L’orso della montagna è tornato in città
Segantini a Palazzo Reale

Gio­van­ni Segan­ti­ni — detto“orso del­la mon­ta­gna” per il pre­co­ce abban­do­no del­la vita urba­na con il riti­ro pri­ma in Brian­za poi in Enga­di­na — tor­na a Mila­no, cit­tà che ne ha visto la for­ma­zio­ne pres­so l’Accademia di Bre­ra e da cui l’autore ha trat­to impor­tan­ti suggestioni.

Segantini Collage

Segan­ti­ni. Il ritor­no a Mila­no è un’esposizione di ecce­zio­na­le impor­tan­za per la quan­ti­tà del­le ope­re pre­sen­ti e per la pre­ge­vo­lez­za dei pre­sti­ti, mol­ti dei qua­li internazionali.
Rea­liz­za­ta dal Comu­ne di Mila­no, Palaz­zo Rea­le e Ski­ra in col­la­bo­ra­zio­ne con la Fon­da­zio­ne Anto­nio Maz­zot­ta e cura­ta da Annie Pau­le Quin­sac, che ha dedi­ca­to al pit­to­re qua­si mez­zo seco­lo di stu­di e otto mostre nel mon­do (qui affian­ca­ta dal­la pro­ni­po­te dell’artista, Dia­na Segan­ti­ni), la mostra, inau­gu­ra­ta il 18 set­tem­bre scor­so, reste­rà al pri­mo pia­no del Palaz­zo di Piaz­za Duo­mo fino al 18 gen­na­io 2015.
Distri­bui­te in otto sale, le 120 ope­re sono orga­niz­za­te per temi al fine di accom­pa­gna­re con più agi­li­tà il visi­ta­to­re attra­ver­so il per­cor­so evo­lu­ti­vo del pit­to­re che fon­de insie­me divi­sio­ni­smo, sim­bo­li­smo e natu­ra­li­smo panteista.

Ritratto della signora Torelli. (1885-1886)
Ritrat­to del­la signo­ra Torel­li. (1885–1886)

In medias res, il con­tat­to diret­to con la vita dell’artista è impo­sta­to sin dal­la pri­ma sala che espo­ne ogget­ti per­so­na­li, foto­gra­fie di fami­glia e let­te­re alla moglie Bice Bugat­ti e si raf­for­za nel­la secon­da dove sono rac­col­ti qua­si tut­ti gli auto­ri­trat­ti di Segan­ti­ni, dall’immagine rea­li­sti­ca gio­va­ni­le alle sem­bian­ze bizan­ti­neg­gian­ti da Cri­sto pantocratore.
L’importanza del­la cit­tà di Mila­no nel­la vita e nell’opera del mae­stro è cen­tra­le nel­la sezio­ne “Gli Esor­di” con ope­re come Il Coro di S.Antonio e i vari scor­ci dei Navi­gli dove si rile­va inol­tre la for­te influen­za del­la tec­ni­ca fotografica.
La secon­da sezio­ne, “Il ritrat­to”. Spec­chio e sim­bo­lo pre­sen­ta una raf­fi­na­ta sele­zio­ne di dipin­ti tra i qua­li il Ritrat­to del­la Signo­ra Torel­li, per la pri­ma vol­ta in Ita­lia, e il cele­bre Ritrat­to di Car­lo Rot­ta affian­ca­to da Peta­li di rosa ad illu­stra­re l’evoluzione sim­bo­li­sta che l’artista impar­ti­sce al genere.

La raccolta dei bozzoli (1882-1883)
La rac­col­ta dei boz­zo­li (1882–1883)

La ter­za par­te del­la mostra, “Il vero ripen­sa­to”, si con­cen­tra su natu­re mor­te poco note dell’artista acco­glien­do il visi­ta­to­re con due spet­ta­co­la­ri boi­se­ries.
E’ nel­la sala suc­ces­si­va inve­ce che si pos­so­no ammi­ra­re i capo­la­vo­ri sul­la vita agre­ste rea­liz­za­ti negli anni del­la Brian­za e del­la Sviz­ze­ra tra i qua­li La rac­col­ta dei boz­zo­li, Ritor­no all’ovile, Dopo il tem­po­ra­le, La rac­col­ta del­le zuc­che – ispi­ra­to dai ver­si di Emi­lio Pra­ga – e il pae­sag­gio monu­men­ta­le Alla Stan­ga, “una for­ma di infi­ni­to oltre la sem­pli­ce vita dei campi”.

Esposizione dentro l’esposizione l’eccezionale pannello centrale dedicato ai disegni preparatori che testimoniano la continua evoluzione delle singole opere nel lavoro dell’artista, che fa del disegno uno strumento di riflessione inestinguibile.

Uno spa­zio a sé meri­ta la nota Ave Maria a tra­sbor­do, sacra fami­glia in pre­ghie­ra sul lago di Pusia­no, espo­sta in una sala cir­co­la­re nel­la ver­sio­ne defi­ni­ti­va del 1886 insie­me con i boz­zet­ti del­la pri­ma fase.

Ritorno dal bosco (1890)
Ritor­no dal bosco (1890)

E’ in ter­ri­to­rio sviz­ze­ro che Segan­ti­ni appro­da al suo per­so­na­le divi­sio­ni­smo, spez­zan­do la mate­ria in fila­men­ti di colo­re, pen­nel­la­te pure, trat­ti acco­sta­ti che si ricom­pon­go­no nel­la reti­na dell’osservatore. Pro­ta­go­ni­ste sono le Alpi e la figu­ra fem­mi­ni­le, in capo­la­vo­ri come Mez­zo­gior­no sul­le AlpiRitor­no dal bosco a cui si affian­ca­no i monu­men­ta­li pae­sag­gi oriz­zon­ta­li di fine Ottocento.

Nell’ottava sezio­ne un video mostra la gene­si del Trit­ti­co dell’Engadina, con­si­de­ra­to il testa­men­to spi­ri­tua­le di Segan­ti­ni, che con­du­ce il visi­ta­to­re all’ultima par­te dell’esposizione inti­to­la­ta “La mater­ni­tà”, ful­cro del sim­bo­li­smo dell’autore dove la Madre diven­ta l’immagine del rin­no­var­si eter­no del­la vita nel­la sua natu­ra­lez­za, come acca­de ne Le due madri, olio del­la GAM di Mila­no, e in L’Angelo del­la vita.

Apre la sala con­clu­si­va un epi­taf­fio di D’Annunzio in ono­re del­la mor­te dell’artista e la chiu­do­no altri ver­si, quel­li del poe­ma Nir­va­na di Lui­gi Illi­ca che han­no ispi­ra­to le cele­bri Casti­go del­le Lus­su­rio­seLe cat­ti­ve madri, ripor­ta­te in un filmato.

Asso­lu­ta­men­te da non per­de­re e adat­ta anche a un visi­ta­to­re poco esper­to, que­sta ras­se­gna – secon­do la pro­ni­po­te Dia­na – darà a Segan­ti­ni la giu­sta riso­nan­za, segnan­do il suo ben­tor­na­to nel­la cit­tà che lo ha visto sbocciare.

Ales­sia Carsana

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.