Chasing Yesterday
Noel Gallagher a Milano


Cla­ris­sa Brivio

Man­ca­no solo poche ore al ritor­no in Ita­lia di Noel Gal­la­gher con i suoi High Fly­ing Birds. Que­sta sera saran­no infat­ti a Mila­no per l’unica data ita­lia­na del tour. Bigliet­ti esau­ri­ti da tem­po, sin­to­mo di una gran­de atte­sa e di una gran­de fidu­cia per Cha­sing Yester­day, que­sto il tito­lo dell’ultima fati­ca del più talen­tuo­so tra i fra­tel­li Gal­la­gher. E sin dai pri­mis­si­mi secon­di appa­re chia­ro come que­sto sia dav­ve­ro un album che “inse­gue il pas­sa­to”. Le note che apro­no la trac­cia nume­ro uno, River­man, infat­ti ricor­da­no il bra­no più famo­so e for­se meno rap­pre­sen­ta­ti­vo del reper­to­rio del grup­po che vede­va la col­la­bo­ra­zio­ne tra i due fra­tel­li più discus­si e discu­ti­bi­li del Brit­pop, ossia Won­der­wall.

Noel Gallagher 1


Non si capi­sce se que­sto acca­da per striz­za­re l’occhio a sé stes­so e a quel­la par­te di pub­bli­co che ascol­tan­do può tro­va­re la spie­ga­zio­ne nel tito­lo – in un estre­mo impe­to di autoi­ro­nia mol­to poco gal­la­ghe­ria­na – o per­ché sia effet­ti­va­men­te que­sto l’habitat natu­ra­le di Noel, “luo­ghi” musi­ca­li che cono­sce e in cui spa­zia meglio di mol­ti altri nel pano­ra­ma musicale.

E se i rimandi alla sua produzione precedente sono numerosi (Lock All The Doors è forse la canzone più significativa in questo senso, molto Oasis, poco Noel Gallagher), sono altrettanti quelli ai modelli di sempre: David Bowie, The Smiths (l’ex membro Johnny Marr è alla chitarra nel secondo estratto Ballad Of The Mighty I), gli Zeppelin, che la fanno da protagonisti nel riff di apertura di The Girl With X‑ray Eyes. Ma Chasing Yesterday è lungi da essere un mix di sound e atmosfere trite e ritrite, di ispirazioni iperinflazionate, di accordi e combinazioni che ormai vanno a memoria.

Il talen­to e la pecu­lia­ri­tà di Noel Gal­la­gher si tro­va, oggi come al tem­po degli Oasis, in ciò che gli è sem­pre sta­to impu­ta­to dai suoi prin­ci­pa­li detrat­to­ri: le cita­zio­ni e le influen­ze che si respi­ra­no nel­le sue can­zo­ni sono per par­te del­la cri­ti­ca musi­ca­le sol­tan­to il bana­le eser­ci­zio sti­li­sti­co di un arti­sta che da tem­po ha esau­ri­to idee e crea­ti­vi­tà, o for­se, addi­rit­tu­ra, non le ha mai avu­te. L’abilità di Noel, però, è sem­pre sta­ta riu­sci­re ad erger­si al di sopra del­le influen­ze e trar­ne un frut­to che abbia alme­no qual­che vena­tu­ra di ori­gi­na­li­tà. E infat­ti sono pro­prio i bra­ni in cui Noel è meno epi­go­no e più cri­ti­co quel­li in cui si respi­ra la per­so­na­li­tà, il desi­de­rio di esse­re qual­co­sa di più nel­la sua car­rie­ra che un nome da rele­ga­re al pas­sa­to accan­to all’e­spres­sio­ne “ex Oasis”. Pazien­za se qual­cu­no ha volu­to vede­re in The Dying Of The Light un con­sa­pe­vo­le richia­mo, per evi­den­te con­trap­po­si­zio­ne, a The Shock Of The Lighting – il can­to del cigno di una band ormai allo sfa­scio e desti­na­ta allo scio­gli­men­to – per­ché è pro­prio que­sto bra­no la cilie­gi­na sul­la tor­ta dell’album assie­me a You Know We Can’t Go Back, il bra­no più poten­te e coin­vol­gen­te, vera e pro­pria lin­fa vita­le che potreb­be benis­si­mo sgor­ga­re dal­le band indie rock nate come fun­ghi dopo lo scio­gli­men­to dagli Oasis, le qua­li guar­da­no oggi a Noel come a un model­lo ormai supe­ra­to, uno zio con­ser­va­to­re e inges­sa­to a cui por­ta­re rispet­to al pran­zo di Nata­le più che come un vali­do con­cor­ren­te sul­la sce­na musicale.
Lo zio Noel oggi tor­na a Mila­no ed è meglio che le nuo­ve gene­ra­zio­ni si guar­di­no, alme­no per un gior­no, le spalle.

Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.