Riforma del mercato della disoccupazione

Pre­mes­so che se tut­ti fos­se­ro disoc­cu­pa­ti non ci sareb­be biso­gno di man­fri­ne sul­la rifor­ma del mer­ca­to del lavo­ro, né di acco­ra­ti appel­li that­che­ria­ni o del­l’e­pi­de­mia di sot­to­se­gre­ta­ri all’e­co­no­mia in moda­li­tà inter­vi­sta-Cor­rie­re­del­la­se­ra-on, il dibat­ti­to sul­la più strut­tu­ra­le fra le rifor­me strut­tu­ra­li sta assu­men­do sem­pre più i con­tor­ni di una bro­chu­re turi­sti­ca: ogni qual vol­ta si sen­ta par­la­re di model­lo spa­gno­lo con­trap­po­sto al model­lo cam­bo­gia­no, dan­ze tri­ba­li ope­ra­ie con­go­le­si o coge­stio­ne sin­da­ca­le ger­ma­ni­ca, si ha l’im­pres­sio­ne di esser­si rivol­ti ad un’a­gen­zia viag­gi spe­cia­liz­za­ta in lune di mie­le e roman­zi di Salgari.

Per facilitare la comprensione ai riferimenti esotici, con i quali il Governo condisce i propri decreti, vi proponiamo un agile manuale di primo soccorso utile a tradurre le ispirazioni turistico-lavorative di Matteo Renzi e clan.

MODELLO DANESE

Sogno bagna­to del­l’e­se­cu­ti­vo, basa­to sul con­cet­to di fle­xi­cu­ri­ty – un noto assor­ben­te che domi­na­va negli anni Novan­ta il mer­ca­to del­le per­di­te mestrua­li nei Pae­si Bas­si – il model­lo dane­se con­si­ste in una rapi­da dere­go­la­men­ta­zio­ne del mer­ca­to del lavo­ro alla qua­le si asso­cia un altret­tan­to rapi­do incre­men­to del­l’al­co­li­smo da Carlsberg.
Il prin­ci­pio sot­to­stan­te a que­sta rifor­ma è quel­lo del­l’in­con­scio eti­li­co: ubria­chi come strac­ci i lavo­ra­to­ri dane­si che per­do­no il posto non se ne accor­go­no, dimen­ti­can­do­si di iscri­ver­si alle liste di col­lo­ca­men­to e non risul­tan­do quin­di nel­le sta­ti­sti­che sul­la disoc­cu­pa­zio­ne, che infat­ti vedo­no da ven­t’an­ni un anda­men­to decre­scen­te in cifra asso­lu­ta e rela­ti­va. A oggi sia­mo a ‑16% di disoc­cu­pa­zio­ne sul­la popo­la­zio­ne atti­va, dato che dimo­stra incon­fu­ta­bil­men­te come Cope­na­ghen assor­ba anche una quo­ta di alco­li­sti olan­de­si e Pae­si limitrofi.
Per i più volen­te­ro­si il model­lo fles­si­bi­le del­la Dani­mar­ca per­met­te comun­que un effi­ca­ce rien­tro occu­pa­zio­na­le come sce­neg­gia­to­re di pes­si­me serie Tv gial­le, tipo Bor­gen, dove il detec­ti­ve pro­ta­go­ni­sta, afflit­to dal­la malat­tia mor­ta­le kier­ke­gaar­dia­na e da livel­li di cole­ste­ro­lo a metà fra una foca e Giu­lia­no Fer­ra­ra, s’in­ter­ro­ga sul sen­so del­la vita per un’in­te­ra sta­gio­ne, evi­tan­do accu­ra­ta­men­te di risol­ve­re i casi di mogli­ci­dio affi­da­ti­gli, ter­ri­bi­le pia­ga nazio­na­le che sul Mar Bal­ti­co col­pi­sce ‑16 abi­tan­ti su 100.

MODELLO SPAGNOLO

Basa­to sul­la con­qui­sta del­le Indie-Ame­ri­che e sul­la sot­tra­zio­ne alle popo­la­zio­ni loca­li di oro fal­so da spac­cia­re in Euro­pa, esso fon­da le pro­prie radi­ci nel­l’i­po­te­si, tut­t’al­tro che defi­ni­ti­va­men­te dimo­stra­ta, del­la sfe­ri­ci­tà terrestre.
Nel­la pri­ma fase del­la rifor­ma ci si affi­da a un con­su­len­te fore­stie­ro, tipi­ca­men­te geno­ve­se, nel­la secon­da si sta­bi­li­sce per decre­to che il geno­ve­se in real­tà è di nazio­na­li­tà ibe­ri­ca e nel­la ter­za si attua la solu­zio­ne fina­le nei con­fron­ti degli indios reni­ten­ti a far­si depre­da­re sul­la pro­pria ter­ra. A colo­ro che soprav­vi­vo­no al mas­sa­cro si offre un con­trat­to a tem­po inde­ter­mi­na­to a set­te zeri come tre­quar­ti­sta di fan­ta­sia del Bar­cel­lo­na, riven­di­can­do il ruo­lo del cal­cio nel mon­do glo­ba­liz­za­to come ammor­tiz­za­to­re del­le ten­sio­ni etni­che del passato.

fabbrica 2 PicMonkey Collage

MODELLO ZEN

Pre­ve­de l’at­te­sa dei cada­ve­ri di lavo­ra­to­ri metal­mec­ca­ni­ci lun­go la riva del fiu­me, ammo­nen­do i cor­pi gon­fi d’ac­qua ormai iner­mi con il più tipi­co fra gli afo­ri­smi del­la filo­so­fia anti-mate­ria­li­sta orien­ta­le: “Suka­te!”

MODELLO USA

Si espor­ta lavo­ro nel­le nazio­ni restie a crear­lo, garan­ten­do allo stes­so tem­po la pie­na occu­pa­zio­ne in patria attra­ver­so il bilan­cio del Pen­ta­go­no: a tut­ti i disoc­cu­pa­ti neri o ispa­ni­ci che han­no avu­to la for­tu­na di stu­dia­re nel­le scuo­le pub­bli­che vie­ne pro­po­sta un’of­fer­ta allet­tan­te nel ruo­lo di “car­ne da macel­lo in pri­ma linea per ali­men­ta­re il sen­ti­men­to bel­li­co­so di un’o­pi­nio­ne pub­bli­ca rin­co­glio­ni­ta da Fox News e la volon­tà di poten­za di pre­si­den­ti magna­ti del petro­lio, carat­te­riz­za­ti da un tem­pe­sto­so-varia­bi­le qua­dro psichico”.

MODELLO BARI VECCHIA

Se non si è dei talen­tuo­si caz­zo­ni bru­fo­lo­si di nome Anto­nio Cas­sa­no – pare che que­st’at­ti­vi­tà coin­vol­ga ben il 38% dei bare­si atti­vi (quat­tro) nel­la fascia d’e­tà 15–35 anni – ci si può sem­pre costrui­re una car­rie­ra in qua­li­tà di Gian­ri­co Caro­fi­glio: magi­stra­to, sena­to­re, roman­zie­re, sag­gi­sta, gior­na­li­sta, astro­nau­ta, sot­to­se­gre­ta­rio alla per­la reto­ri­ca acchiap­pa-fem­mi­ne, con­ta­di­no, cri­mi­na­le seria­le e pro­sti­tu­ta con la pas­sio­ne per Prou­st, il posto di lavo­ro fis­so come Gian­ri­co Caro­fi­glio assor­be tut­te le man­sio­ni neces­sa­rie a tene­re in pie­di una socie­tà patriar­ca­le complessa.
L’u­ni­co difet­to del model­lo è che alla comu­ni­tà in que­stio­ne non devo­no appar­te­ne­re più di due-tre indi­vi­dui per vol­ta, in caso con­tra­rio si assi­ste a uno shock demo­gra­fi­co che por­ta a un sur­plus pro­dut­ti­vo da smer­cia­re nei mer­ca­ti este­ri tra­du­cen­do i roman­zi di Caro­fi­glio in dicias­set­te lin­gue – con rela­ti­ve ten­sio­ni a livel­lo di diplo­ma­zia internazionale.

MODELLO RIGNANO SULL’ARNO

Appli­ca­to per la pri­ma vol­ta in tem­pi recen­ti dal­l’at­tua­le inqui­li­no pro tem­po­re di palaz­zo Chi­gi, il Model­lo Rigna­no sul­l’Ar­no non pre­ve­de la crea­zio­ne di lavo­ro né tan­to meno una rifor­ma sostan­zia­le del dirit­to con­trat­tua­le, ma è piut­to­sto un eser­ci­zio cano­ro che affon­da nel gusto per­so­na­le del Pre­si­den­te del Con­si­glio per i nomi pro­pri di persona.
Abban­do­na­ta ormai la stan­tia reto­ri­ca buro­cra­te­se, la rifor­ma Rigna­no sul­l’Ar­no suo­na più o meno così:

«Quando immagino il mercato del lavoro io non penso a Margaret Thatcher, io penso a Margherita che ha un neonato appiccicato ai capezzoli come una sanguisuga e ha perso le detrazioni per i figli a carico, penso a Rutelli che ha visto svanire Margherita in una canzone di Cocciante, penso a Ermenegildo e il suo contratto Co.Co.Co., penso alla figlia del dottore e ambarabaccicicocò, a Giulia o mia cara che è una Co.co.pro., a Stefano Fassina licenziato che è diventato Co.co.profilo. Penso a tutti loro e mi domando se non preferiscano un consolatorio articolo di Alberoni all’articolo 18».


MODELLO KENYA-BRIATORE

Sve­gliar­si ogni mat­ti­na e cor­re­re più in fret­ta del leo­ne per diven­ta­re un mara­to­ne­ta olim­pio­ni­co: è un mer­ca­to del lavo­ro che gra­ti­fi­ca sul podio solo i dipen­den­ti più pro­dut­ti­vi, però con­sen­te di esse­re ben alle­na­ti a scap­pa­re oltre con­fi­ne per la pros­si­ma vol­ta che udi­te Fla­vio Bria­to­re in tele­vi­sio­ne da San­to­ro defi­ni­re i nobi­li abi­tan­ti del Qatar come qua­ta­ria­ni – una sor­ta di spor­co incro­cio les­si­ca­le fra un vola­ti­le, un’im­bar­ca­zio­ne da sedi­ci metri e una civil­tà per­du­ta di Star Trek.

Per tut­to il resto c’è Jobs Act ed è cari­co vostro.

Fran­ce­sco Floris
@Frafloris

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Francesco Floris
Blog­gerLin­kie­sta
Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

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