OSCARS 2015 – La notte delle statuette.

Jaco­po Musicco
@jacopomusicco

La not­te del 22 feb­bra­io pren­de­rà il via l’86esima edi­zio­ne degli Aca­de­my Awards, tut­ti i riflet­to­ri saran­no pun­ta­ti su vesti­ti pom­po­si, sor­ri­si scol­pi­ti e aplomb da far invi­dia ai salot­ti rina­sci­men­ta­li, il tut­to per una sera­ta all’insegna del­lo show. Sta­te bene atten­ti, la not­te degli Oscar non va mai para­go­na­ta alle sera­te di pre­mia­zio­ne dei festi­val del cine­ma, la not­te del­le sta­tuet­te d’oro non è altro che un gran­de spet­ta­co­lo media­ti­co – di riso­nan­za mon­dia­le – uti­le a con­sa­cra­re quel­la mas­sic­cia eco­no­mia che è il cine­ma hollywoodiano.
Vedia­mo allo­ra qua­li pel­li­co­le e chi fra i talen­tuo­si atto­ri di Hol­ly­wood si con­ten­de­rà l’ambita statuetta.

BEST PICTURE

American Sniper/Birdman/Boyhood/The Imitation Game/Selma/The Theory of Everything/The Grand Budapest Hotel/Whiplash.

oscar 1

La cate­go­ria prin­ci­pa­le vede quest’anno un inte­res­san­te assor­ti­men­to di gene­ri. Su tut­ti il bio­pic, rap­pre­sen­ta­to da ben quat­tro pel­li­co­le: The Theo­ry of Eve­ry­thing, il con­tro­ver­so Ame­ri­can Sni­per, The Imi­ta­tion Game e la via di mez­zo Sel­ma. Due black com­me­dy, Bird­manThe Grand Buda­pe­st Hotel, e due dram­mi, Boy­hood e Whi­plash.

Sel­ma è pro­ba­bil­men­te il film che par­te più svan­tag­gia­to nel­la cor­sa alla sta­tuet­ta. Con un Oscar l’anno pre­ce­den­te a 12 Anni Schia­vo – sto­ria di un afroa­me­ri­ca­no libe­ro reso schia­vo nel 1850 – sarà dif­fi­ci­le che l’Academy deci­da di por­re nuo­va­men­te l’attenzione sul­la stes­sa tema­ti­ca, a que­sto si aggiun­ge la poca inci­si­vi­tà del­la pel­li­co­la rispet­to agli altri contendenti.
Il duo The Theo­ry of Eve­ry­thingThe Imi­ta­tion Game si col­lo­ca­no anch’essi nel­le retro­vie cau­sa la ridon­dan­za del­le sto­rie rac­con­ta­te e la poca affi­ni­tà con i gusti dell’Academy: infat­ti dob­bia­mo risa­li­re al 2002 per ripe­sca­re la vit­to­ria di A Beau­ti­ful Mind, sto­ria di John Nash genio bril­lan­te e dannato.
A metà stra­da fra l’oblio e il suc­ces­so si col­lo­ca­no Whi­plash e The Grand Buda­pe­st Hotel, il pri­mo suc­ces­so di pub­bli­co e cri­ti­ca al Sun­dan­ce Film Festi­val, il secon­do vin­ci­to­re del Gran Pre­mio del­la Giu­ria a Ber­li­no. Entram­bi for­se trop­po carat­te­riz­za­ti da quell’hipsteria cara al Festi­val di Robert Red­ford per poter esse­re apprez­za­ti dai giu­di­ci dell’Academy — e quin­di lon­ta­ni dal­la pos­si­bi­li­tà di vincere.

Arri­via­mo al gran­de pun­to di doman­da che si è posa­to sopra la not­te del 22 feb­bra­io: sei nomi­na­tions, 315 milio­ni d’incasso al bot­te­ghi­no e cri­ti­ca spac­ca­ta in due, Ame­ri­can Sni­per. Il film di Clint East­wood si col­lo­ca in un con­te­sto di ambi­gui­tà – film propagandistico/film con­tro il siste­ma dell’indottrinamento mili­ta­re (?) – crean­do una sen­sa­zio­ne di imba­raz­zo per l’Academy, basta ricor­da­re Schindler’s List di Spiel­berg. Un’alternativa potreb­be esse­re quel­la di pre­mia­re Brad­ley Coo­per come Miglior Atto­re Pro­ta­go­ni­sta e, in qual­che modo, dare un con­ten­ti­no agli sfor­zi, già ripa­ga­ti dall’incasso, dell’ex cowboy.
Infi­ne riman­go­no i due veri con­cor­ren­ti: Bird­manBoy­hood.

Acco­mu­na­ti da par­ti­co­la­ri­tà regi­sti­che – il pri­mo gira­to inte­ra­men­te in pia­no sequen­za e il secon­do con una lavo­ra­zio­ne attra­ver­so dodi­ci anni nel­la vita di un ragaz­zo – i due tito­li sono i più pro­met­ten­ti per quan­to riguar­da la vit­to­ria dell’omino d’oro. Il que­si­to è: chi rice­ve­rà il pre­mio per miglior film e chi inve­ce dovrà accon­ten­tar­si di quel­lo per la miglior regia?
L’ipotesi è quel­la del­la vit­to­ria di Boy­hood, il film che ha fat­to incet­ta di Gol­den Glo­bes e che sicu­ra­men­te farà col­po sui giu­di­ci dell’Academy, gra­zie agli ele­men­ti di cre­sci­ta e svi­lup­po gio­va­ni­le da una par­te e l’innovativa tec­ni­ca regi­sti­ca dal­l’al­tra. Ci si augu­ra non solo un pre­mio alla pel­li­co­la, ma anche a Lin­kla­ter – qua al suo dicias­set­te­si­mo film – che final­men­te vedreb­be rico­no­sciu­to il suo lavo­ro di regi­sta eclettico.

BEST ACTOR IN A LEADING ROLE

Michael Keaton/Steve Carell/Bradley Cooper/Benedict Cumberbatch/Eddie Redmayne.

Bene­dict Cum­ber­batch e Eddie Red­may­ne, pur rega­lan­do otti­me inter­pre­ta­zio­ni, si col­lo­ca­no tra gli sfa­vo­ri­ti. Il moti­vo in que­sti casi è sem­pre lo stes­so: miglio­ri con­cor­ren­ti. Kea­ton, Carell e Coo­per nel 2014 han­no dato pro­va di saper rive­sti­re ruo­li com­ples­si: Kea­ton e il meta cine­ma (Batman/Birdman), il comi­co Carell e il rap­por­to con i dram­mi (basta anda­re a vede­re il trai­ler di Fox­cat­cher) e Coo­per – la fac­cia buo­na dell’America – alle pre­se con il dilem­ma cri­mi­ne o dovere.
Tra que­sti tre nomi quel­lo su cui pun­ta­re è Brad­ley Coo­per, mai pre­mia­to fino ad ora dall’Academy e incar­na­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca dell’american sol­dier. Come già accen­na­to, la sua vit­to­ria potreb­be rap­pre­sen­ta­re una scap­pa­to­ia media­ti­ca per pre­mia­re Ame­ri­can Sni­per come pel­li­co­la sen­za sol­le­va­re il pol­ve­ro­ne di pole­mi­che. Lo sapre­mo, ovvia­men­te, il 22 sera.

BEST ACTRESS IN A LEADING ROLE

Marion Cotillard/Felicity Jones/Julianne Moore/Rosamund Pike/Reese Witherspoon

Mol­to più inte­res­san­te del­la cate­go­ria maschi­le quest’anno è quel­la fem­mi­ni­le, domi­na­ta da attri­ci di altis­si­mo cali­bro alle pre­se con ruo­li lega­ti alla vita di tut­ti i gior­ni e ai pro­ble­mi che ne con­se­guo­no. Lon­ta­ne dal­le bipo­la­ri Law­ren­ce e Blan­chett (Il lato positivo/Blue Jasmi­ne) o dal­la Iron Lady del­la Streep, nel 2014 abbia­mo avu­to don­ne di cine­ma che non han­no esi­ta­to ad affron­ta­re le dif­fi­col­tà (cine­ma­to­gra­fi­che) lega­te a lavo­ro o malattia.
Tra le nomi­na­te risal­ta­no: la Cotil­lard che, gra­zie alla sce­neg­gia­tu­ra dei fra­tel­li Dar­den­ne, esplo­ra la dura real­tà del lavo­ro in tem­po di cri­si (inu­ti­le dir­lo, attra­ver­so gli occhi di una don­na); la man­ti­de reli­gio­sa Pike, da moglie per­fet­ta ad assas­si­na spie­ta­ta, met­te in dub­bio le sicu­rez­ze maschili(ste); infi­ne la Moo­re – fre­sca di Gol­den Glo­be – mai pre­mia­ta dall’Academy e con Still Ali­ce al suo 59esimo film per il cine­ma, si deli­nea come la più favo­ri­ta, com­pli­ce la com­ples­si­tà del­la tema­ti­ca (il film vede la pro­ta­go­ni­sta affet­ta da una for­ma pre­se­ni­le di Alz­hei­mer). Nel caso di vit­to­ria dun­que non solo un pre­mio al ruo­lo, ma anche all’attrice che a cin­quan­ta­cin­que anni con­ti­nua a sor­pren­der­ci con poten­tis­si­me interpretazioni.

oscar 2


BEST SUPPORTING ACTRESS/ACTOR

Patricia Arquette/Laura Dern/Keira Knightley/Emma Stone/Meryl Streep.
Robert Duvall/Ethan Hawke/Edward Norton/Mark Ruffalo/J.K. Simmons.

La cate­go­ria fem­mi­ni­le si rive­la anco­ra una vol­ta più inte­res­san­te. La sfi­da sarà sicu­ra­men­te gene­ra­zio­na­le: da una par­te la gio­va­ne – ma pie­na di talen­to – Emma Sto­ne, che in Bird­man rie­sce a par­la­re attra­ver­so due occhi pro­fon­di (e azzur­ri) come il mare, dall’altra Patri­cia Arquet­te, anche lei come la Moo­re usci­ta vin­ci­tri­ce dai Gol­den Glo­be. E seb­be­ne a pari­tà di reci­ta­zio­ni dovreb­be vin­ce­re la gio­va­ne, sarà più plau­si­bil­men­te l’attrice di Boy­hood a por­ta­re a casa la sta­tuet­ta. Per­ché? Per il sem­pli­ce moti­vo che gra­zie al film di Lin­kla­ter l’Arquette ha la pos­si­bi­li­tà di dimo­stra­re non una, ma ben tre inter­pre­ta­zio­ni nel cor­so di tre diver­si perio­di tem­po­ra­li; un’occasione che non capi­ta tan­to spesso.
Per la cate­go­ria maschi­le basta un nome: J.K. Sim­mons. Pre­gi e difet­ti di Whi­plash a par­te, l’attore di Detroit ha ese­gui­to una del­le miglio­ri inter­pre­ta­zio­ni dell’anno. È dun­que lui la vera sicu­rez­za di que­sti Oscar 2015; con il rigo­re fer­reo di un gene­ra­le e il cuo­re che bat­te a rit­mo di jazz, Sim­mons si avvia qua­si cer­to sul pal­co per il discor­so del­la vittoria.

BEST DOCUMENTARY FEATURE/FOREIGN LANGUAGE FILM

Nien­te pre­vi­sio­ni per que­ste due cate­go­rie, ma solo spe­ran­ze. Un po’ la dif­fe­ren­za tra la visio­ne ame­ri­ca­na e quel­la euro­pea, un po’ l’imprevedibilità dell’Academy, in que­ste par­ti­co­la­ri sezio­ni risul­ta dif­fi­ci­le capi­re qua­li sono le vere pro­pen­sio­ni dei votanti.
Per la pri­ma ovvia­men­te il mio augu­rio va a Il sale del­la ter­ra, l’ultimo docu­men­ta­rio di Wim Wen­ders su Seba­stião Sal­ga­do, che però dovrà veder­se­la con il bla­so­na­tis­si­mo Cizi­ten­four, il docu­men­ta­rio su Edward Sno­w­den, ex col­la­bo­ra­to­re dell’NSA.
Per quan­to riguar­da il miglior film stra­nie­ro – che non vede ita­lia­ni in gara – mi pia­ce­reb­be da par­te dell’Academy un po’ di corag­gio e quin­di la pre­mia­zio­ne di Levia­than, aspra cri­ti­ca alla socie­tà rus­sa odier­na — un bel dito medio a Putin. For­se è chie­de­re trop­po, pro­ba­bil­men­te il pre­mio andrà all’altrettanto impres­sio­nan­te Ida, già vin­ci­to­re del Gol­den Globe.

All’imprevedibilità dei festi­val euro­pei e indi­pen­den­ti si con­trap­po­ne, anche quest’anno, la leg­ge­ra mono­to­nia degli Oscar. Ma va pre­sa così, come una not­te all’insegna del­lo spet­ta­co­lo e del diver­ti­men­to, più inte­res­sa­ti ai discor­si dei vin­ci­to­ri che alle vit­to­rie stesse.
Come ricor­da­va Dustin Hof­f­man nel discor­so di pre­mia­zio­ne per Kra­mer vs. Kra­mer, «He has no geni­ta­lia and is hol­ding a sword».

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Jacopo Musicco
“Cono­sco la vita, sono sta­to al cinema.”

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