­ten­ni a par­ti­re per una ter­ra di guer­ra, dolo­re e sofferenza.
E l’Italia, che per anni si è rife­ri­ta alla sua popo­la­zio­ne gio­va­ne – al suo futu­ro – con i cele­bri ter­mi­ni di “bam­boc­cio­ne” e “choo­sy”, come ha rea­gi­to alla noti­zia del rapi­men­to del­le due missionarie?
Com’è natu­ra­le in que­sti casi, le isti­tu­zio­ni han­no espres­so dolo­re, sof­fe­ren­za e soli­da­rie­tà, ma par­te del­la stam­pa e dei social net­work han­no cro­ci­fis­so con toni poco lusin­ghie­ri le due ragaz­ze e i loro ideali.

«Due italiane rapite in Siria. Altre incoscienti da salvare».
«L’armata dei volontari improvvisati. Allo sbaraglio come Greta e Vanessa».

Sono i tito­li com­par­si su Il Gior­na­leQN, a cui si aggiun­go nume­ro­si com­men­ti sul web, qua­li «cre­ti­ne», «demen­ti», «mala­te di pro­ta­go­ni­smo» e «ovvia­men­te da lascia­re lì».
Sono com­men­ti seve­ri, dai toni sprez­zan­ti, pron­ti a con­dan­na­re ragaz­ze che a vista loro han­no sot­to­va­lu­ta­to la peri­co­lo­si­tà del­la guer­ra e soprav­va­lu­ta­to la loro espe­rien­za, per­ché un’Italia in balia del­la cri­si «sol­di dei con­tri­buen­ti per paga­re riscat­ti milio­na­ri o imba­sti­re com­ples­se, rischio­se, tal­vol­ta mor­ta­li ope­ra­zio­ni di recu­pe­ro di cer­te signo­ri­ne che oltre alla loro vita non esi­ta­no a met­te­re a repen­ta­glio anche quel­la degli altri» non ne ha.

Volontariato guerra PicMonkey Collage

Ma que­sta non è la pri­ma vol­ta che chi si repu­ta sen­za pec­ca­to ha sca­glia­to la pri­ma pie­tra. Esat­ta­men­te die­ci anni fa (26/08/04) veni­va ucci­so in Iraq da un grup­po di guer­ri­glie­ri isla­mi­ci il gior­na­li­sta free­lan­ce Enzo Bal­do­ni, par­ti­to con un con­vo­glio del­la Cro­ce Ros­sa per por­ta­re aiu­ti. Gior­na­li­sti noti non si rispar­mia­ro­no a sca­gliar­si con­tro il repor­ter dedi­can­do­gli arti­co­li dal tito­lo «Vacan­ze intel­li­gen­ti» o «Il paci­fi­sta con il kala­sh­ni­kov».

Si può non con­di­vi­de­re la scel­ta di par­ti­re come volon­ta­rio per un Pae­se dove il filo tra vita e mor­te spes­so è ine­si­sten­te, ma addi­rit­tu­ra con­dan­na­re chi por­ta aiu­ti umanitari?
Sono que­si­ti e dub­bi che non tro­va­no facil­men­te risposta.
Una cer­tez­za, però, noi gio­va­ni ita­lia­ni l’abbiamo: pos­sia­mo esse­re lavo­ra­to­ri, gran­di stu­den­ti, sogna­to­ri, figli con­su­mi­sti, nul­la­fa­cen­ti o deten­to­ri di gran­di idea­li, ma per il nostro Pae­se non sem­bria­mo mai esse­re abbastanza.

Azzu­ra Digiovanni

 

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.