La Polizia Segreta in Italia

Nel­la sto­rio­gra­fia con­tem­po­ra­nea si è giu­sta­men­te fat­to nota­re come l’applicazione del­le Leg­gi fasci­stis­si­me abbia rap­pre­sen­ta­to il sal­to di qua­li­tà nell’evoluzione ver­so quel­lo Sta­to tota­li­ta­rio che Mus­so­li­ni si appre­sta­va a crea­re. Fino al 1926, nono­stan­te il PNF fos­se al pote­re, esi­ste­va anco­ra una stam­pa libe­ra dife­sa dal­la Costi­tu­zio­ne alber­ti­na e soprat­tut­to esi­ste­va­no e face­va­no sen­ti­re la loro voce gli avver­sa­ri poli­ti­ci, prin­ci­pal­men­te socia­li­sti e comu­ni­sti, e man­ca­va anco­ra quel sen­so di ansia e fru­stra­zio­ne tipi­co del­la dit­ta­tu­ra. L’applicazione di quel mal­lop­po di leg­gi che lede­va­no mol­ti dirit­ti fon­da­men­ta­li creò una neces­si­tà, quel­la di ren­de­re il con­trol­lo inter­no degli oppo­si­to­ri asfis­sian­te e continuo.

La sto­ria del­la poli­zia segre­ta ita­lia­na ini­zia ha radi­ci che affon­da­no nel Risor­gi­men­to, quan­do i pri­mi repar­ti dell’Arma dei Cara­bi­nie­ri com­pie­va­no avven­tu­ro­se incur­sio­ni a caval­lo e bre­vi rico­gni­zio­ni del ter­ri­to­rio per visio­na­re i movi­men­ti dei nemi­ci austria­ci. Già nel 1855, nel­l’am­bi­to del­la rifor­ma La Mar­mo­ra, (leg­ge 20 mar­zo 1854 n.1676) nel­lo Sta­to Mag­gio­re del­l’eser­ci­to sabau­do veni­va isti­tui­ta la Sezio­ne Ser­vi­zi Segre­ti, pri­mo orga­ni­smo ita­lia­no ad ave­re que­sta deno­mi­na­zio­ne; il bud­get era mode­sto e gli uffi­ci era­no allo­ca­ti nel palaz­zo del­lo Sta­to Mag­gio­re — ripor­ta Tul­lio Mar­chet­ti: «Quat­tro loca­li qua­si inde­co­ro­sa­men­te ammo­bi­lia­ti, in un ammez­za­to del Mini­ste­ro del­la Guer­ra, pro­spi­cien­ti su un cor­ti­let­to inter­no, con un sof­fit­to così bas­so da dare il sen­so del­la sof­fo­ca­zio­ne e così oscu­ro che vi si tene­va la luce acce­sa anche in pie­no merig­gio » (Ven­tot­to anni nel ser­vi­zio infor­ma­zio­ne mili­ta­re, Tren­to, 1960).

Allo scop­pio del­la pri­ma guer­ra mon­dia­le il Ser­vi­zio I arri­vò for­te­men­te impre­pa­ra­to, soprat­tut­to se para­go­na­to all’Evi­denz­bu­reau austria­co, ma il bilan­cio fina­le del­la guer­ra par­la di una cre­sci­ta espo­nen­zia­le, costan­te nel­la qua­li­tà del­le ope­ra­zio­ni fino alla con­clu­sio­ne del­la guer­ra stes­sa: nel 1917, con il cosid­det­to Col­po di Zuri­go, ven­ne­ro sot­trat­te le iden­ti­tà degli agen­ti segre­ti austria­ci ope­ran­ti in Ita­lia duran­te la guer­ra; ven­ne­ro mes­se in atto spe­ri­men­ta­zio­ni in ger­me di inter­cet­ta­zio­ne tele­fo­ni­ca e, con la cosid­det­ta “Legio­ne Sacra”, si mos­se­ro i pri­mi pas­si sul sen­tie­ro del­la guer­ra psi­co­lo­gi­ca, nel­la for­ma del­la pro­pa­gan­da, sot­to il coor­di­na­men­to e finan­zia­men­to occul­to del Ser­vi­zio Informazioni.

Ma fu la pre­sa del pote­re da par­te dei fasci­sti che gene­rò un cam­bio di mar­cia anche nel­le fun­zio­ni e nell’importanza del ser­vi­zio segre­to: in un pri­mo momen­to in manie­ra qua­si ama­to­ria­le, ne è pro­va l’organizzazione mal­de­stra del rapi­men­to e dell’omicidio dell’on. Mat­teot­ti, e poi con l’istituzione di un nuo­vo orga­ni­smo clan­de­sti­no per il con­trol­lo inter­no, che dove­va esse­re raf­for­za­to, l’OVRA.

Titolo Matteotti

L’origine del nome, dopo lun­ghe dia­tri­be se si trat­tas­se o meno di un acro­ni­mo, è ormai indub­bia­men­te ascri­vi­bi­le a Mus­so­li­ni, il qua­le coniò il ter­mi­ne per­ché faces­se rima con pio­vra, imma­gi­ne che secon­do il Duce «…avreb­be desta­to curio­si­tà, timo­re, sen­so di inaf­fer­ra­bi­le sor­ve­glian­za e d’on­ni­po­ten­za». Resta­va il Ser­vi­zio I ma da quel momen­to si sareb­be occu­pa­to solo di fac­cen­de mili­ta­ri extra-ter­ri­to­ria­li, in par­ti­co­la­re del­le colonie.

L’at­ti­vi­tà inve­sti­ga­ti­va e repres­si­va degli agen­ti del­l’O­VRA sul ter­ri­to­rio era tenu­ta segre­ta anche alle que­stu­re, che veni­va­no a cono­scen­za del­le ope­ra­zio­ni solo quan­do si pas­sa­va alla fase ese­cu­ti­va, con arre­sti e fer­mi di antifascisti.
Il fat­to che non aves­se una con­no­ta­zio­ne isti­tu­zio­na­le fu l’elemento che ne aumen­tò il pote­re di con­trol­lo indi­ret­to sul­la popo­la­zio­ne, si dice­va infat­ti che le orec­chie dell’OVRA arri­vas­se­ro ovunque.

Con la svol­ta auto­ri­ta­ria del novem­bre del ’26 i vec­chi par­ti­ti poli­ti­ci era­no sta­ti sgo­mi­na­ti e ridot­ti all’impotenza, e mol­ti dei loro lea­der ave­va­no dovu­to tro­va­re rifu­gio all’estero; l’unico che pro­gram­ma­ti­ca­men­te ave­va deci­so di resta­re in Ita­lia in manie­ra clan­de­sti­na era il Par­ti­to Comu­ni­sta Ita­lia­no; l’OVRA ave­va il pre­ci­so com­pi­to di distrug­ger­lo, con­no­tan­do­si in manie­ra net­ta come il brac­cio arma­to del PNF.

Ovra

La sua for­za si basa­va sul­la capa­ci­tà di rac­co­glie­re infor­ma­zio­ni e noti­zie attra­ver­so il ricor­so a spie ed infor­ma­to­ri. Carat­te­ri­sti­ca pecu­lia­re nell’attività di spio­nag­gio era che piut­to­sto che for­ma­re nuo­ve spie da infil­tra­re all’interno di grup­pi già esi­sten­ti, si pre­fe­ri­va anda­re a ricer­ca­re le debo­lez­ze di alcu­ni sog­get­ti appar­te­nen­ti a que­sti grup­pi, per tra­sfor­mar­li in dela­to­ri prezzolati.

È il caso del­le gran­di ope­ra­zio­ni di poli­zia dell’inizio degli anni ’30 con­tro i grup­pi anti­fa­sci­sti for­ma­ti­si sul ter­ri­to­rio, in par­ti­co­la­re le vicen­de di Mar­co Del Re, appar­te­nen­te alla colon­na mila­ne­se del grup­po anti­fa­sci­sta di Giu­sti­zia e Liber­tà, diven­ta­to spia per i debi­ti di gio­co e gra­zie al qua­le fini­ro­no nel­le mani del­la poli­zia per­so­nag­gi del cali­bro di Fer­ruc­cio Par­ri, Ric­car­do Bauer e il pro­fes­sor Erne­sto Ros­si, e soprat­tut­to le vicen­de di Dino Segre, ebreo dell’alta bor­ghe­sia tori­ne­se, bon vivant e scrit­to­re di suc­ces­si popo­la­ri come Odo­re di Fem­mi­naCocai­na con lo pseu­do­ni­mo Pitigrilli.

La vicen­da è quel­la del­la fon­da­zio­ne del movi­men­to clan­de­sti­no di Giu­sti­zia e Liber­tà avve­nu­ta a Pari­gi nel ’29 per mano di Car­lo Ros­sel­li, allie­vo del pro­fes­sor Gae­ta­no Sal­ve­mi­ni, e di Emi­lio Lus­su, avvo­ca­to e lea­der del Par­ti­to Sar­do d’Azione.

Giu­sti­zia e Liber­tà non nasce­va come par­ti­to, ma come movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio e insur­re­zio­na­le in gra­do di riu­ni­re tut­te le for­ma­zio­ni non comu­ni­ste che inten­de­va­no com­bat­te­re e por­re fine al regi­me fasci­sta, caval­can­do la pre­giu­di­zia­le repub­bli­ca­na. Così si apri­va il pri­mo nume­ro del perio­di­co pub­bli­ca­to dal grup­po La Cul­tu­ra:

“Provenienti da diverse correnti politiche, archiviamo per ora le tessere dei partiti e fondiamo un’unità di azione. Movimento rivoluzionario, non partito, Giustizia e Libertà è il nome e il simbolo. Repubblicani, socialisti e democratici, ci battiamo per la libertà, per la Repubblica, per la giustizia sociale. Non siamo più tre espressioni differenti ma un trinomio inscindibile.”

Piti­gril­li diven­ne l’agente nume­ro 373 dell’OVRA e gra­zie a lui l’intero grup­po tori­ne­se di GL com­po­sto da Vit­to­rio Foa, Nor­ber­to Bob­bio, Cesa­re Pave­se, Leo­ne Ginz­bourg e Giu­lio Einau­di ven­ne spia­to, con­trol­la­to e nei con­fron­ti del qua­le avven­ne l’altra gran­de ope­ra­zio­ne di poli­zia poli­ti­ca fasci­sta del ’35, che costrin­se diver­si espo­nen­ti del movi­men­to o alla fuga o all’abiura (su tut­ti il caso di Bob­bio che scris­se al Duce in per­so­na per pero­ra­re la pro­pria cau­sa). La para­bo­la del Segre pren­de una pie­ga discen­den­te, pri­ma per incom­pren­sio­ni con i suoi refe­ren­ti del­la poli­zia e poi soprat­tut­to per l’emanazione del­le leg­gi raz­zia­li che lo spin­se­ro ad emi­gra­re in Argen­ti­na. Tor­na­to in Ita­lia nel ’45, dovet­te subi­re il pro­ces­so media­ti­co sca­te­na­to­si dopo la dif­fu­sio­ne del rap­por­to con­te­nen­te i nomi del­le spie del regi­me, pro­prio men­tre Togliat­ti e De Gaspe­ri deci­de­va­no per l’amnistia nei con­fron­ti dei fuo­riu­sci­ti e degli appar­te­nen­ti al regi­me. Dopo un pri­mo ten­ta­ti­vo di ricor­so, rinun­cia, e il suo nome non usci­rà mai dal­la Gaz­zet­ta Ufficiale.

Il sen­so di smar­ri­men­to e di ansia mista alla fru­stra­zio­ne nel com­bat­te­re una guer­ra anche con­tro nemi­ci invi­si­bi­li è ben rap­pre­sen­ta­ta da un film come Il Sospet­to di Cit­to Masel­li, e come ebbe a dire Gary Old­man (il com­mis­sa­rio Gor­don dell’ultimo Bat­man): “In fon­do tut­te le spie sono attori”.

Jaco­po Iside 
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