Non solo Charlie
La satira ai tempi della Rivoluzione

Il 26 ago­sto 1789, l’As­sem­blea Nazio­na­le — nome assun­to il 17 giu­gno del­lo stes­so anno dai dele­ga­ti agli Sta­ti gene­ra­li rap­pre­sen­tan­ti il Ter­zo Sta­to — appro­vò la Dichia­ra­zio­ne dei dirit­ti del­l’uo­mo e del cit­ta­di­no in 17 punti:

“I rap­pre­sen­tan­ti del popo­lo fran­ce­se costi­tui­ti in Assem­blea Nazio­na­le, con­si­de­ran­do che l’ignoranza, l’oblio o il disprez­zo dei dirit­ti dell’uomo sono le uni­che cau­se del­le scia­gu­re pub­bli­che e del­la cor­ru­zio­ne dei gover­ni, han­no sta­bi­li­to di espor­re, in una solen­ne dichia­ra­zio­ne, i dirit­ti natu­ra­li, ina­lie­na­bi­li e sacri dell’uomo […] Di con­se­guen­za, l’Assemblea Nazio­na­le rico­no­sce e dichia­ra, in pre­sen­za e sot­to gli auspi­ci dell’Essere Supre­mo, i seguen­ti dirit­ti dell’uomo e del cittadino.”

Al pun­to 11 si legge:
“La libe­ra mani­fe­sta­zio­ne dei pen­sie­ri e del­le opi­nio­ni è uno dei dirit­ti più pre­zio­si dell’uomo; ogni cit­ta­di­no può dun­que par­la­re, scri­ve­re, stam­pa­re libe­ra­men­te, sal­vo a rispon­de­re dell’abuso di que­sta liber­tà nei casi deter­mi­na­ti dal­la Legge.”

La satira era stata uno dei generi letterari privilegiati dagli illuministi francesi nell’Antico Regime.

Vol­tai­re, prin­ci­pe degli illu­mi­ni­sti, fu un pro­li­fe­ro auto­re di libel­li pole­mi­ci ed era famo­so in tut­ta Euro­pa per il suo umo­ri­smo sot­ti­le e taglien­te con il qua­le con­du­ce­va la sua bat­ta­glia cul­tu­ra­le, met­ten­do alla ber­li­na e ridi­co­liz­zan­do l’av­ver­sa­rio. Non sor­pren­de quin­di che, accan­to a una pro­du­zio­ne scrit­ta, esi­stes­se, pri­ma del­la Rivo­lu­zio­ne, anche un pro­du­zio­ne sati­ri­ca ico­no­gra­fi­ca, con vere e pro­prie vignet­te che si distin­gue­va­no per un umo­ri­smo cer­to meno sot­ti­le e raf­fi­na­to di quel­lo dei pam­phlet degli illuministi.

Alle vigi­lia del­la Rivo­lu­zio­ne cir­co­la­va­no, sfug­gen­do alla cen­su­ra, vignet­te con­tro i mini­stri del re, gli esat­to­ri del­le tas­se e la ter­ri­bi­le austria­ca, la regi­na Maria Anto­niet­ta. Que­sta, che a dif­fe­ren­za del mari­to non ave­va mai godu­to di gran­de popo­la­ri­tà pres­so i pro­pri sud­di­ti, vie­ne ritrat­ta men­tre scam­bia effu­sio­ni e paro­le d’a­mo­re con la sua favo­ri­ta, la duches­sa de Polignac.

1. marie antoinette

Solo con il 1789, la pro­du­zio­ne di cari­ca­tu­re e vignet­te conob­be una cre­sci­ta note­vo­le, paral­le­la­men­te all’e­splo­de­re del­la discus­sio­ne poli­ti­ca, che tra­sci­ne­rà la monar­chia fran­ce­se in un vor­ti­ce da cui non riu­sci­rà più ad usci­re. Dopo la pre­sa del­la Basti­glia (14 luglio) ven­ne pro­cla­ma­ta la Dichia­ra­zio­ne dei dirit­ti, con la qua­le anche la pro­du­zio­ne cari­ca­tu­ra­le pare rice­ve­re una sor­ta di auto­riz­za­zio­ne impli­ci­ta: ogni cit­ta­di­no di Fran­cia è libe­ro di mani­fe­sta­re il pro­prio pen­sie­ro in qual­sia­si for­ma, quin­di anche attra­ver­so vignet­te sati­ri­che. Que­ste ver­ran­no stam­pa­te sem­pre più nume­ro­se, fino ad arri­va­re agli anni 1790/1792, quan­do la pro­du­zio­ne rag­giun­se l’apice.

Ma quali erano i filoni di questa satira? Quali i soggetti favoriti?

Per sem­pli­ci­tà ho deci­so di rag­grup­pa­re alcu­ne di que­ste imma­gi­ni per sog­get­to raf­fi­gu­ra­to (o meglio, “pre­so di mira”), quin­di in ordi­ne com­pa­ri­ran­no: la nobil­tà e il cle­ro, la fami­glia rea­le, i gia­co­bi­ni, le arma­te con­tro-rivo­lu­zio­na­rie, le altre monar­chie d’Europa.

La nobil­tà e il cle­ro (che rap­pre­sen­ta­vo nel Regno di Fran­cia meno del 3 % del­la popo­la­zio­ne tota­le), furo­no da subi­to uno dei ber­sa­gli pri­vi­le­gia­ti. Fin dal 1789, nume­ro­se furo­no le vignet­te che rap­pre­sen­ta­va­no alle­go­ri­ca­men­te il risve­glio o la rivin­ci­ta del Ter­zo sta­to: il “Cac­cia­to­re patrio­ta”, abbat­ten­do a fuci­la­te un nobi­le e un pre­te, affer­ma “Non oltre signo­ri, ave­te rubato/volato (volé) abba­stan­za” (Fig. 2). In altre si vedo­no un pre­te e un nobi­le in car­ne, accom­pa­gna­ti a una pres­sa , oppu­re costret­ti a subi­re un cli­ste­re: affin­ché final­men­te resti­tuis­se­ro tut­to quan­to ave­va­no divo­ra­to (Figg.3 e 4). Gli stem­mi nobi­lia­ri sono diven­ta­ti l’in­se­gna degli stol­ti, ven­go­no pro­dot­ti da dia­vo­li usan­do i pro­pri escre­men­ti (Fig. 5). Una vec­chia e caden­te ari­sto­cra­zia, ma anco­ra agghin­da­ta e car­ne­va­le­sca, non può che “stra­ma­le­di­re la Rivo­lu­zio­ne” (Fig. 6).

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Il 13 feb­bra­io 1790, l’As­sem­blea Nazio­na­le sop­pri­me­va tut­ti gli ordi­ni reli­gio­si — esclu­si quel­li con fun­zio­ni ospe­da­lie­re o sco­la­sti­che. Pre­ti e mona­che, final­men­te libe­ri, pote­va­no abban­do­na­re l’a­bi­to e indos­sa­re vesti­ti bor­ghe­si o del­la Guar­dia Nazio­na­le: “Sta­mat­ti­na mi rado, doma­ni mi spo­so” (Fig. 7). Nel luglio 1790 veni­va appro­va­ta la Costi­tu­zio­ne civi­le del cle­ro: ai pre­ti veni­va impo­sto un giu­ra­men­to di fedel­tà alla Rivo­lu­zio­ne. Il refrat­ta­rio – ossia il pre­te che rifiu­ta di giu­ra­re – inna­mo­ra­to allun­ga la mano su una bel­la fan­ciul­la ed escla­ma: “Que­sto è l’al­ta­re su cui pre­sto giu­ra­men­to!” (Fig. 8). Nel­la pri­ma­ve­ra del 1791, arri­vò la deci­sa con­dan­na di Pio VI alle rifor­me eccle­sia­sti­che fran­ce­si: il Papa vie­ne ritrat­to lega­to sopra un rogo come un ere­ti­co, men­tre rigur­gi­ta sco­mu­ni­che (Fig. 9).

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La fami­glia rea­le, come abbia­mo visto, era già sta­ta ber­sa­glio del­le cari­ca­tu­re, ma con l’a­van­za­re del­la Rivo­lu­zio­ne i sog­get­ti si mol­ti­pli­ca­no e nep­pu­re il re vie­ne rispar­mia­to: Lui­gi XVI vie­ne ritrat­to come un “male­det­to” e “gras­so” maia­le (Fig. 10). Nel­l’ot­to­bre 1789, la fol­la di Pari­gi si recò a Ver­sail­les e ripor­tò il re nel­la capi­ta­le: “La fami­glia dei maia­li vie­ne ricon­dot­ta nel por­ci­le” (Fig. 11). Nel frat­tem­po la regi­na, rima­sta uno dei sog­get­ti favo­ri­ti, vie­ne spes­so ritrat­ta sor­pre­sa in fla­gran­te con il mar­che­se de La Fayet­te: “La mia costi­tu­zio­ne” è il tito­lo del­l’in­ci­sio­ne, dove, tra le pie­ghe del­le vesti del­la regi­na si leg­ge “Res publi­ca”, cosa pub­bli­ca o don­na pub­bli­ca? (Fig. 12).

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La Costi­tu­zio­ne del 1791 limi­tò gran­de­men­te i pote­ri del monar­ca, a cui rima­se sostan­zial­men­te il dirit­to di veto sul legi­sla­ti­vo; costret­to a risie­de­re nel­la gab­bia dora­ta del palaz­zo del­la Tui­le­ries, vie­ne a tro­var­lo un alli­bi­to Leo­pol­do d’A­sbur­go (Impe­ra­to­re del Sacro Roma­no Impe­ro, non­ché cogna­to de re): “Che fai lì cogna­to?”, rispon­de Lui­gi — “Io san­zio­no” (Fig. 13). La not­te tra il 20 e il 21 giu­gno 1791, la fami­glia rea­le abban­do­nò Pari­gi per fug­gi­re attra­ver­so il con­fi­ne orien­ta­le — a Varen­nes la comi­ti­va vie­ne però rico­no­sciu­ta: la vignet­ta (Copia di un ori­gi­na­le ingle­se) ritrae “il golo­so” che si attar­da a tavo­la facen­do­si così pren­de­re (Fig. 14). Ini­zia­va ades­so il vero “Cal­va­rio” del sovra­no, che depo­sto nel­l’a­go­sto del 1792, ver­rà ghi­gliot­ti­na­to nel gen­na­io del ’93: a un re mes­so in cro­ce su un fascio repub­bli­ca­no, vie­ne por­ta­ta una spu­gna imbe­vu­ta di ace­to da un Robe­spier­re a caval­lo del­la Costi­tu­zio­ne (Fig.15).

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Non solo le “vit­ti­me”, ma anche i “car­ne­fi­ci” del­la Rivo­lu­zio­ne, era­no ogget­to di cari­ca­tu­re; tra que­sti, i “taglia-teste” per eccel­len­za sono i gia­co­bi­ni. Già pri­ma del Ter­ro­re, il “Cal­co­la­to­re patrio­ta” con­ta le teste cadu­te: “Di 20, han­no paga­to 5, ne riman­go­no 15” (Fig. 16). Il pre­si­den­te del Club Gia­co­bi­no era Maxi­mi­lien Robe­spier­re, che come un cuo­co con una schiu­ma­ro­la epu­ra la fazio­ne dagli ele­men­ti sospet­ti… (Fig. 17). Duran­te l’an­no 1793, Robe­spier­re è pro­ta­go­ni­sta asso­lu­to del­le vicen­de poli­ti­che rivo­lu­zio­na­rie; in luglio ha ini­zio il regi­me del Ter­ro­re, che fece in tut­ta Fran­cia cir­ca 50.000 mor­ti. Dopo il Col­po di sta­to del ter­mi­do­ro (27 luglio 1794), l’ar­re­sto e la deca­pi­ta­zio­ne dei lea­der gia­co­bi­ni, sono nume­ro­sis­si­me le vignet­te stam­pa­te con­tro que­sta mat­tan­za e i suoi arte­fi­ci: “Robe­spier­re ghi­gliot­ti­na il boia” e “Il boia ghi­gliot­ti­na se stes­so” ne sono un chia­ro esem­pio (Figg. 18 e 19). Con la cadu­ta del regi­me, ini­zia anche la cac­cia ai gia­co­bi­ni: “Il tem­po rin­ser­ra i lega­mi tra fra­tel­li e ami­ci… con un nodo scor­so­io”! (Fig. 20).

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Men­tre a Pari­gi infu­ria­va la rivo­lu­zio­ne, alcu­ni gene­ra­li rea­li­sti era­no riu­sci­ti a rior­ga­niz­za­re degli eser­ci­ti, e a mar­cia­re insie­me alle arma­te con­tro-rivo­lu­zio­na­rie del­le poten­ze stra­nie­re. L’e­ser­ci­to del “ex-prin­ci­pe” de Con­dé non è però altro che una schie­ra di sol­da­ti­ni! (Fig. 21). Il gene­ra­le rea­li­sta viscon­te de Mira­beau (fra­tel­lo del rivo­lu­zio­na­rio), chia­ma­to “la bot­te” sia per la cor­po­ra­tu­ra mas­sic­cia che a cau­sa del­l’a­mo­re per il buon vino, vie­ne ritrat­to ubria­co den­tro un’ar­ma­tu­ra rica­va­ta pro­prio da una bot­te! (Fig. 22). E la sua “aman­te” non pote­va che esse­re “la vivan­die­ra del­l’e­ser­ci­to” (Fig. 23).

9. contro riv

I vignet­ti­sti, poi, si sca­glia­no anche con­tro le poten­ze stra­nie­re che han­no dichia­ra­to guer­ra alla Fran­cia rivo­lu­zio­na­ria: l’As­sem­blea Nazio­na­le “bom­bar­da tut­ti i tro­ni d’Eu­ro­pa” per­ché “la cadu­ta dei tiran­ni” por­ta alla “feli­ci­tà del­l’u­ni­ver­so” (Fig. 24).

10. potenze

Quan­do poi, negli anni tra 1796 e il 1797, i prin­ci­pi del­la Rivo­lu­zio­ne dila­ga­ro­no oltre i con­fi­ni del­la Fran­cia, ini­zia­ro­no a spun­ta­re come fun­ghi nuo­ve Repub­bli­che: tre sovra­ni pre­oc­cu­pa­ti osser­va­no lo spet­ta­co­lo — “Dio mio come cre­sco­no pau­ro­sa­men­te” dice il re di Prus­sia, “Saran­no buo­ni da man­gia­re” com­men­ta lo zar, “Non toc­ca­te­li com­pa­ri”, escla­ma l’Im­pe­ra­to­re d’Au­stria, “Sono vele­no­si!” (Fig. 25).

Gui­do Giu­lio Beduschi
@gg_beduschi

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Guido G. Beduschi
Stu­den­te di Sto­ria, da gran­de voglio inca­stel­lar­mi. Ho una bicicletta.

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