La protesta dei reggiseni in una Spagna umiliata da se stessa

La paro­la “Iste­ria” deri­va dal gre­co hyste­ra ossia “Ute­ro” ed indi­ca una serie non pre­ci­sa­ta di distur­bi fisi­ci, psi­co­lo­gi­ci e psi­chia­tri­ci riscon­tra­bi­li — secon­do mol­te teo­rie ante­ce­den­ti alla secon­da metà del ven­te­si­mo seco­lo — in indi­vi­dui di ses­so femminile.
Le pazien­ti nel­le diver­se epo­che furo­no cura­te – con meto­di ben poco orto­dos­si – per distur­bi del­la per­so­na­li­tà, pato­lo­gie dell’apparato geni­ta­le, nin­fo­ma­nia e fri­gi­di­tà, epi­les­sia, visio­ni, insod­di­sfa­zio­ne, ritar­di men­ta­li, ego­cen­tri­smo, infertilità.
Di tut­to un po’.
Oggi, sfa­ta­to (alme­no sot­to l’aspetto scien­ti­fi­co) il mito che lega­va don­na e fol­lia, il ter­mi­ne vie­ne usa­to in sen­so dispre­gia­ti­vo, come insul­to o beffa.

Sem­bra però che nel sim­pa­ti­co pae­si­no di Val­la­do­lid in Spa­gna l’idea che le don­ne pos­sa­no cade­re pre­da a rap­tus di fol­lia momen­ta­nea dagli effet­ti impre­ve­di­bi­li abbia tro­va­to un nuo­vo, con­tem­po­ra­neo, soste­ni­to­re: il pri­mo cit­ta­di­no Fran­ci­sco Javier León de la Riva. Que­sti si è recen­te­men­te dichia­ra­to inti­mo­ri­to dal­la pos­si­bi­li­tà di ritro­var­si solo con una don­na in un luo­go chiu­so, ad esem­pio un ascen­so­re, dove la fan­ciul­la pos­sa «Slac­ciar­si il reg­gi­se­no o alzar­si la gon­na e urla­re alla vio­len­za sessuale».

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È poco chia­ro se il sin­da­co nel momen­to del­la for­tui­ta ester­na­zio­ne fos­se lui stes­so vit­ti­ma di un qual­che feno­me­no di iste­ria allu­ci­no­ge­na, seria­men­te con­vin­to del­la veri­di­ci­tà del­le pro­prie paro­le — ave­va già impu­ta­to alla socia­li­sta Sora­ya Rodri­guez di aver­lo «Accu­sa­to di tut­to tran­ne che di aver­la stu­pra­ta» — oppu­re stes­se ten­tan­do un sui­ci­dio poli­ti­co. In quest’ultimo caso potreb­be aver rag­giun­to il pro­prio obiet­ti­vo, data la rea­zio­ne pron­ta dei suoi con­cit­ta­di­ni, che non han­no apprez­za­to il pre­mu­ro­so invi­to a guar­dar­si dal­le fal­se accu­se di mole­stie e han­no chie­sto le dimis­sio­ni di De la Riva.
Per­ché non vi pos­sa­no esse­re frain­ten­di­men­ti in meri­to, gli abi­tan­ti di Val­la­do­lid, han­no poi deci­so di orga­niz­za­re una sin­go­la­re pro­te­sta che ha var­ca­to rapi­da­men­te i con­fi­ni nazio­na­li. Pren­den­do­si gio­co dei timo­ri gine­fo­bi­ci ester­na­ti dal sin­da­co, si sono pre­sen­ta­ti in 500 davan­ti al Muni­ci­pio e ne han­no cir­con­da­to l’ingresso con un’enorme rete di reg­gi­se­ni anno­da­ti l’uno all’altro.
L’idea è nata dal tweet dell’attivista Ada Colau: «Una piog­gia di reg­gi­se­ni e scar­pe col tac­co è il mini­mo che si meri­ti il sin­da­co di Val­la­do­lid alla sua pros­si­ma appa­ri­zio­ne in pub­bli­co». Se i tac­chi sono sta­ti evi­ta­ti è sta­to solo per scon­giu­ra­re impu­ta­zio­ni di aggres­sio­ne, men­tre arma­ti di reg­gi­se­ni i mani­fe­stan­ti avreb­be­ro potu­to esse­re a mala­pe­na accu­sa­ti di atti osce­ni in luo­go pub­bli­co — ma si è trat­ta­to di un rischio da correre.

Le ripe­tu­te affer­ma­zio­ni di De la Riva, infat­ti, non sono sta­te un caso iso­la­to in Spa­gna, dove negli ulti­mi mesi il gover­no pare con­dur­re una bat­ta­glia per il ritor­no alla dispa­ri­tà tra i ses­si, attra­ver­so atti come la modi­fi­ca del dirit­to all’interruzione di gra­vi­dan­za – la cui rifor­ma è tutt’ora in atto – o il trat­ta­men­to e la pre­ven­zio­ne dei rea­ti di vio­len­za ses­sua­le, in meri­to ai qua­li il Mini­ste­ro degli Inter­ni spa­gno­lo ha recen­te­men­te pub­bli­ca­to un inquie­tan­te docu­men­to indi­riz­za­to alle donne.

Secondo Madrid, come sottolinea paradossalmente il materiale divulgato, è la popolazione femminile a dover impegnarsi per prevenire la violenza sessuale nei propri confronti: è la vittima a dover prevenire il carnefice.

Per vin­ce­re la natu­ra­le incre­du­li­tà che com­por­ta tale affer­ma­zio­ne, il Mini­ste­ro degli Inter­ni ha sti­la­to un pron­tua­rio di comportamento,qui sot­to ripor­ta­to, com­po­sto da alcu­ni pun­ti chia­ve che spie­ga­no a don­ne e ragaz­ze come com­por­tar­si per evi­ta­re aggressioni:

• Non accet­ta­re auto stop.
• Evi­ta­re le fer­ma­te degli auto­bus appar­ta­te duran­te la not­te. Se l’autobus è vuo­to seder­si vici­no all’autista.
• Non cam­mi­na­re per le stra­de iso­la­te soprat­tut­to se di not­te e se non accompagnate.
• Se si è obbli­ga­te ad attra­ver­sa­re zone iso­la­te e buie, cer­ca­re di cam­bia­re per­cor­so. In altri Pae­si si uti­liz­za­no fischiet­ti, valu­ta­re la pos­si­bi­li­tà di acqui­star­ne uno.
• Evi­ta­te di tra­scor­re­re la not­te in vei­co­li par­cheg­gia­ti in cam­pi, par­chi ecc.
• Evi­ta­re l’ascensore quan­do è occu­pa­to da uno sco­no­sciu­to, soprat­tut­to in con­do­mi­ni. Nel caso non ci fos­se­ro alter­na­ti­ve, por­si vici­no al pul­san­te di allarme.
• Se si abi­ta da sole non met­te­re il nome sul­la cas­set­ta del­le let­te­re ma solo l’iniziale. Tira­re le ten­de la not­te per evi­ta­re sguar­di indi­scre­ti. Tene­re acce­se le luci di due o più came­re per dare l’impressione di ave­re più per­so­ne in casa.
• Se vit­ti­me di un ten­ta­ti­vo di aggres­sio­ne ten­ta­re di chia­ma­re soc­cor­so. Se non è pos­si­bi­le scap­pa­re, ten­ta­re di fare con­ver­sa­zio­ne con il pre­sun­to vio­len­ta­to­re con lo sco­po di distrar­lo e gua­da­gna­re tem­po nel­la spe­ran­za di una cir­co­stan­za che pos­sa favo­ri­re la richie­sta di aiu­to o con­sen­ti­re la fuga. Tut­to que­sto osser­van­do i trat­ti fisi­ci del pro­prio assa­li­to­re, per quan­to possibile.

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Rias­su­men­do, per evi­ta­re vio­len­ze ses­sua­li per una don­na è neces­sa­rio non tro­var­si mai e poi mai sola con un uomo.
Affer­ma­zio­ne tan­to ovvia quan­to mor­ti­fi­can­te per l’intera Spa­gna, il cui gover­no dà pro­va di com­ple­to disin­te­res­se anche per le più basi­la­ri cono­scen­ze in meri­to alle vio­len­ze di gene­re, met­ten­do in ridi­co­lo anni di lot­te per la pari­tà oltre che il lavo­ro quo­ti­dia­no degli enti che si occu­pa­no del rico­ve­ro e del recu­pe­ro del­le vittime.
Svi­lup­pan­do que­sto bre­ve manua­le di com­por­ta­men­to il gover­no spa­gno­lo dimo­stra di asse­con­da­re l’idea obso­le­ta per cui sia­no gli atteg­gia­men­ti del­le vit­ti­me ad “aiz­za­re” gli istin­ti incon­trol­la­bi­li dei pove­ri maschi spa­gno­li, che sia col­pa del­le vit­ti­me, che sia­no loro quel­le sba­glia­te, sba­da­te, per­ché avreb­be­ro dovu­to com­pra­re un fischiet­to, dor­mi­re con le luci acce­se, o chiac­chie­ra­re ama­bil­men­te con il pro­prio pre­sun­to vio­len­ta­to­re, distrar­lo, invi­tar­lo a pren­de­re un gela­to e maga­ri scat­ta­re anche una foto­gra­fia del pre­sun­to atto così da spe­ra­re – pare la spe­ran­za l’arma più effi­ca­ce – di non esse­re sospet­ta­te di fal­se accu­se da qual­che sin­da­co visionario.

Ma colo­ro che subi­sco­no una mole­stia, una vio­len­za, uno stu­pro, non sono e non saran­no mai col­pe­vo­li, e non pos­so­no esse­re trat­ta­ti come tali.
Sono vit­ti­me che lo sta­to deve tute­la­re, pre­ve­nen­do i cri­mi­ni con ogni mez­zo a pro­pria dispo­si­zio­ne — e un manua­le di buo­ne manie­re non è tra i più effi­ca­ci — lavo­ran­do sull’arresto e la rie­du­ca­zio­ne dei colpevoli.
Per que­sto è dove­ro­so con­ti­nua­re a pro­te­sta­re con­tro un gover­no grot­te­sco a voce alta, facen­do rumo­re, riem­pien­do i social net­work e appen­den­do reg­gi­se­ni ad ognu­no dei sim­bo­li dell’amministrazione spa­gno­la, se neces­sa­rio, fino a che que­sta non com­pren­de­rà che la vio­len­za non nasce dal buio e uno sta­to che si pren­de gio­co del­le pro­prie vit­ti­me e ne ride con i loro car­ne­fi­ci non è accettabile.

Giu­lia Pacchiarini
@GiuliaAlice1

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Giulia Pacchiarini
Ragaz­za. Frut­to di scel­te sco­la­sti­che poco azzec­ca­te e tem­po libe­ro ben impie­ga­to ascol­tan­do per­so­ne a bor­do di mez­zi di tra­spor­to alternativi.

1 Commento su La protesta dei reggiseni in una Spagna umiliata da se stessa

  1. Cre­do che que­st’ar­ti­co­lo abbia pre­so trop­po sul serio e sul per­so­na­le del­le cose che, se ci si riflet­te bene, non sono poi così assur­de. È d’al­tron­de piut­to­sto chia­ro che a secon­da del ses­so si pren­da la cosa in manie­re diver­se. Quel che voglio dire è che fran­ca­men­te non mi sem­bra così assur­da la dichia­ra­zio­ne del sin­da­co De la Riva; buf­fa, sen­z’al­tro, e maga­ri fasti­dio­sa per una don­na che abbia avu­to a che fare con mole­stie ses­sua­li vere e pro­prie, o peg­gio, ma lo sce­na­rio evo­ca­to da quel­la dichia­ra­zio­ne non è poi così fuo­ri dal­la real­tà. Anzi, casi del gene­re esi­sto­no, e maga­ri per una per­so­na ricat­ta­bi­le come un sin­da­co pos­so­no esse­re più spa­ven­to­si. Con que­sto non voglio dire che la dichia­ra­zio­ne non susci­ti una cer­ta ila­ri­tà. Mi fa un po’ pie­tà la pro­te­sta fem­mi­ni­stoi­de che puni­sce il cat­ti­vo­ne con reg­gi­se­ni e tac­chi alti; è que­sto che sono le don­ne? Le loro ban­die­re sono reg­gi­se­ni e tac­chi alti? Per il resto è OVVIO che non è mai col­pa del­la don­na quan­do si par­la di vio­len­za ses­sua­le, ed è stu­pi­do pen­sa­re che stia alla vit­ti­ma “deci­de­re” se epi­so­di spia­ce­vo­li acca­da­no o no; tut­ta­via le nor­me sug­ge­ri­te non mi sem­bra­no né offen­si­ve né insen­sa­te. Non è col­pa del­la vit­ti­ma se ci scip­pa­no la bor­sa o ci sfi­la­no il por­ta­fo­gli, ma que­sto non vuol dire che non ci sia­no del­le situa­zio­ni da evi­ta­re. E voglio esser chia­ro, la mate­ria è deli­ca­ta, se una don­na si infi­la in un vico­lo buio non è col­pa sua se le acca­de qual­co­sa di male… nel sen­so che in un mon­do per­fet­to non dovreb­be effet­ti­va­men­te teme­re nul­la. Pur­trop­po non vivia­mo in un mon­do per­fet­to. Quin­di tan­to vale, io pen­so, cer­ca­re di abbas­sa­re la pro­ba­bi­li­tà che acca­da­no cer­te cose; sì, in un cer­to qual modo “pre­ve­nir­le”. Non è giu­sto, cer­to, che il ses­so fem­mi­ni­le abbia que­sta pre­oc­cu­pa­zio­ne in più rispet­to agli uomi­ni, ma mi sem­bra scioc­co indi­gnar­si e basta al posto di pren­de­re atto del­la veri­tà pra­ti­ca di cer­te cose.

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