Quel discorso andrebbe letto nelle scuole

Qual­cu­no ha scrit­to che quel discor­so andreb­be let­to nel­le scuole.
Qual­cu­no ha det­to che paro­le così sono da con­si­de­ra­re rivoluzionarie.
Qual­cu­no non ne è rima­sto col­pi­to, per­ché con­si­de­ra quel mes­sag­gio di ugua­glian­za la normalità.
Qual­cu­no inve­ce ha lan­cia­to vaghe e impu­den­ti inti­mi­da­zio­ni ver­so Emma Watson, che il discor­so in que­stio­ne l’ha scrit­to e pro­nun­cia­to a New York il 21 set­tem­bre, come amba­scia­tri­ce di buo­na volon­tà di “He For She” — cam­pa­gna del­le Nazio­ni Uni­te impe­gna­ta nel coin­vol­gi­men­to degli uomi­ni nel­la lot­ta per l’uguaglianza di genere.

Sfor­tu­na­ta­men­te non stu­pi­sce che una cam­pa­gna che cer­ca la par­te­ci­pa­zio­ne di uomi­ni in una bat­ta­glia con­si­de­ra­ta per seco­li pura­men­te fem­mi­ni­le — che chie­de un cam­bio di ruo­lo, qual­co­sa in più di una pac­ca sul­la spal­la per inten­der­ci — sca­te­ni la codar­da arro­gan­za di indi­vi­dui che in quan­to codar­di e arro­gan­ti, scel­go­no di resta­re anonimi.
Non stu­pi­sce nem­me­no che insul­ti e minac­ce sia­no sta­ti fat­ti tra­mi­te Inter­net – gio­ia e cruc­cio del­la libe­ra espres­sio­ne – sul­la pagi­na emmayouarenext.com sot­to la dici­tu­ra “Emma tu sarai la pros­si­ma” rife­ren­do­si alle foto sen­za veli che nel­le ulti­me set­ti­ma­ne era­no sta­te hac­ke­ra­te dai pro­fi­li pri­va­ti di note attri­ci statunitensi.
La pro­vo­ca­zio­ne si è poi rive­la­ta pri­va di fon­da­men­to ma il mes­sag­gio, vol­to a scon­giu­ra­re ogni altro mini­mo ten­ta­ti­vo di smuo­ve­re lo sta­tus quo, non è pas­sa­to inosservato.

Eppure la realtà è che il discorso di Emma Watson non ha nulla di rivoluzionario o scandaloso, è un discorso giusto, ineccepibile, che illustra con chiarezza il significato del termine “Femminista” – del quale lei si fregia senza timore né scalpore – che non indica la ricerca di superiorità da parte del sesso femminile, ma il desiderio di parità tra i generi. Perché questo avvenga è necessario – sottolinea la Watson – l’impegno di uomini, non solo di donne.

Emma Watson è sta­ta diret­ta, imme­dia­ta, ine­qui­vo­ca­bi­le. Non ha com­piu­to gesti ine­di­ti, ha uti­liz­za­to il dia­lo­go, la diplo­ma­zia, il suo ruo­lo, sé stes­sa per dif­fon­de­re un’idea anco­ra poco con­di­vi­sa nono­stan­te a lei e a mol­ti altri appa­ia incre­di­bil­men­te naturale.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=kk7Rmz32OQM[/youtube]

A quan­to pare un fine simi­le ani­ma­va le gesta di Sam Pep­per you­tu­ber dagli istin­ti uma­ni­ta­ri che per sen­si­bi­liz­za­re il pro­prio pub­bli­co all’idea che le mole­stie ses­sua­li pos­sa­no giun­ge­re da ambo i ses­si e reca­re il mede­si­mo fasti­dio – con­cet­to più che veri­tie­ro – ha scel­to di pub­bli­ca­re un video in cui, avvi­ci­nan­do­si ad alcu­ne ragaz­ze per chie­de­re infor­ma­zio­ni, ne appro­fit­ta­va per tasta­re loro il fon­do­schie­na con non­cha­lan­ce. Il video, cari­ca­to ini­zial­men­te sen­za che ne venis­se spie­ga­ta la ragio­ne socia­le, ha susci­ta­to la rea­zio­ne del popo­lo di inter­net spez­za­to tra colo­ro che plau­di­va­no l’esilarante idea di toc­ca­re sco­no­sciu­te e met­te­re le pro­prie impre­se onli­ne e colo­ro che ne rima­ne­va­no indi­gna­ti. Il rumo­re è sta­to tale che le giu­sti­fi­ca­zio­ni del ragaz­zo e del­le col­le­ghe pre­sen­ti nel video, dichia­ra­te­si a cono­scen­za del­la ripre­sa e d’accordo con Pep­per sono pas­sa­te del tut­to inos­ser­va­te, ciò che è rima­sto è sta­to un video poco ori­gi­na­le di un ragaz­zo che mole­sta alcu­ne sconosciute.

I casi di Emma Watson e Sam Pep­per con­di­vi­do­no uno sco­po simi­le, mez­zi diver­gen­ti e risul­ta­ti oppo­sti, ma non per­ché la pri­ma ha sfrut­ta­to l’arte reto­ri­ca e il secon­do ha cer­ca­to lo scon­vol­gi­men­to, ben­sì per­ché men­tre la Watson, attri­ce rico­no­sciu­ta da buo­na par­te del Mon­do, ha uti­liz­za­to la pro­pria imma­gi­ne per uno sco­po, riu­scen­do a met­te­re in luce il con­te­nu­to del suo mes­sag­gio e oscu­ran­do sé stes­sa, Pep­per ha dato visi­bi­li­tà solo alle azio­ni tra­la­scian­do­ne il senso.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=8S3dPZx0Sac[/youtube]

Una pro­te­sta, di qual­sia­si gene­re essa sia, non può per­de­re di vista il moti­vo per cui è nata, — gran­de e con­tro­ver­sa, o sem­pli­ce e linea­re. Rima­ne sem­pre sot­ti­le il con­fi­ne tra pro­ta­go­ni­smo e coin­vol­gi­men­to e a decre­tar­ne il supe­ra­men­to sono i risultati.

Una cam­pa­gna di sen­si­bi­liz­za­zio­ne, una mani­fe­sta­zio­ne che fun­zio­na è quel­la di cui si ricor­da­no le moti­va­zio­ni, rese più chia­re tra­mi­te i mez­zi — che sia­no i cor­pi del­le Femen uti­liz­za­ti come tele per mes­sag­gi che non si dimen­ti­ca­no, o le sec­chia­te d’ac­qua geli­da che in ago­sto han­no bagna­to buo­na par­te di chi ha acces­so a un social net­work, o anco­ra le sfi­la­te orga­niz­za­te dai cen­tri socia­li duran­te la quar­ta set­ti­ma­na di pro­te­ste (che coin­ci­de­va con al fashion week mila­ne­se) per la libe­ra­zio­ne for­za­ta dei loca­li occupati.

(Quasi) tutto è lecito purché ne sia chiara e limpida l’intenzione, o qualsiasi contestazione rimarrà uno show, magari divertente, ma del tutto inutile.

Giu­lia Pacchiarini
@GiuliaAlice1

Giulia Pacchiarini
Ragaz­za. Frut­to di scel­te sco­la­sti­che poco azzec­ca­te e tem­po libe­ro ben impie­ga­to ascol­tan­do per­so­ne a bor­do di mez­zi di tra­spor­to alternativi.
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Ragazza. Frutto di scelte scolastiche poco azzeccate e tempo libero ben impiegato ascoltando persone a bordo di mezzi di trasporto alternativi.

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