Genesis — La lettera d’amore di Salgado alla Terra

Se in un gior­no d’autunno dove­ste tro­var­vi per puro caso a baz­zi­ca­re sen­za meta sta­bi­li­ta in cen­tro a Mila­no, maga­ri pro­prio dal­le par­ti di Palaz­zo del­la Ragio­ne, cer­to non vor­re­te per­der­vi la mostra dedi­ca­ta a Seba­stião Sal­ga­do alle­sti­ta a fine giu­gno, giun­ta ormai alle ulti­me due set­ti­ma­ne d’esposizione.

Fino al prossimo 2 novembre, sarà ancora possibile avventurarsi nella penombra dei pannelli e degli scatti, respirare un poco del viaggio meraviglioso attraverso gli occhi di uno dei più apprezzati fotografi contemporanei.

Ed è pro­prio il viag­gio la chia­ve di vol­ta di una vita: foto­gior­na­li­sta bra­si­lia­no ori­gi­na­rio di Minas Gerais, Sal­ga­do – dap­pri­ma orien­ta­to ad eco­no­mia e sta­ti­sti­ca dagli stu­di uni­ver­si­ta­ri – deci­de di intra­pren­de­re quel­la che in bre­ve tem­po sareb­be diven­ta­ta una for­tu­na­ta car­rie­ra die­tro l’obiettivo solo dopo un inten­so e pro­lun­ga­to sog­gior­no in Afri­ca, nel 1973. Si occu­pa ini­zial­men­te di news, ma già si muo­ve tra diver­se agen­zie: la pri­ma, Syg­ma, poi la pari­gi­na Gam­ma, e infi­ne l’internazionale, pre­sti­gio­sa Magnum Pho­tos — che van­ta in archi­vio arti­sti del cali­bro di Erwitt, Capa, Car­tier-Bres­son, Sey­mour, McCur­ry, Nacht­wey, e mol­ti altri. Abban­do­na tut­ta­via MP nel ‘94 per fon­da­re la sua per­so­na­le agen­zia, la Ama­zo­nas Ima­ges, a fian­co del­la moglie Lèlia Wanick Sal­ga­do, da sem­pre com­pa­gna di vita e progetti.

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Sal­ga­do è par­ti­co­lar­men­te noto per i lavo­ri ed i repor­ta­ge di docu­men­ta­zio­ne socia­le e natu­ra­li­sti­ca, che com­pren­do­no istan­ti ruba­ti in ogni par­te del mon­do, rac­col­ti in libri pub­bli­ca­ti nel cor­so degli anni. Gli ulti­mi scat­ti, effet­tua­ti tra il 2003 ed il 2011, sono ora il cor­pus di Gene­sis: una rac­col­ta di vol­ti incon­ta­mi­na­ti e puri, natu­ra­li e uma­ni — vol­ti sca­va­ti nel­la roc­cia da cor­si d’acqua mil­le­na­ri, vol­ti segna­ti dal pae­sag­gio di cui fan­no par­te, indi­stin­ti. Le dif­fe­ren­ze tra uomo e natu­ra si assot­ti­glia­no, la con­trap­po­si­zio­ne si fa labi­le e il con­flit­to si per­de negli scat­ti di Sal­ga­do, e anzi vi risco­pria­mo quell’unità pri­mi­ge­nia che in alcu­ne par­ti del­la Ter­ra resi­ste. L’u­ni­co con­tra­sto che soprav­vi­ve è quel­lo tra il bian­co e il nero, spes­so net­tis­si­mo, qua­si vio­len­to, ma tal­vol­ta addol­ci­to dal­la gra­dua­li­tà del­le sfumature.

Non ci sono colori nelle fotografie di Salgado: sono cartine della Terra sia quei volti ora astratti dal tempo, sia i rilievi, le foreste tagliate dai fiumi, i deserti tracciati dai venti.

Il richia­mo ad una con­di­zio­ne for­te­men­te arca­di­ca, da Mon­do Per­du­to, è il filo ros­so che con­du­ce lo sguar­do del visi­ta­to­re attra­ver­so le sezio­ni — la sen­sa­zio­ne vivi­da di un viag­gio in luo­ghi lon­ta­ni, avvol­ti di suo­ni natu­ra­li e di silen­zio; ma nul­la di fat­to pare mai irrea­le, anzi già sapu­to, qua­si fami­lia­re: si avver­te la capa­ci­tà estre­ma di Sal­ga­do di sen­ti­re come casa i posti stra­nie­ri ritrat­ti, la si fa pro­pria — la comu­ni­ca­zio­ne con l’au­to­re, con le sue ope­re divie­ne diret­ta, ine­vi­ta­bi­le. È l’uomo solo, in spa­zi sen­za distan­ze, che risco­pre la par­te del sé più istin­tua­le e vera­ce. La magia sta anche in que­sto: il viag­gio mera­vi­glio­so, l’Amazzonia, le Ter­re del Nord sono para­di­si quan­to mai rea­li, tan­gi­bi­li, fisi­ci. Sem­pre altis­si­ma la ten­sio­ne – oltre che emo­ti­va, visi­va e del cor­po – che non abban­do­na nem­me­no al ter­mi­ne del­la visita.

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La mostra inau­gu­ra­ta a Mila­no lo scor­so giu­gno è anche la pri­ma di una serie di espo­si­zio­ni che vedran­no Palaz­zo del­la Ragio­ne come spa­zio per­ma­nen­te­men­te dedi­ca­to alla foto­gra­fia: Wal­ter Bonat­ti, Wil­liam Klein e James Nacht­wey sono solo alcu­ni tra i gran­di nomi in agen­da del palaz­zo che affac­cia su piaz­za dei Mer­can­ti e veglia la loggia.

Il can­to d’amore di Sal­ga­do per la Ter­ra, moni­to per gli uomi­ni a non sen­tir­se­ne padro­ni ma ospi­ti, si sno­da in cin­que sezio­ni: I San­tua­ri del­la Ter­ra, L’Africa, Il Pia­ne­ta Sud, Il Gran­de Nord, L’Amazzonia e il Pan­ta­nàl. Imma­gi­ni di rara bel­lez­za ci giun­go­no dai luo­ghi e dal­le popo­la­zio­ni indi­ge­ne pres­so cui il foto­gra­fo ha sog­gior­na­to per alcu­ni perio­di: il Kenya, le Gala­pa­gos, l’Amazzonia degli Yano­ma­mi e dei Caya­pò, l’Africa dei Pig­mei, i Bosci­ma­ni, gli Him­ba, l’Artide, l’Antartide, etc.

Fug­gi­re da Mila­no, pur nel suo cuo­re pul­san­te, dal­le logi­che, dal­le fre­ne­sie del­la cit­tà è pos­si­bi­le, alme­no – se vor­re­te – per le pros­si­me due settimane.

Mar­ta Clinco
@MartaClinco

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Marta Clinco
Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.

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