Songs of Innocence
Una bottiglia di latte nel frigo di chi non l’ha mai chiesta

È il 9 set­tem­bre quan­do all’at­te­sis­si­ma pre­sen­ta­zio­ne dei nuo­vi pro­dot­ti del­la mela di Cuper­ti­no fan­no la loro com­par­sa sul pal­co nien­te meno che gli U2. nes­su­no avreb­be potu­to imma­gi­na­re la loro pre­sen­za né, tan­to meno, l’an­nun­cio che da lì a pochi minu­ti avreb­be­ro dato: un nuo­vo album, dispo­ni­bi­le da subi­to, onli­ne e gra­tis per tut­ti gli uten­ti Itu­nes e gli iscrit­ti a U2.com. Nes­su­no scher­zo e nes­su­na burla.
Que­sta è la sto­ria del tre­di­ce­si­mo album in stu­dio del­la band irlan­de­se più famo­sa al mon­do, è la sto­ria di Songs Of Inno­cen­ce, desti­na­to fin da subi­to a far discu­te­re pro­prio per la scel­ta di mar­ke­ting por­ta­ta avan­ti in stret­ta col­la­bo­ra­zio­ne con Apple. Ma cosa c’è di male nel rega­la­re a tut­ti il pro­prio album? Nul­la, se non ci fos­se­ro alcu­ne con­se­guen­ze e aspet­ti che evi­den­te­men­te sono sta­ti trascurati.

In pri­mis la moda­li­tà con cui è sta­to con­se­gna­to il pro­dot­to: oltre mez­zo miliar­do di per­so­ne si è visto “rega­la­re” l’al­bum sen­za alcun tipo di avvi­so né richie­sta d’as­sen­so, sca­te­nan­do le pole­mi­che di chi si sen­ti­va così pri­va­to del pro­prio dirit­to di poter sce­glie­re qua­le musi­ca sca­ri­ca­re e ascoltare.

Un altro aspetto forse più grave, almeno dal punto di vista morale, è quello sottolineato da molti colleghi musicisti, ovvero la mancanza di rispetto dimostrata nei confronti delle migliaia di giovani artisti che dovranno un giorno guadagnare dal proprio prodotto artistico, regalandolo.

E se era ine­vi­ta­bi­le che una tale tro­va­ta pub­bli­ci­ta­ria avreb­be sca­te­na­to una serie di pole­mi­che, cer­ta­men­te era dif­fi­ci­le pen­sa­re che sareb­be­ro sta­te così tan­te. Per­chè se a cri­ti­car­ti sono non solo esper­ti del mestie­re, col­le­ghi musi­ci­si­ti ma anche il panet­tie­re sot­to casa, vuol dire che qual­co­sa di sba­glia­to hai fat­to. E di ciò pare esser­si reso con­to lo stes­so Bono, ritor­na­to di recen­te sul­l’ar­go­men­to, soste­nen­do come gli U2 non fos­se­ro a cono­scen­za nei det­ta­gli del­le moda­li­tà con cui il pro­prio album sareb­be sta­to con­se­gna­to agli uten­ti di Itu­nes, dichia­ran­do­si ram­ma­ri­ca­to e delu­so — para­go­nan­do il pro­prio lavo­ro ad una bot­ti­glia di lat­te mes­sa nel fri­go di chi non l’a­ve­va mai chiesta.

Ma al di là di tut­te que­ste pole­mi­che, con­di­vi­si­bi­li o meno che sia­no, l’al­bum in que­stio­ne com’è?

Un poco con­vin­to ritor­no alle ori­gi­ni sot­to l’a­spet­to del­le sono­ri­tà, che richia­ma­no in più pun­ti quel­le degli album ante­ce­den­ti il 1997, con un uso cen­tel­li­na­to del­la pri­ma elet­tro­ni­ca anni 80 fusa ad un clas­sic rock tra­di­zio­na­le, ma sen­za quel­l’e­ner­gia e grin­ta che li distingueva.
Per quan­to riguar­da i testi que­sto è cer­ta­men­te uno degli album più per­so­na­li ed inti­mi mai pro­dot­ti dagli U2, che toc­ca­no argo­men­ti diver­si tra loro ma altret­tan­to pro­fon­di come l’a­mo­re, la fami­glia e gli inse­gna­men­ti trat­ti dal­le espe­rien­ze di vita di ognu­no dei 4 com­po­nen­ti del­la band (soprat­tut­to di Bono).

songs of innocence U2

L’al­bum, regi­stra­to in giro per il mon­do, da New York a Dubli­no, si apre con “ The Mira­cle”, pri­mo sin­go­lo estrat­to dal­l’al­bum, suo­na­to sul pal­co il gior­no del­la pre­sen­ta­zio­ne. Un riff poten­te di chi­tar­ra e una buo­na rit­mi­ca sosten­go­no il bra­no, come nel­le più clas­si­che can­zo­ni rock, ma al di là di un buon arran­gia­men­to d’in­sie­me, la can­zo­ne con­vin­ce solo fino ad un cer­to pun­to, lascian­do quel­la sen­sa­zio­ne di ecces­si­va arti­fi­cia­li­tà, che è un po’ comu­ne a tut­to il disco.

Il secon­do bra­no, “Eve­ry Brea­king Wave”, ini­zia con una evi­den­te for­te richia­mo a “With or without you”, con la chi­tar­ra a segui­re il bas­so pri­ma del­l’ar­ri­vo del­la voce di Bono –  dol­ce ed espres­si­va al pun­to giu­sto – che rap­pre­sen­ta, nono­stan­te sia solo la secon­da can­zo­ne del pro­get­to, uno dei pun­ti più alti del disco. Si, per­chè l’al­bum non decol­la affat­to nè con la suc­ces­si­va “Cali­for­nia (The­re Is No End To Love)”, in cui le cita­zio­ni abbon­da­no tan­to quan­to l’ec­ces­si­va post pro­du­zio­ne, nè tan­to meno con “Song for someo­ne”, per­fet­ta can­zo­ne pop dal sapo­re simi­le a “One”, tut­to som­ma­to idea­le per la radio e per esse­re urla­ta a squar­cia­go­la in un con­cer­to, tut­to som­ma­to incolore.

“Iris”, ispirata dalla morte della madre di Bono quando aveva solo 14 anni, è naturalmente un brano molto personale dalle tonalità quasi dance, con un bel riff di basso forse troppo nascosto da i numerosi suoni che si accavallano con il proseguire del pezzo.

For­tu­na­ta­men­te non man­ca­no le sor­pre­se posi­ti­ve. Que­sto è il caso del­la inso­li­ta “Rai­sed By Wol­ves”, uni­co pez­zo dal­la tema­ti­ca poli­ti­ca del­l’in­te­ro album; inso­li­ta per­chè musi­cal­men­te spe­ri­men­ta­le ed espri­men­te un sound a cui rara­men­te gli U2 ci han­no abi­tua­to. Ma soprat­tut­to è la bel­lis­si­ma “Sleep Like A Baby Tonight” a dar un sen­so a que­sto disco. Un pez­zo for­te­men­te malin­co­ni­co, aper­to da inso­li­ti sin­te­tiz­za­to­ri cupi su cui appa­re un gran­de Bono, ispi­ra­to ed espres­si­vo, che apre la stra­da alla chi­tar­ra di Edge for­te­men­te distor­ta, sinuo­sa e toc­can­te. Da bri­vi­di il fal­set­to nel­la par­te cen­tra­le del bra­no. In que­sta can­zo­ne gli U2 fan­no gli U2 e non quel­la brut­ta copia poco con­vin­ta e con­vin­cen­te che sem­bra sen­tir suo­na­re in qua­si tut­to l’al­bum — un album che si fa ascol­ta­re ma che sa trop­po di un’oc­ca­sio­ne per­sa, di un ten­ta­ti­vo riu­sci­to a metà.

Fede­ri­co Arduini
@FedesArdu

TRACCE

  1. The Mira­cle (Of Joey Ramo­ne) – 4:15
  2. Eve­ry Brea­king Wave – 4:12
  3. Cali­for­nia (The­re Is No End to Love) – 3:59
  4. Song for Someo­ne – 3:46
  5. Iris (Hold Me Clo­se) – 5:19
  6. Vol­ca­no – 3:14
  7. Rai­sed by Wol­ves – 4:06
  8. Cedar­wood Road – 4:25
  9. Sleep Like a Baby Tonight – 5:0
  10. This Is Whe­re You Can Reach Me Now – 5:05
  11. The Trou­bles – 4:45


GRUPPO

  • Bono – voce, chi­tar­ra aggiun­ti­va, tastie­ra, salterio
  • The Edge – chi­tar­ra, cori; tastie­ra, programmazione
  • Adam Clay­ton – bas­so; tastiera
  • Lar­ry Mul­len Jr – bat­te­ria, per­cus­sio­ni; cori aggiuntivi

 

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1 Commento su Songs of Innocence
Una bottiglia di latte nel frigo di chi non l’ha mai chiesta

  1. Che negativita’eccessiva.…è un gran­de album per­ché’: non è banale,e se que­sto disco nn pia­ce beh.…vuol dire che chi ha scrit­to la recen­sio­ne non piac­cio­no non solo la musi­ca ma nean­che gli U2 in generale…scommetto che x altri grup­pi o can­tan­ti nn si vada così sul critico..contro gli u2 là stam­pa si acca­ni­sce dai tem­pi di Ach­tung Baby.…intanto sono sem­pre tra i gran­di del­la musi­ca di tut­ti i tempi.poi esce una can­zo­ne di vasco e tut­ti li a elo­gia­re gen­te che sep­pur bra­va ha una base­mu­si­ca­le ugua­le da cent’ anni.

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