Il mobile gaming e il futuro dei videogiochi

Erin De Pasquale
@SirRexin

Ammet­tia­mo­lo: anche sen­za ren­der­ce­ne con­to, una del­le carat­te­ri­sti­che degli smart­pho­ne più usa­ta dal­la mag­gior par­te del­le per­so­ne è la pos­si­bi­li­tà di gio­ca­re con i video­gio­chi. In real­tà que­sto aspet­to è sem­pre sta­to mol­to apprez­za­to fin dai pri­mi cel­lu­la­ri – basti pen­sa­re alla mania che sca­te­nò Sna­ke alla fine degli anni Novan­ta – ma con l’avvento degli smart­pho­ne il feno­me­no ha rag­giun­to tut­to un altro livel­lo, tan­to da ave­re avu­to un impat­to mol­to for­te sull’intera indu­stria video­lu­di­ca e costrin­ge­re tut­te le soft­ware hou­se a tener con­to di que­sta nuo­va real­tà nascen­te, il così det­to mobi­le gaming.

A tal pro­po­si­to, è di pochi gior­ni fa l’annuncio di Nin­ten­do di un cam­bio di poli­ti­ca al riguar­do: ben­ché ini­zial­men­te aves­se rifiu­ta­to con fer­mez­za l’idea di svi­lup­pa­re tito­li per devi­ce por­ta­ti­li, si è infi­ne dichia­ra­ta pron­ta a get­tar­si in que­sto “nuo­vo” mer­ca­to. La deci­sio­ne del­la casa giap­po­ne­se ha ria­per­to quin­di la lun­ga discus­sio­ne sui gio­chi per dispo­si­ti­vi mobi­li e allo stes­so tem­po sul futu­ro del gaming in generale.

Poi­ché que­sta discus­sio­ne avrà sicu­ra­men­te stra­sci­chi mol­to lun­ghi mi sem­bra giu­sto fare il pun­to del­la situa­zio­ne e spe­cu­la­re su ciò che ne sarà dei videogiochi.

Mobile-Gaming-rise

I mobi­le games sono quei gio­chi dispo­ni­bi­li per cel­lu­la­ri e tablet. Una del­le carat­te­ri­sti­che più pecu­lia­ri è il prez­zo: la mag­gior par­te di essi sono infat­ti gra­tui­ti al down­load, e anche quel­li a paga­men­to costa­no in gene­re pochi cen­te­si­mi; il modo in cui le case di svi­lup­po rie­sco­no a gua­da­gna­re attra­ver­so que­sti gio­chi – oltre alla ven­di­ta degli spa­zi pub­bli­ci­ta­ri – è con­vin­ce­re i gio­ca­to­ri a com­pa­re degli ogget­ti o power-up che pos­so­no aiu­tar­lo a supe­ra­re i livel­li con gran­de faci­li­tà. Que­sti tito­li si pos­so­no quin­di com­ple­ta­re sen­za nes­sun acqui­sto, ma sono pro­gram­ma­ti in modo da ren­de­re l’esperienza mol­to più dif­fi­ci­le sen­za di esso.
Ben­ché la for­mu­la non sem­bri del­le miglio­ri, i risul­ta­ti posi­ti­vi in ter­mi­ni eco­no­mi­ci sono sta­ti evi­den­ti, e non solo diret­ta­men­te per le case pro­dut­tri­ci ma per l’intera indu­stria videoludica.

Il mobile gaming ha avuto il pregio di allargare il target verso cui i videogiochi in generale sono rivolti — non solo più adolescenti di sesso maschile: adesso quasi la metà dei videogiocatori è composta da donne, e anche l’età media si è alzata non di poco.

Tut­ti que­sti fat­to­ri han­no quin­di por­ta­to ad un com­ples­si­vo aumen­to di video­gio­ca­to­ri, anche se mol­ti di loro non si defi­ni­reb­be­ro mai come tali.
Que­sto suc­ces­so così pro­rom­pen­te ha spin­to mol­ti cri­ti­ci ad inter­ro­gar­si sul futu­ro dell’industria video­lu­di­ca: è pos­si­bi­le che il moblie gaming fini­sca per sosti­tui­re tut­te le altre for­me gaming “tra­di­zio­na­le”?

Dare una rispo­sta uni­vo­ca non è faci­le, però biso­gna tener con­to che il mon­do video­lu­di­co non è omo­ge­neo al suo inter­no, e di con­se­guen­za anche le due macro cate­go­rie di gio­chi pre­se in que­stio­ne han­no del­le gros­se dif­fe­ren­ze. I gio­chi per dispo­si­ti­vi mobi­li sono crea­ti per par­ti­te bre­vi, han­no un game­play tan­to sem­pli­ce da adat­tar­si ad un touch screen e in gene­ra­le sof­fro­no di una pro­fon­di­tà mino­re, per esem­pio a livel­lo di tra­ma e ambien­ta­zio­ne; cer­ca­no quin­di di adat­tar­si a un pub­bli­co mol­to vasto, ridu­cen­do al mini­mo la com­ples­si­tà dei coman­di ed essen­do dispo­ni­bi­li anche per ses­sio­ni mol­to bre­vi. Al con­tra­rio, i video­gio­chi “clas­si­ci” ten­do­no ad esse­re più immer­si­vi, sia dal pun­to di vista nar­ra­ti­vo che tec­ni­co, e offro­no un’esperienza che vada al di là del sem­pli­ce passatempo.

Cer­to, i due mon­di sono entra­ti in col­li­sio­ne e si sono influen­za­ti a vicen­da: non è raro ormai vede­re svi­lup­pa­ti dei por­ting di video­gio­chi mol­to com­ples­si alla stre­gua di Bio­shockFinal Fan­ta­sy anche sui cel­lu­la­ri di nuo­va gene­ra­zio­ne, e allo stes­so tem­po i mobi­le games più for­tu­na­ti (come Fruit Nin­jaAngy Birds) sono sta­ti ria­dat­ta­ti per le con­so­le dome­sti­che – con risul­ta­ti quan­to­me­no discu­ti­bi­li, biso­gna dire – ma in linea gene­ra­le il tar­get a cui si rife­ri­sco­no e di con­se­guen­za l’esperienza che offro­no sono mol­to diversi.

candycrush

Sot­to­li­nea­re e addi­rit­tu­ra accen­tua­re que­ste dif­fe­ren­ze è sta­ta la stra­te­gia fino­ra adot­ta­ta dai gran­di colos­si dell’industria video­lu­di­ca Sony e Micro­soft. Men­tre i cel­lu­la­ri si riem­pi­va­no di video­gio­chi, que­ste due soft­ware hou­se han­no pun­ta­to a ren­de­re le loro con­so­le di nuo­va gene­ra­zio­ne non del­le sem­pli­ci piat­ta­for­me da cui far par­ti­re un gio­co, ma dei veri e pro­pri cen­tri mul­ti­me­dia­li per per­met­te­re di usu­frui­re di una serie di ser­vi­zi non neces­sa­ria­men­te lega­ti al diver­ti­men­to video­lu­di­co in sen­so stret­to — come guar­da­re serie tv, film, uti­liz­za­re soft­ware tipi­ci di un com­pu­ter e mol­to altro anco­ra. Il ten­ta­ti­vo è sem­pre quel­lo di atti­ra­re una fet­ta di pub­bli­co più varie­ga­ta pos­si­bi­le, ma offren­do dei ser­vi­zi alter­na­ti­vi al gaming e allo stes­so tem­po cer­can­do di ren­de­re le pro­prie con­so­le il cen­tro del­la vita quo­ti­dia­na del­le famiglie.
La Nin­ten­do al con­tra­rio – ben­ché fino a que­sto momen­to abbia segui­to una stra­te­gia piut­to­sto simi­le – con que­ste nuo­ve dichia­ra­zio­ni sem­bra voler pun­ta­re ad una sor­ta di approc­cio “ibri­do”:

l’obiettivo dichiarato della software house nipponica è quello di sfruttare l’ampio bacino dei giochi mobile come una sorta di “trampolino di lancio”, una pubblicità per invogliare anche le persone più distanti al mondo videoludico a comprare tutti gli altri loro prodotti.

Que­sta scel­ta è sicu­ra­men­te rischio­sa, per­ché come abbia­mo già det­to il tar­get dei mobi­le games è diver­so da quel­lo del­le con­so­le fis­se; inol­tre, se è vero che mol­ti video­gio­ca­to­ri più navi­ga­ti pro­vi­no anche i gio­chi per cel­lu­la­ri, è mol­to raro che avven­ga il con­tra­rio: gen­te che ha com­ple­ta­to tut­ti i livel­li di Can­dy Crash Saga non si sen­te per for­za un video­gio­ca­to­re, e anzi è pro­ba­bi­le che con­si­de­ri i video­gio­chi come una let­te­ra­le per­di­ta di tem­po, un modo per tra­scor­re­re il tem­po di viag­gio in tre­no per anda­re al lavo­ro tut­te le mat­ti­ne e nien­te più.

Se quin­di abbia­mo capi­to che i video­gio­chi per cel­lu­la­ri non sono per­fet­ta­men­te sovrap­po­ni­bi­li con quel­li più clas­si­ci, biso­gna con­si­de­ra­re se lo stes­so val­ga anche per quel­li per con­so­le por­ta­ti­le. Il Game Boy–  e la sua ampia fami­glia di suc­ces­so­ri – è nato pro­prio dal desi­de­rio di per­met­te­re alle per­so­ne di gio­ca­re ai pro­pri tito­li pre­fe­ri­ti in giro per il mon­do e non sola­men­te a casa. Ma ora che tut­ti noi abbia­mo uno smart­pho­ne in tasca, le con­so­le por­ta­ti­li han­no anco­ra sen­so di esistere?
Stan­do ai sem­pli­ci dati nume­ri­ci, la rispo­sta è “Sì”. Il Nin­ten­do 3DS in tut­te le sue incar­na­zio­ni ha ven­du­to mol­to più del WiiU, ed un suc­ces­so anco­ra mag­gio­re lo ha avu­to il Nin­ten­do DS in pre­ce­den­za. Per tut­ti que­sti moti­vi la deci­sio­ne di Nin­ten­do è sem­bra­ta quan­to­me­no poco chiara.

Il mobi­le gaming quin­di non risul­ta esse­re una minac­cia per i video­gio­chi tra­di­zio­na­li, ma non sia­mo sicu­ri che pos­sa esse­re una risor­sa — come vuo­le cre­de­re Nin­ten­do ades­so. For­se però la stra­da giu­sta da per­cor­re­re è pro­prio quel­la dell’ibridazione, o quan­to­me­no non del­la sepa­ra­zio­ne net­ta. Voci di cor­ri­do­io dico­no che il Pro­get­to NX, annun­cia­to anch’esso qual­che gior­no fa dal­la casa di svi­lup­po di Super Mario, non sia altro che una nuo­va con­so­le sia fis­sa che portatile.
Azzar­do: e se anche il mobi­le gaming rien­tre­rà in que­sto nuo­vo pro­get­to? E si potrà pren­de­re il meglio dei due mon­di sen­za sna­tu­rar­li entram­bi? In ogni caso sem­bra un espe­ri­men­to inte­res­san­te, e io non vedo l’ora di provarlo.

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Erin De Pasquale
Stu­den­te di Let­te­re. Amo i video­gio­chi, fumet­ti, serie tv e libri: se esi­ste qualcos’altro là fuo­ri, non voglio saperlo.
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