Peter Oborne
Cane sciolto del Telegraph

Mar­ta Clinco
@MartaClinco

La “fro­de ai let­to­ri” è costa­ta cara all’inglese The Tele­gra­ph che, oltre a quel­li, ha per­so anche il suo prin­ci­pa­le com­men­ta­to­re poli­ti­co Peter Obor­ne, repor­ter per Channel4, edi­to­ria­li­sta dell’anno per i Press Awards del 2013, assun­to dal­la testa­ta nel 2010.
L’accusa rivol­ta alla sto­ri­ca testa­ta bri­tan­ni­ca — tra le più auto­re­vo­li, non­ché con­ser­va­tri­ci in UK – riguar­da in par­ti­co­la­re la coper­tu­ra riser­va­ta alla gran­de inchie­sta sull’evasione fisca­le del­la ban­ca, anch’essa ingle­se, HSBC: sareb­be sta­to dato poco spa­zio a Swis­sLeaks, l’indagine dura­ta otto mesi e coor­di­na­ta dall’International Con­sor­tium of Inve­sti­ga­ti­ve Jour­na­lists (ICIJ), con­dot­ta di fat­to dai col­le­ghi di Guar­dian, BBC, Dai­ly Mail, Times, Le Mon­de, Sud­deu­tsche Zei­tung, L’Espresso e altri riguar­do la cosid­det­ta “Lista Fal­cia­ni”, inte­sta­ta­ri di con­ti pres­so la filia­le sviz­ze­ra di Gine­vra di HSBC, tra­pe­la­ta pro­prio dagli archi­vi segre­ti del­la ban­ca per mano di un dipen­den­te, il tec­ni­co infor­ma­ti­co Her­vé Falciani.
Tra i docu­men­ti rela­ti­vi all’inchiesta, mol­te infor­ma­zio­ni riser­va­te e sco­mo­de; soprat­tut­to, oltre ai nume­ri e ai nomi dei coin­vol­ti, in evi­den­za il fat­to che il mec­ca­ni­smo di elu­sio­ne ed eva­sio­ne fisca­le fos­se accet­ta­to, accor­da­to e infi­ne inco­rag­gia­to da HSBC stessa.

Hsbc - Telegraph


Nell’arti­co­lo pub­bli­ca­to il 17 feb­bra­io su Open­De­mo­cra­cy dopo aver ras­se­gna­to le pro­prie dimis­sio­ni, Obor­ne rac­con­ta ini­zial­men­te di quan­to sia sta­to un ono­re e moti­vo d’orgoglio per lui rice­ve­re la noti­zia dell’assunzione al Tele­gra­ph: è infat­ti noto il pre­sti­gio che ha sem­pre distin­to la testa­ta, “let­ta da tut­to il Pae­se, non solo nel mon­do del­la finan­za o del­la poli­ti­ca, mol­to lega­ta ai suoi valo­ri e da tem­po rico­no­sciu­ta per la sua accu­ra­tez­za nel ripor­ta­re le noti­zie”. Cio­no­no­stan­te qual­co­sa sta­va cam­bian­do già nel 2010, nel­lo stes­so perio­do in cui era sta­to assun­to, come ripor­ta anche la BBC : le ven­di­te del gior­na­le era­no cala­te dra­sti­ca­men­te fino a dimez­zar­si, al ter­mi­ne di in una dram­ma­ti­ca esca­la­tion dura­ta die­ci anni; inol­tre, a ini­zio 2014 l’allora diret­to­re Tony Gal­la­gher vie­ne licen­zia­to e sosti­tui­to dall’americano Jason Sei­ken, il nuo­vo Head of Con­tent devo­to più al nume­ro di click che alla qua­li­tà dei con­te­nu­ti. Scri­ve infat­ti Obor­ne: “Gli arti­co­li non sem­bra­va­no esse­re più giu­di­ca­ti per la loro rile­van­za, accu­ra­tez­za, o per il livel­lo di inte­res­se che pote­va­no susci­ta­re per chi acqui­sta il gior­na­le. L’indice più impor­tan­te era diven­ta­to il nume­ro di visi­ta­to­ri rag­giun­ti sul web. Il 22 set­tem­bre il Tele­gra­ph ha pub­bli­ca­to una sto­ria riguar­do a una don­na con tre tet­te. Un gior­na­li­sta del Tele­gra­ph mi ha rife­ri­to che si sape­va che la sto­ria era fal­sa ancor pri­ma che venis­se pub­bli­ca­ta. Non ho dub­bi sul fat­to che sia sta­ta pub­bli­ca­ta per aumen­ta­re il traf­fi­co onli­ne, cosa che poi pro­ba­bil­men­te è acca­du­ta. Non sto dicen­do che il traf­fi­co onli­ne non sia impor­tan­te, ma sul lun­go ter­mi­ne, comun­que, epi­so­di di que­sto gene­re pro­vo­ca­no dan­ni incal­co­la­bi­li all’autorevolezza di un giornale”.

Peter Oborne

L’articolo più recen­te di Obor­ne riguar­do HSBC non sareb­be sta­to pub­bli­ca­to per moti­vi lega­li — fat­to poi smen­ti­to dagli stes­si avvo­ca­ti del Tele­gra­ph dopo richie­ste di chia­ri­men­ti da par­te di Obor­ne stes­so. Pare tut­ta­via che il suo sia solo uno dei diver­si casi di pub­bli­ca­zio­ni inspie­ga­bil­men­te man­ca­te che han­no inte­res­sa­to otti­mi gior­na­li­sti — come li descri­ve l’articolo su Open­De­mo­cra­cy — alle pre­se, pur­trop­po, con le noti­zie “sba­glia­te”.

È il caso di Harry Wilson, corrispondente bancario del Telegraph, che aveva pubblicato una pezzo online riguardo HSBC sulla base di una relazione di un analista di Hong Kong, il quale sosteneva ci fosse un enorme “black hole” nei conti HSBC. L’articolo è stato rapidamente rimosso dal sito del Telegraph, nonostante non vi fossero gli estremi legali. Quando Oborne ha chiesto alla HSBC se si fosse lamentata per il pezzo di Wilson, o se avesse giocato alcun ruolo nella decisione di rimuoverlo, non ha ottenuto altro che un laconico “no comment”.

D’altra par­te la repli­ca dal­la reda­zio­ne del Tele­gra­ph non si fa atten­de­re, e non delu­de le aspet­ta­ti­ve: “This new­spa­per makes no apo­lo­gy for the way in which it has cove­red the HSBC group and the alle­ga­tions of wrong­doing by its Swiss sub­si­dia­ry, alle­ga­tions that have been so enthu­sia­sti­cal­ly pro­mo­ted by the BBC, the Guar­dian and their ideo­lo­gi­cal soul­ma­tes in the Labour Par­ty. We have cove­red this mat­ter as we do all others, accor­ding to our edi­to­rial judg­ment and infor­med by our values. Fore­mo­st among tho­se values is a belief in free enter­pri­se and free mar­ke­ts”. Insom­ma, nien­te scu­se, anzi: un moni­to per i col­le­ghi – BBC, Guar­dian e “ani­me gemel­le” – che si sono dimo­stra­ti subi­to tan­to entu­sia­sti nel pro­muo­ve­re le accu­se rivol­te al grup­po HSBC.

Mol­ti sono infat­ti gli arti­co­li di ana­li­si, in gran par­te in soste­gno alla pre­sa di posi­zio­ne e alle dichia­ra­zio­ni di Obor­ne, com­par­si in que­sti gior­ni sul­la stam­pa stra­nie­ra, in par­ti­co­la­re su quel­la ingle­se. Il cita­to Guar­dian dedi­ca ampio spa­zio alla vicen­da: “La miglio­re garan­zia di inte­gri­tà edi­to­ria­le rima­ne un’or­ga­niz­za­zio­ne abba­stan­za sta­bi­le per pro­teg­ge­re il pro­prio per­so­na­le e il loro lavo­ro dal­le tem­pe­ste del mer­ca­to – adver­ti­sers com­pre­si. […] I gior­na­li e le emit­ten­ti han­no anco­ra le risor­se e le com­pe­ten­ze per dige­ri­re, ela­bo­ra­re e tra­smet­te­re mas­se di infor­ma­zio­ni in modo tale da gua­da­gna­re la fidu­cia dei let­to­ri. Que­sta è una demo­cra­zia vita­le. [ … ] L’u­ni­co cam­pio­ne di una stam­pa libe­ra non è un rego­la­to­re, o com­mis­sio­ne, o una map­pa di bor­do. È la liber­tà di stam­pa in sé. La plu­ra­li­tà, la riva­li­tà, la divul­ga­zio­ne, l’e­spo­si­zio­ne e tal­vol­ta la rab­bia sono i miglio­ri custo­di. Que­sto è ciò che abbia­mo visto que­sta settimana.

“Un Oborne vale 10 Levesons”

affer­ma Simon Jen­kins nell’editoriale del 18 feb­bra­io. E il gior­no seguen­te Peter Green­sla­de sem­pre sul Guar­dian : “Peter Obor­ne può esse­re un cane sciol­to, una peco­ra nera, ma le sue rive­la­zio­ni sul Tele­gra­ph sono dinamite”.

Ciò non toglie che — per usa­re le paro­le di Osbor­ne — “the­re is only one word to descri­be this situa­tion: ter­ri­ble”.

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Marta Clinco
Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.

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