La Tregua di Natale

Il gior­no di Nata­le del­l’an­no 1914, il sot­to­te­nen­te ingle­se Dou­gan Cha­ter scri­ve­va a sua madre da una trin­cea nei pres­si di Armen­tiè­res (nord del­la Fran­cia): “I think I have seen one of the most extraor­di­na­ry sights today that anyo­ne has ever seen. About 10 o’clock this mor­ning I was pee­ping over the para­pet when I saw a Ger­man, waving his arms, and pre­sen­tly two of them got out of their tren­ches and some came towards ours. We were just going to fire on them when we saw they had no rifles, so one of our men went out to meet them and in about two minu­tes the ground bet­ween the two lines of tren­ches was swar­ming with men and offi­cers of both sides, sha­king hands and wishing each other a hap­py Christmas.”

Tregua di Natale

Era­no pas­sa­ti qua­si 5 mesi dal­lo scop­pio del­la pri­ma guer­ra mon­dia­le, quan­do il 25 dicem­bre 1914 in mol­ti set­to­ri del fron­te occi­den­ta­le (che cor­re­va dal Mare del Nord fino alla fron­tie­ra fran­ce­se con la Sviz­ze­ra) si svol­se­ro una serie di tre­gue spon­ta­nee e non uffi­cia­li, che insie­me pren­do­no il nome di Tre­gua di Nata­le (Christ­mas Tru­ce in inglese).

Truppe tedesche, inglesi e francesi in minor numero, interruppero le ostilità e si incontrarono nella terra di nessuno, dove fraternizzarono, si scambiarono regali, organizzarono partite di calcio e seppellirono i morti che normalmente sarebbe stato impossibile recuperare senza rischiare ulteriori vite.

Hen­ry Wil­liam­son, sol­da­to sem­pli­ce del Lon­don Regi­ment, e futu­ro gran­de natu­ra­li­sta, scris­se alla madre: “In my mouth is a pipe pre­sen­ted by the Prin­cess Mary. In the pipe is Ger­man tobac­co. Haha, you say, from a pri­so­ner or found in a cap­tu­red trench. Oh dear, no! From a Ger­man sol­dier. Yes a live Ger­man sol­dier from his own trench. Yester­day the Bri­tish & Ger­mans met & shook hands in the Ground bet­ween the tren­ches, & exchan­ged sou­ve­nirs, & shook hands. Yes, all day Xmas day, & as I wri­te. Mar­vel­lous, isn’t it?”

L’i­ni­zia­ti­va del­la tre­gua ven­ne pre­sa qua­si sem­pre dai sol­da­ti tede­schi, che già la not­te del 24 dicem­bre innal­za­ro­no albe­ri di Nata­le sopra le trin­cee, ed espo­se­ro car­tel­li con scrit­to in ingle­se “Mer­ry Christ­mas” o “You No Fight, We No Fight”. Un altro modo con il qua­le ven­ne pro­po­sta la tre­gua, fu attra­ver­so le can­zo­ni, come ricor­da il capi­ta­no ingle­se R.J. Armes, che dopo aver ascol­ta­to con i suoi uomi­ni alcu­ni sol­da­ti tede­schi can­ta­re una sere­na­ta, ne richie­se in tede­sco un’al­tra: la rispo­sta fu “Die bei­den Gre­na­die­re” di Schu­mann. A quel pun­to i sol­da­ti di entram­bi gli schie­ra­men­ti abban­do­na­ro­no le pro­prie trin­cee e si tro­va­ro­no nel­la ter­ra di nes­su­no, dove ci fu some con­vi­via­li­ty e ven­ne­ro can­ta­te altre can­zo­ni in tede­sco e in inglese.

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Il sot­to­te­nen­te ingle­se Bur­ce Brain­sfa­ther, allo­ra famo­so scrit­to­re e vignet­ti­sta, ricor­da che duran­te la tre­gua a cui par­te­ci­pò: “The­re was not an atom of hate on either side that day; and yet, on our side, not for a moment was the will to war. […] The last I saw of this lit­tle affair was a vision of one of my machi­ne gun­ners, who was a bit of an ama­teur hair­dres­ser in civil life, cut­ting the unna­tu­ral­ly long hair of a doci­le Boche (ter­mi­ne dispre­gia­ti­vo fran­ce­se per Tede­sco, tra­du­ci­bi­le con cruc­co), who was patien­tly knee­ling on the ground whi­le the auto­ma­tic clip­pers (le for­bi­ci usa­te per taglia­re il filo spi­na­to) crept up the back of his neck.”

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I coman­di non gra­di­ro­no l’i­ni­zia­ti­va dei loro sol­da­ti, e subi­to invia­ro­no ordi­ni affin­ché tale con­dot­ta poco bel­li­co­sa ces­sas­se al più pre­sto. Sir John French, coman­dan­te in capo del­le for­ze ingle­si in Fran­cia, inviò imme­dia­te “orders to pre­vent any recur­ren­ce of such con­duct” e impo­se agli uffi­cia­li il rispet­to più scru­po­lo­so del­l’or­di­ne, il che pro­vo­cò non pochi pro­ble­mi. Il Coman­do tede­sco riaf­fer­mò, inve­ce, le rego­le che proi­bi­va­no la fra­ter­niz­za­zio­ne con il nemi­co, ricor­dan­do che quel­le azio­ni era­no puni­bi­li come alto tradimento.

Le osti­li­tà rico­min­cia­ro­no già il 26 dicem­bre, e mol­ti sol­da­ti che spe­ra­va­no che la tre­gua potes­se esse­re pro­lun­ga­ta, cad­de­ro sot­to i col­pi del nemico.
La Tre­gua del Nata­le 1914, tran­ne qual­che ecce­zio­ne nel 1915, non ven­ne mai ripe­tu­ta negli anni seguen­ti. In par­te per­ché le stra­gi che si svol­se­ro con sem­pre mag­gio­re fre­quen­za (nel­la Secon­da bat­ta­glia di Ypres, i Tede­schi uti­liz­za­ro­no per la pri­ma vol­ta il gas) indu­ri­ro­no l’a­ni­mo dei sol­da­ti e la loro atti­tu­di­ne nei con­fron­ti del nemi­co, in par­te a cau­sa del­l’a­zio­ne repres­si­va, anche indi­ret­ta, dei coman­di. Per il dicem­bre 1915, il Coman­do ingle­se ordi­nò un len­to ma costan­te fuo­co di sbar­ra­men­to per le ore del gior­no, e una serie di attac­chi not­tur­ni alle trin­cee nemiche.

Gui­do Beduschi
@gg_beduschi
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Guido G. Beduschi
Stu­den­te di Sto­ria, da gran­de voglio inca­stel­lar­mi. Ho una bicicletta.

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