Amaro Montenegro: se questo elettrodotto potesse parlare.

Arian­na Bet­tin Campanini
@AriBettin

Un elet­tro­dot­to lun­go 415km, di cui 390 sot­to­ma­ri­ni, un pon­te elet­tri­co a cor­ren­te con­ti­nua che uni­rà la cit­tà abruz­ze­se di Vil­la­no­va ai Bal­ca­ni, fino a Teo­do, o Tivat, prin­ci­pa­le por­to mon­te­ne­gri­no. Un’o­pe­ra stra­te­gi­ca – alme­no sul­la car­ta – la cui sola rea­liz­za­zio­ne coste­rà nel com­ples­so più di un miliar­do di euro.
Lo chia­ma­no MonI­ta.

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I lavo­ri per la rea­liz­za­zio­ne di MonI­ta in Ita­lia han­no pre­so il via cir­ca due mesi fa, il 20 gen­na­io, fra le pro­te­ste di cit­ta­di­ni e comi­ta­ti, Legam­bien­te e Movi­men­to 5 Stel­le. A susci­ta­re per­ples­si­tà non è tan­to l’im­pat­to ambien­ta­le del­l’o­pe­ra, quan­to la fumo­si­tà del progetto.

Di fumo, infatti, la storia del cavidotto Tivat — Villanova è pieno: ombre sul suo concepimento, ombre sulla sua realizzazione, ombre sul suo futuro. Ombre e molti, moltissimi soldi.

Una cosa però è cer­ta: il can­tie­re è sta­to avvia­to in net­to ritar­do. L’im­pian­to avreb­be dovu­to esse­re ope­ran­te già dal 2015, e inve­ce, stan­do alle sti­me dei tec­ni­ci, non potrà entra­re in fun­zio­ne pri­ma del 2020. Un ritar­do che, come vedre­mo, ha com­por­ta­to e vero­si­mil­men­te com­por­te­rà del­le per­di­te ingen­ti al nostro erario.
Ma innan­zi­tut­to vale la pena chie­der­si il per­ché di un’o­pe­ra simi­le e per­ché que­sto ven­ga rite­nu­to un inter­ven­to stra­te­gi­co. A chi o a cosa gio­va, per chi o cosa è stra­te­gi­co e in cosa con­si­ste la strategia?

Il MonI­ta rien­tra in un dise­gno deci­sa­men­te più ampio del sem­pli­ce col­le­ga­men­to del­le cen­tra­li bal­ca­ni­che alle nostre case. È l’ul­ti­mo tas­sel­lo, in ordi­ne cro­no­lo­gi­co, di un’in­cre­di­bi­le cam­pa­gna di con­qui­sta dei ric­chi e anco­ra ver­gi­ni ter­ri­to­ri al di là del­l’A­dria­ti­co, mes­so in atto dal­le azien­de ita­lia­ne e non solo. Ed è uno dei tan­ti tas­sel­li di un mosai­co vastis­si­mo, fat­to di rela­zio­ni diplo­ma­ti­che tal­vol­ta tra­bal­lan­ti, che muo­ve dal­l’am­bi­zio­ne di ren­de­re l’I­ta­lia uno sno­do ener­ge­ti­co di pri­ma­ria rile­van­za inter­na­zio­na­le. Un pro­ces­so che vir­tual­men­te, in un futu­ro non meglio spe­ci­fi­ca­to, dovreb­be por­tar­ci gran­di van­tag­gi, ma che, nel­la miglior tra­di­zio­ne ita­li­ca, fino­ra si è rive­la­to solo l’ennesima occa­sio­ne di spe­cu­la­zio­ne scriteriata.

La cam­pa­gna di Montenegro
I pri­mi accor­di con la neo­na­ta repub­bli­ca mon­te­ne­gri­na risal­go­no a cir­ca set­te anni fa: a poco più di un anno dal­l’in­di­pen­den­za del Mon­te­ne­gro, il 6 dicem­bre 2007, vie­ne sigla­to dal­l’al­lo­ra Mini­stro del­lo Svi­lup­po Eco­no­mi­co Pier Lui­gi Ber­sa­ni un pri­mo docu­men­to in cui si pre­ve­de una con­nes­sio­ne fra i due sta­ti al fine di sven­ta­re i rischi di black-out dovu­ti al defi­cit ener­ge­ti­co ita­lia­no. Accan­to­na­to per un paio d’an­ni, il pro­get­to vie­ne poi rie­su­ma­to nel 2009 dal Gover­no Ber­lu­sco­ni III. Nel frat­tem­po però la situa­zio­ne si è capo­vol­ta e da uno sta­to di under­ca­pa­ci­ty del­le nostre cen­tra­li si è arri­va­ti a un’o­ver­ca­pa­ci­ty. L’im­pian­to, dun­que, ha già per­so fra il 2007 e il 2008 quel­lo che era il suo sco­po iniziale.

Nono­stan­te ciò, il Gover­no deci­de di anda­re avan­ti e l’o­biet­ti­vo uffi­cia­le del­la strut­tu­ra vie­ne modi­fi­ca­to: non più la com­pen­sa­zio­ne del­la nostra gra­ve caren­za elet­tri­ca, pro­ble­ma ormai risol­to, ma l’im­por­ta­zio­ne di ener­gia da fon­ti rin­no­va­bi­li per rien­tra­re nell’ac­cor­do 20–20-20 UE. Poco impor­ta che sia già chia­ro che l’I­ta­lia avreb­be rag­giun­to i cri­te­ri richie­sti. Sia per il con­si­de­re­vo­le aumen­to del nume­ro d’im­pian­ti rin­no­va­bi­li, sia per una fles­sio­ne dei con­su­mi inter­ni, la quo­ta net­ta di con­su­mi coper­ta da fon­ti rin­no­va­bi­li si è por­ta­ta nel 2013 al 16,7% , un valo­re vici­no al tar­get asse­gna­to all’Italia per il 2020 (17%) e all’obiettivo indi­vi­dua­to dal­la Stra­te­gia Ener­ge­ti­ca Nazio­na­le (19–20%), men­tre gli impian­ti ali­men­ta­ti da fon­ti rin­no­va­bi­li han­no rag­giun­to il 40,2% del­la poten­za com­ples­si­va instal­la­ta in Ita­lia e il 38,6% del­la pro­du­zio­ne lor­da totale.
E i dati rela­ti­vi al 2014 par­la­no di un ulte­rio­re miglioramento.

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Paral­le­la­men­te l’e­se­cu­ti­vo avvia con gran­de fer­vo­re un’in­ten­sa cam­pa­gna di con­qui­sta del suo­lo bal­ca­ni­co. Mol­te azien­de pub­bli­che e pri­va­te del set­to­re ener­ge­ti­co ven­go­no indi­riz­za­te e inco­rag­gia­te a com­pie­re cor­po­si inve­sti­men­ti in ter­ra stra­nie­ra, tra Ser­bia e Mon­te­ne­gro; gli stes­si Mini­ste­ri impe­gna­no le pro­prie risor­se per svi­lup­pa­re pro­get­ti non di rado di dub­bia valen­za. Sem­bre­reb­be una vera e pro­pria colonizzazione.

Il 18 gen­na­io 2009 decol­la­no da Roma con un volo di Sta­to il depu­ta­to PdL Valen­ti­no Valen­ti­ni, l’al­lo­ra Mini­stro del Turi­smo Miche­la Bram­bil­la e il sot­to­se­gre­ta­rio al Com­mer­cio Este­ro Urso, accom­pa­gna­ti da una ses­san­ti­na di impren­di­to­ri e diri­gen­ti ita­lia­ni. Fra que­sti, i rap­pre­sen­tan­ti di A2A, Enel, Ter­na, Ban­ca Inte­sa, Fer­ro­vie del­lo Sta­to ed Edi­son. Dire­zio­ne: Pod­go­ri­ca, con la bene­di­zio­ne del Pre­si­den­te e del ex Mini­stro del­lo Svi­lup­po Eco­no­mi­co Clau­dio Scajola.
Lo sco­po del­la spe­di­zio­ne è quel­la di strin­ge­re rap­por­ti con il gover­no mon­te­ne­gri­no, gui­da­to dal­la con­tro­ver­sa figu­ra di Milo Đukanović.

Milo Đuka­no­vić, figu­ra cen­tra­le nel­la poli­ti­ca del Mon­te­ne­gro dai pri­mi anni del Due­mi­la a oggi (attual­men­te rico­pre la cari­ca di Pri­mo Mini­stro), era già noto alle auto­ri­tà ita­lia­ne dal 2003, anno in cui la Pro­cu­ra di Napo­li ha aper­to un’in­da­gi­ne su un caso di con­trab­ban­do di tabac­co che lo vede­va coin­vol­to in pri­ma per­so­na. Le pro­cu­re di Bari e Napo­li han­no poi accer­ta­to peri­co­lo­si col­le­ga­men­ti tra la Camor­ra, la Sacra Coro­na Uni­ta ed espo­nen­ti mon­te­ne­gri­ni mol­to vici­ni al capo di governo.
Man­co a dir­lo, tra Đuka­no­vić e Sil­vio Ber­lu­sco­ni nasce una gran­de intesa.

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La Capo­ret­to di A2A
Fra le azien­de più inte­res­sa­te a espan­der­si oltre l’A­dria­ti­co vi è la già cita­ta A2A, la muni­ci­pa­liz­za­ta più gran­de d’I­ta­lia, colos­so del set­to­re ener­ge­ti­co frut­to del­la fusio­ne del­le muni­ci­pa­liz­za­te di Mila­no e Bre­scia. La A2A deci­de di inve­sti­re in Mon­te­ne­gro 500 milio­ni di euro nel­l’ac­qui­si­zio­ne del 43% del­la Epcg, il cor­ri­spet­ti­vo loca­le del­l’E­nel, gua­da­gnan­do la quo­ta di mag­gio­ran­za e facen­do del­l’I­ta­lia il pri­mo inve­sti­to­re este­ro in ter­ra mon­te­ne­gri­na. Si aggiu­di­ca così anche la costru­zio­ne di quat­tro cen­tra­li idroelettriche.
Ren­zo Capra, ex pre­si­den­te del con­si­glio di sor­ve­glian­za del­l’a­zien­da, testi­mo­nia come all’e­po­ca del­l’ac­cor­do non vi fos­se alcun pia­no eco­no­mi­co dell’operazione.

«Non si sapeva se ci si guadagnava o non ci si guadagnava, c’erano delle idee» — idee da lui definite come «non autonome, non autoctone», «derivate da un’insufflata del governo».

Mal­gra­do le aspet­ta­ti­ve, il sal­do del 2011 del­la Epcg è disa­stro­so: 60 milio­ni di per­di­te in un solo anno. L’a­zien­da di Nikšić rischia la ban­ca­rot­ta, men­tre la A2A crol­la in bor­sa: il suo tito­lo vale die­ci vol­te meno rispet­to al suo valo­re pri­ma dell’acquisizione.
I moti­vi del tra­col­lo di Epcg sono mol­te­pli­ci: i diri­gen­ti A2A addi­ta­no le pes­si­me con­di­zio­ni mete­reo­lo­gi­che, uno sco­mo­do debi­to­re moro­so (la KAP, azien­da pri­va­ta mon­te­ne­gri­na del­l’al­lu­mi­nio, accu­mu­la in un solo anno 32 milio­ni di debi­ti) e uno sgam­bet­to ina­spet­ta­to del gover­no Đuka­no­vić. Subi­to dopo l’ar­rem­bag­gio di A2A, l’e­se­cu­ti­vo deci­de di abbas­sa­re le tarif­fe ener­ge­ti­che e la Epcg, costret­ta a ven­de­re elet­tri­ci­tà al ribas­so, vede sfu­ma­re 16 milio­ni di entra­te previste.

Insom­ma, non esat­ta­men­te un’ot­ti­ma anna­ta, frut­to di un pes­si­mo inve­sti­men­to com­piu­to avven­ta­ta­men­te e con sol­di pub­bli­ci. For­tu­na­ta­men­te dal 2012 la situa­zio­ne rien­tra, la Epcg rie­sce a libe­rar­si di KAP e le per­di­te si ridu­co­no a “soli” 5,8 milio­ni netti.
Le risor­se impie­ga­te da A2A, tut­ta­via, non sono sta­te sacri­fi­ca­te inva­no. Da que­sta Capo­ret­to qual­cu­no è riu­sci­to per­si­no a gua­da­gnar­ci. È la Prva Ban­ka, pos­se­du­ta per un 30% da Aco Đuka­no­vić, fra­tel­lo di Milo, che si tro­va­va sul­l’or­lo del­la ban­ca­rot­ta e che gra­zie all’i­nie­zio­ne di 70 milio­ni nel­le sue cas­se da par­te del­la mul­tiu­ti­li­ty lom­bar­da è riu­sci­ta a sal­va­re la pelle.

«I flus­si di fon­di con­se­guen­ti all’operazione» si leg­ge sul sito di A2A «sono sta­ti effet­tua­ti secon­do le indi­ca­zio­ni con­te­nu­te nel ban­do e nel­la docu­men­ta­zio­ne di gara».

A cin­que anni dal­l’as­sal­to, dopo un aumen­to di capi­ta­le uti­le a sal­da­re final­men­te i debi­ti con­trat­ti dal­la Epcg con lo Sta­to di Mon­te­ne­gro, in cam­bio di una ridu­zio­ne del­le sue quo­te al 40%, e dopo la nomi­na di nuo­vi diri­gen­ti, l’a­zien­da ita­lia­na si tro­va a un bivio. Tor­na­re a casa con le pive nel sac­co o man­te­ne­re la posi­zio­ne per altri cin­que anni?
«Il Mon­te­ne­gro è un’o­pe­ra­zio­ne che ci sia­mo tro­va­ti dal pre­ce­den­te mana­ge­ment», affer­ma il 9 mar­zo di que­st’an­no il neo­pre­si­den­te A2A Gio­van­ni Valot­ti, ammet­ten­do che l’in­te­ro pro­get­to era subor­di­na­to pro­prio alla costru­zio­ne del MonI­ta. Ma l’i­nau­gu­ra­zio­ne del cavi­dot­to è lon­ta­na e ammet­te che non sa se all’I­ta­lia ser­vi­rà anco­ra ener­gia dal Montenegro.

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Gran­di ope­re, gran­di spe­se (rica­vi nulli?)
Ma se A2A ini­zia a ten­ten­na­re, Ter­na s.p.a., l’a­zien­da che si sta occu­pan­do del­la rea­liz­za­zio­ne del cavi­dot­to, con­ti­nua a sot­to­li­nea­re la neces­si­tà del­l’o­pe­ra: il defi­cit ener­ge­ti­co abruz­ze­se sareb­be tale da giu­sti­fi­ca­re un inter­ven­to inva­si­vo e oneroso.
Come si leg­ge dal sito del­l’a­zien­da, Ter­na «sta svi­lup­pan­do pro­get­ti di nuo­ve inter­con­nes­sio­ni sot­to­ma­ri­ne con l’area bal­ca­ni­ca con l’obiettivo di con­tri­bui­re alla diver­si­fi­ca­zio­ne del­le fon­ti e del­le aree di approv­vi­gio­na­men­to ener­ge­ti­co e alla ridu­zio­ne del prez­zo dell’energia elet­tri­ca in Ita­lia, non­ché di incre­men­ta­re i livel­li di sicu­rez­za del siste­ma elet­tri­co italiano».
In real­tà – e ciò si può con­sta­ta­re dagli stes­si dati pub­bli­ca­ti da Ter­na sul­la pro­du­zio­ne e il con­su­mo ener­ge­ti­co nazio­na­le – l’A­bruz­zo non sof­fre un defi­cit così gra­vo­so e negli ulti­mi anni ha ridot­to di mol­to la for­bi­ce tra pro­du­zio­ne e con­su­mi, com­pli­ce il boom del­le rin­no­va­bi­li fat­to regi­stra­re dal 2009 a oggi.

Le linee di col­le­ga­men­to con le altre regio­ni saran­no for­se insuf­fi­cien­ti e caren­ti come sostie­ne Ter­na, ma per­ché dun­que lan­ciar­si nel­la rea­liz­za­zio­ne di un’o­pe­ra impo­nen­te come il MonI­ta inve­ce di poten­zia­re le infra­strut­tu­re già esistenti?

Anche rispet­to alla diver­si­fi­ca­zio­ne del­le fon­ti d’ap­prov­vi­gio­na­men­to, una que­stio­ne impor­tan­te e deli­ca­ta, emer­go­no diver­se incongruenze.
Il dot­to, ricor­dia­mo, ha come fina­li­tà l’im­por­ta­zio­ne d’e­ner­gia dai Bal­ca­ni, prin­ci­pal­men­te da Mon­te­ne­gro, Ser­bia e Bosnia Erze­go­vi­na, con una capa­ci­tà mas­si­ma di 1.000 MW.
Ma il Mon­te­ne­gro, pur poten­do van­ta­re un poten­zia­le ener­ge­ti­co rin­no­va­bi­le note­vo­le (poten­zia­le, appun­to, non “attua­le”), rie­sce a pro­dur­re ener­gia solo per il 60% del suo fab­bi­so­gno, non è quin­di nem­me­no lon­ta­na­men­te auto­suf­fi­cien­te: il restan­te 40% le vie­ne for­ni­to dal­le cen­tra­li (per­lo­più a car­bo­ne) serbe.
La Ser­bia, dal can­to suo, già espor­ta tut­ta l’e­ner­gia che le è pos­si­bi­le espor­ta­re. Nep­pu­re la vici­na Croa­zia è in gra­do di ven­de­re alcun sur­plus, essen­do anch’es­sa in deficit.

Solo la costru­zio­ne di nuo­ve cen­tra­li garan­ti­reb­be l’ar­ri­vo di una quan­ti­tà d’e­ner­gia apprez­za­bi­le fino alle coste nostra­ne. Ma si trat­te­reb­be di ener­gia che, ad ogni modo, fareb­be più como­do agli sta­ti bal­ca­ni­ci. Biso­gna ricor­da­re che Ser­bia, Mon­te­ne­gro e Bosnia Erze­go­vi­na con­du­co­no da anni inten­se trat­ta­ti­ve con l’U­nio­ne Euro­pea per entrar­ne a far par­te il pri­ma pos­si­bi­le, e per far­lo devo­no rag­giun­ge­re gli obiet­ti­vi mini­mi con que­st’e­let­tri­ci­tà. L’I­ta­lia, inve­ce, non avreb­be alcun biso­gno attual­men­te di acqui­star­ne e potreb­be impie­ga­re le pro­prie risor­se per incre­men­ta­re e raf­for­za­re la pro­du­zio­ne inter­na di ener­gia ver­de. È altre­sì impen­sa­bi­le che pos­sa­no esse­re inver­ti­te le par­ti, ossia che a espor­ta­re sia lo Sta­to ita­lia­no e a com­pra­re sia­no i part­ner bal­ca­ni­ci. Que­sto in pri­mo luo­go per ragio­ni di mer­ca­to, per cui il prez­zo da noi fis­sa­to non sareb­be affat­to con­ve­nien­te. Per que­sto moti­vo da pro­get­to il cavo Tivat — Pesca­ra non pre­ve­de il rever­se flow e sarà unidirezionale

Comun­que sia, l’I­ta­lia è ormai vin­co­la­ta da accor­di di cui non potrà liberarsi.

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Gli accor­di in Bosnia e in Serbia
Sono tre le cen­tra­li idroe­let­tri­che di cui lo Sta­to ita­lia­no atten­de la costru­zio­ne lun­go la Dri­na bosnia­ca al modi­co prez­zo di 830 milio­ni di euro, for­ti di un accor­do sti­pu­la­to nel giu­gno 2011 con la Repu­bli­ka Srpr­ska, a cui se ne aggiun­ge­reb­be un’al­tra deci­na di pic­co­le dimen­sio­ni lun­go il trat­to ser­bo del­l’I­bar, un inve­sti­men­to di altri 300 milio­ni coper­ti per un 49% dal­la sta­ta­le Elek­tro­pri­vre­da Srbi­je e per il restan­te 51% da un’a­zien­da non a caso ita­lia­na, la SECI Ener­gia s.p.a. del grup­po Mac­ca­fer­ri, di Gae­ta­no Mac­ca­fer­ri, pre­si­den­te di Con­fin­du­stria Emi­lia Romagna.

Nel 2012 la CEE Ban­k­watch Net­work segna­la del­le irre­go­la­ri­tà nel­la mano­vra: l’ac­cor­do tra Ser­bia e Ita­lia sareb­be sta­to effet­tua­to sen­za pre­via gara d’ap­pal­to e oltre­tut­to SECI non ha mai avu­to espe­rien­ze di costru­zio­ne di cen­tra­li idroelettriche.

Per le pro­te­ste degli ambien­ta­li­sti, pro­ble­mi buro­cra­ti­ci e pro­ce­du­re non tra­spa­ren­ti sot­to la len­te del­le auto­ri­tà loca­li, i lavo­ri sten­ta­no a partire.

Ma l’aspetto più curioso della vicenda è che a livello locale nessuno conosce i dettagli dei progetti, nemmeno i sindaci dei comuni interessati.

Un altro accor­do sti­pu­la­to nel 2009 tra Pod­go­ri­ca e l’ex Mini­stro Sca­jo­la impe­gna­va l’I­ta­lia ad acqui­sta­re l’e­ner­gia ver­de ser­ba per quin­di­ci anni al prez­zo di 155€/MWh, un prez­zo fol­le, se si con­si­de­ra che il costo medio dell’elettricità ita­lia­na in Bor­sa Elet­tri­ca era di 63 €/MWh nel 2013, e all’e­po­ca la Ser­bia ne ven­de­va all’in­gros­so al prez­zo di 40€/MWh. Inol­tre, facen­do una pre­vi­sio­ne, que­sto avreb­be por­ta­to a spen­de­re ogni anno, e per 15 anni, fino a 930 milio­ni di euro. Tut­to que­sto avreb­be per­mes­so a SECI ed Elek­tro­pri­vre­da di ammor­tiz­za­re l’investimento.

A segui­to di un’in­ter­ro­ga­zio­ne par­la­men­ta­re pre­sen­ta­ta un anno fa, il Mini­ste­ro del­lo Svi­lup­po Eco­no­mi­co ha pun­tua­liz­za­to solo a novem­bre 2014 che tale tarif­fa sareb­be sta­ta adot­ta­ta in caso di rischio di man­ca­to rag­giun­gi­men­to degli obiet­ti­vi 20–20-20, in par­ti­co­la­re nel­la par­te rela­ti­va al rag­giun­gi­men­to del 17% di pro­du­zio­ne da fon­ti rin­no­va­bi­li, per evi­ta­re san­zio­ni. Già dal 2012 però risul­ta­va chia­ro che l’I­ta­lia sareb­be rien­tra­ta abbon­dan­te­men­te entro i ter­mi­ni del pat­to, sen­za biso­gno di ulte­rio­ri approv­vi­gio­na­men­ti. Il MiSE assi­cu­ra che, stan­do alla situa­zio­ne attua­le, que­st’e­let­tri­ci­tà ver­rà impor­ta­ta a prez­zo di mer­ca­to, ossia a 55€/MWh. A que­sto pun­to sareb­be inte­res­san­te sape­re come le socie­tà coin­vol­te copri­ran­no l’esborso.

E ora?
Pre­mes­so che alme­no ideal­men­te una stra­te­gia di diver­si­fi­ca­zio­ne del­le fon­ti d’ap­prov­vi­gio­na­men­to è quan­to­me­no auspi­ca­bi­le da par­te di un Pae­se come l’I­ta­lia e che il ten­ta­ti­vo di ren­de­re lo Sti­va­le il prin­ci­pa­le sno­do ener­ge­ti­co euro­peo non è cam­pa­to in aria – sareb­be, alme­no poli­ti­ca­men­te, un tra­guar­do ecce­zio­na­le –si trat­ta come al soli­to di cala­re nel­la real­tà i sogni di glo­ria nazio­na­li. La cari­ca oltre­ma­re, da un pun­to di vista pura­men­te poli­ti­co ed eco­no­mi­co, risul­ta esse­re sta­to gesti­ta mala­men­te sin dal­la sua ori­gi­ne, con un coor­di­na­men­to del­le for­ze e del­le risor­se pes­si­mo, che ha com­por­ta­to vere e pro­prie emor­ra­gie di fon­di pub­bli­ci, tan­to che ormai si dubi­ta per­si­no del­l’u­ti­li­tà del­la nuo­va connessione.

«Il Gover­no, nono­stan­te il cam­bia­men­to di sce­na­rio, con­ti­nua a con­si­de­ra­re vali­do il pro­get­to di inter­con­nes­sio­ne e garan­ti­sce che non ci saran­no rica­du­te sul­la bol­let­ta degli ita­lia­ni, men­tre ci sono senz’altro una serie di obbli­ghi che il Gover­no ita­lia­no si è assun­to e che andran­no rispet­ta­ti, ma che saran­no com­pen­sa­ti dai van­tag­gi deri­van­ti dall’interconnessione stes­sa», dichia­ra­va a gen­na­io il vice Mini­stro allo Svi­lup­po Eco­no­mi­co Clau­dio De Vin­cen­ti. Nel­la stes­sa con­fe­ren­za ven­ti­la­va anche una pos­si­bi­li­tà d’e­spor­ta­zio­ne di ener­gia dal­l’I­ta­lia ai Bal­ca­ni, pos­si­bi­li­tà che attual­men­te, come abbia­mo già visto, è estre­ma­men­te remo­ta, se non impossibile.

Da quest’analisi i vantaggi che dovrebbero arrivare allo Stato paiono pressoché nulli nel futuro prossimo, così come sembrerebbero nulli i benefici che ne trarrebbero i cittadini; anzi, a ben vedere, sembra proprio che all’Italia toccherà continuare a pagare cara questa strategia.

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Altre fon­ti e link utili:

http://www.qualenergia.it/articoli/20150312-linea-abruzzo-montenegro-abbiamo-una-nuova-tav-elettrica
http://www.primadanoi.it/news/mondo/554816/Elettrodotto-in-Abruzzo–la-lunga.html
http://www.qualenergia.it/articoli/20140205-elettricita-rinnovabile-da-serbia-un-accordo-da-12-mld-poco-trasparente
http://www.abruzzoindependent.it/news/Terna-Collegamento-Italia-Montenegro-necessario-all-Abruzzo/13408.htm
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http://www.report.rai.it/dl/docs/1354479881620cortocircuito_report_pdf.pdf
http://www.report.rai.it/dl/docs/1416136788377ambiente_famiglia_report.pdf
http://www.a2a.eu/it/societa/montenegro/domande_risposte/
http://www.gse.it/it/Statistiche/RapportiStatistici/Pagine/default.aspx
http://www.terna.it/default/Home/SISTEMA_ELETTRICO/statistiche/dati_statistici.aspx

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Arianna Bettin
Irre­quie­ta stu­den­tes­sa di filo­so­fia, cer­co di fare del pun­to inter­ro­ga­ti­vo la mia ragion d’es­se­re e la chia­ve di let­tu­ra del­la realtà. 
Nel dub­bio, ci scri­vo, ci cor­ro e ci rido su.

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