Il ragazzo con la valigia
Valerio Zurlini, un protagonista discreto

Jaco­po Musicco
@jacopomusicco

“Un protagonista discreto”.

Si con­clu­de con que­sta defi­ni­zio­ne l’introduzione di Vasco Pra­to­li­ni all’autobiografia del regi­sta bolognese.
Solo Pra­to­li­ni, ami­co e ispi­ra­to­re di Zur­li­ni, pote­va crea­re un’immagine così accu­ra­ta di un regi­sta che dagli anni del dopo­guer­ra fu sem­pre pro­ta­go­ni­sta del­la sce­na cul­tu­ra­le ita­lia­na – dal cine­ma al tea­tro – ma mai in manie­ra inva­si­va, anzi spes­so distac­ca­to dal bru­sio media­ti­co tipi­co del cine­ma­to­gra­fo anni cinquanta.

Nasce il 19 mar­zo 1926 a Bolo­gna, stu­dia in un liceo gesui­ta e allo scop­pio del­la guer­ra deci­de di arruo­lar­si nel Cor­po Ita­lia­no di Libe­ra­zio­ne. Dopo la lau­rea in leg­ge segue cor­si di sto­ria dell’arte, ma ben pre­sto ini­zia a baz­zi­ca­re nel mon­do del tea­tro pri­ma – il Pic­co­lo Tea­tro a Mila­no – e nel cine­ma poi.
Come di con­sue­tu­di­ne in que­gli anni, par­te dal bas­so. Tra il 1949 e il 1952 si dedi­ca alla pro­du­zio­ne di cor­to­me­trag­gi che a quell’epoca era­no distri­bui­ti per accom­pa­gna­re i film pro­iet­ta­ti nel­le sale. Attra­ver­so que­ste pic­co­le pro­du­zio­ne il lavo­ro di Zur­li­ni vie­ne rico­no­sciu­to da regi­sti come Luchi­no Viscon­ti e Pie­tro Ger­mi, sarà infat­ti pro­prio quest’ultimo a segna­lar­lo alla Lux Film.
Le ragaz­ze di San Fre­dia­no, distri­bui­to nel 1954 appun­to da Lux Film, rap­pre­sen­ta l’esordio zur­li­nia­no alla regia di un lun­go­me­trag­gio. Il film – trat­to da un’opera di Vasco Pra­to­li­ni – rac­con­ta le avven­tu­re e disav­ven­tu­re di Andrea Ser­ne­si det­to Bob, don­gio­van­ni fio­ren­ti­no alle pre­se con cin­que ragaz­ze del quar­tie­re in cui vive. Il film, accol­to posi­ti­va­men­te da cri­ti­ca e pub­bli­co, inqua­dra da subi­to quel­le che saran­no le colon­ne por­tan­ti del­la poe­ti­ca di Zur­li­ni: un for­te attac­ca­men­to allo spi­ri­to dei per­so­nag­gi, una visio­ne ele­gan­te e puli­ta e l’attenzione al con­te­sto socia­le in cui i pro­ta­go­ni­sti si muovono.

La sua car­rie­ra da regi­sta pren­de il lar­go e negli anni seguen­ti il cinea­sta emi­lia­no ha la pos­si­bi­li­tà di lavo­ra­re con atto­ri di altis­si­mo livel­lo come Mar­cel­lo Mastro­ian­ni, Jean-Louis Trin­ti­gnant, Clau­dia Car­di­na­le, Alain Delon – per citar­ne alcu­ni – il tut­to all’insegna di un’attenta dire­zio­ne del­la reci­ta­zio­ne pro­pria del mon­do tea­tra­le in cui ave­va lavorato.
Giun­go­no anche i rico­no­sci­men­ti: Nastro d’argento nel 1958 per la sce­neg­gia­tu­ra di Guen­da­li­na, Leo­ne d’oro nel 1962 per Cro­na­ca fami­lia­re e infi­ne David di Dona­tel­lo alla regia per Il deser­to dei Tartari.

Vale­rio Zur­li­ni muo­re a Vero­na il 26 otto­bre 1982, lascian­do­si alle spal­le un ine­sti­ma­bi­le ricor­do cine­ma­to­gra­fi­co dei tem­pi che furo­no e di un’Italia che non ci sarà più. Dimen­ti­ca­to dal gran­de pub­bli­co, ormai il nome di Vale­rio Zur­li­ni dice poco, ma non è tar­di per risco­prir­ne la visione.

Musicco-Zurlini

Tre motivi per riscoprire Zurlini

Il tema dell’amore impossibile
Tema ricor­ren­te di qua­si tut­te le sue pel­li­co­le è l’amore e, più in gene­ra­le, le pas­sio­ni amo­ro­se rap­pre­sen­ta­te da quel­lo sta­to d’impossibilità che la socie­tà abi­tual­men­te pone davan­ti. Dal gio­va­ne ari­sto­cra­ti­co che s’innamora del­la pro­vin­cia­le strac­cio­na in La ragaz­za con la vali­gia alla vedo­va di guer­ra che risco­pre i sen­ti­men­ti per l’altro con un gio­va­ne ven­ten­ne emi­lia­no in Esta­te vio­len­ta. Zur­li­ni ci met­te davan­ti a noi stes­si, sem­pre alla ricer­ca di qual­co­sa che non pos­sia­mo tro­va­re o ave­re, ma che non smet­tia­mo di cer­ca­re pro­prio per­ché sono le nostre pas­sio­ni a spin­ger­ci; un cine­ma sin­ce­ro che non può non smuo­ve­re le emo­zio­ni del­lo spettatore.

La musi­ca
Cal­co­la­ta, inca­sel­la­ta, sot­ti­le, sem­pre oppor­tu­na. La musi­ca nei film di Zur­li­ni è col­lo­ca­ta con per­fe­zio­ne all’interno del qua­dro visivo.
Il lun­go jazz di Fau­sto Papet­ti in sot­to­fon­do men­tre Car­lo e Rober­ta, i due pro­ta­go­ni­sti di Esta­te vio­len­ta, si abbrac­cia­no per diven­ta­re in un istan­te una cosa sola o la disce­sa da una sca­li­na­ta del­la cele­ste Clau­dia Car­di­na­le sul­le note di, appun­to, Cele­ste Aida di Giu­sep­pe Ver­di can­ta­ta da Benia­mi­no Gigli e anco­ra Impaz­zi­vo per te di Celen­ta­no nell’intima not­te di Aida e Loren­zo in La ragaz­za con la vali­gia.

Ita­lia raccontata
All’epoca del­le usci­te nel­le sale i film di Zur­li­ni furo­no erro­nea­men­te cata­lo­ga­ti come com­me­die rosa, all’insegna di bistic­ci fra aman­ti e lun­ghi cor­teg­gia­men­ti, sen­za bada­re al vero cuo­re del­le pel­li­co­le, ovve­ro il rac­con­to del con­te­sto socia­le in cui que­sti bistic­ci pren­de­va­no luo­go. In que­sto risie­de la vera poten­za nar­ra­ti­va – ma non solo – del­le ope­re del regi­sta bolo­gne­se, il sug­ge­ri­re allo spet­ta­to­re che vi è una sto­ria oltre la sto­ria: la cadu­ta del gover­no Mus­so­li­ni in Esta­te vio­len­ta, la cri­si eco­no­mi­ca e socia­le del dopo­guer­ra in La ragaz­za con la vali­gia e in Cro­na­ca fami­lia­re e così via.

«Sono convinto che una cosa resiste al tempo quando è fatta con grande sincerità, grande onestà di mezzi e con una profonda verità interiore; allora resisterà, come una cosa piccolissima ma resisterà»

Spet­ta a noi rida­re gran­dez­za a que­ste pic­co­le “cose” fat­te con sincerità.

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Jacopo Musicco
“Cono­sco la vita, sono sta­to al cinema.”

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