Soylent — Un nuovo modo di mangiare?

Oggi nel mon­do qua­si un miliar­do di per­so­ne sof­fre la fame, 868 milio­ni sono denu­tri­te e tra que­ste 36 milio­ni muo­io­no ogni anno.

Robert Rhinehart, un ingegnere statunitense venticinquenne, ha pensato di dare il suo contributo alla lotta alla fame creando Soylent: una bibita che dovrebbe fornire l’apporto equilibrato di tutti i nutrienti necessari al fabbisogno quotidiano, piuttosto economica — più per gli statunitensi e i Paesi dell’eurozona, meno per i Paesi che ne avrebbero più bisogno, penalizzati dal cambio col dollaro — e che richiede un tempo di preparazione di pochi secondi.

Secon­do Rhi­ne­hart infat­ti, che dal­la pre­ma­tu­ra età di 6 anni ritie­ne che cibar­si di vege­ta­li sia più una cosa da ani­ma­li che da esse­ri uma­ni, man­gia­re costi­tui­sce non solo uno spre­co di dena­ro, ma anche di tem­po, moti­vi che ren­do­no il suo pro­dot­to neces­sa­rio – a suo dire – a tut­ti: da una par­te a chi non ha i mez­zi di com­prar­si da man­gia­re per­ché pove­ro, dall’altra a chi non ha il tem­po di cuci­na­re per­ché trop­po assor­bi­to nel­le occu­pa­zio­ni quotidiane.

Da dove nasce l’idea
L’idea non è nuo­va, ci sono varie die­te liqui­de dispo­ni­bi­li sul mer­ca­to, ma secon­do Rhi­ne­hart Soy­lent è l’unico a poter sosti­tui­re inte­ra­men­te ogni pasto — ma non tut­ti gli spe­cia­li­sti sem­bra­no esse­re d’accordo.
Il nome vie­ne ripre­so dal film fan­ta­scien­ti­fi­co del ‘73 di Richard Flei­scher Soy­lent green ambien­ta­to nel­la New York del 2022, imma­gi­na­ta come una cit­tà pove­ra e sovrappopolata.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=aUslj86R2xo [/youtube]

Il film è ispi­ra­to al roman­zo del 1966 di Har­ry Har­ri­son Lar­go! Lar­go! basa­to su una ricer­ca del Mas­sa­chu­setts Insti­tu­te of Tech­no­lo­gy che nel 1972 ha ipo­tiz­za­to le con­se­guen­ze del­la cre­sci­ta inces­san­te del­la popo­la­zio­ne sull’ecosistema del pianeta.
Nel film – usci­to in Ita­lia col tito­lo 2022: i soprav­vis­su­ti – a cau­sa dell’effetto ser­ra, la Ter­ra è col­pi­ta dal cal­do tor­ri­do tut­to l’anno, ragio­ne per cui l’acqua è poca ed il cibo così come lo cono­scia­mo noi è scar­so, appan­nag­gio di pochi e a costi altis­si­mi. La stra­gran­de mag­gio­ran­za del­la popo­la­zio­ne vive in con­di­zio­ni di mise­ria e può per­met­ter­si sol­tan­to il Soy­lent, una sor­ta di gal­let­ta che può esse­re gial­la, ros­sa o ver­de. Il Soy­lent ver­de, uffi­cial­men­te fat­to di planc­ton, è il leit­mo­tiv intor­no a cui ruo­ta la trama.
Il pro­ta­go­ni­sta è un poli­ziot­to che vive con un uomo-libro suo aiu­tan­te, gra­zie al qua­le – nel ten­ta­ti­vo di risol­ve­re un con­tro­ver­so caso di omi­ci­dio – sco­pre un ter­ri­bi­le segre­to: il Soy­lent ver­de è fat­to di car­ne umana.

Speriamo che Rhinehart non abbia preso il film alla lettera.

 

Cosa con­tie­ne, dove comprarlo
I due ingre­dien­ti prin­ci­pa­li sono l’amido pre­sen­te nel­la fari­na d’avena e la mal­to­de­stri­na, un car­boi­dra­to com­ples­so idro­so­lu­bi­le. Si tro­va­no inol­tre pro­tei­na del riso, olio di col­za, fibra, sodio, fer­ro, vita­mi­ne. Non c’è trac­cia di colesterolo.

soylent

Il gusto sem­bra esse­re abba­stan­za neu­tro, la con­si­sten­za mol­to densa.
In mol­ti lo han­no pro­va­to e c’è per­si­no chi è riu­sci­to a cibar­si di solo Soy­lent per un mese inte­ro — e a sopravvivere.

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E’ pos­si­bi­le com­prar­lo uni­ca­men­te onli­ne sul sito http://www.soylent.me/.
I tem­pi di con­se­gna sono abba­stan­za lun­ghi: si par­la di un’attesa di due o tre mesi che si ridu­ce a una o due set­ti­ma­ne in caso di ordi­ni seguen­ti al pri­mo. Il prez­zo varia in base al quan­ti­ta­ti­vo: si va da un mini­mo di 85 dol­la­ri per ven­tu­no pasti ad un mas­si­mo di 300 per ottantaquattro.

La nuo­va fron­tie­ra del cibo?
Rob Rhi­ne­hart affer­ma di non cre­de­re che i pro­dot­ti natu­ra­li sia­no per que­sto moti­vo più sani e salu­ta­ri, anzi, repu­ta che l’idea di “vero cibo” sia “snob”. Una visio­ne quan­to­me­no pecu­lia­re visto che nel cam­po ali­men­ta­re ciò che è arti­fi­cia­le e che quin­di spes­so pre­sen­ta addi­ti­vi, con­ser­van­ti, colo­ran­ti non è asso­lu­ta­men­te para­go­na­bi­le in fat­to di genui­ni­tà agli ali­men­ti col­ti­va­ti in manie­ra bio­lo­gi­ca, anche se in que­ste sen­so la nor­ma­ti­va euro­pea è deci­sa­men­te più restrit­ti­va di quel­la statunitense.

Soylent sarà anche “efficiente”, come sottolinea il suo creatore, ma c’è chi potrebbe trovare discutibile il fatto che un valore moderno e soggettivo come l’efficienza possa essere esteso anche al cibo, bisogno primario dell’uomo legato non solo alla mera assunzione di nutrienti ma anche al benessere psicologico, alla socializzazione, a riti e folklore che fanno parte della storia dell’umanità e del bagaglio culturale di ogni popolo.

Riflet­ten­do in que­sti ter­mi­ni sem­bra si crei uno stra­no cir­co­lo vizio­so – affat­to nuo­vo in real­tà – secon­do il qua­le un esse­re viven­te non sem­bra ave­re digni­tà di esi­ste­re se non in fun­zio­ne di un’utilità, prin­ci­pio al cen­tro di una visio­ne antro­po­cen­tri­ca del mon­do in cui l’uomo è un dio che crea e distrug­ge in base ai pro­pri bisogni.
Il gio­va­ne inge­gne­re ha dichia­ra­to di aver volu­to crea­re un ali­men­to che fos­se “il più indi­pen­den­te pos­si­bi­le dall’agricoltura”, anche per­ché “la sta­bi­li­tà mon­dia­le dipen­de dal prez­zo del cibo”.

Crea­re un pro­dot­to ali­men­ta­re, per­fet­to nel­la sua com­po­si­zio­ne, in un labo­ra­to­rio, può esse­re una solu­zio­ne al pro­ble­ma del­la fame e del­la pace nel mondo?
Non pos­sia­mo saper­lo, ma sicu­ra­men­te si può nota­re che sono milio­ni le per­so­ne che sol­tan­to nei Pae­si svi­lup­pa­ti lavo­ra­no nel cam­po ali­men­ta­re, par­ten­do dal pic­co­lo con­ta­di­no loca­le, pas­san­do per i risto­ra­to­ri, i com­mer­cian­ti, arri­van­do agli impie­ga­ti e agli ope­rai dei super­mer­ca­ti o del­le mul­ti­na­zio­na­li. La sta­bi­li­tà mon­dia­le potreb­be for­se tra­bal­la­re se da un gior­no all’altro milio­ni di per­so­ne si tro­vas­se­ro sen­za lavoro.

Si pen­si poi alla bio­di­ver­si­tà, già for­te­men­te col­pi­ta dal­le poli­ti­che agri­co­le e ambien­ta­li degli ulti­mi seco­li -—basti cita­re anche solo le mono­col­tu­re che diven­te­reb­be­ro un feno­me­no anco­ra più este­so, ad esem­pio per la pro­du­zio­ne di ave­na con­te­nu­ta nel Soylent.
A tal pro­po­si­to può tor­na­re uti­le ricor­da­re il rap­por­to dell’Unctad, la Con­fe­ren­za del­le Nazio­ni Uni­te sul com­mer­cio e lo svi­lup­po, il “Tra­de and Envi­ron­ment Report” del 2013 che esor­ta inve­ce all’abbandono del­le mono­col­tu­re, alla tute­la del­la bio­di­ver­si­tà, alla ridu­zio­ne dell’utilizzo dei fer­ti­liz­zan­ti, al soste­gno del­la pro­du­zio­ne loca­le e dei pic­co­li agricoltori.

For­se più inge­nua­men­te si potreb­be ricer­ca­re una solu­zio­ne riva­lu­tan­do, alme­no sot­to alcu­ni aspet­ti, il siste­ma eco­no­mi­co e pro­dut­ti­vo attua­le che pre­ve­de la pro­du­zio­ne di beni in fun­zio­ne del­la crea­zio­ne di biso­gni non sem­pre rea­li e del­la spin­ta al con­su­mo, all’acquisto non neces­sa­rio. Que­sti com­por­ta­men­ti, lo sap­pia­mo, por­ta­no spes­so e volen­tie­ri ad un enor­me spre­co di risor­se, come abbia­mo già spie­ga­to qual­che mese fa.
Que­ste risor­se inve­ce, ridi­stri­bui­te in manie­ra equa, potreb­be­ro esse­re un gran­de pas­so avan­ti nel­la lot­ta con­tro la fame: nell’articolo leg­gia­mo infat­ti che un ter­zo del­la pro­du­zio­ne annua mon­dia­le di ali­men­ti vie­ne get­ta­ta nell’immondizia — si trat­ta cioè di quat­tro vol­te la quan­ti­tà neces­sa­ria per nutri­re que­gli 868 milio­ni di uomi­ni denutriti.

In termini di sostenibilità Soylent può indubbiamente risultare preferibile a molti dei cibi che ogni giorno mangiamo, ma purtroppo o per fortuna privarcene del tutto non sembra essere l’unica via percorribile. Potremmo iniziare innanzitutto pretendendo maggiore impegno concreto dai Paesi più ricchi, i primi a poter agire ma soprattutto i colpevoli degli sprechi maggiori.

E ritor­nan­do a Soy­lent green, for­se le paro­le fina­li del pro­ta­go­ni­sta che dopo esse­re sta­to feri­to mor­tal­men­te vie­ne por­ta­to via su una barel­la sen­za poter rive­la­re al mon­do il segre­to che ha sco­per­to potreb­be­ro ser­vir­ci da moni­to: «Dove­te fer­ma­re gli spre­chi pri­ma che sia trop­po tar­di! Dove­te fer­mar­li pri­ma che sia trop­po tardi!».

Maria C. Mancuso
@MariaC_Mancuso

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Maria C. Mancuso
Scri­ve di agri­col­tu­ra, ambien­te e cibo. Mal sop­por­ta chi usa gli angli­ci­smi per dar­si un tono.

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