Boko Haram fa strage nella zona di Baqa, 2000 morti

Baqa, nord est del­la Nige­ria, ter­zo gior­no di Gen­na­io, le mili­zie del grup­po ter­ro­ri­sti­co Boko Haram — orga­niz­za­zio­ne ter­ro­ri­sti­ca jiha­di­sta fon­da­ta nel 2001 o nel 2002 da Ustaz Moham­med Yusuf e nota dal 2009 a segui­to di vio­len­ze reli­gio­se per­pe­tua­te in Nige­ria — si impa­dro­ni­sco­no del quar­tier gene­ra­le del­la for­za mul­ti­na­zio­na­le inca­ri­ca­ta di com­bat­ter­li, lascia­ta sguar­ni­ta dai mili­ta­ri nigeriani.

L’at­tac­co che tro­va l’u­ni­ca resi­sten­za nei civi­li, por­ta a un bilan­cio fina­le di alme­no 100 mor­ti. Il nume­ro non è anco­ra accer­ta­to, per­ché non sono cer­te le iden­ti­tà di colo­ro che sono riu­sci­ti a fug­gi­re e che anco­ra riman­go­no nasco­sti. Musa Bukar, pre­si­den­te del gover­no loca­le per il distret­to di Kuka­wa nel­lo Sta­to del Bor­no, che inclu­de la cit­tà tea­tro del­le violenze.
L’of­fen­si­va, secon­do il depu­ta­to Mai­na Maa­ji Lawan avreb­be por­ta­to il grup­po al con­trol­lo del 70% del ter­ri­to­rio del­lo Sta­to di Borno.

Ieri, 7 Gen­na­io, il secon­do attac­co, vio­len­to e san­gui­no­so come mai pri­ma d’o­ra, “Baqa è sta­ta rasa al suo­lo, come gli altri vil­lag­gi, che di fat­to non esi­sto­no più” dico­no le auto­ri­tà loca­li. Baqa, il vil­lag­gio più popo­lo­so tra i 16 attra­ver­sa­ti duran­te la rapi­da avan­za­ta del­le mili­zie, ospi­ta­va 10.000 per­so­ne, a miglia­ia si sono rifu­gia­ti oltre lago Ciad, tro­van­do ripa­ro in alcu­ne del­le iso­le cir­co­stan­ti, che minac­cia­no di tra­sfor­mar­si in trap­po­le mor­ta­li se dive­nis­se­ro i nuo­vi ber­sa­gli del grup­po ter­ro­ri­sti­co, che ha dato pro­va di saper­si muo­ve­re sen­za aver biso­gno gros­si inter­val­li temporali

Le testi­mo­nian­za par­la­no oggi di abi­ta­zio­ni date alle fiam­me e cor­pi rima­sti sul­le stra­de, anco­ra sen­za sepol­tu­ra, tan­ti da non poter esse­re con­ta­ti, le pri­me cifre, scon­cer­tan­ti, rife­ri­sco­no di due miglia­ia di vittime.

Se il dato venisse confermato si tratterebbe dell’attacco più pesante subito dalla popolazione nigeriana ed equivarrebbe a una vera e propria dichiarazione di guerra.

Suc­ces­si­va­men­te è com­par­so su You­Tu­be un video inti­mi­da­to­rio indi­riz­za­to al pre­si­den­te del Came­run Paul Biya in cui un uomo, pre­sen­ta­to­si come Abu­ba­kar She­kau, lea­der del movi­men­to, minac­cia il ripe­ter­si del­le vio­len­ze com­piu­te in Nige­ria all’in­ter­no dei con­fi­ni came­ru­nen­si se non fos­se sta­to inter­rot­to il “com­plot­to mali­gno”. Il video si rife­ri­sce allo spie­ga­men­to di for­za mes­so in atto dal­l’e­ser­ci­to came­ru­nen­se in mag­gio, in un’o­pe­ra­zio­ne nata dopo che Boko Haram ave­va più vol­te com­piu­to atti di for­za al con­fi­ne tra Came­run e Nige­ria. L’o­pe­ra­zio­ne ha por­ta­to all’uc­ci­sio­ne di deci­ne di jiha­di­sti, in par­ti­co­la­re nel­la regio­ne del­l’E­stre­mo Nord. Nel giro di poche ore il pre­si­den­te Biya si è espres­so rivol­gen­do­si alla comu­ni­tà inter­na­zio­na­le e in par­ti­co­la­re ai pae­si afri­ca­ni, indi­vi­duan­do in Boko Haram una minac­cia comu­ne e chie­den­do for­mal­men­te sup­por­to per quel­la che ha defi­ni­to una “Rispo­sta glo­ba­le a una minac­cia globale”.

Lo scor­so otto­bre era sta­ta dichia­ra­to un ces­sa­te il fuo­co tra auto­ri­tà nige­ria­ne e rap­pre­sen­tan­ti del­le mili­zie, in pre­vi­sio­ne di un pos­si­bi­le rila­scio del­le 200 stu­den­tes­se rapi­te a Chi­bok nel Bor­no, in apri­le, e del­le ele­zio­ni pre­vi­ste per febbraio.
She­kau ave­va poi smen­ti­to la tre­gua, sot­to­li­nean­do anco­ra una vol­ta la fra­gi­li­tà del­le isti­tu­zio­ni nige­ria­ne e la for­za ormai pre­do­mi­nan­te di Boko Haram. Que­sta stes­sa for­za vio­len­ta e sen­za scru­po­li è sta­ta riba­di­ta quan­do sono sta­ti rasi al suo­lo vil­lag­gi, spez­za­te vite, costret­te alla fuga miglia­ia di persone.

Giu­lia Pacchiarini
@GiuliaAlice1

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Pod­ca­st: sequel, Nige­ria­ga­te

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Giulia Pacchiarini
Ragaz­za. Frut­to di scel­te sco­la­sti­che poco azzec­ca­te e tem­po libe­ro ben impie­ga­to ascol­tan­do per­so­ne a bor­do di mez­zi di tra­spor­to alternativi.

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