Ghost Stories
L’ultimo album dei Coldplay delude le aspettative

Il 19 Mag­gio 2014 esce Gho­st Sto­ries, sesto album dei Cold­play, pre­ce­du­to da ben quat­tro sin­go­li nei mesi suc­ces­si­vi all’an­nun­cio del­l’im­mi­nen­te pub­bli­ca­zio­ne. Regi­stra­to pres­so gli stu­di The Bake­ry e The Bee­hi­ve di Lon­dra per tut­to il 2013, l’ul­ti­mo pro­dot­to di Mar­tin e com­pa­gni ave­va l’ar­duo com­pi­to di far dimen­ti­ca­re Mylo Xylo­to, album dal sapo­re incom­ple­to e note­vol­men­te sot­to tono usci­to solo tre anni pri­ma, incon­tran­do mol­te cri­ti­che e ben pochi con­sen­si (giu­sta­men­te).

Gho­st Sto­ries, al con­tra­rio, sem­bra pro­met­te­re bene quan­do vie­ne annun­cia­to come un con­cept album, basa­to sul­l’in­fluen­za che le azio­ni pas­sa­te han­no sul nostro pre­sen­te e sul rap­por­to con l’a­mo­re, spie­ga­to dal­lo stes­so Mar­tin con que­ste paro­le: «L’i­dea di Gho­st Sto­ries per me era: come si fa a per­met­te­re che le cose che acca­do­no a voi, ai vostri fan­ta­smi, come si fa a per­met­te­re che essi influen­zi­no il vostro pre­sen­te e il vostro futu­ro?. Per­ché c’e­ra sta­to un perio­do in cui mi sen­ti­vo come se [que­sti fan­ta­smi] stes­se­ro andan­do a tra­sci­nar­mi ver­so il bas­so e a rovi­na­re la mia vita e quel­la di chi mi circonda».
Ad aumen­ta­re l’at­te­sa, la cri­si del matri­mo­nio tra il can­tan­te e l’at­tri­ce Gwy­neth Pal­trow, con­clu­sa­si con l’an­nun­cio del­la loro sepa­ra­zio­ne poche set­ti­ma­ne pri­ma del­l’u­sci­ta dell’album.

Ma se le pre­mes­se era­no buo­ne, il risul­ta­to lo è mol­to meno. Seb­be­ne il sound sia note­vol­men­te miglio­ra­to e basa­to su di un lin­guag­gio musi­ca­le che è qua­si una tota­le novi­tà rispet­to agli album pre­ce­den­ti — e soprat­tut­to rispet­to all’ec­ces­si­vo Mylo Xylo­to, in cui era qua­si dif­fi­ci­le a trat­ti distin­gue­re le sezio­ni armo­ni­che — gra­zie alla scel­ta di un’e­let­tro­ni­ca mol­to meno esa­ge­ra­ta, dai trat­ti deci­sa­men­te mini­mal, qui a venir meno è la qua­li­tà com­po­si­ti­va del grup­po, inte­sa come capa­ci­tà di far intrec­cia­re liri­che e musica.
La cau­sa? Un Chris Mar­tin note­vol­men­te sot­to tono.
E se il moto­re del grup­po, inu­ti­le negar­lo, non gira come sem­pre, anche se gli altri ese­guo­no il loro com­pi­ti­no sen­za stra­fa­re, il risul­ta­to è poco sopra la suf­fi­cien­za. Non che l’in­ten­zio­ne non vi sia: ascol­tan­do l’al­bum con atten­zio­ne e rileg­gen­do i testi, si ha la net­ta sen­sa­zio­ne che Mar­tin voglia vera­men­te aprir­si come mai pri­ma, ma che non vi rie­sca, for­se per la neces­si­tà di rispon­de­re alle enor­mi aspet­ta­ti­ve che ormai da anni pre­ce­do­no ogni usci­ta di un loro album, con quel mix che esse richie­do­no: un buon pop-rock orec­chia­bi­le con qual­che testo notevole.

Ma quando si vuole parlare con il cuore, rientrare in schemi così fissi diventa come stringersi delle catene e chiudere la porta delle gabbia.

Mar­tin pro­va ad uscir­ne, con musi­ca­li­tà dif­fi­ci­li da tro­va­re negli altri album dei Cold­play, ma non rie­sce ad esser con­vin­to e dai testi vie­ne fuo­ri un’im­pres­sio­ne fasti­dio­sa di arti­fi­cia­li­tà che non per­met­te di cre­der­ci nean­che a te. E gli arran­gia­men­ti, che vor­reb­be­ro sop­pe­ri­re alla man­can­za di una buo­na song­w­ri­ting, non vi rie­sco­no qua­si mai, vin­cen­do solo nel­la loro immediatezza.

L’al­bum si apre con “Always In My Head”, una len­ta bal­lad ben riu­sci­ta in cui vi sono evi­den­ti rife­ri­men­ti alla sue vicen­de sen­ti­men­ta­li. Il bra­no aper­to da cori qua­si ange­li­ci è poi soste­nu­to da una buo­na rit­mi­ca su cui la voce di Mar­tin, qui bel­lis­si­ma tan­to quan­to feri­ta, si muo­ve tenue ed espressiva.
Il secon­do bra­no è “Magic”, pri­mo sin­go­lo estrat­to dal pro­get­to, rap­pre­sen­ta­zio­ne pra­ti­ca di quel­lo che si tro­ve­rà nel resto del­l’al­bum: rit­mo misu­ra­to, synth d’at­mo­sfe­ra e qua­si tota­le man­can­za di par­ti voca­li d’im­pat­to. Fan­no in par­te ecce­zio­ne per moti­vi diver­si gli ulti­mi due bra­ni dei nove che com­pon­go­no l’al­bum. “A sky full of stars” — dal­l’in­tro di synth evi­den­te­men­te ed ine­qui­vo­ca­bil­men­te fir­ma­to Avi­cii — è il pez­zo che man­ca­va a Mylo Xylo­to e sem­bra qua­si esser sta­to scrit­to per esso. Su di una deci­sa strut­tu­ra armo­ni­ca e rit­mi­ca, Mar­tin è anco­ra una vol­ta abbat­tu­to. Lo sap­pia­no le ragaz­zi­ne che can­ta­no que­sta Hit a squar­cia­go­la con­vin­te che si trat­ti di una spen­sie­ra­ta can­zon­ci­na d’a­mo­re: “Cau­se in a sky full of stars I THINK I saw you”.
Chiu­de l’al­bum “O“, una dol­ce bal­lad al pia­no ben strut­tu­ra­ta e sen­za dub­bio con­vin­cen­te, ma che non ti lascia nul­la di più, così come tut­to l’al­bum, per­fet­to per un ascol­to leg­ge­ro, ma che non si pre­sta ad una ricer­ca appro­fon­di­ta: per quan­to cer­chi, tro­vi poco o nulla.

Fede­ri­co Arduini
@FedesArdu

Trac­ce
1. Always in My Head – 3:36
2. Magic – 4:45
3. Ink – 3:48
4. True Love – 4:05
5. Mid­night – 4:54
6. Ano­the­r’s Arms – 3:54
7. Oceans – 5:21
8. A Sky Full of Stars
9. O – 7:46 – Sud­di­vi­sa in Fly On (0:00–3:50) e O (6:22–7:46)

For­ma­zio­ne
Chris Mar­tin – voce, chi­tar­ra acu­sti­ca, pia­no­for­te, tastiera
Jon­ny Buc­kland – chi­tar­ra elet­tri­ca; tastie­ra (trac­cia 5)[28]
Guy Ber­ry­man – bas­so; arpa laser (trac­cia 5)[28]
Will Cham­pion – bat­te­ria, voce; loop sta­tion e Reac­Ta­ble (trac­cia 5)[28]

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.