Cosa succede in Libia

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew

Il 12 feb­bra­io lo Sta­to Isla­mi­co di Libia ha pre­so il con­trol­lo di tre sta­zio­ni radio loca­li nel­la cit­tà di Sir­te – Radio Sir­te, Radio Mac­ma­das e Radio Al-Tura­thya – per dare il via alla tra­smis­sio­ne in loop del discor­so di Al-Bagh­da­di, invi­to alla cit­ta­di­nan­za a sot­to­met­ter­si al Calif­fo. La situa­zio­ne è anco­ra poco chia­ra e tut­ta­via pre­oc­cu­pan­te, dal momen­to che l’IS pare esser­si acquar­tie­ra­to in un ospe­da­le del cen­tro, e c’è la pos­si­bi­li­tà che con­trol­li non solo le radio loca­li, ma l’intera cit­tà. Le radio potreb­be­ro diven­ta­re ora un mez­zo per sban­die­ra­re la con­qui­sta – maga­ri non così effet­ti­va – e inco­min­cia­re a istrui­re la popo­la­zio­ne sul­le nor­me del­la Sha­ri’a da rispet­ta­re in futuro.

La situa­zio­ne, comun­que, è controversa.

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A Sir­te sono pre­sen­ti in pian­ta sta­bi­le e da lun­go tem­po nume­ro­si mili­tan­ti di altre for­ze, come Fajr Libya o Ansar al-Sha­ri’a. Fino­ra non ci sono sta­ti scon­tri, ma in que­ste ore l’IS ha lan­cia­to un ulti­ma­tum alle altre sigle, pre­ten­den­do che lasci­no la cit­tà entro doma­ni. Secon­do alcu­ne fon­ti, l’IS avreb­be già il pie­no con­trol­lo del­la cit­tà, e da ore ormai sul web cir­co­la­no foto­gra­fie del­le mili­zie del Calif­fo in para­ta magna per il cen­tro cit­ta­di­no. Altre, inve­ce, sosten­go­no che l’IS sia di fat­to anco­ra in mino­ran­za, e che l’oc­cu­pa­zio­ne del­le radio non sia altro che una mos­sa di pura pro­pa­gan­da — d’al­tron­de, si è visto come il calif­fa­to sia abi­lis­si­mo a lega­re – e, anzi, spes­so ante­por­re – alla guer­ra del­le armi quel­la media­ti­ca. Sen­za dub­bio, più che a com­bat­te­re, l’IS sem­bra pun­ta­re ora più al reclu­ta­men­to del nume­ro più alto pos­si­bi­le di mili­tan­ti da sot­trar­re alle altre fazio­ni, atti­ran­do­le col pre­sti­gio del ”mar­chio” ormai più auto­re­vo­le e noto del mon­do jiha­di­sta. Fat­ti del gene­re sono già acca­du­ti in Siria, dove le file del­l’IS si sono infol­ti­te con i fuo­riu­sci­ti del­le bri­ga­te al-Nusra, e stan­no già suc­ce­den­do in Libia — ad esem­pio a Naw­fa­liyah, dove mol­ti di Fajr Lybia sono pas­sa­ti sot­to il ves­sil­lo del Calif­fo. È la stes­sa tat­ti­ca usa­ta a Der­na: pren­de­re il con­trol­lo dei pun­ti nevral­gi­ci del­la cit­tà e aspet­ta­re che tut­ti sal­ga­no sul car­ro. Sir­te, però, potreb­be non esse­re faci­le da gover­na­re come la cit­tà del­la Cire­nai­ca: oltre alle mili­zie già cita­te è la patria del Colon­nel­lo Ghed­da­fi e vi si anni­da­no anco­ra di suoi fedelissimi.

Il Pae­se è più fram­men­ta­to che mai e come qual­che anno fa in Siria dal­la giun­gla comin­cia a emer­ge­re l’a­ni­ma­le più fero­ce. L’a­van­za­ta dell’IS è sta­ta rapi­dis­si­ma: all’i­ni­zio del­l’an­no con­trol­la­va solo la cit­tà di Der­na, e il 9 feb­bra­io le sue mili­zie era­no atte­sta­te a Naw­fa­liyah, a 140 chi­lo­me­tri da Sir­te. In que­ste ore il calif­fa­to ha anche attac­ca­to due poz­zi petro­li­fe­ri, el-Bahi e al-Dah­ra, tra i più impor­tan­ti in atti­vi­tà in Libia. Le trup­pe del Calif­fo stan­no poi già dan­do vita ad alcu­ni sipa­riet­ti agghiac­cian­ti come quel­li già visti in Siria. A Naw­fa­liyah l’al­tro gior­no è sta­ta orga­niz­za­ta una ceri­mo­nia in cui 40 ex fun­zio­na­ri sta­ta­li sono sta­ti costret­ti a “pen­tir­si” e a dichia­ra­re pub­bli­ca­men­te di aver abbrac­cia­to gli idea­li del Califfato.

Ben peg­gio­re è sta­ta la maca­bra pas­se­rel­la riser­va­ta agli egi­zia­ni cop­ti cat­tu­ra­ti dal­le mili­zie del Calif­fo a fine dicem­bre e ucci­si nei gior­ni scor­si. Qual­che gior­no fa, ISIS ave­va dif­fu­so del­le foto­gra­fie che ritrae­va­no i 21 ”cro­cia­ti” con le ormai tri­ste­men­te famo­se tute aran­cio­ni, nei loro ulti­mi istan­ti di vita. Il pre­si­den­tis­si­mo egi­zia­no al-Sisi ha aspet­ta­to fino ad oggi per dare con­fer­ma del­la mor­te dei con­na­zio­na­li e ha rac­co­man­da­to a tut­ti gli egi­zia­ni pre­sen­ti in Libia di abban­do­na­re il più pre­sto pos­si­bi­le il Paese.

Gli egi­zia­ni non sono gli uni­ci ad aver cal­deg­gia­to ai pro­pri con­na­zio­na­li lo sgom­be­ro. Il 1° feb­bra­io, anche l’am­ba­scia­ta ita­lia­na a Tri­po­li ha dira­ma­to il seguen­te comunicato:
”A fron­te del pro­gres­si­vo dete­rio­ra­men­to del­la situa­zio­ne di sicu­rez­za in Libia e degli scon­tri che stan­no inte­res­san­do il Pae­se e a segui­to dell’’attacco ter­ro­ri­sta che si è recen­te­men­te veri­fi­ca­to all’Hotel Corin­thia, con nume­ro­se vit­ti­me, tra cui sei cit­ta­di­ni stra­nie­ri, si riba­di­sce il pres­san­te invi­to ai con­na­zio­na­li a non recar­si in Libia e a quel­li tut­to­ra pre­sen­ti a lascia­re tem­po­ra­nea­men­te il Paese.”

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Il comu­ni­ca­to, dun­que, è pre­ce­den­te alle vicen­de di Sir­te. Con­ti­nuan­do nel­la let­tu­ra, si appren­de che la prin­ci­pa­le fon­te di pre­oc­cu­pa­zio­ne per la diplo­ma­zia ita­lia­na sia la tur­bo­len­ta situa­zio­ne intor­no a Tri­po­li e l’at­ten­ta­to del 27 gen­na­io: quel gior­no, un com­man­do sui­ci­da dell’IS ave­va attac­ca­to l’Ho­tel Corin­thia, un lus­suo­so alber­go del­la capi­ta­le, in cui era pre­sen­te anche Omar al-Has­si, capo del Gover­no non rico­no­sciu­to dal­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le, e una dele­ga­zio­ne sta­tu­ni­ten­se. Ci sono sta­ti più di die­ci mor­ti, con i qua­li l’IS ha dichia­ra­to di aver ven­di­ca­to la mor­te in car­ce­re, avve­nu­ta il 2 gen­na­io, del ter­ro­ri­sta deca­no Al-Libi, auto­re degli atten­ta­ti alle amba­scia­te USA di Kenya e Tan­za­nia nel 1998.

Sir­te è a 400 chi­lo­me­tri dal­la capi­ta­le e la sede diplo­ma­ti­ca ita­lia­na è l’ul­ti­ma di quel­le dei Pae­si occi­den­ta­li a esse­re aper­ta e atti­va. Fat­to for­se anco­ra più impor­tan­te, ENI è l’u­ni­ca azien­da stra­nie­ra che rie­sce a pro­se­gui­re l’at­ti­vi­tà estrat­ti­va in zone ormai tea­tro di guer­ra. E di guer­ra si comin­cia dav­ve­ro a par­la­re. L’e­ser­ci­to libi­co ha com­piu­to un bli­tz a Ben­ga­si, capo­luo­go del­la Cire­nai­ca, e ha sot­trat­to alla coa­li­zio­ne di trup­pe isla­mi­ste il con­trol­lo del por­to. In que­ste ore, inol­tre, avreb­be com­piu­to raid aerei con­tro le trup­pe del Calif­fa­to. L’e­ser­ci­to è coman­da­to dal gene­ra­le Haf­tar, figu­ra discu­ti­bi­le e discus­sa di cui avre­mo modo di par­la­re pros­si­ma­men­te. Intan­to, al Con­si­glio d’Eu­ro­pa, il Pre­si­den­te del Con­si­glio Mat­teo Ren­zi ha posto la que­stio­ne libi­ca e potreb­be chie­de­re per l’I­ta­lia la gui­da di una pos­si­bi­le mis­sio­ne comu­ne ONU per sgo­mi­na­re i jiha­di­sti. Il Mini­stro degli Este­ri Pao­lo Gen­ti­lo­ni ha dichia­ra­to che l’I­ta­lia ”è pron­ta a combattere”.

La tem­pe­ra­tu­ra dun­que sale a vista d’oc­chio. Vi ter­re­mo aggior­na­ti nel­le pros­si­me set­ti­ma­ne con cro­na­che e appro­fon­di­men­ti sul­la situa­zio­ne del Pae­se “peri­co­lo­sa­men­te vici­no all’Italia”.

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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