Biglietto per l’inferno

Fede­ri­co Arduini
@FedesArdu

Ci sono album nel­la sto­ria del­la musi­ca desti­na­ti a rima­ne­re inde­le­bi­li. Bigliet­to per l’in­fer­no è uno di que­sti. Un uni­cum per l’o­mo­ni­mo grup­po di ami­ci for­ma­to­si nel 1972 a Lodi, da ciò che rima­ne­va dei Gee e dei Mako Sharks, un uni­cum per il prog ita­lia­no. Sì, per­chè quel sound, sor­ret­to dal­le due tastie­re di Giu­sep­pe Ban­fi e Giu­sep­pe Cos­sa, uni­to alla chi­tar­ra soli­sta di Mai­net­ti – dal­le evi­den­ti tona­li­tà hard rock – che suo­na­va come qual­co­sa di com­ple­ta­men­te nuo­vo nel pano­ra­ma musi­ca­le ita­lia­no e non solo, reso così sin­go­la­re soprat­tut­to gra­zie al con­tri­bu­to dei testi e del flau­to di Clau­dio Cana­li, sareb­be sta­to desti­na­to a risuo­na­re solo in que­sto album di debut­to del­la band che, fal­li­ta la casa disco­gra­fi­ca per cui era in pro­du­zio­ne il loro secon­do pro­get­to, si sareb­be sciol­ta l’an­no seguente.

Il pri­mo bra­no, “Ansia”, ini­zia con un pia­no Ham­mond e un dol­ce arpeg­gio di chi­tar­ra che apre ad una cor­sa carat­te­riz­za­ta da costan­ti cam­bi rit­mi­ci e atmo­sfe­re cupe, tetre, che cul­mi­na­no – ponen­do fine alla sezio­ne stru­men­ta­le – con l’en­tra­ta del­la voce di Cana­li per un testo ric­co di amarezza.

Ma è il secon­do bra­no il loro capo­la­vo­ro: “ Confessione”.

Il dialogo tra confessore e assassino fortemente polemico e apertamente sarcastico nei confronti della religione, rappresenta uno dei primissimi esempi di tematiche sociali trattati dal prog italiano.

Così come una novi­tà sono anche le sono­ri­tà hea­vy rock che impre­gna­no que­sto bra­no dal­l’i­ni­zio alla fine, fon­den­do­si con quel­le pret­ta­men­te prog dan­do vita ad un par­ti­co­la­ris­si­mo sound mol­to vici­no al mon­do del pro­gres­si­ve sin­fo­ni­co. Da bri­vi­di la chi­tar­ra distor­ta sul pia­no nel­la sezio­ne cen­tra­le del pez­zo, con i cori e la rit­mi­ca a soste­ne­re il tut­to pri­ma d’a­pri­re alla caval­ca­ta tra pia­no, chi­tar­ra soli­sta e rit­mi­ca in con­ti­nuo alter­nar­si (dan­do vita a fra­seg­gi dai toni medievalizzanti).

https://www.youtube.com/watch?v=1iIK3fIlUuw

Il ter­zo pez­zo è “Una stra­na regi­na” che si apre con un pia­no­for­te mol­to malin­co­ni­co su di un synth dal­le sono­ri­tà piut­to­sto cupe, un bra­no dai con­ti­nui cam­bi rit­mi­ci e sono­ri per un testo anco­ra una vol­ta incen­tra­to su tema­ti­che socia­li. Bel­lo il dia­lo­go tra rit­mi­ca e flau­to, dal­le sono­ri­tà mol­to vici­ne a quel­le dei Jetrho Tull.

Un testo erme­ti­co ed intro­spet­ti­vo carat­te­riz­za il quar­to bra­no del­l’LP, “Il Nevare”:
Pesan­ti fiocchi
Cad­de­ro quel giorno,
Bagna­ro­no i miei occhi
Per­si nel­la luce
Per­si nel­lo sforzo
Di capi­re di vedere
Quan­ta gio­ia pura
Da un sem­pli­ce nevare.
Un arpeg­gio di chi­tar­ra accom­pa­gna all’i­ni­zio le pri­ma stro­fe per poi esplo­de­re in un con­ti­nuo bot­ta e rispo­sta con la voce sul­l’im­man­ca­bi­le synth — per quel­lo che è for­se il pun­to più pate­ti­co del­l’in­te­ro album, con un con­ti­nuo inter­val­lar­si di atmo­sfe­re dal sapo­re malin­co­ni­co con quel­le mol­to più for­ti e qua­si apocalittiche.
Toc­can­te la voce nel fina­le del pezzo.

Chiu­de l’al­bum — pri­ma del­la ripro­po­si­zio­ne in chia­ve stru­men­ta­le di “Con­fes­sio­ni” — uno dei pez­zi miglio­ri del Pro­gres­si­ve Rock ita­lia­no: “L’a­mi­co suci­da”. Anco­ra una vol­ta toni spet­tra­li per un testo altret­tan­to oscu­ro: la visi­ta al cada­ve­re di un ami­co sui­ci­da. Un lun­go pez­zo di tre­di­ci minu­ti in cui, a tur­no, cia­scun ele­men­to del grup­po inter­vie­ne magi­stral­men­te sul tes­su­to rit­mi­co armo­ni­co del brano.
Da sot­to­li­nea­re una sezio­ne affi­da­ta al solo flau­to sul pia­no, che ricor­da mol­to da vici­no le sono­ri­tà di King Crim­son, poco pri­ma del­l’in­ter­ven­to di alcu­ne voci fuo­ri cam­po, che saran­no poi uno dei mar­chi di fab­bri­ca dei Pink Floyd.

Un album tal­men­te pro­fon­do e musi­cal­men­te sor­pren­den­te da esser dif­fi­ci­le da descri­ve­re com­piu­ta­men­te a paro­le: ascol­tar­lo più vol­te è l’u­ni­co modo per poter apprez­za­re fino in fon­do la sua pate­ti­ci­tà e la sua genia­li­tà — pre­sen­te tan­to nel­la musi­ca, quan­to nei sin­go­li testi.

Trac­ce
Lato A
1. Ansia – 4:00 (Bigliet­to)
2. Con­fes­sio­ne – 6:00 (G. Cap­pel­li­ni, O. Trimboli)
3. Una stra­na regi­na – 6:00 (Bigliet­to)
Lato B
1. Il neva­re – 4:00 (G. Cap­pel­li­ni, O. Trimboli)
2. L’a­mi­co sui­ci­da – 13:00 (Bigliet­to)
3. Con­fes­sio­ne ( stru­men­ta­le) — 3:31 — ( Biglietto )
For­ma­zio­ne
Giu­sep­pe Ban­fi — Mini­moog, orga­no Gem, Echo­rec Binson
Fau­sto Bran­chi­ni — bas­so Fen­der telecaster
Clau­dio Cana­li — flau­to, fli­cor­no teno­re Orsi, voce
Giu­sep­pe Cos­sa — pia­no­for­te, orga­no Ham­mond c3
Mau­ro Gnec­chi — bat­te­ria Gretch
Mar­co Mai­net­ti — chi­tar­ra Gib­son Les Paul Special

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