Mussolini socialista
L’agitatore romagnolo alla guida de l’Avanti!

Que­st’an­no ricor­re un anni­ver­sa­rio fon­da­men­ta­le per la sto­ria d’Eu­ro­pa: un seco­lo fa scop­pia­va il con­flit­to mon­dia­le che avreb­be dis­san­gua­to e radi­cal­men­te tra­sfor­ma­to le più gran­di poten­ze mondiali.
Oltre all’an­ni­ver­sa­rio del­lo scop­pio del­la Gran­de Guer­ra, ricor­re anche l’an­ni­ver­sa­rio di un altro even­to, deter­mi­na­to pro­prio dal pri­mo: l’e­spul­sio­ne di Beni­to Mus­so­li­ni, già diret­to­re de l’A­van­ti!, dal Par­ti­to Socia­li­sta Italiano.

Il 29 novem­bre 1914 Beni­to Mus­so­li­ni vie­ne espul­so per inde­gni­tà mora­le dal Par­ti­to Socia­li­sta Ita­lia­no. Cin­que gior­ni pri­ma era sta­ta la Sezio­ne Socia­li­sta mila­ne­se ad appro­va­re la pro­po­sta di espul­sio­ne e Mus­so­li­ni, pre­sen­te all’as­sem­blea, ave­va affer­ma­to: “Sono e rimar­rò socia­li­sta: ci sono 12 anni del­la mia vita di par­ti­to che sono e dovreb­be­ro esse­re garan­zia. Non è pos­si­bi­le tra­mu­tar­si d’a­ni­mo. Il socia­li­smo entra nel­la car­ne” e aggiun­ge­va: “Voi mi vedre­te anco­ra, lo voglia­te o no, al vostro fian­co (…). Non cre­dia­te che mi sepa­ri gaia­men­te di que­sta tes­se­ra. Strap­pa­te­me­la pure, ma non mi impe­di­re­te di esse­re in pri­ma fila per la cau­sa del socia­li­smo. Viva il socia­li­smo. Viva la rivo­lu­zio­ne”. Oggi, dopo cen­t’an­ni di sto­ria ita­lia­na, sem­bra incre­di­bi­le che que­ste paro­le sia­no sta­te real­men­te pro­nun­cia­te da colui che sarà fon­da­to­re e “duce” del fasci­smo. Ma andia­mo con ordi­ne, riper­cor­ren­do l’e­spe­rien­za poli­ti­ca e i 12 anni di “vita di par­ti­to” di Mussolini.

Il cre­do poli­ti­co di Mus­so­li­ni ha le sue radi­ci nel socia­li­smo del padre Ales­san­dro, dal­le “tin­te accen­tua­ta­men­te popu­li­sti­che e anar­chi­che” (De Feli­ce). Il padre fu deter­mi­nan­te tan­to che è lo stes­so figlio ad ammet­te­re che: “Con l’e­sem­pio di un altro padre sarei dive­nu­to diver­so” (E. Lud­wig, Col­lo­qui con Mus­so­li­ni). Omag­gio agli idea­li poli­ti­ci del padre sono anche i tre nomi che Mus­so­li­ni rice­ve: Beni­to per Beni­to Jua­rez (eroe mes­si­ca­no con­tro l’oc­cu­pa­zio­ne fran­ce­se del Mes­si­co, restau­ra­to­re del­la repub­bli­ca e pre­si­den­te rifor­ma­to­re), Amil­ca­re per Amil­ca­re Cipria­ni (patrio­ta anar­chi­co, segue Gari­bal­di in Sici­lia e com­bat­te per la Comu­ne nel 1870), e Andrea per Andrea Costa (“padre” del Par­ti­to Socia­li­sta Ita­lia­no, pri­mo depu­ta­to nel par­la­men­to di idee socialiste).

Nel luglio del 1902, a soli 19 anni, spin­to dal desi­de­rio di ten­tar for­tu­na e dal suo ani­mo avven­tu­ro­so e ribel­le (era sta­to chia­ma­to alla fer­ma di leva mili­ta­re), Mus­so­li­ni emi­gra in Sviz­ze­ra, dove rimar­rà fino al novem­bre del 1904. La Sviz­ze­ra in que­gli anni era meta di mol­ti ita­lia­ni, che qui svol­ge­va­no soprat­tut­to l’at­ti­vi­tà di mura­to­ri e mano­va­li. Mus­so­li­ni, par­ti­to sen­za una meta pre­ci­sa, si spo­sta tra Losan­na e Ber­na e, tro­van­do lavo­ro come mano­va­le, col­la­bo­ra con alcu­ne rivi­ste “ros­se”.

Il gio­va­ne Mus­so­li­ni ave­va già avu­to qual­che espe­rien­za gior­na­li­sti­ca in Ita­lia, ma è in Sviz­ze­ra, si può dire, che ini­zia per dav­ve­ro quel­la che sarà una for­tu­na­ta car­rie­ra che lo por­te­rà alla dire­zio­ne de l’A­van­ti!; qui si spe­cia­liz­za subi­to in temi anti­re­li­gio­si e anti­mi­li­ta­ri­sti: l’in­fluen­za più impor­tan­te nel pen­sie­ro di Mus­so­li­ni è il sin­da­ca­li­smo rivo­lu­zio­na­rio di Geor­ges Sorel, ideo­lo­gia secon­do cui con l’a­zio­ne diret­ta e lo scio­pe­ro gene­ra­le si pote­va dare nuo­vo vigo­re al pro­le­ta­ria­to e che, iden­ti­fi­can­do lo Sta­to con la clas­se bor­ghe­se, pone­va come uni­co obbiet­ti­vo del­la lot­ta l’e­spro­pria­zio­ne del­la clas­se capi­ta­li­sti­ca. Que­sta posi­zio­ne non pote­va che scon­trar­si con quel­la del socia­li­smo rifor­mi­sta, all’e­po­ca alla gui­da del Par­ti­to Socia­li­sta Ita­lia­no, che cer­ca­va di otte­ne­re risul­ta­ti con­cre­ti attra­ver­so la pra­ti­ca par­la­men­ta­re e le rifor­me. In Sviz­ze­ra Mus­so­li­ni cono­sce anche la filo­so­fia di Nie­tzsche da cui fu pro­fon­da­men­te impres­sio­na­to: nel 1924 affer­me­rà addi­rit­tu­ra che fu il filo­so­fo tede­sco a “gua­rir­lo” dal suo socialismo.

A segui­to di un paio di espul­sio­ni da un can­to­ne all’al­tro, e dopo esser­si gua­da­gna­to una posi­zio­ne di spic­co tra i socia­li­sti ita­lia­ni in Sviz­ze­ra, qua­si ina­spet­ta­ta­men­te Mus­so­li­ni tor­na in Italia.

Pre­sta­to il ser­vi­zio mili­ta­re, nel 1908 ottie­ne la dire­zio­ne del set­ti­ma­na­le socia­li­sta La lima, dove fir­ma i suoi arti­co­li vee­men­te­men­te anti­cle­ri­ca­li con lo pseu­do­ni­mo “Vero Ere­ti­co”. Lo stes­so anno scri­ve un sag­gio su Nie­tzsche, La filo­so­fia del­la for­za, dove si può distin­gue­re un embrio­na­le “supe­ro­mi­smo” mus­so­li­nia­no. Nel feb­bra­io 1909 emi­gra a Tren­to, allo­ra cit­tà del­l’Im­pe­ro Austro-Unga­ri­co, chia­ma­to­vi per rico­pri­re l’in­ca­ri­co di segre­ta­rio del­la Came­ra del lavo­ro e di diret­to­re del suo orga­no, L’av­ve­ni­re del lavo­ra­to­re. Qui col­la­bo­ra con Il Popo­lo diret­to da Cesa­re Bat­ti­sti con il qua­le instau­ra un rap­por­to pro­fon­do di sti­ma reci­pro­ca. Le idee irre­den­ti­ste influi­sco­no note­vol­men­te sul pen­sie­ro di Mus­so­li­ni, che tut­ta­via rima­ne con­vin­to inter­na­zio­na­li­sta e con­tra­rio ad ogni for­ma di patriot­ti­smo pur ini­zian­do a dare impor­tan­za al fat­to­re lin­gui­sti­co e alla lot­ta per l’au­to­no­mia, come stru­men­ti neces­sa­ri per ride­sta­re la coscien­za sopi­ta dei tren­ti­ni e per dare lin­fa vita­le all’am­bien­te poli­ti­co, neces­sa­ria per far trion­fa­re il socialismo.

Ber­sa­glio pre­fe­ri­to degli arti­co­li pole­mi­ci di Mus­so­li­ni in que­sto perio­do è anco­ra una vol­ta il mon­do cat­to­li­co, soprat­tut­to il loro gior­na­le Vita tren­ti­na, diret­to da Alci­de De Gaspe­ri (elet­to al Par­la­men­to austria­co nel 1911 e futu­ro fon­da­to­re del­la Demo­cra­zia Cri­stia­na), con il qua­le Mus­so­li­ni ten­ne un vio­len­to contraddittorio.
Per la sua atti­vi­tà “sov­ver­si­va” e di agi­ta­to­re, il 3 otto­bre 1909 Mus­so­li­ni vie­ne espul­so e tor­na a For­lì, dove diven­ta segre­ta­rio del­la Fede­ra­zio­ne Socia­li­sta e diret­to­re del suo set­ti­ma­na­le La lot­ta di clas­se. Mus­so­li­ni ren­de­rà la pic­co­la fede­ra­zio­ne for­li­ve­se la base di un nuo­vo par­ti­to che avreb­be potu­to rea­liz­za­re, se non l’u­ni­tà di tut­ta la sini­stra, alme­no quel­la del­l’a­la rivo­lu­zio­na­ria. Trae sug­ge­stio­ni da auto­ri sin­da­ca­li­sti-rivo­lu­zio­na­ri, da anar­co-sin­da­ca­li­sti, da rivi­ste di stam­po sin­da­ca­li­sta-Sorel­lia­no (come La Voce di Giu­sep­pe Prez­zo­li­ni) e dal socia­li­sta Gae­ta­no Salvemini.
Pro­prio da Prez­zo­li­ni e da Sal­ve­mi­ni trae la pro­pria pole­mi­ca con­tro l’a­la rifor­mi­sta di Tura­ti, con­tro i bloc­chi con le altre sini­stre e con­tro la mas­so­ne­ria. In que­sti anni cal­deg­gia la con­qui­sta del suf­fra­gio uni­ver­sa­le. Mus­so­li­ni matu­ra la con­vin­zio­ne che le mino­ran­ze del Par­ti­to Socia­li­sta, effi­cien­ti e con­sce del­le mete rivo­lu­zio­na­rie, deb­ba­no esse­re l’a­van­guar­dia di un movi­men­to di mas­sa, pron­to ad usa­re qual­sia­si mez­zo, anche vio­len­to, per rag­giun­ge­re il pro­prio sco­po; com­pi­to di que­ste mino­ran­ze è ali­men­ta­re un’a­gi­ta­zio­ne con­ti­nua e per­ma­nen­te per man­te­ne­re vive le con­di­zio­ni giu­ste per la rivoluzione.

Al Con­gres­so Nazio­na­le del Par­ti­to Socia­li­sta che si svol­ge a Mila­no nel 1910, i rifor­mi­sti otten­go­no il dop­pio dei voti dei rivo­lu­zio­na­ri. Sono pre­sen­ti anche i dele­ga­ti del­la fede­ra­zio­ne di Mus­so­li­ni, che vota­no l’or­di­ne del gior­no rivo­lu­zio­na­rio, anche se il segre­ta­rio pre­fe­ri­reb­be por­re fine a que­sto “matri­mo­nio adul­te­ro” e dare vita a un par­ti­to socia­li­sta rivo­lu­zio­na­rio auto­no­mo. Nel mar­zo del 1911 scop­pia il caso Bis­so­la­ti: il par­la­men­ta­re socia­li­sta era infat­ti sali­to al Qui­ri­na­le per le con­sul­ta­zio­ni con il Re; la dire­zio­ne del par­ti­to, gui­da­ta Tura­ti, scen­de in sua dife­sa, men­tre con­tro di lui si sca­glia la sini­stra del par­ti­to. Mus­so­li­ni vor­reb­be l’e­spul­sio­ne di Bis­so­la­ti, tut­ta­via la cor­ren­te rifor­mi­sta rie­sce ad ave­re la meglio: per pro­te­sta e per dare il buon esem­pio la Fede­ra­zio­ne Socia­li­sta di For­lì si distac­ca dal par­ti­to, come pri­mo embrio­ne di un futu­ro par­ti­to socia­li­sta rivoluzionario.

Nel­l’e­sta­te del­lo stes­so anno una nuo­va vicen­da scon­vol­ge il mon­do poli­ti­co ita­lia­no: la que­stio­ne di Tri­po­li, o meglio l’im­mi­nen­te Guer­ra di Libia. Mus­so­li­ni è net­ta­men­te con­tra­rio alla guer­ra e affer­ma in un discor­so del set­tem­bre che sareb­be sta­to “mol­to meglio colo­niz­za­re le mol­te Tri­po­li del­l’I­ta­lia con­tem­po­ra­nea”. La situa­zio­ne dege­ne­ra: il 29 set­tem­bre si tie­ne uno scio­pe­ro gene­ra­le con­tro la guer­ra e due set­ti­ma­ne dopo Mus­so­li­ni vie­ne arre­sta­to in segui­to ad un discor­so inci­tan­te alla vio­len­za, pro­nun­cia­to pro­prio duran­te lo scio­pe­ro. Con lui vie­ne incar­ce­ra­to un altro “sov­ver­si­vo”, l’al­lo­ra repub­bli­ca­no Pie­tro Nenni.
Mus­so­li­ni vie­ne scar­ce­ra­to a metà mar­zo del 1912 e il 14 apri­le la fede­ra­zio­ne for­li­ve­se rien­tra nel Par­ti­to Socia­li­sta Ita­lia­no, in vista del con­gres­so di luglio che si ter­rà a Reg­gio Emi­lia. Ragio­ne del fret­to­lo­so rien­tro tra le fila del par­ti­to è la pre­pa­ra­zio­ne al con­gres­so e la resa dei con­ti con l’a­la rifor­mi­sta; Mus­so­li­ni rie­sce a supe­ra­re con faci­li­tà l’i­so­la­men­to poli­ti­co suc­ces­si­vo al distac­ca­men­to del­la sua fede­ra­zio­ne e rien­tra nel par­ti­to non come uno scon­fit­to, ma addi­rit­tu­ra da eroe.

A fine giu­gno vie­ne intro­dot­to il suf­fra­gio uni­ver­sa­le maschi­le; l’a­la rivo­lu­zio­na­ria è tut­t’al­tro che sod­di­sfat­ta: la con­ces­sio­ne del dirit­to è un fre­no all’a­gi­ta­zio­ne pro­le­ta­ria, quan­do inve­ce que­sto pote­va esse­re un ele­men­to di svi­lup­po rivo­lu­zio­na­rio. Il 7 luglio si apre final­men­te il XIII Con­gres­so del Par­ti­to Socia­li­sta, e Mus­so­li­ni vi pre­sen­ta un ordi­ne del gior­no per l’e­spul­sio­ne in segui­to a “gra­vis­si­ma offe­sa allo spi­ri­to e alla dot­tri­na socia­li­sta” dei rifor­mi­sti di destra (tra cui lo stes­so Leo­ni­da Bis­so­la­ti e Iva­noe Bono­mi). L’or­di­ne del gior­no ottie­ne la stra­gran­de mag­gio­ran­za dei voti. Costan­ti­no Laz­za­ri, lea­der del­l’a­la rivo­lu­zio­na­ria, vie­ne elet­to segre­ta­rio del par­ti­to, men­tre i “destri” espul­si fon­da­no il Par­ti­to Socia­li­sta Rifor­mi­sta. Il rin­no­va­men­to non avvie­ne solo alla segre­te­ria, ma inve­ste anche la dire­zio­ne del quo­ti­dia­no del par­ti­to, l’A­van­ti!, la cui dire­zio­ne pas­sa da Clau­dio Tre­ves allo stes­so Mus­so­li­ni. Il segre­ta­rio del­la fede­ra­zio­ne di For­lì vie­ne pro­po­sto dal neo-elet­to segre­ta­rio del par­ti­to in quan­to gio­va­ne rite­nu­to con­trol­la­bi­le — la sto­ria avreb­be dimo­stra­to tut­to il contrario.

To be continued…

Guido G. Beduschi
Stu­den­te di Sto­ria, da gran­de voglio inca­stel­lar­mi. Ho una bicicletta.
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