Desaparecidos per protesta

«Non ci fidia­mo del governo».
Così dico­no al Pre­si­den­te mes­si­ca­no Enri­que Peña Nie­to i fami­glia­ri dei 43 stu­den­ti scom­par­si in Mes­si­co a fine set­tem­bre, a segui­to di alcu­ni scon­tri con la poli­zia loca­le, avve­nu­ti duran­te una pro­te­sta con­tro la recen­te rifor­ma dell’istruzione mes­si­ca­na che pena­liz­za la for­ma­zio­ne dei docen­ti. Non si fida­no del gover­no per­ché buo­na par­te dei suoi rap­pre­sen­tan­ti sono risul­ta­ti impli­ca­ti nel­la spa­ri­zio­ne degli stu­den­ti e per­ché colo­ro che non si sono dimo­stra­ti com­pli­ci non stan­no facen­do abbastanza.

Ad oggi le inda­gi­ni han­no por­ta­to all’arresto di 56 per­so­ne tra dele­ga­ti ammi­ni­stra­ti­vi, for­ze dell’ordine e diri­gen­ti sta­ta­li — oltre che alle dimis­sio­ni di Ángel Aguir­re, gover­na­to­re del­lo sta­to mes­si­ca­no di Guer­re­ro, cri­ti­ca­to in meri­to alla vicen­da — ma i 43 stu­den­ti scom­par­si riman­go­no anco­ra tali, non se ne tro­va­no trac­ce, non si tro­va­no i cor­pi. Le inda­gi­ni sem­bra­no indi­ca­re che i ragaz­zi sia­no sta­ti con­se­gna­ti ad alcu­ne ban­de cri­mi­na­li, ma qui le dichia­ra­zio­ni si inter­rom­po­no, le idee si fan­no con­fu­se; i grup­pi di nar­cos sono mol­ti, dislo­ca­ti, riva­li, sen­za scru­po­li, e le for­ze dell’ordine mes­si­ca­ne non ama­no scon­trar­si con loro, pre­fe­ri­sco­no accor­di di non aggres­sio­ne reciproca.

Nel corso delle ricerche più volte è stata annunciata una risoluzione a breve termine, con il ritrovamento di ben 12 fosse comuni nel territorio circostante la scomparsa, tuttavia i successivi test del DNA hanno stabilito che le identità dei cadaveri ritrovati non corrispondono a quelle dei 43 studenti. Si tratta quindi di altri corpi, altri morti, ancora sconosciuti, ancora di più.

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Jen­ni­fer Cle­ment, scrit­tri­ce sta­tu­ni­ten­se resi­den­te a Cit­tà del Mes­si­co da più di die­ci anni, defi­ni­sce il Mes­si­co “una tana di coni­gli” dal ter­ri­to­rio cri­vel­la­to di fos­se e tom­be, dove vivi e mor­ti atten­do­no di tro­va­re ed esse­re ritro­va­ti. Cle­ment spie­ga quan­to le spa­ri­zio­ni sia­no il fon­da­men­to del­la stra­te­gia del ter­ro­re che il gover­no, con la com­pli­ci­tà di ban­de di nar­co­traf­fi­can­ti, met­te in atto su colo­ro che ten­ta­no di sover­chia­re il siste­ma eco­no­mi­co – basa­to sul cri­mi­ne – a cui è sot­to­po­sto il Paese.

A far­ne le spe­se sono intel­let­tua­li, gior­na­li­sti, stu­den­ti, ma anche com­mer­cian­ti, pas­san­ti. L’ultima in ordi­ne di tem­po è sta­ta Mari­sol Macías Castañe­da, bru­tal­men­te tor­tu­ra­ta e ucci­sa da Los Zetas, il cui cor­po è sta­to abban­do­na­to accan­to a una tastie­ra, cuf­fie e let­to­re cd.
Pri­ma di lei, l’at­ti­vi­sta Maria del Rosa­rio Fuen­tes Rubio, cono­sciu­ta onli­ne come Feli­na – pseu­do­ni­mo che per anni è sta­to la sua uni­ca pro­te­zio­ne dal­le minac­ce dei nar­cos – era sta­ta seque­stra­ta e ucci­sa il 15 otto­bre a Tamau­li­pas, cit­tà cono­sciu­ta per gli scon­tri tra il car­tel­lo degli Zetas e quel­lo del Gol­fo. Feli­na uti­liz­za­va social net­work come twit­ter e face­book per sve­la­re e denun­cia­re le atti­vi­tà cri­mi­na­li dei nar­cos che agi­sco­no poco distur­ba­ti nel nord del Messico.
Valor por Tamau­li­pas, rete indi­pen­den­te di noti­zie, fon­da­ta nel 2012, era sta­ta per mol­to tem­po il suo prin­ci­pa­le mez­zo di comu­ni­ca­zio­ne, ma ave­va dovu­to abban­do­nar­lo quan­do il rischio per la pro­pria vita era diven­ta­to trop­po alto. Un anno e mez­zo fa, infat­ti, per fer­mar­la era sta­ta annun­cia­ta da un car­tel­lo loca­le una ricom­pen­sa di 600.000 pesos per chiun­que aves­se sve­la­to l’identità del­la don­na e degli altri ammi­ni­stra­to­ri del­la pagi­ne web.

Le immagini dell’omicidio sono state postate tramite il profilo dell’attivista, perché colpissero chi quel profilo lo guardava tutti i giorni, per far paura a chi non si arrende all’abitudine criminale, perché a opporsi “non si guadagna niente”.

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Non sono più i gior­na­li­sti a fare pau­ra: chi vie­ne paga­to per infor­ma­re può esse­re paga­to per smet­te­re di far­lo, può non esse­re più paga­to, può esse­re licen­zia­to. I car­tel­li mes­si­ca­ni ora temo­no, e di con­se­guen­za ucci­do­no, colo­ro che infor­ma­no per neces­si­tà, che spez­za­no l’omertà con i social net­work — cit­ta­di­ni comu­ni che han­no un pro­fi­lo onli­ne e lo usa­no per mostra­re ciò che vedo­no e vivo­no, ciò che sono costret­ti a subire.

In tut­to il Mes­si­co ben 20.000 per­so­ne sono scom­par­se negli ulti­mi 8 anni; secon­do Nik Stein­berg, atti­vi­sta per i dirit­ti uma­ni, si trat­ta di una del­le peg­gio­ri onda­te di spa­ri­zio­ni mai regi­stra­te in Mes­si­co, sul­le qua­li il gover­no o non ha sapu­to inda­ga­re o si è lega­to esso stes­so alle sparizioni.

Il caso dei 43 stu­den­ti però sem­bra aver indi­gna­to più di ogni altro l’opinione pub­bli­ca, le mol­te­pli­ci pro­te­ste, le mani­fe­sta­zio­ni di piaz­za e il non affie­vo­lir­si dell’attenzione che i media dedi­ca­no al caso ne sono la pro­va. In Mes­si­co, e nei Pae­si in cui la cor­ru­zio­ne è al gover­no, la mobi­li­ta­zio­ne gene­ra­le è l’unico mez­zo per resi­ste­re — più per­so­ne ver­ran­no coin­vol­te, più ne resi­ste­ran­no, più sarà dif­fi­ci­le spaventarle.

Ritro­va­re 12 fos­se comu­ni intor­no ad una sola cit­tà non è tol­le­ra­bi­le. Lascia­re che 43 stu­den­ti sva­ni­sca­no nei mean­dri di un gover­no cor­rot­to non è più accet­ta­bi­le. E l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca nazio­na­le non è sem­bra più dispo­sta a cedere.

Giu­lia Pacchiarini
@GiuliaAlice1

Altri arti­co­li sul Mes­si­co: Li voglia­mo indie­tro vivi.

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Giulia Pacchiarini
Ragaz­za. Frut­to di scel­te sco­la­sti­che poco azzec­ca­te e tem­po libe­ro ben impie­ga­to ascol­tan­do per­so­ne a bor­do di mez­zi di tra­spor­to alternativi.

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