Il favoloso mondo di Hayao Miyakazi

La car­rie­ra di Hayao Miya­za­ki è giun­ta al ter­mi­ne. Lo ha annun­cia­to nel 2013 il pre­si­den­te del­lo Stu­dio Ghi­bli alla pre­sen­ta­zio­ne del film Si alza il ven­to, avve­nu­ta alla 70° edi­zio­ne del­la Mostra del Cine­ma di Vene­zia. Lo stes­so Miya­za­ki con­fer­me­rà la noti­zia poco tem­po dopo, indi­vi­duan­do la cau­sa nell’età avan­za­ta. In occa­sio­ne del suo salu­to al cine­ma, l’Academy of Motion Pic­tu­re Arts and Scien­ces ha deci­so di pre­miar­lo con un Oscar Ono­ra­rio, che gli sarà con­se­gna­to l’8 novem­bre 2014.

Lo Stu­dio Ghi­bli, cui ho accen­na­to, è lo stu­dio di pro­du­zio­ne fon­da­to da Miya­za­ki insie­me a Isao Taka­ha­ta, con il soste­gno del­la casa di pro­du­zio­ne Toku­ma Sho­ten, che ave­va pro­dot­to Nau­si­caä del­la Val­le del Ven­to nel 1984, uno dei pri­mi gran­di suc­ces­si del Nostro, trat­to dall’omonimo man­ga dise­gna­to dal­lo stes­so Miyazaki.‬

Ma il riti­ro di Miya­za­ki non signi­fi­ca anche la chiu­su­ra del­lo Stu­dio Ghi­bli: Toshio Suzu­ki, per mol­ti anni diret­to­re e pro­dut­to­re del­lo Stu­dio, ha dichia­ra­to che quest’ultimo ha fon­da­men­tal­men­te biso­gno di un momen­to di pau­sa per la crea­zio­ne di una nuo­va real­tà di regi­sti e ani­ma­to­ri ere­di di Miya­za­ki. L’abbandono dell’incarico di diret­to­re da par­te di Suzu­ki, che ha lascia­to il posto al più gio­va­ne Yoshia­ki Noshi­mu­ra, rap­pre­sen­ta cer­ta­men­te un pri­mo pas­so in que­sto sen­so. Duran­te que­sto momen­to di pau­sa lo stu­dio non si dedi­che­rà alla rea­liz­za­zio­ne di film d’animazione, ma sol­tan­to alla gestio­ne dei dirit­ti d’autore del­le ope­re prodotte.

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Dopo Nau­si­caä Miya­za­ki rea­liz­za nume­ro­si altri suc­ces­si e fin da subi­to emer­go­no le prin­ci­pa­li carat­te­ri­sti­che di quel­lo che sarà il suo sti­le e alcu­ne tema­ti­che ricor­ren­ti, spes­so lega­te alle sua vita pri­va­ta e alle sue pas­sio­ni. La suo gran­de amo­re per l’aviazione, ad esem­pio, è la cau­sa del con­ti­nuo ritor­na­re nei suoi film di aerei e altri mez­zi capa­ci di ribel­lar­si alle leg­gi fisi­che del­la gra­vi­tà, con quell’alone di magia che da sem­pre cir­con­da l’azione del vola­re: di qui nasco­no l’isola flut­tuan­te di Lapu­ta – Castel­lo nel cie­lo (1986) e la sco­pa volan­te di Kiki in Kiki – Con­se­gne a domi­ci­lio (1989).
Ma il magi­co ritor­na anche in altri capo­la­vo­ri come Il mio vici­no Toto­ro (1988) — dove Toto­ro è uno spi­ri­to buo­no dall’aspetto non ben iden­ti­fi­ca­bi­le ma sicu­ra­men­te mol­to apprez­za­to, soprat­tut­to dai più pic­co­li — nell’atmosfera misti­ca e ani­ma­ta da crea­tu­re divi­ne di Prin­cess Mono­no­ke (1997) e nel plu­ri­pre­mia­to La cit­tà incan­ta­ta (2001).
Non da meno è il dol­ce sen­ti­men­ta­li­smo di Ponyo sul­la sco­glie­ra (2008), sto­ria di una bam­bi­na-pesce dota­ta di spe­cia­li pote­ri, la qua­le si inna­mo­ra del pic­co­lo Sōsu­ke sen­za met­te­re in con­to l’in­si­gni­fi­can­te par­ti­co­la­re che lui sia un esse­re umano.

Ponen­do­si, inve­ce, su un pia­no meno lega­to al fan­ta­sti­co e più atti­nen­te alla real­tà – poli­ti­ca, in par­ti­co­la­re – crean­do un con­tra­sto tra fin­zio­ne del car­to­ne ani­ma­to e real­tà rap­pre­sen­ta­ta, rea­liz­za Por­co ros­so (1992). La vicen­da nar­ra la sto­ria di un pilo­ta dal­le sem­bian­ze di maia­le, pilo­ta dell’aviazione ita­lia­na negli anni Tren­ta, con evi­den­ti rife­ri­men­ti al fasci­smo, cui si con­trap­po­ne il “ros­so” del tito­lo, pro­ba­bi­le allu­sio­ne al colo­re poli­ti­co di Por­co (e del­lo stes­so Miya­za­ki), oltre che al colo­re del suo aereo.

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Si alza il ven­to (2013) è l’ultima ope­ra del Nostro. Otti­ma per rias­su­me­re una car­rie­ra così inten­sa, all’insegna del magi­co e del fan­ta­sti­co, ma che non dimen­ti­ca mai di tro­var­si in un mon­do fat­to anche di real­tà meno incan­te­vo­li, e incan­ta­te. Que­sto mon­do si pre­sen­ta qui più con­cre­to che mai, ispi­ran­do­si a una sto­ria vera. La sto­ria è quel­la dell’ingegnere Jiro Hori­ko­shi, colui che pro­get­tò i cac­cia Zero, gli aerei che duran­te la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le cau­sa­ro­no nume­ro­se mor­ti, ma il suo sco­po ovvia­men­te non era questo.

L’elemento più sug­ge­sti­vo e irrea­le del film, con­trap­po­sto alla tri­ste real­tà cui si ispi­ra, lo si iden­ti­fi­ca nel sogno: è nei suoi sogni che il pro­ta­go­ni­sta Jiro fin dal­la tene­ra età incon­tra l’ingegner Capro­ni, il qua­le lo sti­mo­la mostran­do­gli i suoi gran­dio­si aerei; ed è lo stes­so Capro­ni a par­la­re degli aerei come stru­men­ti per il sogno –saper vola­re – a cui gli uomi­ni per loro natu­ra non sono in gra­do di arri­va­re. Ma Jiro e il suo men­to­re sogna­no soprat­tut­to che gli aerei non rap­pre­sen­ti­no solo ed esclu­si­va­men­te stru­men­ti di guerra.
Il pri­mo sogna­to­re resta comun­que Miya­za­ki: sogna­va di vola­re fin da pic­co­lo, quan­do vede­va il padre pro­dur­re com­po­nen­ti per aerei. E que­sto non è l’unico rife­ri­men­to auto­bio­gra­fi­co del film; anche Miya­za­ki ha vis­su­to la guer­ra, e anche sua madre, come l’amata di Jiro, si amma­lò di tubercolosi.

For­se è pro­prio l’abbondanza di rife­ri­men­ti alla real­tà a ren­de­re il film di una leg­ge­rez­za meno evi­den­te rispet­to alle ope­re pre­ce­den­ti, ma è comun­que un’ulteriore testi­mo­nian­za del­la raf­fi­na­tez­za del regi­sta giap­po­ne­se, e del suo buon gusto: «L’importante è il buon gusto, il buon gusto anti­ci­pa le epo­che» affer­ma Capro­ni in una sce­na del film.

«Io con quest’ultimo volo me ne vado in pensione. L’arco di durata di una vita creativa è di un decennio.»

È anco­ra Capro­ni a par­la­re, ma anco­ra una vol­ta sem­bra­no paro­le del­lo stes­so Miya­za­ki: così, con la deli­ca­tez­za che gli è pro­pria, annun­cia il suo riti­ro dal­le sce­ne, il suo “ulti­mo volo” nel mon­do del cinema.

Ila­ria Guidi
@ilovemingus

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Ilaria Guidi

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