Il testamento di Roberto
I comandamenti secondo Benigni

Non avrai altro Iban al di fuo­ri del mio, spes­so mi ha fat­to incazzare
diri­gen­ti diver­si venu­ti da sud, la paga in fon­do era uguale:
cre­de­va­no a un altro diver­so da me
gra­zie al Diret­tor Generale;
vole­va­no del popu­li­smo da me
mono­lo­go su Mafia Capitale.

Ono­ra la Rai e la cit­tà di Roma, e ono­ra le televisioni
bacia la mano che rup­pe il tuo Masi, per­ché rifiu­ta­va i copioni
quan­do a mio padre si fer­mò il bottone
morì di gira­men­to dei coglioni
ma sem­pre a mio padre gli ven­ne un coccolone
alla noti­zia dei quat­tro milioni.

Io spar­go cul­tu­ra fra la mas­sa vol­ga­re, mez­z’o­ra e poi mi congedo
Ogni scel­ta che fac­cio è alta­men­te ori­gi­na­le, la Bib­bia, la Com­me­dia e il Vangelo
Rac­con­to di Pie­tro, Gio­van­ni e Matteo
che dite, vi sem­bra il liceo?
Ma for­se il pro­ble­ma è den­tro il buonismo
a me sem­bra­va catechismo.

Ricor­da di san­ti­fi­ca­re le feste, faci­le per gli attoroni
die­tro giu­sto com­pen­so e discre­to pre­av­vi­so, lec­ca­re il culo ai padroni
sem­bra­re cat­to­li­co e un po’ di sinistra
rac­con­tan­do la sto­ria dei ladroni
gio­ca­re al cat­to­li­co che è pure comunista
stron­za­te, sono solo un perbenista.

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Il quin­to dice non devi ruba­re, e for­se io l’ho rispettato
capi­to Lut­taz­zi pla­gian­do Bill Hicks, di pre­ci­so cos’è che hai sbagliato?
La pros­si­ma vol­ta tu stam­mi ad ascoltare
ruba dal pro­gram­ma ministeriale
nes­su­na invi­dia può allo­ra dar­ti torto
l’au­to­re è da seco­li morto.

Non com­met­te­re atti che non sia­no digni­to­si, e cer­ca di ave­re fortuna
fai feli­ce tua moglie e sod­di­sfat­to Giu­bi­to­si, per ave­re una car­rie­ra futura
Nel­lo spa­zio di Fazio già cal­do d’amore
non ho pro­va­to dolore
l’in­vi­dia di Savia­no per me è già finita
sta sera è bel­la la vita.

Il set­ti­mo dice non stra­par­la­re, se del cie­lo vuoi esse­re degno
guar­da­te­la oggi que­sta leg­ge di Dio, sei zeri inchio­da­ti all’assegno
33% sol­tan­to di share
sono il più gros­so del regno
gio­ca­re al cial­tro­ne scam­bia­to per Molière
è que­sto il desti­no di un servo.

Ma ades­so che vie­ne la sera ed il buio, mi pos­so guar­da­re allo specchio
cos’è rima­sto del pic­co­lo dia­vo­lo? Direi un Ber­go­glio più vecchio,
Non resta che pian­ge­re la ver­sio­ne di Pinocchio
Troi­si se ne è anda­to col botto
e pure al sot­to­scrit­to ormai non resta molto
a San­re­mo sto giro chie­do il doppio.

Fran­ce­sco Floris
@Frafloris

Foto via RBCasting

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Francesco Floris
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Col­la­bo­ra­to­re de Linkiesta.it, spea­ker di Mag­ma, blogger.

5 Commenti su Il testamento di Roberto
I comandamenti secondo Benigni

  1. 1) Non è un arti­co­lo, è un elze­vi­ro sati­ri­co. Mi dispia­ce che tu non rico­no­sca la differenza.
    2) Se non sei sod­di­sfat­to ridai i sol­di indie­tro. Ah no, non puoi: è un gior­na­le gratuito!

  2. Comun­que, Fran­ce­sco Flo­ris, que­sta cosa che se gli toc­chi Beni­gni i ben­pen­san­ti “de sini­stra” insor­go­no in mas­sa è stu­pen­da. Per­ché dicia­mo­lo, l’ul­ti­mo tele­vi­si­vis­si­mo Beni­gni è stu­pen­da­men­te con­so­lan­te per il mode­ra­to sini­stroi­de e le sue con­trad­di­zio­ni: un po’ cat­to­li­co, un po’ lai­co, un po’ libe­ri­sta, un po’ ter­zo­mon­di­sta, un po’ patriot­ti­co, un po’ anti­na­zio­na­li­sta, un po’ per la giu­sti­zia socia­le un po’ “arric­chir­si one­sta­men­te non è sba­glia­to”… un sac­co para­cu­lo e reazionario.
    Poi per cari­tà, sono sicu­ro che lui fac­cia i suoi spet­ta­co­li con le miglio­ri intenzioni.

  3. Io ave­vo ado­ra­to il suo lavo­ro ana­lo­go sul­la Costi­tu­zio­ne; anche quel­lo, cer­to, nel suo sti­le… e for­se in alcu­ni pun­ti sem­pli­ciot­to, ma per­fet­to per lo spet­ta­to­re medio. Non sono inve­ce riu­sci­to nem­me­no ad arri­va­re all’i­ni­zio di que­sti suoi Die­ci Coman­da­men­ti per­ché sono sta­to nau­sea­to dal­l’in­tro­du­zio­ne post-mono­lo­go sati­ri­co: così bana­le, vol­ga­re (eti­mo­lo­gi­ca­men­te), pac­chia­na e pre­gna di quel cat­to­li­ce­si­mo all’i­ta­lia­na, quel cat­to­li­ce­si­mo non pra­ti­ca­to ma ripe­sca­to in occa­sio­ne del­le festi­vi­tà o duran­te le tur­bo­len­ze in aereo. Quan­do poi tra un cli­ché e l’al­tro ha gio­ca­to il jol­ly del “l’I­ta­lia è comun­que un pae­se tra­di­zio­nal­men­te reli­gio­so” e mi è tor­na­to in men­te che anco­ra oggi negli edi­fi­ci pub­bli­ci il cro­ci­fis­so è d’ob­bli­go ho cam­bia­to cana­le. Pae­se lai­co un paio di palle.

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