Malattie dal mondo: sequels’ mania

Ila­ria Guidi
@ilovemingus

Non è insop­por­ta­bi­le tro­var­si in un Pae­se a qual­che miglia­io di chi­lo­me­tri da casa nostra e vede­re a un ango­lo un H&M, a un altro un McDonald’s, a quel­lo suc­ces­si­vo un nego­zio del­la Benet­ton? Secon­do la mia umi­lis­si­ma opi­nio­ne, sì.

Ebbe­ne, que­sto è il fran­chi­sing. Che, se voglia­mo spie­gar­lo con una ter­mi­no­lo­gia più ade­gua­ta, è quel­la for­mu­la secon­do la qua­le chiun­que voglia dare ini­zio a un’impresa sen­za par­ti­re da zero, può affi­liar­si a un mar­chio già affermato.
E a Hol­ly­wood non si sono lascia­ti scap­pa­re l’occasione di fare dei film veri e pro­pri mar­chi di fab­bri­ca, e di con­se­guen­za sfrut­ta­re il mec­ca­ni­smo del franchising.

Tut­to ebbe ini­zio nel lon­ta­no 1975, quan­do l’uscita del film Jaws (Lo squa­lo) – diret­to da Ste­ven Spiel­berg e pro­dot­to dal­la Uni­ver­sal Pic­tu­res – segnò la fine dell’epoca del­la New Hol­ly­wood e l’inizio di quel­la del Bloc­k­bu­ster. In sostan­za ciò signi­fi­ca il pas­sag­gio di auto­ria­li­tà dal regi­sta al pro­dut­to­re, che com­por­ta la muta­zio­ne del film da ope­ra d’arte a mero pro­dot­to commerciale.
Il film era trat­to da un best-sel­ler, il che vole­va dire ave­re già un baci­no di rife­ri­men­to “di base” — un cer­to nume­ro di spet­ta­to­ri su cui poter con­ta­re ancor pri­ma di ini­zia­re le riprese.
Ma que­sto è solo uno dei meto­di che adot­ta­ro­no a Hol­ly­wood con il sor­ge­re di que­sta nuo­va era.
Un’altra tat­ti­ca fu quel­la del satu­ra­tion boo­king: distri­bui­re con­tem­po­ra­nea­men­te nel mag­gior nume­ro di sale cine­ma­to­gra­fi­che – da quel­le di pri­ma visio­ne a quel­le pro­vin­cia­li – il film, che una vol­ta veni­va distri­bui­to pri­ma nel­le sale di pri­ma visio­ne e poi pro­gres­si­va­men­te in tut­te le altre, secon­do il meto­do del road sho­wing.

Star-Wars-Family-Decal

Alcu­ni film poi ven­go­no pen­sa­ti fin dall’inizio per ave­re un segui­to, come è sta­to ad esem­pio per Star Wars. E que­sto cosa com­por­ta? La diret­ta con­se­guen­za è che pre­sto que­sti film diven­ta­no dei brand, dei mar­chi intor­no ai qua­li costrui­re un’identità sfrut­ta­bi­le sul mer­ca­to. La nasci­ta di un mar­chio, infat­ti, può dare ori­gi­ne al feno­me­no del fran­chi­sing di cui sopra.

Quan­te magliet­te abbia­mo visto con stam­pa­to sopra Yoda, quan­te fel­pe con la scrit­ta “Star Wars” e com­bat­ti­men­ti di spa­de laser? Tan­te – soprat­tut­to sui più nerd (ma que­sta è un’altra sto­ria). Per non par­la­re di pupaz­zi, video­gio­chi, navi­cel­le spa­zia­li in minia­tu­ra, e mol­to altro ancora.
Chi può pro­dur­re tut­ta que­sta serie di ogget­ti? Solo chi abbia deci­so di affi­liar­si al mar­chio, che in que­sto pre­ci­so caso è il mar­chio Star Wars.
E per riu­sci­re a tra­sfor­ma­re un film in un mar­chio spes­so si ricor­re ai sequel, per­ché al pub­bli­co pia­ce rive­de­re le stes­se cose, ave­re fami­lia­ri­tà coi per­so­nag­gi. Il pun­to è sem­pli­ce: com­pre­rai un pupaz­zo di Chew­bec­ca solo dopo esser­ti affe­zio­na­to a lui.

Ho ripor­ta­to l’esempio di Star Wars per­ché ha mes­so in moto un pro­ces­so di mer­ca­to che va avan­ti da decen­ni, e anco­ra oggi i pro­dot­ti mar­chia­ti Star Wars ven­go­no acqui­sta­ti – in atte­sa dell’uscita dell’Episodio VII, pre­vi­sta per il Nata­le 2015. Ma è sba­glia­to pen­sa­re che il film sia nato con il pre­ci­so inten­to di sfrut­tar­lo come pro­dot­to com­mer­cia­le — può esse­re che  la sto­ria fos­se sem­pli­ce­men­te trop­po lun­ga e un solo film non sareb­be basta­to per rac­con­tar­la tutta.

Quel­lo dei sequel, però, è diven­ta­to un vizio un po’ trop­po dif­fu­so a Hol­ly­wood, da un pez­zo a que­sta parte.

Non solo si sono ripe­sca­ti qua­si tut­ti i per­so­nag­gi del­la Mar­vel – com­pre­so Ant-man (L’uomo for­mi­ca), che usci­rà nel 2015 – tra­spo­nen­do­li sul gran­de scher­mo, ma di quel­le tra­spo­si­zio­ni sono sta­ti fat­ti sequel, o addi­rit­tu­ra remake.

Si pen­si solo a Bat­man: c’è sta­to il Bat­man del 1966 di Leslie H. Mar­tin­son; Bat­man – con la magi­stra­le inter­pre­ta­zio­ne di Jack Nichol­son nei pan­ni di Joc­ker – e Bat­man Returns rispet­ti­va­men­te del 1989 e del 1992, entram­bi diret­ti da Tim Bur­ton; Bat­man Fore­ver del 1995 e Bat­man & Robin del 1997, diret­ti da Joel Schu­ma­cher. Per arri­va­re infi­ne alla recen­te saga di Chri­sto­pher Nolan: Bat­man Begins (2005), The Dark Knight (2008, che secon­do una sta­ti­sti­ca del­lo stes­so anno ha rag­giun­to il mag­gior nume­ro di incas­si rispet­to alle ver­sio­ni pre­ce­den­ti), e The Dark Knight Rises (2012).

marvelheroes

Il 2015 sarà l’anno dei sequel.

Mymo­vies ha sti­la­to un’interessante lista di tut­ti i film che usci­ran­no nel nuo­vo anno, e tra que­sti figu­ra­no tito­li come The Aven­gers: Age of Ultron (la cui usci­ta è pre­vi­sta in apri­le), Ghost­bu­sters III, Ter­mi­na­tor Geni­sys, Ram­bo V, Fast and Furious 7 con tan­to di paro­dia dal tito­lo Super­fa­st, Super­fu­rious — per citar­ne solo alcu­ni. Insom­ma, ce n’è per tut­ti gusti.

Que­sti cosid­det­ti fran­chi­se film han­no costi di pro­du­zio­ne ele­va­tis­si­mi. Come si leg­ge su FT.com, oscil­la­no tra i 150 e i 200 milio­ni di dol­la­ri abbon­dan­ti. Una cifra impres­sio­nan­te, soprat­tut­to se si pen­sa che i film di pro­du­zio­ne indi­pen­den­te costa­no cir­ca 15–30 milio­ni di dol­la­ri. Infat­ti, accan­to alle gran­di case di pro­du­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­che esi­sto­no anco­ra, for­tu­na­ta­men­te (anche se non saran­no loro a “sal­va­re il cine­ma”), pic­co­li pro­dut­to­ri indi­pen­den­ti — che nel con­cre­to sono ric­chi milio­na­ri i qua­li con­ce­do­no la loro gra­zia deci­den­do di finan­zia­re il film, secon­do quan­to ripor­ta­to su Grantland.com. Sono nati così film come HerAme­ri­can Hustle.

Per meglio soste­ne­re quei costi di pro­du­zio­ne e dif­fon­de­re il pro­dot­to film anche al di fuo­ri dell’ambito cine­ma­to­gra­fi­co, alcu­ne gran­di case di pro­du­zio­ne si sono uni­te a com­pa­gnie ame­ri­ca­ne inte­res­sa­te non solo al cine­ma e alla tele­vi­sio­ne, ma al cam­po del­la comu­ni­ca­zio­ne media­ti­ca in gene­re: “Para­mount is owned by Via­com, for exam­ple, whi­le Uni­ver­sal Stu­dios is part of the Com­ca­st cable empi­re”, leg­gia­mo anco­ra su FT.com, dove Via­com e Com­ca­st sono appun­to due gigan­te­sche com­pa­gnie ame­ri­ca­ne spe­cia­liz­za­te nel cam­po dei mass media.

Un’altra tat­ti­ca vin­cen­te è quel­la del cros­so­ver, che è poi ciò che acca­de in The Aven­gers. Ci han­no fat­to vede­re Thor, Capi­tan Ame­ri­ca, Hulk, Iron Man…e poi? Poi han­no intrec­cia­to le sin­go­le sto­rie in un’unica vicen­da, e han­no uni­to le loro for­ze con­tro un nemi­co comu­ne. Sicu­ra­men­te, chi ave­va visto alme­no uno di quei film è anda­to a vede­re il pri­mo film dei ven­di­ca­to­ri nel 2012, e andrà a veder­ne il segui­to ad aprile.

Chis­sà cosa suc­ce­de­rà quan­do l’Uomo Ragno incon­tre­rà l’Uomo For­mi­ca. Lo sco­pri­re­mo, pro­ba­bil­men­te, tra qual­che anno.

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Ilaria Guidi

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