Klein e Fontana
Hommes dans l’espace

Dal 22 Otto­bre, la fac­cia­ta del Museo del Nove­cen­to di Mila­no ospi­ta due nomi a carat­te­ri cubi­ta­li che dif­fi­cil­men­te pos­so­no rima­ne­re inos­ser­va­ti: Yves Klein e Lucio Fontana.
La scel­ta di dedi­ca­re loro una mostra che li veda uni­ti all’interno di un uni­co per­cor­so non è casua­le, poi­ché gli svi­lup­pi espres­si­vi di que­sti pro­ta­go­ni­sti del­la sto­ria dell’arte con­tem­po­ra­nea si sono incro­cia­ti ed intrec­cia­ti per anni. Pro­prio a Mila­no ini­ziò tale soda­li­zio, quan­do Klein nel 1957 espo­se i suoi pri­mi Mono­cro­mi Blu e Fon­ta­na, col­pi­to dal suo lavo­ro, ne diven­ne un collezionista.

Klein-Fontana 2

Nel­la stes­sa cit­tà riap­pro­da­no ora le pro­du­zio­ni di que­sti arti­sti, con un alle­sti­men­to, inti­to­la­to non a caso Mila­no-Pari­gi 1957–1962, vol­to a far dia­lo­ga­re tra loro due sen­tie­ri in qual­che modo paral­le­li. Per entram­bi, infat­ti, fu di fon­da­men­ta­le impor­tan­za la ricer­ca sul­la spa­zia­li­tà: Fon­ta­na inse­gui­va una dimen­sio­ne ulte­rio­re, che andas­se oltre i vin­co­li mate­ria­li dell’opera stes­sa, men­tre Klein bra­ma­va l’infinito, nel qua­le l’uomo e l’arte fos­se­ro libe­ri da ogni costri­zio­ne fisi­ca e che egli tro­vò nel­la con­qui­sta di un blu auto­no­mo, svin­co­la­to da ogni giu­sti­fi­ca­zio­ne funzionale.
Oggi è pur sem­pre lo spa­zio l’elemento che li acco­mu­na, ben­ché si trat­ti di quel­lo che ospi­ta la mostra, orga­niz­za­ta in col­la­bo­ra­zio­ne con gli Archi­ves Yves Klein di Pari­gi e la Fon­da­zio­ne Lucio Fon­ta­na di Mila­no, cura­ta da Sil­via Bigna­mi e Gior­gio Zanchetti.

Klein-Fontana 1

Il metaforico discorrere tra i due artisti è perfettamente esemplificato nell’allestimento dell’installazione Pigment pur (1957) di Klein al di sotto della preesistente Struttura al neon (1951) di Fontana; si ha così l’impressione che essi si trovino frontalmente, quasi a contemplare l’uno l’esito del percorso dell’altro.

L’esposizione di tali ope­re è anda­ta ad aggiun­ger­si alla fit­ta col­le­zio­ne già ospi­ta­ta al Nove­cen­to e occu­pa più di una stan­za, non sol­tan­to quel­la soli­ta­men­te desti­na­ta alle instal­la­zio­ni tem­po­ra­nee. La sala già pre­ce­den­te­men­te adi­bi­ta alle ope­re di Fon­ta­na è sta­ta arric­chi­ta con l’integrazione di quel­le di Klein, e basa il pro­prio nucleo tema­ti­co sul­la con­ce­zio­ne di una spa­zia­li­tà al di là di quel­la comu­ne­men­te per­ce­pi­ta, cosmi­ca oppu­re ele­men­ta­re, scom­po­sta nel­la sua base atomica.

La stan­za al pian­ter­re­no ospi­ta Antro­po­me­trieMono­cro­mi di Klein affian­ca­ti dai Con­cet­ti Spa­zia­li di Fon­ta­na, tele sul­le qua­li i tagli rap­pre­sen­ta­no i pro­ta­go­ni­sti del­la sce­na, come fos­se­ro atto­ri di un’opera teatrale.
Un archi­vio infi­ne rac­co­glie scrit­ti e pro­get­ti dei due arti­sti, docu­men­ti che rive­la­no in par­te ciò che pre­ce­de l’opera, il mon­do che si cela die­tro l’arte e che i dipin­ti aiu­ta­no ad intravedere.
Le nume­ro­se dida­sca­lie pre­sen­ti rie­sco­no a con­dur­re anche il più ine­sper­to degli spet­ta­to­ri all’interno del sol­co segna­to dai due arti­sti, fino ad una sod­di­sfa­cen­te com­pren­sio­ne di quel­la che fu la loro ricer­ca, lo “sco­po” e il sen­so del­la loro produzione.

Un’ottima occa­sio­ne sia per i pro­fa­ni che per gli habi­tué del­l’in­trat­te­ni­men­to cul­tu­ra­le, desi­de­ro­si di smar­car­si da cri­ti­che sem­pli­ci­sti­che che trop­po spes­so descri­vo­no Klein e Fon­ta­na come pro­vo­ca­to­ri o ciar­la­ta­ni, riscat­tan­do­li dall’accusa di aver scel­to solu­zio­ni appa­ren­te­men­te faci­li; un ten­ta­ti­vo di riem­pi­re il vuo­to del taglio su una tela o di immer­ger­si nel­la bidi­men­sio­na­le scon­fi­na­ta pro­fon­di­tà di un mono­cro­mo blu.

Sara Tam­bor­ri­no

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