La vita e le ombre del marchese Antonio Lopez y Lopez

Que­sta esta­te mi sono ritro­va­to a stu­dia­re spa­gno­lo a Comil­las, un pae­se con meno di 2500 abi­tan­ti nel nord del­la Spa­gna, nel­la regio­ne del­la Can­ta­bria. La fon­da­zio­ne che offre i cor­si di spa­gno­lo ha sede nel­l’im­po­nen­te palaz­zo del­la vec­chia Uni­ver­si­tà Pon­ti­fi­cia; riper­cor­ren­do la sto­ria di que­sto sfar­zo­so edi­fi­cio, mi sono imbat­tu­to nel più famo­so tra i nati in que­sto pic­co­lo comu­ne: Anto­nio López y López, pri­mo mar­che­se di Comil­las, un uomo che vis­se una vita a dir poco straordinaria.

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Uni­ver­si­dad Pon­ti­fi­cia di Comillas

Anto­nio López y López nasce nel 1817 in una fami­glia mol­to umi­le, descrit­ta da alcu­ni loca­li ‒cer­to con un po’ di male­vo­len­za ‒ di muer­tos de ham­bre (mor­ti di fame). Il bam­bi­no, figlio di una pesca­de­ra” (pesci­ven­do­la) sareb­be diven­ta­to uno degli uomi­ni più ric­chi di Spa­gna, il pri­mo mar­che­se di Comil­las, Gran­de di Spa­gna e ami­co per­so­na­le di re Alfon­so XII.

Anto­nio López vive un’in­fan­zia tra­va­glia­ta: già a due anni rima­ne orfa­no di padre, e la madre, che non rie­sce a bada­re anche a lui, lo man­da da alcu­ni paren­ti in Anda­lu­sia. A soli 14 anni, il ragaz­zo par­te alla vol­ta del Nuo­vo Mon­do. All’e­po­ca era mol­to comu­ne ten­tar for­tu­na in Ame­ri­ca, mol­ti era­no gli spa­gno­li che si tra­sfe­ri­va­no nel­le colo­nie ame­ri­ca­ne, e alcu­ni riu­sci­va­no a met­te­re da par­te una più o meno gran­de for­tu­na e a tor­na­re in Spa­gna: costo­ro in spa­gno­lo ven­go­no chia­ma­ti “india­nos”. Giun­to a Cuba, Anto­nio López lavo­ra per un perio­do di 10 anni come mozo para todos (gar­zo­ne per qual­sia­si man­sio­ne), cer­can­do di rispar­mia­re il più possibile.

Antonio Lopez y Lopez
Anto­nio Lopez y Lopez

Final­men­te, a 25 anni, ini­zia insie­me a un socio un’at­ti­vi­tà com­mer­cia­le in pro­prio, acqui­stan­do una nave per il tra­spor­to di fari­na tra San­tan­der e Cuba; era il 1841. Dal­la ven­di­ta del­la fari­na met­to­no insie­me un non mode­sto capi­ta­le, che per­met­te a López di tor­na­re per la pri­ma vol­ta a Comil­las, nel­le vesti di un gio­va­ne e pro­met­ten­te “india­no”. Ritor­na­to a Cuba inco­min­cia a com­mer­cia­re ogni sor­ta di bene: ali­men­ti, ogget­ti di poco valo­re, indu­men­ti… fino a che nel 1848 si spo­sa con Lui­sa Brú Las­sú, figlia di un ric­co impren­di­to­re di ori­gi­ne cata­la­na emi­gra­to nel­l’i­so­la; i sol­di del­la cospi­cua dote gli per­met­to­no di fon­da­re la Com­pa­gnia López y Cía: con un capi­ta­le mag­gio­re López è in gra­do di allar­ga­re ulte­rior­men­te l’o­riz­zon­te dei suoi traf­fi­ci. A segui­to del­l’e­pi­de­mia di cole­ra del 1853, deci­de di tra­sfe­rir­si con la fami­glia a Bar­cel­lo­na, dove il suo­ce­ro lo inse­ri­sce nel­l’al­ta socie­tà cata­la­na; entra in inti­mi i rap­por­ti con i Güell, tan­to che Euse­bi Güell i Baci­ga­lu­pi — pas­sa­to alla sto­ria come il gran­de mece­na­te di Anto­ni Gau­dí — spo­se­rà sua figlia Isa­bel. Lo stes­so anno a Bar­cel­lo­na nasce suo figlio Clau­dio, che diver­rà il secon­do mar­che­se di Comillas.

Nel 1859, a segui­to di un con­flit­to sui con­fi­ni del­la cit­tà spa­gno­la di Ceu­ta, scop­pia la guer­ra Ispa­no-Maroc­chi­na: Anto­nio López ottie­ne un con­trat­to per tra­spor­ta­re i sol­da­ti e i rifor­ni­men­ti in Maroc­co; la guer­ra si con­clu­de a favo­re del­la Spa­gna nel 1860. Que­sta è la pri­ma vol­ta che l’In­dia­no di Comil­las entra in affa­ri con il gover­no spa­gno­lo, ma non l’ul­ti­ma: nel 1861 la sua com­pa­gnia ottie­ne infat­ti la con­ces­sio­ne per il tra­spor­to di pas­seg­ge­ri e posta tra Spa­gna, Cuba, San­to Domin­go e Portorico.
Il suo capi­ta­le è in con­ti­nua cre­sci­ta, così come la sua fama, ma la svol­ta avvie­ne duran­te un’al­tra guer­ra, que­sta vol­ta com­bat­tu­ta pro­prio nel­la sua Cuba: la Guer­ra dei die­ci anni. Il con­flit­to scop­pia nel 1868, quan­do alcu­ni pro­prie­ta­ri ter­rie­ri deci­do­no di libe­ra­re i pro­pri schia­vi e dichia­ra­no l’i­so­la indi­pen­den­te da Madrid. López ne è diret­ta­men­te inte­res­sa­to: ha infat­ti rein­ve­sti­to par­te del suo capi­ta­le acqui­stan­do pian­ta­gio­ni di caf­fè, nel­le qua­li vie­ne uti­liz­za­ta mano­do­pe­ra schiavile.

Alfonso XII
Alfon­so XII

La guer­ra di con­clu­de nel 1878 con la vit­to­ria del­la Spa­gna sui ribel­li, vit­to­ria pos­si­bi­le gra­zie all’ap­pog­gio mate­ria­le e finan­zia­rio di López, che nel frat­tem­po ave­va otte­nu­to il con­trat­to per il tra­spor­to dei sol­da­ti a Cuba. Que­sto par­ti­co­la­re non era cer­to sfug­gi­to al re, che deci­de di ricom­pen­sa­re il sal­va­to­re del­la patria per i suoi ser­vi­gi in cam­po mili­ta­re e civi­le (nel 1876 ave­va infat­ti fon­da­to il Ban­co Ispa­no-Colo­nia­le), nomi­nan­do­lo pri­mo Mar­che­se di Comil­las e con­ce­den­do­gli il Gran­da­to di Spa­gna, la mas­si­ma digni­tà nobi­lia­re del Regno, ma non solo: il re gli fa anche dono del­la pro­pria ami­ci­zia. Nel 1881 e nel 1882 Alfon­so XII ver­rà in visi­ta al mar­che­se nel suo nuo­vo feu­do, por­tan­do con se la cor­te al com­ple­to, e di con­se­guen­za tra­sfor­man­do il pic­co­lo bor­go di Comil­las in capi­ta­le del Regno di Spa­gna per la dura­ta dei suoi sog­gior­ni; inol­tre, per la visi­ta del re, il mar­che­se deci­de di for­ni­re Comil­las di luce elet­tri­ca, ren­den­do­la il pri­mo vil­lag­gio di Spa­gna ad esser­ne fornito.
Nel frat­tem­po la com­pa­gnia López y Cía, che ha cam­bia­to nome in Tran­sa­tlán­ti­ca Españo­la, con­ta un tota­le di tre­di­ci moder­ne navi a vapo­re che con­net­to­no San­ta­der e Cadi­ce alle iso­le del Gol­fo del Mes­si­co. Nel 1882 ini­zia a Comil­las la costru­zio­ne del Paz­zo di Sobrel­la­no, monu­men­ta­le resi­den­za esti­va del mar­che­se, nel­la cui costru­zio­ne par­te­ci­pa lo stes­so Anto­ni Gau­dí; tut­ta­via il mar­che­se non potrà mai vede­re ulti­ma­to il lus­suo­so palaz­zo moder­ni­sta, moren­do nel 1883.

Antonio López y López nato hijo de la pescadera muore marqués, ma nella straordinaria storia di uno dei più grandi self-made man della storia, sembra allungarsi un’ombra: per quanto taciuto dalla storiografia per molto tempo, il marchese avrebbe tratto una parte consistente della propria fortuna dal commercio di schiavi neri.

La trat­ta degli schia­vi ver­so Cuba e San­to Domin­go era già sta­ta abo­li­ta nel 1817, ma, poi­ché non veni­va rispet­ta­to, il divie­to era sta­to riba­di­to nel 1835. Due anni dopo era sta­ta inve­ce abo­li­ta la schia­vi­tù nel­la Spa­gna penin­su­la­re, quan­to alle colo­nie, inve­ce, si sareb­be dovu­to aspet­ta­re il 1873 per l’a­bo­li­zio­ne a Por­to Rico e il 1886 per Cuba.

sobrellano affresco

Nel 1885 vie­ne pub­bli­ca­to La ver­da­de­ra vida de Anto­nio López y López, un libret­to scrit­to da un suo cogna­to, Fran­ci­sco Brú, in cui il mar­che­se vie­ne descrit­to come un anal­fa­be­ta, avi­do e cru­de­le, per il qua­le gli affa­ri con­si­ste­va­no nel­lo sfrut­ta­men­to del pros­si­mo. Brú affer­ma che l’im­men­sa ric­chez­za di Anto­nio López era dovu­ta qua­si esclu­si­va­men­te al traf­fi­co degli schia­vi neri a Cuba. Pro­ba­bil­men­te Brú ave­va otti­mi moti­vi per discre­di­ta­re Lopez, che, met­ten­do­si in affa­ri con suo padre, ave­va fin­to per pren­de­re il suo posto nei traf­fi­ci fami­lia­ri; tut­ta­via que­ste pesan­ti accu­se devo­no ave­re alme­no un fon­do di veri­tà. Come abbia­mo visto, i sol­di del­la dote del­la moglie ave­va­no per­mes­so a López di amplia­re la pro­pria atti­vi­tà com­mer­cia­le: in quel momen­to egli sareb­be sta­to in gra­do di inse­rir­si nel traf­fi­co ille­ga­le, e per que­sto mol­to red­di­ti­zio, degli schia­vi. Per quan­to ormai non sia dif­fi­ci­le imma­gi­na­re che egli abbia trat­to pro­fit­to anche dal­la trat­ta, tut­ta­via, con le testi­mo­nian­ze dispo­ni­bi­li al momen­to – per mol­ti anni cadu­te nel­l’o­blio – è dif­fi­ci­le quan­ti­fi­ca­re l’im­por­tan­za che que­sta atti­vi­tà ebbe negli affa­ri del futu­ro marchese.

Per quan­to la sto­ria sia sta­ta cen­su­ra­ta e riscrit­ta, è inve­ce soprav­vis­su­ta quel­la che potreb­be esse­re defi­ni­ta una leg­gen­da popo­la­re, tra­man­da­ta di gene­ra­zio­ne in gene­ra­zio­ne a Cuba e a Comil­las, per la qua­le López sareb­be sta­to un vero e pro­prio negrie­ro, e ogni schia­vo in ven­di­ta a Cuba sareb­be sta­to di sua pro­prie­tà. È anche vero, però, che la mag­gior par­te degli impren­di­to­ri spa­gno­li con atti­vi­tà com­mer­cia­li nel Nuo­vo Mon­do ebbe­ro diret­ta­men­te o indi­ret­ta­men­te a che fare con il traf­fi­co degli schia­vi; allo stes­so modo non dob­bia­mo dimen­ti­ca­re che gli schia­vi era­no impie­ga­ti nel­le gran­di pian­ta­gio­ni e costret­ti a lavo­ra­re in con­di­zio­ni disu­ma­ne — con­di­zio­ni che com­por­ta­va­no un’al­ta mor­ta­li­tà e quin­di la neces­si­tà di impor­ta­re in con­ti­nua­zio­ne nuo­va mano­do­pe­ra. È facil­men­te imma­gi­na­bi­le che López, gra­zie alle pro­prie cono­scen­ze e alla posi­zio­ne del ric­co suo­ce­ro, si tro­vas­se nel­la posi­zio­ne di poter igno­ra­re le dispo­si­zio­ni del­la cor­rot­ta ammi­ni­stra­zio­ne colo­nia­le, e, quin­di, di intra­pren­de­re indi­stur­ba­to que­sta atti­vi­tà illegale.

Forse non casualmente, l’abolizione della schiavitù sarebbe giunta a Cuba solo tre anni dopo la morte del marchese, per volontà dello stesso Alfonso XII, che certo non avrà potuto ignorare gli interessi economici dell’amico nell’isola.

Claudio Lopez Bru
Clau­dio Lopez Bru

A que­sto pun­to non sarà inu­ti­le trac­cia­re anche la sto­ria del secon­do mar­che­se di Comil­las, Clau­dio López Brú, nato, come abbia­mo visto, a Bar­cel­lo­na nel 1853. Que­st’uo­mo pas­sò alla sto­ria come impren­di­to­re e patrio­ta (pre­stò aiu­to nel­la guer­ra Ispa­no-Ame­ri­ca­na del 1898), ma sopra­tut­to come filan­tro­po, al pun­to che, anco­ra in vita, veni­va chia­ma­to “el San­to lai­co” e “el Mar­qués humil­de de la cari­dad”, e dal 1945 è in cor­so il pro­ces­so di beatificazione.

Per riper­cor­re le pie azio­ni che han­no por­ta­to il secon­do mar­che­se alla soglia degli alta­ri, voglio cita­re una let­te­ra postu­la­to­ria invia­ta a papa Pio XII dal Cau­dil­lo Fran­ci­sco Fran­co nel 1954, affin­ché il pro­ces­so di bea­ti­fi­ca­zio­ne fos­se acce­le­ra­to. In que­sta let­te­ra ven­go­no infat­ti indi­ca­te le più ecla­tan­ti impre­se del San­to mar­che­se, tra le qua­li la costru­zio­ne a Comil­las del­lo sfar­zo­so edi­fi­cio del Semi­na­rio e Uni­ver­si­tà Pon­ti­fi­cia, edi­fi­ca­to nel 1890 come “plan­tel (cen­tro di stu­di) de selec­tos sacer­do­tes para España y Amé­ri­ca hispa­na”; o l’or­ga­niz­za­zio­ne di una tita­ni­ca “Pere­gni­na­ción Obre­ra” che por­tò 18.000 ope­rai spa­gno­li a ren­de­re omag­gio a papa Leo­ne XIII; o anco­ra il gene­ro­so aiu­to offer­to dal mar­che­se in occa­sio­ne del “terri­ble ter­re­mo­to que aso­ló (deva­stò) la ciu­dad de Mes­si­na”. Clau­dio López, con­ti­nua Fran­co, ave­va anche fon­da­to l’Ac­ción Cató­li­ca de España, di cui fu pre­si­den­te per 25 anni, e per la qua­le com­pì nume­ro­si “sacri­fi­cios pecu­nia­rio”, con­se­guen­do però con essa gran­di risul­ta­ti, come l’a­bo­li­zio­ne di “leyes impías (leg­gi empie) en mate­ria de edu­ca­ción”. Ave­va inol­tre fon­da­to alcu­ne isti­tu­zio­ni socia­li come “los cír­cu­los cató­li­cos de obre­ros” e il Ban­co Popo­la­re di Leo­ne XIII. Addi­rit­tu­ra Fran­co affer­ma che al secon­do mar­che­se “deben, en gran par­te, su ori­gen las pri­me­ras leyes socia­les de España”, che, mol­to pri­ma che lo Sta­to Spa­gno­lo le pro­mul­gas­se, egli ave­va già “implan­ta­das” nel­le sue impre­se. “Las rique­zas”, con­clu­de il Cau­dil­lo, “que aflu­ve­ron a sus arcas con asom­bro­sa (sor­pren­den­te) abun­dan­cia, jamás se le pega­ron (si attac­ca­ro­no) al cora­zón. «Yo sólo las quie­ros – con­fe­só una vez – para bien de la Igle­sia y de la Patria; no per­de­ría la paz aun­que las per­die­se todas».

Un san­to insom­ma, che avreb­be sacri­fi­ca­to l’in­te­ro patri­mo­nio pater­no per il prossimo.

Sembrerebbe quasi che il figlio avesse cercato per tutta la vita e con ogni mezzo possibile di espiare le colpe del padre, che si era macchiato di sangue innocente nel mettere insieme un patrimonio immenso.

Gui­do G. Beduschi

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Guido G. Beduschi
Stu­den­te di Sto­ria, da gran­de voglio inca­stel­lar­mi. Ho una bicicletta.

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