Escalation di sgomberi a Milano

Chi ha pre­so par­te negli ulti­mi gior­ni ai vari sit-in e mani­fe­sta­zio­ni anti-sgom­be­ro in zona Giam­bel­li­no, avrà ormai ini­zia­to a veder sfi­la­re gli stes­si vol­ti – o qua­si. Le stes­se fami­glie, gli stes­si bam­bi­ni e le stes­se bici­clet­te. Bam­bi­ni che ieri sera, anco­ra una vol­ta, si sono ritro­va­ti a gio­ca­re con gli ami­ci del quar­tie­re a Piaz­za Tira­na, peri­fe­ria sud est di Mila­no, davan­ti alla stes­sa piz­ze­ria all’angolo, a quell’orario inso­li­to per un par­co gio­chi — giran­do in ton­do al rit­mo dell’ormai soli­ta lita­nia: “no agli sgom­be­ri-no agli sgom­be­ri”. I pic­co­li nuclei, negli scon­vol­gi­men­ti che nell’ultimo perio­do han­no ulte­rior­men­te dis­se­sta­to la real­tà già fram­men­ta­ta dei quar­tie­ri popo­la­ri, paio­no far­si una gran­de fami­glia; e non si par­la di mas­si­mi siste­mi — piut­to­sto di uno solo, sem­pli­ce e caro: quel­lo fami­lia­re; di quel che si vor­reb­be in tavo­la la sera, poi, dei pan­ni che “non asciu­ghe­ran­no mai, acci­den­ti alla piog­gia, e acci­den­ti a Milano”.

Si discu­te tut­ta­via anche di ciò che è avve­nu­to in mat­ti­na­ta: l’ennesimo sgom­be­ro, que­sta vol­ta in via degli Apu­li, 4: un uomo e una don­na che ora una casa non l’hanno più – anche se for­se non l’hanno mai avu­ta. Era­no abu­si­vi, come mol­ti abi­tan­ti del­la zona; e si leg­ge negli occhi di mol­ti il timo­re di esse­re il pros­si­mo. Eppu­re ieri sera, in Giam­bel­li­no, qual­co­sa era cambiato.

Perché se la scorsa settimana un evento come quello di via degli Apuli avrebbe significato fiumi di bytes sulle periferie in fiamme, ieri (come negli ultimi giorni, del resto) il problema degli alloggi popolari e degli sgomberi pare esser passato ormai in secondo piano, giunto al termine di quella naturale curva dell’informazione che da urlo in prima pagina diventa trafiletto, percorre il locale e precipita nell’oblio.

Degli scia­cal­li pre­sen­ti alla fiac­co­la­ta che lo scor­so mer­co­le­dì par­ti­va da via Vespri sici­lia­ni, nem­me­no l’ombra. Dif­fi­ci­le indi­vi­dua­re gior­na­li­sti — ne soprav­vi­vo­no un paio, anche loro ormai tra quei vol­ti cono­sciu­ti del­la piaz­za. Le tele­ca­me­re guar­da­no altro­ve, per­si­no l’opinione pub­bli­ca pare momen­ta­nea­men­te con­cen­tra­ta su altro.

Sgomberi1

Ma anche tra i par­te­ci­pan­ti al cor­teo che si muo­ve lun­go via Loren­teg­gio si respi­ra un’aria diver­sa. Pre­sen­ti, a con­ti fat­ti, poche fami­glie, men­tre sono tan­tis­si­mi i ragaz­zi (sem­bra­no aggi­rar­si tut­ti tra i 12 e i 17 anni) che into­na­no cori ormai tri­ti, ma ria­dat­ta­ti per l’occasione, per loro; in testa, gio­va­ni di diver­si cen­tri socia­li e real­tà di mobi­li­ta­zio­ne fio­ri­te ulti­ma­men­te a soste­gno degli occu­pan­ti nel­le varie peri­fe­rie mila­ne­si (per non scon­ten­ta­re nes­su­no), giun­ti in Piaz­za Tira­na pri­ma di tut­ti, pri­ma del­le fami­glie e dei bam­bi­ni, pri­ma del gaze­bo — accom­pa­gna­ti dall’ormai col­lau­da­to trio di attac­chi­ni seria­li che, arma­ti di col­la e mani­fe­sti, pre­ce­do­no il cor­teo di qual­che metro.

Tut­te dina­mi­che tra le qua­li non è faci­le distri­car­si, anche dopo una set­ti­ma­na di sto­rie, voci e rac­con­ti, spes­so così diver­si tra loro e con­tra­stan­ti, e tut­ta­via chiun­que abbia una pen­na in mano non è ben visto. Sta di fat­to che dei disor­di­ni del­la scor­sa set­ti­ma­na nel­le stra­de anco­ra non s’è spen­ta l’eco, né i foco­lai di pro­te­sta accen­na­no a voler abbas­sa­re la guar­dia. Gli sgom­be­ri con­ti­nue­ran­no, la rab­bia del­le fami­glie, alcu­ne del­le qua­li han­no tra­scor­so anni sul­le liste Aler pri­ma di occu­pa­re, non si pla­ca. C’è chi, d’altro can­to, al Giam­bel­li­no vive rego­lar­men­te, e dei disor­di­ni non ne può pro­prio più: al pas­sag­gio del cor­teo, mol­te fine­stre si chiu­do­no – qual­cu­no si affac­cia timi­da­men­te, ma subi­to rien­tra. La con­vi­ven­za tra abu­si­vi e rego­la­ri non è mai sta­ta tan­to dif­fi­ci­le come negli ulti­mi gior­ni. Le diret­ti­ve comu­na­li han­no riap­pic­ca­to il fuo­co ad una situa­zio­ne deli­ca­ta, che è neces­sa­rio tene­re sot­to con­trol­lo atten­ta­men­te. Il rischio è che acca­da qual­co­sa di cui dav­ve­ro non vor­rem­mo scri­ve­re, né leggere.

Mar­ta Clinco
@MartaClinco

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Marta Clinco
Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.

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