Fabi Silvestri Gazzè
I padroni della festa

A chiun­que suo­ni, suo­na­re in com­pa­gnia di ami­ci pro­vo­ca sen­sa­zio­ni diver­se rispet­to a quan­do lo si fa da soli e anche per chi ascol­ta il risul­ta­to è dif­fe­ren­te. Suo­na­re diven­ta una ricer­ca del­l’al­tro, un rico­no­scer­si a vicen­da nei fra­seg­gi, nel­la rit­mi­ca e nei testi e tro­var­si diver­si, cam­bia­ti in par­te pro­prio da quel dia­lo­go tra ani­me che avvie­ne nasco­sto tra le righe del pentagramma.
Chis­sà se anche per Fabi, Sil­ve­stri e Gaz­zè le sen­sa­zio­ni sono sta­te le mede­si­me quan­do, dopo un viag­gio nel Sud del Sudan e una chia­ma­ta a San Remo gen­til­men­te decli­na­ta, deci­se­ro di dar vita ad un pro­get­to che da mol­to tem­po atten­de­va solo di tro­va­re un ini­zio, un input per pren­der for­ma ed energia.

Atten­de­va for­se già in quel­la Roma degli anni Novan­ta e nel pic­co­lo club Il Loca­le di Piaz­za del Fico, dove i tre arti­sti mos­se­ro i pri­mi pas­si nel mon­do del­la musi­ca e si conob­be­ro gio­va­ni e incon­sa­pe­vo­li che, qua­si ven­ti­cin­que anni dopo, si sareb­be­ro tro­va­ti a dar vita ad un album insie­me, dopo esser diven­ta­ti tre dei can­tau­to­ri ita­lia­ni viven­ti più apprezzati.

Una scel­ta corag­gio­sa la loro: fer­ma­re le pro­prie car­rie­re da soli­sti e pro­va­re una nuo­va espe­rien­za, in un grup­po, per rifug­gi­re tut­te quel­le pres­sio­ni, aspet­ta­ti­ve da rispet­ta­re e com­pro­mes­si che costel­la­no la vita di un arti­sta. E a noi non resta che rin­gra­ziar­li per­ché Il Padro­ne del­la Festa è uno di quei rari album che han­no un dono, il dono più impor­tan­te: per quan­te ore di fila tu lo pos­sa ascol­ta­re, non ti anno­ia mai. Ini­zi ad ascol­tar­lo e sai che ad ogni ascol­to ti darà qual­co­sa di nuo­vo; qual­co­sa che non eri riu­sci­to a capi­re pri­ma o che non pote­vi, per via del tuo sta­to d’animo.

In perfetta sintonia le tre voci, i tre rispettivi stili e le relative visione artistiche si mescolano in un’alchimia naturale e spontanea senza che nessuno dei tre prevalga sull’altro, senza che nessuno dei tre sia in ombra: tutti procedono dritti verso lo stesso obiettivo in questo viaggio musicale.

Viag­gio che è anche il tema cen­tra­le del­l’al­bum — un viag­gio di cre­sci­ta inte­rio­re, di con­sa­pe­vo­lez­za fino ad arri­va­re a capi­re la bel­lez­za del­la natu­ra e del­la vita. I testi, note­vo­li dal­l’ul­ti­mo al pri­mo bra­no, viag­gia­no su arran­gia­men­ti idea­li, con ogni nota qua­si mania­cal­men­te al posto giu­sto, e i fia­ti, che dan­no poten­za e rit­mo in buo­na par­te dei pez­zi, sono per­fet­ta­men­te inte­gra­ti alla strut­tu­ra per lo più pop del­la mag­gior del­le tracce.

Ad apri­re l’al­bum è “Alzo le Mani”, bel­lis­si­mo bra­no deli­ca­to e toc­can­te che è un vero e pro­prio inno alla bel­lez­za del­la natu­ra. Una chi­tar­ra in leva­re rit­ma rispon­den­do deci­sa al bas­so pri­ma del­l’en­tra­ta del pia­no –dal­le sono­ri­tà jazz – che costi­tui­sce il tap­pe­to su cui il testo si erge, con quel toc­co in più dato dal­lo splen­di­do arran­gia­men­to per fia­ti. Da pel­le d’o­ca la ter­za stro­fa di Gaz­zè, a cui è affi­da­ta l’i­na­spet­ta­ta bre­ve svol­ta al cen­tro del brano.

Il secon­do bra­no è “ Life is sweet”, pri­mo sin­go­lo estrat­to dal­l’al­bum, ben più rit­ma­to e deci­so del pri­mo bra­no. Il bas­so è l’e­le­men­to chia­ve che reg­ge l’in­te­ro pez­zo nel qua­le ognu­no dei tre can­tan­ti ha una vera e pro­pria sezio­ne dedi­ca­ta in cui si per­ce­pi­sca net­ta­men­te il pro­prio sti­le fino ad arri­va­re al ritor­nel­lo, can­ta­to all’u­ni­so­no. Dav­ve­ro bel­le le stro­fe di Sil­ve­stri, ai limi­ti del rap in quan­to a sti­le e velo­ci­tà d’esecuzione.

“L’a­mo­re non esi­ste” è il secon­do sin­go­lo estrat­to dal disco. Ten­ta­re di spie­ga­re l’a­mo­re è sta­to com­pi­to arduo per filo­so­fi, poe­ti e let­te­ra­ti dal­l’al­ba dei tem­pi con nume­ro­si e diver­si risul­ta­ti. La rispo­sta del trio roma­no è sem­pli­ce quan­to spiaz­zan­te: l’a­mo­re non esiste.
Non ingan­ni il tito­lo, né tan­to meno la rispo­sta al que­si­to. La can­zo­ne è un capo­la­vo­ro dal­la luci­di­tà e pro­fon­di­tà disar­man­ti, in cui l’i­dea d’a­mo­re tra­di­zio­na­le è abban­do­na­ta per una ben più uma­na ed essen­zia­le visio­ne del sen­ti­men­to: esi­stia­mo io e te.

il-padrone-della-festa

Il quar­to bra­no è par­to­ri­to dal­la men­te di un Fabi per­va­so da un’i­spi­ra­zio­ne arti­sti­ca dif­fi­cil­men­te arri­va­bi­le: “Can­zo­ne di Anna”. Una chi­tar­ra rispon­de ad una rit­mi­ca che ricor­da da vici­no una vera e pro­pria bos­sa, men­tre un pia­no espres­si­vo e gli archi irrom­po­no con la trom­ba del mae­stro Fre­su in un dia­lo­go dav­ve­ro toc­can­te al ter­mi­ne del brano.

“Arse­ni­co”, volu­ta­men­te posto a metà del pro­get­to, sot­to­li­nea uno stac­co tra la pri­ma e la secon­da par­te del­l’al­bum. Un bra­no com­ples­so dal­l’at­mo­sfe­ra oni­ri­ca e dal­le sono­ri­tà sin­go­la­ri, ricor­da una mar­cia ban­di­sti­ca: i soli fia­ti ne com­pon­go­no la strut­tu­ra su cui il cla­ri­net­to deli­nea melo­die espres­si­ve, dia­lo­gan­do con la voce di Gaz­zè; sul­la stes­sa linea sono “ Il dio del­le pic­co­le cose” — uno dei pun­ti più alti del­l’al­bum (in col­la­bo­ra­zio­ne con Adria­no Viter­bi­ni dei Bud Spen­cer Blues Explo­sion) — e “ Zona Cesa­ri­ni” di Sil­ve­stri, una tri­ste bal­la­ta accom­pa­gna­ta dal­la sola chi­tar­ra (rispet­ti­va­men­te nono e undi­ce­si­mo bra­no del progetto).

Segue “ Lo spi­go­lo ton­do” dai rit­mi e dal­le atmo­sfe­re tan­to care a Sil­ve­stri, con uno splen­di­do fra­seg­gio tra rit­mi­ca e trom­be dal­le sono­ri­tà qua­si sud americane.
“Come mi pare” è for­se il bra­no dal sound più moder­no, con il suo soft rock ben rit­ma­to e un testo ric­co di spun­ti e di riflessioni.
“Gio­van­ni sul­la ter­ra”, scrit­to da Fabi, è un folk deci­so sul­la vita di un uomo costret­to dal lavo­ro lon­ta­no dai pro­pri figli ed affet­ti, schiac­cia­to dal­le dif­fi­col­tà del­la vita moder­na in lot­ta per rima­ne­re sé stesso.
Il giro di bas­so di Gaz­zè intro­du­ce “ L’av­ver­sa­rio” che, con uno sti­le qua­si vici­no all’­hip pop in alcu­ne sono­ri­tà, è costi­tui­to da un dia­lo­go acce­so tra lo stes­so bas­si­sta e Fabi, in un ipo­te­ti­co match a col­pi di rime di cui Sil­ve­stri è il tele­cro­ni­sta: un bra­no mol­to movi­men­ta­to e divertente.

Chiu­de l’al­bum la title track “ Il padro­ne del­la festa”. Un mon­do in cui le don­ne sono a deci­de­re le sor­ti del mon­do è imma­gi­na­to dai tre men­tre invi­ta­no tut­ti a com­pren­de­re come la respon­sa­bi­li­tà degli erro­ri com­mes­si sia anche nostra, fer­mi ed immo­bi­li per­chè ven­du­ti al pro­gres­so. Un bra­no emo­zio­nan­te non­ché idea­le con­clu­sio­ne del pro­get­to, in cui è rac­chiu­sa anche l’o­ri­gi­ne del­l’al­be­ro (cover del disco) costel­la­to da pic­co­li rife­ri­men­ti agli album di cia­scu­no dei tre, i cui nomi sono inci­si sui tre rami cen­tra­li: Fabi, Sil­ve­stri e Gaz­zè… “Nel­l’or­di­ne in cui arri­via­mo agli appuntamenti!”

Fede­ri­co Arduini
@FedesArdu

 Trac­ce

  1. Alzo le mani – 3:58
  1. Life Is Sweet – 5:00
  1. L’a­mo­re non esi­ste – 5:08
  1. Can­zo­ne di Anna – 5:17
  1. Arse­ni­co – 2:50
  1. Spi­go­lo ton­do – 3:39
  1. Come mi pare – 4:02
  1. Gio­van­ni sul­la ter­ra – 3:38
  1. Il Dio del­le pic­co­le cose – 3:39
  1. L’av­ver­sa­rio – 4:47
  1. Zona Cesa­ri­ni – 1:44
  1. Il padro­ne del­la festa – 5:51
Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.