Van Gogh — L’uomo e la terra
L’anteprima della mostra a Palazzo Reale

Pren­de avvio da que­sto pome­rig­gio — in una Mila­no blin­da­ta per il ver­ti­ce euro-asia­ti­co — la mostra sul pit­to­re olan­de­se Vin­cent Van Gogh dal tito­lo L’uomo e la ter­ra a Palaz­zo Rea­le. L’esposizione, che reste­rà aper­ta al pub­bli­co fino all’8 mar­zo 2015, è sta­ta scel­ta in occa­sio­ne del 125° anni­ver­sa­rio del­la mor­te del pit­to­re e si inse­ri­sce in un pro­gram­ma inter­na­zio­na­le più ampio dal tema “125 anni di ispi­ra­zio­ne”, che par­te pro­prio dal capo­luo­go lom­bar­do per spo­star­si poi in Fran­cia, Bel­gio e ovvia­men­te in Olanda.

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La mostra pro­po­sta a Palaz­zo Rea­le si com­po­ne di 47 ope­re pro­ve­nien­ti prin­ci­pal­men­te dal Kröl­ler-Mül­ler Museum di Otter­lo, dal Van Gogh Museum di Amster­dam e dal Cen­traal Museum di Utre­cht ed è sta­ta cura­ta da Kathleen Adler, esper­ta del movi­men­to Espres­sio­ni­sta e autri­ce di diver­se mono­gra­fie sull’artista olandese.
Il tema prin­ci­pa­le – il rap­por­to tra l’uomo tra l’uomo e la ter­ra – rical­ca uno dei sog­get­ti più fre­quen­ti e apprez­za­ti dal pit­to­re, che ha sem­pre pre­sta­to un occhio di par­ti­co­la­re riguar­do a quel mon­do con­ta­di­no, dal­la vita umi­le e dif­fi­ci­le, inter­pre­te di un’esistenza dura e sem­pli­ce, ma pre­gna di digni­tà data dal lavo­ro onesto.

L’artista, infatti, riporta in uno dei suoi scritti pervenutoci che “il disegno della mano di un contadino è meglio dell’Apollo del Belvedere” sottolineando così quell’attaccamento quasi viscerale alla terra e alla natura, al lavoro manuale e alla sua religiosità, che dal momento della sua svolta artistica nel 1881 lo accompagna fino alle ultime opere.

L’allestimento, cura­to dall’architetto giap­po­ne­se Ken­go Kuma, coglie per­fet­ta­men­te que­sto sen­so. Ispi­ra­to­si ai colo­ri del­la ter­ra e alle sue for­me, Kuma ha volu­to dispor­re le ope­re su pare­ti ondu­la­te in un ambien­te mol­to buio, illu­mi­nan­do­le solo attra­ver­so una luce cal­da pro­ve­nien­te dal bas­so — dal­la ter­ra appun­to. Quel­lo che ne sca­tu­ri­sce è una com­ple­ta immer­sio­ne del­lo spet­ta­to­re nell’esposizione, facen­do sì che que­sti si sen­ta avvol­to, cir­con­da­to e cul­la­to dal­la mor­bi­dez­za e dal calo­re deli­ca­to del­le super­fi­ci, che met­to­no in risal­to i dipin­ti e fun­go­no da gui­da orien­ta­ti­va che accom­pa­gna il visi­ta­to­re lun­go tut­to il percorso.

PicMonkey Collage

La mostra, pur seguen­do un uni­co filo­ne inter­pre­ta­ti­vo, è sta­ta divi­sa in sei sezio­ni — L’uomo e la ter­ra, Vita nei cam­pi; Il ritrat­to moder­no; Natu­re mor­te; Le let­te­re; Colo­re e vita — che si dif­fe­ren­zia­no per lo svi­lup­po del­la tec­ni­ca cro­ma­ti­ca e del tema rappresentato.

Ad apri­re la mostra, qua­si a ricon­fer­ma­re la sua pre­sen­za viva all’interno del­la sala, si col­lo­ca il cele­bre “Auto­ri­trat­to” dell’artista, che vuo­le qua­si por­si esso stes­so come gui­da per lo spet­ta­to­re attra­ver­so una serie di dida­sca­lie poste al di sot­to del­le ope­re, trat­te dal­le mol­te let­te­re che Van Gogh invia­va al fra­tel­lo Theo, a descri­zio­ne dei suoi dipinti.

Un lavo­ro immen­so, quel­lo del pit­to­re olan­de­se, impos­si­bi­le da capi­re all’epoca per­ché for­se trop­po avan­ti coi tem­pi, che ci per­met­te in quest’occasione uni­ca per la cit­tà di Mila­no di appro­fon­di­re attra­ver­so i suoi occhi il com­ples­so rap­por­to tra l’uomo, il suo lavo­ro e il mon­do che lo circonda.

Pie­tro Repisti

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