Majak
L’incidente nucleare dimenticato

Acca­de­va esat­ta­men­te 57 anni fa, ma non lo sa qua­si nessuno.

Majak, Sibe­ria occi­den­ta­le. Alla fine del­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le l’URSS si è resa con­to di non esse­re al pas­so rispet­to ai riva­li sta­tu­ni­ten­si nel­la cor­sa agli arma­men­ti ato­mi­ci. Sta­lin vara un pro­gram­ma a tap­pe ser­ra­te per rimet­ter­si in pari, con la costru­zio­ne di vari impian­ti in loca­li­tà segre­te: ven­go­no fon­da­te vere e pro­prie cit­tà nuclea­ri. Tra que­ste c’è il com­ples­so di Celya­bin­sk-40, ora noto come Majak, dedi­to all’ar­ric­chi­men­to del plu­to­nio neces­sa­rio agli ordigni.

Il 29 set­tem­bre 1957, il siste­ma di raf­fred­da­men­to di un con­te­ni­to­re di liqui­do radioat­ti­vo si gua­sta. Il con­te­ni­to­re esplo­de. Set­tan­ta ton­nel­la­te di liqui­do – in par­ti­co­la­re di nitra­to di ammo­nio – fini­sco­no nel vici­no fiu­me Techa e nel­l’at­mo­sfe­ra, crean­do una nuvo­la che si span­de per chi­lo­me­tri: nel­le suc­ces­si­ve 10 ore si diri­ge a Nord-Est, inqui­nan­do aree fino a 300 chi­lo­me­tri da Majak. Il gover­no sovie­ti­co non dif­fon­de­rà la notizia.

Per i pochi informati, questo sarà il ”Disastro di Kyshtym”, visto che la segretissima Majak non è segnata su nessuna cartina civile.

Tra gli infor­ma­ti non ci sono i cit­ta­di­ni: l’im­pian­to di Majak è sot­to­po­sto a segre­to e chi abi­ta nei parag­gi non ha idea di cosa acca­da all’in­ter­no. Sem­pli­ce­men­te, le for­ze del­l’or­di­ne ingiun­go­no agli abi­tan­ti dei vil­lag­gi più col­pi­ti di abban­do­na­re le loro case. Il pia­no di eva­cua­zio­ne, tut­ta­via, pro­ce­de in modo assur­da­men­te len­to: i pri­mi sgom­be­ri si ten­go­no dopo una set­ti­ma­na. Gli ulti­mi, addi­rit­tu­ra due anni dopo i fatti.

Nes­su­no sa quan­te vit­ti­me abbia cau­sa­to l’in­ci­den­te di Kyshthym.
Nes­su­no, a dire il vero, sape­va pra­ti­ca­men­te nul­la di quan­to fos­se suc­ces­so – né a Ove­st né ad Est del­la cor­ti­na di fer­ro – fino a che, nel 1976, lo scien­zia­to dis­si­den­te Zho­res Med­ve­dev denun­ciò l’ac­ca­du­to di ven­t’an­ni pri­ma. Med­ve­dev ven­ne addi­rit­tu­ra deri­so come bugiar­do e incom­pe­ten­te da una par­te del­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca occi­den­ta­le. Ci vol­le la con­fer­ma di Leo Tumer­man, ex diret­to­re del­l’I­sti­tu­to di Bio­lo­gia Mole­co­la­re di Mosca, per­ché tut­ti si ren­des­se­ro con­to che quan­to nar­ra­va Med­ve­dev era vero.

Quan­do ven­ne costrui­to l’im­pian­to di Majak, infat­ti, la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca sovie­ti­ca era incom­pe­ten­te in fat­to di ener­gia ato­mi­ca. Gli ordi­ni di Sta­lin era­no di fare il più in fret­ta pos­si­bi­le e le cono­scen­ze degli scien­zia­ti era­no anco­ra super­fi­cia­li: le ricer­che scien­ti­fi­che più avan­za­te era­no con­dot­te oltreo­cea­no e ciò che gli esper­ti sovie­ti­ci sape­va­no era soprat­tut­to frut­to del­lo spio­nag­gio all’av­ver­sa­rio. L’in­ci­den­te del 1957 si veri­fi­cò per­ché il siste­ma refri­ge­ran­te di un reci­pien­te col­mo di liqui­do radioat­ti­vo si era rot­to sen­za che nes­su­no si pren­des­se la bri­ga di ripa­rar­lo. Non solo: era­no igno­ti qua­si del tut­to i rischi ambien­ta­li con­nes­si alla radioat­ti­vi­tà e la cen­tra­le di Celya­bin­sk-Majak, nei pri­mi anni di pro­du­zio­ne, sca­ri­cò nel fiu­me Techa e nei nume­ro­si laghet­ti del­la zona quan­ti­tà con­si­de­re­vo­li di inqui­nan­ti radioattivi.

Anche per que­sto è dif­fi­ci­le dare una sti­ma esat­ta dei deces­si stret­ta­men­te col­le­ga­ti all’at­ti­vi­tà del­la cen­tra­le: la con­ta­mi­na­zio­ne del­la regio­ne non è dovu­ta solo all’in­ci­den­te del 1957, ma è sta­ta pro­lun­ga­ta nel tempo.

Dall’installazione dell’impianto, l’area pare essere stata irraggiata da una dose complessiva di radiazioni pari a quella rilasciata dalla bomba di Hiroshima.

Le sti­me varia­no da quel­le estre­ma­men­te dram­ma­ti­che — che rac­con­ta­no di per­so­ne stra­zia­te dal­le radia­zio­ni e di 8000 mor­ti di can­cro — ad altre che fan­no nota­re come, in quel­la zona, in tren­t’an­ni si sia­no veri­fi­ca­te solo 6000 mor­ti com­ples­si­ve: per for­tu­na è infat­ti un’a­rea scar­sa­men­te popo­la­ta. E non mol­to invitante.

Oggi Majak è anco­ra in atti­vi­tà. Il gover­no rus­so l’ha desti­na­ta al ripro­ces­sa­men­to del­le sco­rie nuclea­ri – anche stra­nie­re – e alla pro­du­zio­ne di nuo­vo com­bu­sti­bi­le, ma non sem­bra aver impa­ra­to dagli erro­ri del pas­sa­to: nel 2011 un grup­po di lavo­ra­to­ri del­l’im­pian­to ha pub­bli­ca­to una let­te­ra sul­le testa­te loca­li, diret­ta al Pre­si­den­te Putin, in cui denun­cia il man­ca­to rispet­to del­le con­di­zio­ni mini­me di sicu­rez­za del­l’im­pian­to e una rete di cor­ru­zio­ne gene­ra­liz­za­ta. Per esem­pio: i tubi di raf­fred­da­men­to del­la cen­tra­le non sareb­be­ro quel­li pre­scrit­ti dal­le nor­me rus­se, ma col­let­to­ri cine­si di qua­li­tà non sod­di­sfa­cen­te, e il silen­zio di chi di dovreb­be con­trol­la­re sareb­be sta­to com­pra­to a suon di rubli. Di cer­to c’è il fat­to che la cen­tra­le ha subi­to altri inci­den­ti nel cor­so degli anni, due dei qua­li – nel 1994 e nel 2003 – sono costa­ti alla cen­tra­le la tem­po­ra­nea revo­ca dell’abilitazione.

Se masti­ca­te ingle­se, que­sto video del repor­ter Mar­kus Reher per Deu­tsche Wel­le è un buon repor­ta­ge su come si vive oggi all’om­bra del­la centrale:
[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=-MVLYPkMlBA[/youtube]

Oggi le auto­ri­tà sono con­cor­di nel defi­ni­re l’a­rea di Majak per­fet­ta­men­te agi­bi­le, sicu­ra dal­le radia­zio­ni. Cio­no­no­stan­te, una lar­ga regio­ne adia­cen­te fa regi­stra­re anco­ra livel­li di radioat­ti­vi­tà supe­rio­ri alla nor­ma e l’in­ci­den­za di tumo­ri e mal­for­ma­zio­ni è mol­to più alta che nel resto del­la Rus­sia. Il distret­to di Celya­bin­sk è pove­ris­si­mo. Gli abi­tan­ti dipen­do­no anco­ra dal fiu­me Techa – nel qua­le d’e­sta­te non di rado si tuf­fa­no – per l’a­gri­col­tu­ra e han­no idee nebu­lo­se su cosa sia acca­du­to ses­san­t’an­ni fa. Fino all’e­ra sovie­ti­ca, ogni anno veni­va­no con­dot­ti nel capo­luo­go per esse­re visi­ta­ti da alcu­ni medi­ci, anche se sem­bra­va­no sta­re benis­si­mo. Era per poter moni­to­ra­re gli effet­ti del­le radia­zio­ni sul fisi­co uma­no nel loro perio­do, ma loro non sape­va­no perché.

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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