La cartina geografica del Medio Oriente non esiste più

Mar­ta Clinco
@MartaClinco

Mila­no, Palaz­zo Cle­ri­ci, 25 mar­zo 2015.
Si apre alle 18 la con­fe­ren­za “Cono­sce­re il Calif­fa­to” pro­mos­sa dall’ISPI (Isti­tu­to per gli Stu­di di Poli­ti­ca Inter­na­zio­na­le): il quin­to incon­tro del ciclo inau­gu­ra­to lo scor­so 11 mar­zo “Den­tro e oltre ISIS” pare qua­si un vero e pro­prio tête-à-tête tra il Diret­to­re Pao­lo Magri e Mau­ri­zio Moli­na­ri – cor­ri­spon­den­te da Geru­sa­lem­me per il quo­ti­dia­no tori­ne­se La Stam­pa – e toc­ca tut­te le tema­ti­che trat­ta­te nell’ultima pub­bli­ca­zio­ne del gior­na­li­sta, ll Calif­fa­to del Ter­ro­re, edi­to da Rizzoli.

“Per com­pren­de­re il Medio Orien­te biso­gna evi­ta­re le bana­li­tà” attac­ca Moli­na­ri, lapi­da­rio. Non sia­mo anco­ra in gra­do – sostie­ne il repor­ter – di com­pren­de­re il nuo­vo sce­na­rio medio­rien­ta­le: alcu­ni Pae­si, di fat­to, non esi­sto­no più; i fron­ti si mol­ti­pli­ca­no e con­ti­nua­no a modi­fi­car­si con il pas­sa­re del­le ore; le coa­li­zio­ni cam­bia­no, allean­ze debo­li e pre­ca­rie cedo­no e si disgre­ga­no in favo­re di altre che inve­ce si for­ma­no, per dimo­strar­si poi anco­ra più debo­li, pre­ca­rie del­le pre­ce­den­ti, e l’intreccio è stra­vol­to anco­ra una vol­ta, in que­sta nuo­va Sto­ria che scor­re acce­le­ra­ta poco lon­ta­na dal nostro Pae­se, si sno­da sot­to i nostri occhi, vie­ne pro­iet­ta­ta sul­le nostre tele­vi­sio­ni, stam­pa­ta sui nostri gior­na­li, e resta tut­ta­via anco­ra trop­po lon­ta­na per esse­re com­pre­sa, affron­ta­ta — per­ché si pren­da­no posi­zio­ni, si azzar­di­no deci­sio­ni, si rischi­no giudizi.

Molinari_Magri

Oggi lo Sta­to Isla­mi­co occu­pa di fat­to un ter­ri­to­rio che si esten­de su 250.000 km²: il con­trol­lo di que­sto ter­ri­to­rio, la vel­lei­tà sta­tua­le è for­se il car­di­ne del­la minac­cia stra­te­gi­ca del Calif­fa­to, e tro­va con­cre­tez­za nel ten­ta­ti­vo di edi­fi­ca­zio­ne di uno sta­to sì oppres­so­re, ma che pro­prio sul con­sen­so degli oppres­si tro­va e innal­za la pro­pria legit­ti­mi­tà. Dopo­tut­to, i ser­vi­zi ammi­ni­stra­ti­vi che offre sono di gran lun­ga miglio­ri di quel­li offer­ti dai suoi predecessori:la nuo­va fron­tie­ra del wel­fa­re sta­te di al-Bagh­da­di vede mili­zia­ni cari­ta­te­vo­li distri­bui­re cibo e beni di neces­si­tà alla popo­la­zio­ne, ospe­da­li e scuo­le sono ope­ra­ti­vi e fun­zio­nan­ti — la Sha­ri’a del Calif­fo uni­sce e impe­ra in tut­ti i tri­bu­na­li del territorio.

Quel sen­ti­men­to comu­ne di oppres­sio­ne da par­te scii­ta, con­ti­nua­men­te fomen­ta­to tra i sun­ni­ti, sfo­cia nell’orgoglio del riscat­to, in una vio­len­za iden­ti­ta­ria pul­sio­na­le, effe­ra­ta e fero­ce, sel­vag­gia, la cui diret­ta con­se­guen­za è null’altro che altra vio­len­za, solo più effe­ra­ta, più fero­ce e sel­vag­gia di quel­la che l’ha originata.

“La malvagità è calcolata. La violenza nel mondo arabo è rilevante solo se esercitata. E assistiamo oggi alla versione più estrema del soft target: la minaccia è verso il singolo, il terrore parcellizzato”.

Inter­vie­ne allo­ra Magri: “Tut­ti ci doman­dia­mo se la minac­cia per l’Occidente sia rea­le”; Moli­na­ri costrin­ge a riflet­te­re, e a fare un pas­so indie­tro: “Non sia­mo anco­ra pron­ti a rispon­de­re alla minac­cia per­ché que­sta, di fat­to, non si è anco­ra mani­fe­sta­ta. Il nemi­co stes­so sta anco­ra defi­nen­do la pro­pria iden­ti­tà, e noi ci tro­via­mo di fron­te a una real­tà che muta trop­po velo­ce­men­te: cam­bia­no i con­fi­ni, com­pa­io­no nuo­vi lea­der e nuo­vi di grup­pi di cui non cono­scia­mo nem­me­no i nomi, che con­trol­la­no ter­ri­to­ri e Pae­si che stan­no dram­ma­ti­ca­men­te implo­den­do. L’Islam jiha­di­sta è un virus ideo­lo­gi­co, e fa leva su un tema quan­to mai for­te e radi­ca­to ora tra le popo­la­zio­ni ara­be musul­ma­ne: la rico­sti­tu­zio­ne dell’antica Bilād al-Shām”.

Bilād al-Shām

Bilād al-Shām, la Nazio­ne del Levan­te, la Gran­de Siria, la regio­ne che sto­ri­ca­men­te com­pren­de­va Siria, Iraq, Liba­no, Gior­da­nia, Kuwait e ter­ri­to­ri pale­sti­ne­si, disgre­ga­ta a segui­to dell’intervento stra­nie­ro. Anṭūn Saʿā­da – poli­ti­co nazio­na­li­sta liba­ne­se pan-siria­no vis­su­to tra il 1904 e il 1949, gior­na­li­sta e filo­so­fo, fon­da­to­re lea­der indi­scus­so del Par­ti­to Nazio­na­li­sta Socia­le Siria­no – ne ave­va fat­to uno dei capi­sal­di del­la pro­pria ideo­lo­gia poli­ti­ca. Spie­ga nel suo libro La gene­si del­le nazio­ni: «Una nazio­ne risul­ta dal con­nu­bio d’un grup­po d’uo­mi­ni con un ter­ri­to­rio. L’i­den­ti­tà degli Ara­bi non pro­vie­ne dal fat­to che essi discen­do­no da un ante­na­to comu­ne, ma che essi sono sta­ti model­la­ti dal­l’am­bien­te geo­gra­fi­co: il deser­to del­l’A­ra­bia, l’As­si­ria per la Siria, il Magh­reb […]. Quan­do par­lia­mo del mon­do ara­bo, noi inten­dia­mo il mon­do che par­la la lin­gua ara­ba e di cui noi fac­cia­mo par­te». Idea in qual­che modo mol­to simi­le a quel­lo spi­ri­to oggi alla base dell’ideologia spo­sa­ta dal Calif­fa­to, che aspi­ra anche alla costi­tu­zio­ne dell’antica regio­ne calif­fa­le otto­ma­na, fon­da­ta su un’identità comu­ne, su inte­ra­zio­ni tri­ba­li e cla­ni­che mol­to for­ti — uno sta­to uni­co che l’Occidente ha “spez­zet­ta­to” arbi­tra­ria­men­te, e che al-Bagh­da­di dichia­ra inve­ce di voler riunificare.

L’ultimo que­si­to posto da Magri è pro­ba­bil­men­te lo stes­so di mol­ti pre­sen­ti in sala: “Come e dove il Calif­fa­to con­ti­nue­rà la pro­pria espan­sio­ne?”. Moli­na­ri dise­gna quat­tro sce­na­ri: quel­lo paki­sta­no, dove è già in atto il ten­ta­ti­vo di fomen­ta­re la guer­ra set­ta­ria tra sun­ni­ti e scii­ti, coin­vol­gen­do e usan­do anche gli scii­ti afgha­no-tale­ba­ni, che nel pro­prio Pae­se costi­tui­sco­no una mino­ran­za; quel­lo libi­co, e dell’area del Magh­reb; quel­lo liba­ne­se, in par­ti­co­la­re lun­go il con­fi­ne nord-est con la Siria; infi­ne quel­lo gior­da­no, la cui sta­bi­li­tà è costan­te­men­te minac­cia­ta dal­le cri­si nei Pae­si confinanti.

Cosa fare, dunque?

Moli­na­ri si mostra sem­pre cau­to, nono­stan­te non nascon­da pre­oc­cu­pa­zio­ni pro­fon­de per quan­to riguar­da l’immediato futu­ro dei Pae­si ara­bi. Su alcu­ni pun­ti pare tut­ta­via non ave­re dub­bi: è neces­sa­rio stu­dia­re meglio il nemi­co, aumen­ta­re la pro­te­zio­ne e sigla­re nuo­vi accor­di. Se riu­sci­re­mo a fare que­sto – se riu­sci­re­mo, anzi­tut­to, a com­pren­de­re dav­ve­ro il Medio Orien­te – le for­za del­la liber­tà e del­la demo­cra­zia ine­vi­ta­bil­men­te prevarranno.

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Marta Clinco
Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.

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