Elezioni in Israele
Un’altra vittoria per Netanyahu

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew

Ben­ja­min Neta­nya­hu è il vin­ci­to­re del­le ele­zio­ni israe­lia­ne. Il suo par­ti­to, il Likud, si è con­fer­ma­to come la pri­ma for­za poli­ti­ca, otte­nen­do 30 seg­gi su 120 alla Knes­set (assem­blea) e smen­ten­do i son­dag­gi che lo vede­va­no alla pari – se non addi­rit­tu­ra sot­to – del bloc­co sio­ni­sta capi­ta­na­to dal par­ti­to Labu­ri­sta di cen­tro sini­stra di Isaac Her­zog, fer­mo a 24 seggi.
I ter­zi clas­si­fi­ca­ti sono i par­ti­ti ara­bi, che que­sta vol­ta si sono pre­sen­ta­ti in bloc­co e han­no con­qui­sta­to 14 seg­gi. Al quar­to posto il neo­na­to Kula­nu di Moshe Kahlon, che se ne aggiu­di­ca 11. A segui­re tut­ti i par­ti­ti del­l’e­stre­ma destra, con­fes­sio­na­le e lai­ca, e l’e­stre­ma sini­stra del Meretz.

Le ele­zio­ni si sono svol­te in un cli­ma roven­te – in Israe­le la cam­pa­gna elet­to­ra­le è auto­riz­za­ta anche duran­te lo svol­ger­si del­le vota­zio­ni – e han­no regi­stra­to un’ affluen­za supe­rio­re al 70%, con il mag­gior nume­ro di elet­to­ri alle urne da oltre 20 anni.

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Neta­nya­hu ha bis­sa­to il suc­ces­so elet­to­ra­le otte­nu­to nel 2013, incre­men­tan­do i seg­gi del suo par­ti­to e poten­do dispor­re di una mag­gio­ran­za più ampia e soprat­tut­to anco­ra più schie­ra­ta a destra. È pre­ve­di­bi­le, infat­ti, che una buo­na par­te del­le for­ze nazio­na­li­ste come Israel Bei­te­nu, il par­ti­to di Avig­dor Liber­man in calo rispet­to alle scor­se ele­zio­ni, si allee­ran­no con Neta­nya­hu per for­ma­re il suo quar­to gover­no, nono­stan­te il Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Reu­ven Rivlin si fos­se espres­so per un gover­no di uni­tà nazionale.

Pochi gior­ni fa Neta­nya­hu ave­va alza­to ulte­rior­men­te la tem­pe­ra­tu­ra, dichia­ran­do che se fos­se sta­to rie­let­to non avreb­be tol­le­ra­to l’e­si­sten­za di uno sta­to pale­sti­ne­se duran­te il suo gover­no. Le for­ze pale­sti­ne­si sono già sul­la difen­si­va: Yas­ser Rab­bo, segre­ta­rio Gene­ra­le del­l’Olp, ha già dichia­ra­to che ”Israe­le ha scel­to la via del­la colo­niz­za­zio­ne” anzi­ché quel­la del nego­zia­to; Hamas ha addi­rit­tu­ra defi­ni­to ”ter­ro­ri­sti Neta­nya­hu e tut­ti quel­li che l’han­no votato”.
Ora non resta che aspet­ta­re la for­ma­zio­ne del nuo­vo gover­no: Neta­nya­hu giu­ra che vedrà la luce entro tre settimane.

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Stefano Colombo
Stu­den­te, non gior­na­li­sta, mila­ne­se arioso.

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