Münchau e la sinistra
delle politiche ragionevoli

Il 23 novem­bre scor­so l’editorialista del Finan­cial Times Wol­fgang Mün­chau ha fir­ma­to un arti­co­lo in cui sostie­ne che gli uni­ci par­ti­ti in Euro­pa ad ave­re un pro­gram­ma eco­no­mi­co capa­ce di risol­le­va­re il con­ti­nen­te dal­la sta­gna­zio­ne eco­no­mi­ca sono quel­li del­la cosid­det­ta sini­stra radi­ca­le: Pode­mos in Spa­gna, Die Lin­ke in Ger­ma­nia, Syri­za in Gre­cia. L’editoriale è sta­to tra­dot­to in ita­lia­no sul nume­ro di Inter­na­zio­na­le di que­sta set­ti­ma­na, ma per il resto non ha rice­vu­to mol­ta atten­zio­ne da par­te dei media nazio­na­li, a dif­fe­ren­za di quan­do lo stes­so Mün­chau – a gen­na­io 2013 – cri­ti­cò aspra­men­te Mario Mon­ti in pie­na cam­pa­gna elettorale.

Münchau

Eppu­re suo­na sor­pren­den­te l’endorsement di un quo­ti­dia­no del cali­bro del «Finan­cial Times» a par­ti­ti che – alme­no nel caso di Syri­za e Die Lin­ke – si rifan­no espli­ci­ta­men­te all’eredità del comu­ni­smo. Dif­fi­cil­men­te pos­sia­mo imma­gi­na­re che la bib­bia ingle­se dell’informazione eco­no­mi­ca e finan­zia­ria si stia spo­stan­do su posi­zio­ni di estre­ma sini­stra. Né d’altra par­te pos­sia­mo liqui­da­re l’editoriale di Mün­chau come espres­sio­ne di idee per­so­na­li stra­va­gan­ti, o come sem­pli­ce provocazione.

L’editorialista non si limi­ta a spo­sa­re la linea eco­no­mi­ca del­la sini­stra (anzi lo fa con un cer­to ram­ma­ri­co: “È tri­ste nota­re che i par­ti­ti di sini­stra sia­no gli uni­ci a soste­ne­re poli­ti­che ragio­ne­vo­li.” [cor­si­vo mio], ma affer­ma che que­sta linea poli­ti­ca — sin­te­tiz­za­ta a span­ne in due tipi di prov­ve­di­men­ti: inve­sti­men­ti pub­bli­ci e ristrut­tu­ra­zio­ne del debi­to — si accor­da con “la teo­ria più con­di­vi­sa su cosa dovreb­be fare l’Eurozona in que­sto momento”.

Insomma la sinistra avrebbe ragione, per così dire scientificamente, e per evitare il collasso del sistema bisognerebbe accoglierne le istanze.

Mün­chau si tie­ne sul vago e non spe­ci­fi­ca da chi sia con­di­vi­sa que­sta “teo­ria”, dan­do l’idea di un gene­ra­le con­sen­sus attor­no alle ricet­te eco­no­mi­che idea­li per tira­re fuo­ri l’Europa dal­la cri­si – cosa che evi­den­te­men­te non è. Ma coglie un para­dos­so inte­res­san­te, nota­to anche da Rober­ta Car­li­ni sul nume­ro 65 di Pagina99 (25–31 otto­bre), signi­fi­ca­ti­va­men­te inti­to­la­to: “Cer­ca­si un sol dell’avvenire. Per­ché nell’era del­la disu­gua­glian­za nes­su­no fa qual­co­sa di sinistra”.

L’articolista evi­den­zia come si sus­se­gua­no sem­pre più fre­quen­ti i cam­pa­nel­li d’allarme per l’aumento del­le disu­gua­glian­ze, lan­cia­ti – e que­sta è la cosa curio­sa – pro­prio dal­le isti­tu­zio­ni car­di­ne del siste­ma eco­no­mi­co glo­ba­le (cer­ta­men­te non esen­ti da respon­sa­bi­li­tà al riguar­do): FMI, OCSE, Ban­ca Mon­dia­le, per­si­no il sum­mit di Davos Wall Street, è tut­to un discu­te­re di spe­re­qua­zio­ne, redi­stri­bu­zio­ne del­la ric­chez­za, rego­la­men­ta­zio­ne dei mer­ca­ti finan­zia­ri, poli­ti­che neo-key­ne­sia­ne e così via. Nel­lo stes­so filo­ne si inse­ri­sce il suc­ces­so degli eco­no­mi­sti “di sini­stra” come Sti­gli­tz, Krug­man e da ulti­mo la star Tho­mas Piket­ty, let­ti e ascol­ta­ti in tut­to il mon­do, aspri cri­ti­ci dell’austerità e del capi­ta­li­smo finan­zia­rio basa­to sul dog­ma neo-libe­ri­sta. Sono pro­ba­bil­men­te que­sti i soste­ni­to­ri del­la “teo­ria più con­di­vi­sa” cui fa rife­ri­men­to Mün­chau, aggiun­gen­do­vi l’autorevole voce del pro­prio giornale.

Una domanda sorge allora spontanea: perché nulla di tutto ciò si traduce in politiche effettive?

Lo stes­so Mün­chau offre una pos­si­bi­le rispo­sta, quan­do nota che anche i par­ti­ti social­de­mo­cra­ti­ci e di cen­tro-sini­stra sosten­go­no que­ste stes­se posi­zio­ni “ragio­ne­vo­li”, ma solo “fin­ché sono all’opposizione”. L’esempio è for­ni­to dall’impopolare Fra­nçois Hol­lan­de, che diver­si mesi fa ha affer­ma­to la pro­pria fidu­cia nel­la leg­ge di Say, secon­do cui l’offerta crea la doman­da, capo­sal­do dell’economia neoclassica.

Se teo­ria e pra­ti­ca poli­ti­ca fos­se­ro con­dan­na­te da una qual­che pre­de­sti­na­zio­ne a tene­re due sen­tie­ri sepa­ra­ti, non dovrem­mo aspet­tar­ci nul­la di buo­no nem­me­no dal­le pro­ba­bi­li vit­to­rie elet­to­ra­li del­la tria­de di par­ti­ti cita­ta: Syri­za è data per favo­ri­ta alle pros­si­me ele­zio­ni poli­ti­che in Gre­cia, che potreb­be­ro tener­si già nel 2015, Pode­mos è in cre­sci­ta e pro­prio in que­sto mese Die Lin­ke ha otte­nu­to per la pri­ma vol­ta il gover­no di un Land tede­sco, la Turin­gia, in coa­li­zio­ne con Spd e Verdi.

Tsipras

È più plau­si­bi­le, però, che il moti­vo di que­sto diva­rio risie­da nell’azione (che Mün­chau non con­si­de­ra) di con­si­sten­ti grup­pi di pote­re che evi­den­te­men­te non con­di­vi­do­no la “ragio­ne­vo­lez­za” del­le ricet­te eco­no­mi­che di sini­stra, per­ché ne sareb­be­ro svan­tag­gia­ti. L’economia non è una scien­za esat­ta: non esi­sto­no poli­ti­che giu­ste o sba­glia­te in asso­lu­to; le risor­se e la ric­chez­za pos­so­no esse­re distri­bui­te in manie­ra più o meno equa, avvan­tag­gian­do cer­ti grup­pi socia­li a sfa­vo­re di altri, o vice­ver­sa. Spes­so si par­la di disu­gua­glian­za in modo neu­tro, come se si trat­tas­se di una for­za natu­ra­le, un feno­me­no cli­ma­ti­co, dimen­ti­can­do che il ter­mi­ne pre­sup­po­ne due poli con­trap­po­sti: uno dei qua­li, il più poten­te, si sta arric­chen­do, ed è pre­ve­di­bi­le che non abbia inten­zio­ne di mol­la­re la pre­sa. È que­sta la ragio­ne per cui cer­ti prov­ve­di­men­ti non si tra­du­co­no mai in pra­ti­ca, nem­me­no quan­do i par­ti­ti nomi­nal­men­te socia­li­sti otten­go­no il governo.

Per non par­la­re del­le dif­fe­ren­ze inter­ne tra i vari Pae­si dell’Eurozona, che si tro­va­no spes­so a difen­de­re inte­res­si diver­gen­ti, men­tre gli elet­to­ri non sem­pre rea­gi­sco­no alla cri­si spo­stan­do­si a sini­stra. Anzi. Saba­to scor­so si è tenu­ta in Piaz­za Far­ne­se, a Roma, una mani­fe­sta­zio­ne de L’Altra Euro­pa con Tsi­pras, a cui han­no par­te­ci­pa­to anche dele­ga­ti di Syri­za e Pode­mos, in nome del­la “cau­sa giu­sta” con­tro le poli­ti­che di auste­ri­tà e l’erosione dei dirit­ti dei lavo­ra­to­ri. Ma non si può non nota­re il con­tra­sto tra il qua­dro poli­ti­co gre­co o spa­gno­lo e quel­lo ita­lia­no, dove la sini­stra lan­gue più che mai.

È in cor­so un gio­co dif­fi­ci­le e fram­men­ta­to tra chi inten­de con­ser­va­re lo sta­tus quo, doven­do neces­sa­ria­men­te evi­ta­re che il con­flit­to socia­le si esa­spe­ri oltre una cer­ta misu­ra, e le for­ze poli­ti­che che cer­ca­no di inter­cet­ta­re il mal­con­ten­to cau­sa­to dal­la cri­si per inca­na­lar­lo entro istan­ze di rin­no­va­men­to com­ples­si­vo del siste­ma, o per rifon­da­re inquie­tan­ti nazio­na­li­smi: un pano­ra­ma com­ples­so che non si pre­sta a faci­li sche­ma­tiz­za­zio­ni e di cui è dif­fi­ci­le pre­ve­de­re l’evoluzione.

Seba­stian Bendinelli
@se_ba_stian
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Sebastian Bendinelli
In mis­sio­ne per fer­ma­re la Rivo­lu­zio­ne industriale.

1 Commento su Münchau e la sinistra
delle politiche ragionevoli

  1. Pre­ci­so sola­men­te che l’e­spres­sio­ne “endor­se­ment” è (per ora) esa­ge­ra­ta. Il FT, da buon quo­ti­dia­no sana­men­te libe­ra­le, pub­bli­ca arti­co­li di opi­nio­ni diver­se. E Mun­chau è su que­ste posi­zio­ni anti-austerità&anti-Merkel da anni, quin­di non si può far pas­sa­re l’i­dea: il FT si accor­ge che i par­ti­ti di sini­stra han­no ragione.
    Ah, e sul­la par­te fina­le: “È più plau­si­bi­le, però, che il moti­vo di que­sto diva­rio risie­da nell’azione di con­si­sten­ti grup­pi di pote­re che evi­den­te­men­te non con­di­vi­do­no la “ragio­ne­vo­lez­za” del­le ricet­te eco­no­mi­che di sini­stra”. D’ac­cor­dis­si­mo. Pre­ci­san­do però che, alme­no nel caso di Ita­lia e Gre­cia che sono i due pae­si che cono­sco, que­sti grup­pi di pote­re non sono libe­ri­sti, libe­ra­li (sce­glie­te l’e­ti­chet­ta che pre­fe­ri­te) ma incro­sta­zio­ni di pote­re clien­te­la­re e coop­ta­ti­vo, un fami­li­smo amo­ra­le che ope­ra ad ogni livel­lo fino alla finan­za ponen­do un for­te tema di eti­ca pub­bli­ca, anco­ra tut­to da affrontare.
    Sul­la que­stio­ne dif­fe­ren­ze fra la sini­stra in Gre­cia ed in Ita­lia. Innan­zi­tut­to c’è un discor­so sto­ri­co: da sem­pre la Gre­cia è poli­ti­ca­men­te estre­mi­sta men­tre l’I­ta­lia mode­ra­ta. Ma c’è anche una que­stio­ne di cre­di­bi­li­tà: ognu­no può pen­sa­re quel­lo che vuo­le ma Syri­za è un par­ti­to ben fat­to, rispet­ta­bi­le, agguer­ri­to. L’Al­tra Euro­pa per Tsi­pras è una paro­dia che dopo aver acciuf­fa­to gli ago­gna­ti seg­gi, pri­ma ci ha deli­zia­to con lo psi­co­dram­ma del­la Spi­nel­li, poi con lo SCANDALOSO dop­pio sti­pen­dio di Cur­zio Maltese.

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