Joy in Spite of Everything
Il valore gioioso dell’arte secondo Bollani

A cin­que anni da Sto­ne in the Water, il “trio dane­se” di Ste­fa­no Bol­la­ni – Jesper Bodil­sen al con­trab­bas­so e Mor­ten Lund alla bat­te­ria – tor­na a regi­stra­re in stu­dio, com­ple­ta­to per l’occasione da due nomi d’eccezione: Bill Fri­sell alla chi­tar­ra e Mark Tur­ner al sas­so­fo­no teno­re. Il risul­ta­to è Joy in Spi­te of Eve­ry­thing, usci­to lo scor­so 25 ago­sto per l’etichetta disco­gra­fi­ca tede­sca ECM.

Tut­ti i nove bra­ni dell’album sono ori­gi­na­li, com­po­sti da Bol­la­ni appo­si­ta­men­te per que­sto ine­di­to quin­tet­to. La sezio­ne rit­mi­ca di Bodil­sen e Lund affian­ca da ormai più di die­ci anni il pia­ni­sta mila­ne­se, che con Mark Tur­ner ha già col­la­bo­ra­to nel 2009 regi­stran­do New York Days di Enri­co Rava. Con Bill Fri­sell, di cui Bol­la­ni ha dichia­ra­to di esse­re un gran­de fan sin da bam­bi­no, è inve­ce il pri­mo incontro.

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Il tito­lo del disco inten­de affer­ma­re con deci­sio­ne il valo­re essen­zial­men­te gio­io­so dell’arte e del­la crea­ti­vi­tà, come anti­do­to al dolo­re del­la vita. Signi­fi­ca­ti­va­men­te, la foto di coper­ti­na ritrae un uomo e una don­na, appog­gia­ti l’uno all’altra, di fron­te al fumo e ai detri­ti sol­le­va­ti da una gros­sa esplosione.

Una gioia che non va intesa però come leggerezza frivola e semplice: è piuttosto la sublime e quasi infantile esaltazione dell’umano contro il disumano, che nell’arte e nella musica trova la sua più autentica espressione.

cover joy

L’album, infat­ti, è tutt’altro che fri­vo­lo. Si apre sì con lo spen­sie­ra­to calyp­so “Easy Hea­ling”, di rol­lin­sia­na memo­ria, a cui fa segui­to il tema viva­ce e iro­ni­co di “No Pope No Par­ty”, ma pre­sto si avvi­lup­pa in tes­su­ti sono­ri com­ples­si e armo­ni­ca­men­te den­si, da cui non sono esclu­se atmo­sfe­re più cupe, come in “Alo­bar e Kudra”, suo­na­ta in trio, e nel­la deli­ca­ta bal­lad “Las Hor­ten­sias”. I rit­mi oscil­lan­ti e le incli­na­zio­ni rifles­si­ve, svi­lup­pa­te in asso­li este­si e insi­sti­ti, con­ti­nua­no nei 12 minu­ti di “Vale”. “Ted­dy”, dia­lo­go tra pia­no e chi­tar­ra, rag­giun­ge inve­ce una pre­ci­sio­ne mate­ma­ti­ca qua­si ipno­ti­ca, che a trat­ti ricor­da Phi­lip Glass (ma è ispi­ra­ta al pia­ni­sta swing Ted­dy Wil­son), ed è for­se il capo­la­vo­ro del disco. La bal­la­ta “Isme­ne” e la poten­te “Tales From The Time Loop” pre­ce­do­no il velo­ce bra­no con­clu­si­vo, che dà il tito­lo all’album e tra­di­sce la pas­sio­ne di Bol­la­ni per i rit­mi lati­ni, già dimo­stra­ta in Cario­ca (2008) e O Que Serà (2013, ECM), regi­stra­to dal vivo in duo con il ban­do­li­mi­sta bra­si­lia­no Hamil­ton De Holanda.

Da sinistra a destra: Frisell, Turner, Bodilsen, Bollani, Lund
Da sini­stra a destra: Fri­sell, Tur­ner, Bodil­sen, Bol­la­ni, Lund

Nono­stan­te la sua ete­ro­ge­nei­tà, il quin­tet­to suo­na in per­fet­ta sin­to­nia, a ripro­va del­la mae­stria rag­giun­ta da Bol­la­ni non solo come com­po­si­to­re ed ese­cu­to­re, ma anche come band­lea­der. Sem­pre in equi­li­brio tra musi­ca e silen­zio, i soli­sti non suo­na­no mai più del neces­sa­rio, appog­gian­do­si ai soli­dis­si­mi Bodil­sen e Lund. Fri­sell e Tur­ner impie­ga­no al meglio le pro­prie per­so­na­lis­si­me voci, aggiun­gen­do una cer­ta varie­tà che alleg­ge­ri­sce l’ascolto (rispet­to al sem­pli­ce trio di Sto­ne in the Water), e Bol­la­ni fa un otti­mo lavo­ro per amal­ga­ma­re l’insieme. Joy in Spi­te of Eve­ry­thing con­tie­ne così un’ora e un quar­to di musi­ca den­sa e rare­fat­ta al tem­po stes­so, pie­na­men­te in linea con lo sti­le del­la ECM, dove il pia­ni­sta è di casa sin dal 2006 (Pia­no Solo).

Arti­sta polie­dri­co e vir­tuo­so, redu­ce dal­le con­ta­mi­na­zio­ni tra jazz e musi­ca clas­si­ca che l’hanno por­ta­to a suo­na­re alla Sca­la con Ric­car­do Chail­ly e l’Orchestra del Gewan­d­haus di Lip­sia, e fre­sco dell’esperienza tele­vi­si­va di Sostie­ne Bol­la­ni (anda­to in onda per due sta­gio­ni su Rai3), con que­sto ulte­rio­re tas­sel­lo nel­la pro­pria disco­gra­fia, Bol­la­ni si ricon­fer­ma a buon dirit­to tra i gran­di del jazz ita­lia­no e internazionale.

Seba­stian Bendinelli
@se_ba_stian

Cre­di­ts: ECM

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Sebastian Bendinelli
In mis­sio­ne per fer­ma­re la Rivo­lu­zio­ne industriale.

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