Schiave nei campi e sulla strada

Sia­mo a Vit­to­ria, un comu­ne del­la pro­vin­cia di Ragu­sa. Qui ha luo­go una del­le atti­vi­tà agri­co­le più pro­fi­cue, se non d’Italia, alme­no di tut­ta la Sici­lia. Ma come vie­ne por­ta­ta avan­ti que­sta attività?

Non solo i pro­dot­ti ven­go­no trat­ta­ti con sostan­ze chi­mi­che noci­ve per i con­su­ma­to­ri e per chi ci lavo­ra; non solo, quin­di, le schia­ve – per­ché è di schia­ve che si trat­ta – rischia­no di amma­lar­si sul posto di lavo­ro sen­za ave­re nes­su­na tute­la poi­ché lavo­ra­no in nero; non solo vivo­no nel tota­le iso­la­men­to del­le cam­pa­gne e nel­la tota­le dipen­den­za dal padro­ne; non solo sono sfrut­ta­te sul lavo­ro, que­ste don­ne sono sfrut­ta­te anche sessualmente.

Si trat­ta di don­ne rome­ne tra­sfe­ri­te­si in Ita­lia con la fami­glia, nel­la spe­ran­za di tro­va­re un lavo­ro e una con­di­zio­ne miglio­re rispet­to a quel­la in cui vive­va­no pri­ma — han­no tro­va­to tutt’altro. Anche le case in cui i padro­ni con­ce­do­no loro di vive­re sono inde­cen­ti, con le pare­ti logo­ra­te dall’umidità e car­to­ni al posto dei materassi.

Per­ché accet­ta­no que­sta vita? Come leg­gia­mo sull’inchie­sta del L’Espresso del 15 set­tem­bre 2014, qui han­no la pos­si­bi­li­tà di vive­re con la loro fami­glia, con i loro figli; se faces­se­ro le badan­ti non potreb­be­ro por­ta­re con sé mari­ti e figli nel­le case di anzia­ni signori.

Prostituzione

Spes­so, inol­tre, que­ste don­ne riman­ga­no incin­ta: «5 o 6 inter­ru­zio­ni [volon­ta­rie di gra­vi­dan­za] alla set­ti­ma­na sono il nume­ro che emer­ge par­lan­do infor­mal­men­te con gli addet­ti ai lavo­ri di Vit­to­ria», leg­gia­mo su un arti­co­lo del Quo­ti­dia­no di Sici­lia (QDS) pub­bli­ca­to il 7 novem­bre 2014.

Un numero di aborti estremamente elevato che a volte gli stessi ospedali gestiscono con difficoltà, anche perché molti dei medici di Vittoria sono obiettori di coscienza, e questo crea ulteriori conseguenze: alcune donne sono costrette a tornare in Romania per abortire, oppure si rivolgono a persone che praticano aborti clandestini senza avere competenze nel campo e a prezzi elevatissimi.

Que­sti fat­ti sono sta­ti per mol­to tem­po tra­scu­ra­ti a cau­sa del­la ceci­tà del­le isti­tu­zio­ni e del silen­zio di chi sape­va, tra cui altre azien­de del­la zona che lavo­ra­no rispet­tan­do la leg­ge e non voglio­no rovi­nar­si la repu­ta­zio­ne. Le poche denun­ce pre­sen­ta­te sono poi cadu­te nel vuoto.

Recen­te­men­te, però, si stan­no pren­den­do i pri­mi prov­ve­di­men­ti: «i Cara­bi­nie­ri del­la Com­pa­gnia di Vit­to­ria ci han­no assi­cu­ra­to che sono in atto dei con­trol­li per con­tra­sta­re “il feno­me­no del lavo­ro nero e favo­ri­re la tute­la del­la digni­tà dei luo­ghi dove si pre­sta atti­vi­tà lavo­ra­ti­va” ma anche per “appu­ra­re l’esistenza, sui luo­ghi di lavo­ro, e in par­ti­co­la­re pres­so ser­re e cam­pi agri­co­li, di for­me di schia­vi­tù e di sfrut­ta­men­to ses­sua­le di don­ne extra­co­mu­ni­ta­rie, spe­cie rome­ne”. Anche la Poli­zia sta met­ten­do in atto azio­ni uti­li per “fare chia­rez­za sen­za gene­ra­liz­za­re. Non basta­no denun­ce gene­ri­che – dico­no dal­la Poli­zia – occor­ro­no fat­ti cir­co­stan­zia­ti, testi­mo­nian­ze, pro­ve per assi­cu­ra­re alla giu­sti­zia i respon­sa­bi­li […]”», leg­gia­mo anco­ra sul QDS.

Esclu­den­do i medi­ci obiet­to­ri di coscien­za, la Chie­sa col­la­bo­ra, in par­ti­co­la­re attra­ver­so Padre Benia­mi­no Sac­co, il qua­le si impe­gna nel­la denun­cia del­lo sfrut­ta­men­to di lavo­ra­to­ri e lavo­ra­tri­ci, e degli abu­si ses­sua­li sul­le don­ne. Ed è sem­pre dispo­sto ad acco­glie­re le don­ne incin­te che non voglio­no abor­ti­re o non ne han­no la pos­si­bi­li­tà: «Noi abbia­mo avu­to del­le don­ne che sono venu­te in par­roc­chia che han­no poi gesti­to la gra­vi­dan­za per mesi».

Ila­ria Guidi
@ilovemingus

Con­di­vi­di:
Ilaria Guidi

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.