Mussolini socialista — la Grande Guerra nel partito

L’1 dicem­bre 1912 Beni­to Mus­so­li­ni assu­me la dire­zio­ne de l’Avan­ti!. Il gio­va­ne roma­gno­lo si tro­va a soli 29 anni in pos­ses­so di un mez­zo for­mi­da­bi­le per pro­pa­gan­da­re il pro­prio pen­sie­ro e i pro­pri idea­li poli­ti­ci: alla sua influen­za nel par­ti­to sfug­go­no solo il grup­po par­la­men­ta­re socia­li­sta capeg­gia­to da Tura­ti e la CGIL.
Il 1913 è fin dagli ini­zi un anno di ten­sio­ni: il 6 gen­na­io ha luo­go l’Ec­ci­dio di Roc­ca­gor­ga in cui muo­io­no set­te mani­fe­stan­ti per mano del­le for­ze del­l’or­di­ne; l’e­pi­so­dio sarà cau­sa di tut­te le agi­ta­zio­ni suc­ces­si­ve, che cul­mi­ne­ran­no nel­l’e­sta­te con la Set­ti­ma­na Ros­sa. In rispo­sta alla stra­ge, Mus­so­li­ni ini­zia una cam­pa­gna con­tro gli ecci­di di stam­po for­te­men­te anti­mi­li­ta­ri­sta, men­tre il par­ti­to, com­pli­ce la ten­sio­ne gene­ra­le, rifio­ri­sce nume­ri­ca­men­te. Il gio­va­ne diret­to­re si avvi­ci­na ai sin­da­ca­li­sti rivo­lu­zio­na­ri, che nel 1912 era­no usci­ti dal­la Con­fe­de­ra­zio­ne Gene­ra­le del Lavo­ro (CGdL) fon­dan­do l’U­nio­ne Sin­da­ca­le Ita­lia­na (USI), e agli anar­chi­ci — soste­nen­do una for­te pole­mi­ca con­tro i rifor­mi­sti di Tura­ti dai qua­li rice­ve a sua vol­ta pesan­ti cri­ti­che per man­can­za di con­cre­tez­za nel pro­gram­ma politico.

cartolina satirica di Mussolini con Turati, 1914
Car­to­li­na sati­ri­ca di Mus­so­li­ni con Tura­ti, 1914

Nei pri­mi di set­tem­bre il Par­ti­to Socia­li­sta apre la cam­pa­gna elet­to­ra­le e il diret­to­re del­la pri­ma testa­ta socia­li­sta del Pae­se non può che ave­re un ruo­lo deter­mi­nan­te nel­la pro­pa­gan­da. Tra il 26 otto­bre e il 2 novem­bre si svol­go­no le pri­me ele­zio­ni poli­ti­che a suf­fra­gio uni­ver­sa­le maschi­le e i socia­li­sti pren­do­no poco meno di un milio­ne di voti, pari al 17,5% dei seg­gi, dive­nen­do dopo i libe­ra­li la secon­da for­za poli­ti­ca d’I­ta­lia. Il risul­ta­to è qua­si un suc­ces­so per­so­na­le per Mus­so­li­ni che con­ti­nua ad aumen­ta­re la tira­tu­ra del gior­na­le e ini­zia subi­to l’a­zio­ne in fun­zio­ne del con­gres­so di Anco­na del­l’a­pri­le 1914.
A segui­to del fal­li­men­to di uno scio­pe­ro gene­ra­le del­l’U­nio­ne Sin­da­ca­le Mila­ne­se (USM) nel­l’a­go­sto del 1913,

il direttore de l’Avanti! inizia a maturare la consapevolezza che la via diretta al potere tramite la rivoluzione sia impraticabile e che nonostante la presenza nel Partito Socialista di élites attive e decise, queste difficilmente sarebbero riuscite a trascinare con rapidità il resto del proletariato.

Era neces­sa­rio che la rivo­lu­zio­ne scop­pias­se simul­ta­nea­men­te nel­le cam­pa­gne e nel­le cit­tà: c’e­ra biso­gno di costrui­re un socia­li­smo rivo­lu­zio­na­rio nuo­vo. Ad Anco­na i rifor­mi­sti si pre­sen­ta­no già bat­tu­ti e pas­sa la tesi del­l’in­tran­si­gen­za asso­lu­ta nei con­fron­ti del par­la­men­ta­ri­smo e dei bloc­chi con gli altri par­ti­ti. L’u­ni­ca bat­ta­glia riguar­da la que­stio­ne mas­so­ni­ca, che si con­clu­de con l’ap­pro­va­zio­ne di un ordi­ne del gior­no di Mus­so­li­ni per l’e­spul­sio­ne dei mem­bri massoni.

Il XIV Congresso socialista di Ancona, tra i relatori Benito Mussolini
Il XIV Con­gres­so socia­li­sta di Anco­na, tra i rela­to­ri Beni­to Mussolini

Lo sta­to d’a­ni­mo pro­dot­to dal­la Guer­ra di Libia ave­va dato gran­de vigo­re al par­ti­to ma si sta­va len­ta­men­te logo­ran­do col tem­po: era­no neces­sa­rie altre pro­spet­ti­ve con­cre­te di lot­ta. L’oc­ca­sio­ne vie­ne for­ni­ta dal­l’en­ne­si­mo ecci­dio, avve­nu­to ad Anco­na il 7 giu­gno, dove ven­go­no ucci­si dai cara­bi­nie­ri tre gio­va­ni: è la cau­sa sca­te­nan­te di quel­la che pas­se­rà alla sto­ria come la “Set­ti­ma­na Ros­sa”. Il 9 giu­gno vie­ne pro­cla­ma­to lo scio­pe­ro gene­ra­le di pro­te­sta in tut­ta Ita­lia dal Par­ti­to Socia­li­sta d’ac­cor­do con la CGdL, che però si sfi­la dopo due gior­ni a segui­to del­la mobi­li­ta­zio­ne del­l’e­ser­ci­to. Lo scio­pe­ro, che assu­me i carat­te­ri di un vero moto rivo­lu­zio­na­rio, dopo esser­si pro­pa­ga­to per tut­to il Pae­se, va estin­guen­do­si fino a ces­sa­re il 14 giu­gno (10 gior­ni pri­ma del­l’as­sas­si­nio di Sara­je­vo). Mus­so­li­ni è estra­neo all’or­ga­niz­za­zio­ne del­lo scio­pe­ro, che è coor­di­na­to dal­la dire­zio­ne del par­ti­to e del­la con­fe­de­ra­zio­ne, tut­ta­via non gli sfug­go­no tre aspet­ti emer­si nel­le agi­ta­zio­ni: la fusio­ne tra varie espe­rien­ze regio­na­li del movi­men­to ope­ra­io, la par­te­ci­pa­zio­ne del­le mas­se con­ta­di­ne nel movi­men­to e la spin­ta uni­ta­ria dei vari par­ti­ti e grup­pi del­la sini­stra rivoluzionaria.

La “Set­ti­ma­na Ros­sa” con­du­ce a un nul­la di fat­to e Mus­so­li­ni coglie l’oc­ca­sio­ne per pro­por­re un’u­nio­ne pro­le­ta­ria, per costi­tui­re un fron­te d’a­zio­ne comu­ne: vuo­le moder­niz­za­re il socia­li­smo e ricer­ca­re una poli­ti­ca nuo­va, ormai cer­to del­l’im­pos­si­bi­li­tà di rea­liz­za­re la rivo­lu­zio­ne dan­do vita a “qua­ran­tot­ta­te”, moti non orga­niz­za­ti, spon­ta­nei e pri­vi di una dire­zio­ne consapevole.

Il 28 luglio 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando viene assassinato a Sarajevo, meno di un mese dopo l’Impero Asburgico presenta un ultimatum alla Serbia — Mussolini sull’Avanti! scrive “Abbasso la guerra!”.

La situa­zio­ne pre­ci­pi­ta: il con­flit­to si esten­de a tut­te le gran­di poten­ze euro­pee, l’In­ter­na­zio­na­le fal­li­sce mise­ra­men­te quan­do i par­ti­ti socia­li­sti euro­pei, tran­ne quel­lo ita­lia­no, spo­sa­no la tesi del­la dife­sa nazio­na­le. L’I­ta­lia si stac­ca sem­pre più net­ta­men­te dagli Impe­ri cen­tra­li e il Bel­gio, sta­to neu­tra­le, vie­ne aggre­di­to dal­l’Im­pe­ro Tedesco.

Mussolini direttore de "Il Popolo d'Italia", 1914
Mus­so­li­ni diret­to­re de “Il Popo­lo d’I­ta­lia”, 1914

Il Par­ti­to Socia­li­sta Ita­lia­no man­tie­ne fer­ma la linea non-inter­ven­ti­sta, Mus­so­li­ni dal can­to suo ini­zia a matu­ra­re dub­bi sul­la capa­ci­tà dei suoi com­pa­gni di dire­zio­ne nel ren­der­si con­to del­la situa­zio­ne e di ade­guar­vi­si. Natu­ra­le è la sim­pa­tia per il pic­co­lo e paci­fi­co popo­lo bel­ga aggre­di­to dal mili­ta­ri­smo e dal­l’im­pe­ria­li­smo ger­ma­ni­co. Nel frat­tem­po Bis­so­la­ti, Sal­ve­mi­ni e Bat­ti­sti si pro­nun­cia­no a favo­re del­l’in­ter­ven­to, così fan­no il Par­ti­to Repub­bli­ca­no e quel­lo Radi­ca­le. Men­tre il Par­ti­to Socia­li­sta e l’Avan­ti! si irri­gi­di­sco­no sul­la for­mu­la del­la neu­tra­li­tà asso­lu­ta, Mus­so­li­ni vie­ne tra­vol­to da una real­tà più for­te di lui e sul momen­to con­fer­ma l’in­tran­si­gen­za non-interventista.

Nel frat­tem­po si svol­go­no le pri­me mani­fe­sta­zio­ne di piaz­za con­tro L’Au­stria-Unghe­ria a favo­re del­l’in­ter­ven­to, e alcu­ne fran­ge del­la sini­stra inter­ven­ti­sta orga­niz­za­no un Fascio rivo­lu­zio­na­rio d’a­zio­ne inter­na­zio­na­li­sta. Il 22 set­tem­bre vie­ne pub­bli­ca­to, per volon­tà del­la dire­zio­ne del Par­ti­to Socia­li­sta, un mani­fe­sto per la neu­tra­li­tà asso­lu­ta ste­so dal­lo stes­so Mus­so­li­ni e da Tura­ti. Il 26 e il 27 del­lo stes­so mese, l’Avan­ti! orga­niz­za un refe­ren­dum popo­la­re per l’in­ter­ven­to o meno del­l’I­ta­lia in guer­ra, che si risol­ve in un vero e pro­prio “ple­bi­sci­to” paci­fi­sta. Intan­to la situa­zio­ne inter­na­zio­na­le pre­me sem­pre di più sul mon­do poli­ti­co ita­lia­no e sui socia­li­sti e, col pas­sa­re dei gior­ni, la neu­tra­li­tà dichia­ra­ta ver­so tut­ti i bel­li­ge­ran­ti diven­ta aper­ta­men­te “sim­pa­ti­ca” nei con­fron­ti del­la Fran­cia e “osti­le” ver­so l’Austria.

Mussolini confida a pochi intimi di iniziare a condividere l’idea dell’intervento e alla convocazione della direzione del partito del 18 ottobre, muta ufficialmente posizione: passando dalla neutralità assoluta a quella “attiva e operante”.

Secon­do lui, infat­ti, la pri­ma imbot­ti­glie­reb­be il par­ti­to e lo ren­de­reb­be com­pli­ce degli Impe­ri, men­tre l’in­ter­ven­to del Regno d’I­ta­lia potreb­be esse­re deci­si­vo per la con­clu­sio­ne velo­ce del­la guer­ra. Il diret­to­re de l’Avan­ti! ha com­pre­so che il Par­ti­to Socia­li­sta nascon­de die­tro la neu­tra­li­tà asso­lu­ta la man­can­za di un pro­gram­ma per il futu­ro, ed è con­vin­to che si stia per­den­do un’oc­ca­sio­ne irri­pe­ti­bi­le: la guer­ra avreb­be infat­ti crea­to le con­di­zio­ni neces­sa­rie per la Rivo­lu­zio­ne, che avreb­be libe­ra­to l’Eu­ro­pa dal gio­go mili­ta­ri­sta e capi­ta­li­sta. I pro­ble­mi nazio­na­li e l’ir­re­den­ti­smo non pote­va­no esse­re igno­ra­ti dal par­ti­to e l’in­ter­ven­ti­smo avreb­be, infi­ne, con­sen­ti­to ai socia­li­sti (a Mus­so­li­ni?) di inse­rir­si atti­va­men­te nel­la vita poli­ti­ca del Pae­se e diven­ta­re determinanti.
La mag­gio­ran­za del­la dire­zio­ne vuo­le però rima­ne­re fede­le al mani­fe­sto del 22, Mus­so­li­ni, a quel pun­to, si dimet­te dal­la dire­zio­ne de l’Avan­ti!.

Il 15 novem­bre esce il pri­mo nume­ro del nuo­vo quo­ti­dia­no di Mus­so­li­ni: Il Popo­lo d’I­ta­lia, con il sot­to­ti­to­lo “quo­ti­dia­no socia­li­sta”. È pro­prio il nuo­vo gior­na­le e la dub­bia ori­gi­ne dei fon­di che Mus­so­li­ni era riu­sci­to ad accu­mu­la­re in tre set­ti­ma­ne, il moti­vo espli­ci­to del­la sua espul­sio­ne, sen­za che tut­ta­via venis­se svol­ta una vera inchie­sta sul­la pro­ve­nien­za dei denari.

A poche ore dell’espulsione per indegnità morale, Giuseppe Prezzolini scrive un telegramma a Mussolini: “Il Partito Socialista ti espelle, l’Italia ti accoglie”.

Gui­do Giu­lio Beduschi
@gg_beduschi

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Guido G. Beduschi
Stu­den­te di Sto­ria, da gran­de voglio inca­stel­lar­mi. Ho una bicicletta.

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