Nuove rivelazioni dalla Russia: “Putin aveva un piano per la Crimea”

Bian­ca Giacobone
@BiancaGiac

Il 24 feb­bra­io 2015 il gior­na­le rus­so Nova­ya Gaze­ta pub­bli­ca un docu­men­to che con­tie­ne un pia­no segre­to per l’annessione del­le regio­ni a est dell’Ucraina alla Rus­sia, appa­ren­te­men­te pre­sen­ta­to al Crem­li­no tra il 4 e il 12 feb­bra­io 2014, quin­di appe­na pri­ma che dege­ne­ras­se la cri­si ucrai­na e che il pre­si­den­te Yanu­ko­vych scap­pas­se dal Pae­se. Il docu­men­to è una det­ta­glia­ta rela­zio­ne sul­la situa­zio­ne poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca dell’Ucraina e indi­ca tut­to ciò che la Rus­sia dovreb­be fare per appro­fit­ta­re del­la cri­si e arri­va­re all’annessione del­la Cri­mea, com­pre­so il com­por­ta­men­to e gli slo­gan che dovreb­be­ro adot­ta­re i ribelli.

Questo dimostrerebbe che l’annessione della Crimea era nei piani di Putin da più di un anno e la politica adottata dalla Russia nei confronti dell’Ucraina sembrerebbe seguire passo per passo le indicazioni contenute nel piano.

Putin

Secon­do la Nova­ya Gaze­ta il docu­men­to sareb­be sta­to redat­to dal team di Kon­stan­tin Malo­feev, l’oligarca rus­so che è con­si­de­ra­to il prin­ci­pa­le finan­zia­to­re dei ribel­li in Ucrai­na, e sareb­be sta­to appro­va­to da Putin. Sia Malo­feev che il por­ta­vo­ce di Putin han­no smen­ti­to la noti­zia, osser­van­do che il docu­men­to sem­bra un falso.
Nel pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne la vicen­da, è impor­tan­te ricor­da­re che la fon­te del docu­men­to, la cui veri­di­ci­tà non è sta­ta altri­men­ti veri­fi­ca­ta, è la Nova­ya Gaze­ta, perio­di­co biset­ti­ma­na­le rus­so famo­so per il suo gior­na­li­smo inve­sti­ga­ti­vo e per l’alto tas­so di mor­ti tra i suoi dipen­den­ti. Sei dei suoi gior­na­li­sti, tra cui Anna Poli­to­v­ska­ya, sono sta­ti assas­si­na­ti dal 2001 a oggi. Il gior­na­le è sta­to recen­te­men­te nomi­na­to al pre­mio Nobel per la Pace del 2015 da Kri­stian Berg Har­p­vi­ken, capo del Pea­ce Rea­search Insti­tu­te di Oslo, col fine di indi­riz­za­re l’argomento del­la liber­tà dei media, soprat­tut­to dopo l’attacco a Char­lie Heb­do del 17 gennaio.

Non è possibile esprimere un giudizio sulla veridicità del documento, tuttavia non è affatto una sorpresa leggere degli interessi storici e strategici russi nei confronti dei territori a est dell’Ucraina e in particolar modo della Crimea.

malofeev

Le regio­ni del Done­tsk e la Cri­mea fan­no da sem­pre par­te del suo­lo nazio­na­le e la Cri­mea stes­sa è il sim­bo­lo dell’espansionismo impe­ria­le rus­so fin dal­le pri­me cam­pa­gne di con­qui­sta di Pie­tro il Gran­de, che por­ta­ro­no a due guer­re rus­so-tur­che e all’annessione defi­ni­ti­va del­la Cri­mea alla Rus­sia nel 1792. Inol­tre dai pri­mi anni del 1800 il por­to di Seba­sto­po­li, in Cri­mea, diven­ta la base del­la flot­ta rus­sa del sud. Nono­stan­te l’indipendenza dell’Ucraina nel 1991, la Rus­sia ha con­ti­nua­to a man­te­ne­re ormeg­gia­ta la sua flot­ta a Seba­sto­po­li gra­zie a un accor­do con il gover­no ucrai­no. Per com­ple­ta­re il qua­dro gene­ra­le, vale la pena ricor­da­re che nel 1954 la peni­so­la pas­sò, per deci­sio­ne del lea­der sovie­ti­co Niki­ta Chruščёv, da esse­re par­te del­la Repub­bli­ca Socia­li­sta Sovie­ti­ca Rus­sa alla Repub­bli­ca Socia­li­sta Sovie­ti­ca Ucrai­na, il che fu cau­sa di ten­sio­ni tra le due etnie in Crimea.

Di segui­to pub­bli­chia­mo la ver­sio­ne ita­lia­na del docu­men­to cita­to in aper­tu­ra, trat­ta dal­la tra­du­zio­ne par­zia­le in ingle­se, rea­liz­za­ta dal Kyiv Post. Si trat­ta quin­di, spe­ci­fi­chia­mo, di una tra­du­zio­ne incompleta.

1. Tenen­do sot­to con­trol­lo la situa­zio­ne poli­ti­ca in Ucrai­na, biso­gna per pri­ma cosa rico­no­sce­re il fal­li­men­to poli­ti­co di Yanu­ko­vych e del­la sua clas­se diri­gen­te (ruling fami­ly), che sta velo­ce­men­te per­den­do il con­trol­lo dei pro­ces­si politici.
In secon­do luo­go, biso­gna rico­no­sce­re la para­li­si del gover­no cen­tra­le e la man­can­za nel pae­se di un pre­ci­so sog­get­to poli­ti­co con cui la Fede­ra­zio­ne Rus­sa pos­sa trat­ta­re. In ter­zo luo­go, biso­gna rico­no­sce­re che c’è poca pro­ba­bi­li­tà che tale inter­lo­cu­to­re appa­ia in modo con­sen­sua­le dopo l’annuncio del­le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri e pre­si­den­zia­li anti­ci­pa­te, fat­to da Yanu­ko­vych il 4 feb­bra­io 2014.
Men­tre in Rus­sia l’oligarchia è con­tro­bi­lan­cia­ta da una poten­te clas­se di buro­cra­ti, in Ucrai­na l’apparato sta­ta­le è chia­ra­men­te più debo­le degli oli­gar­chi. Sia l’apparato sta­ta­le che le poli­ti­che pub­bli­che sono sot­to il con­trol­lo degli oli­gar­chi. Sono que­sti oli­gar­chi (Rinat Akh­me­tov, Dmy­tro Fir­tash, Igor Kolo­moi­sky) che gover­na­no la comu­ni­tà poli­ti­ca di Kiev, com­pre­sa la “Ver­kho­v­na Rada” (nome uffi­cia­le del par­la­men­to ucrai­no, ndr) e l’opposizione orga­niz­za­ta. L’opposizione non orga­niz­za­ta (det­ta “Mai­dan”) non è con­trol­la­ta dai lea­der dell’opposizione orga­niz­za­ta. L’assetto del­le pro­te­ste è deci­so dai “coman­dan­ti sul cam­po” (field com­man­ders), essen­zial­men­te tifo­si di cal­cio e mem­bri di orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li, che non han­no sup­por­to elet­to­ra­le e sem­bra­no esse­re con­trol­la­ti non dai grup­pi di oli­gar­chi, ma dai ser­vi­zi segre­ti polac­chi e ingle­si. Tut­ta­via sono mol­ti i grup­pi di oli­gar­chi che finan­zia­no il Mai­dan per esse­re sicu­ri di ave­re il pie­de in due scarpe.
Il pre­si­den­te Yanu­ko­vych è un uomo dal­le scar­se qua­li­tà mora­li e deci­sio­na­li. Ha pau­ra di far leva sul­la sua cari­ca di Pre­si­den­te e allo stes­so tem­po è pron­to a for­za­re la leg­ge per ave­re la garan­zia di man­te­ne­re la sua posi­zio­ne e di ave­re immu­ni­tà a inca­ri­co ter­mi­na­to. Allo stes­so tem­po, par­te del­le Ber­kut (poli­zia anti­som­mos­sa ucrai­na, ndr) usa­ta per seda­re i disor­di­ni a Kiev è for­ma­ta da nati­vi del­la Cri­mea e di regio­ni dell’Ucraina dell’est.
Secon­do osser­va­to­ri loca­li, qual­sia­si misu­ra adot­ti il suc­ces­so­re di Yanu­ko­vich, con­tro il Mini­ste­ro degli Inter­ni e i SBU (ser­vi­zi di sicu­rez­za ucrai­ni) per punir­li del­la sop­pres­sio­ne del Mai­dan, andrà ine­vi­ta­bil­men­te incon­tro a una for­te reazione.
Anco­ra più ambi­gua è la posi­zio­ne dell’esercito ucrai­no, che, secon­do una dichia­ra­zio­ne di un mem­bro del Mini­ste­ro del­la Dife­sa ucrai­no, “è bar­ri­ca­to nel­le caser­me, men­tre gli uffi­cia­li fan­no la guar­dia alle riser­ve di armi in modo che, Dio ci aiu­ti, non fini­sca­no nel­le mani dei mer­ce­na­ri, che ini­zie­reb­be­ro a spa­rar­si a vicenda”.
Le ele­zio­ni par­la­men­ta­ri e pre­si­den­zia­li anti­ci­pa­te potreb­be­ro cau­sa­re una nuo­va onda­ta di guer­ra civi­le fat­ta di pro­te­ste e atten­ta­ti, l’aumento del­le dif­fe­ren­ze tra Est e Ove­st e di con­se­guen­za una più rapi­da disin­te­gra­zio­ne dell’Ucraina. L’andamento e le con­clu­sio­ni del­la con­fe­ren­za sul­la sicu­rez­za tenu­ta­si a Mona­co (31 gen­na­io – 1 feb­bra­io 2014) dan­no basi suf­fi­cien­ti per pen­sa­re che l’Unione Euro­pea e gli Usa abbia­no pre­vi­sto la disin­te­gra­zio­ne dell’Ucraina e non con­si­de­ri­no que­sto svi­lup­po degli even­ti straor­di­na­rio. L’idea di un’annessione pez­zo per pez­zo di un gran­de sta­to dell’est Euro­pa all’Unione Euro­pea è sta­ta indi­riz­za­ta pub­bli­ca­men­te da un cer­to nume­ro di ora­to­ri dell’UE e inol­tre ha soste­ni­to­ri anche nell’elite ucrai­na. La Rus­sia par­te­ci­pe­rà a que­sto sche­ma geopolitico?

2. La linea poli­ti­ca del­la Rus­sia nei con­fron­ti dell’Ucraina deve diven­ta­re final­men­te pragmatica.
In pri­mo luo­go, il gover­no di Yanu­ko­vych è com­ple­ta­men­te in ban­ca­rot­ta. Non ha più sen­so che la Fede­ra­zio­ne Rus­sa lo sup­por­ti dal pun­to di vista poli­ti­co, diplo­ma­ti­co, finan­zia­rio e dell’informazione.
In secon­do luo­go, nel caso in cui si attuas­se la pos­si­bi­li­tà di una guer­ra civi­le in for­ma di guer­ri­glia urba­na, cau­sa­ta dai soste­ni­to­ri del Mai­dan con­tro i lea­der di alcu­ne del­le regio­ni a est del pae­se, e nel caso in cui sia diven­ta­ta real­tà poli­ti­ca la disin­te­gra­zio­ne del­lo Sta­to Ucrai­no e dei con­fi­ni geo­gra­fi­ci che sepa­ra­no “le regio­ni dell’ovest più Kiev” e “le regio­ni dell’est più la Cri­mea”, la Rus­sia non dovreb­be asso­lu­ta­men­te limi­ta­re il suo pro­gram­ma poli­ti­co nei con­fron­ti dell’Ucraina a soli ten­ta­ti­vi di influen­za­re l’equilibrio poli­ti­co a Kiev, le rela­zio­ni dell’opposizione orga­niz­za­ta e il Con­si­glio Europeo.
In ter­zo luo­go, nel­le con­di­zio­ni di semi para­li­si del gover­no cen­tra­le, inca­pa­ce di for­ma­re un gover­no respon­sa­bi­le anche sot­to pos­si­bi­li­tà di fal­li­men­to e che Naf­to­gaz non abbia i sol­di per paga­re il gas, la Rus­sia dovrebbe […]
Tut­to ciò avver­reb­be soprat­tut­to per­ché il nostro pae­se rischia non solo di usci­re dal mer­ca­to ener­ge­ti­co, ma – il che sareb­be anco­ra più peri­co­lo­so – di per­de­re anche un con­trol­lo indi­ret­to del gas che tran­si­ta in Ucrai­na. Tut­to ciò ren­de­reb­be OAO Gaz­prom vul­ne­ra­bi­le nell’Europa cen­tra­le e del sud, e cau­se­reb­be un gran­de dan­no all’economia del nostro paese.

3. La Costu­tu­zio­ne Ucrai­na non può ser­vi­re all’integrazione dei ter­ri­to­ri a est dell’Ucraina e del­la Cri­mea nel­la Fede­ra­zio­ne Russa.
L’articolo 71 del­la Costi­tu­zio­ne Ucrai­na dice che cam­bia­men­ti dei con­fi­ni pos­so­no esse­re per­se­gui­ti sol­tan­to con un refe­ren­dum che abbia luo­go in tut­ta l’Ucraina. Tut­ta­via, secon­do l’articolo 72 del­la Costi­tu­zio­ne Ucrai­na, un refe­ren­dum può esse­re pro­po­sto dal­la popo­la­zio­ne e richie­de un mini­mo di tre milio­ni di per­so­ne con dirit­to di voto. Le fir­me per richie­de­re il refe­ren­dum devo­no esse­re rac­col­te in mini­mo tre ter­zi del­le regio­ni ucrai­ne con un mini­mo di 100,000 fir­me in ogni regione.
Ma, para­dos­sal­men­te, le basi lega­li per l’annessione dell’Ucraina alla Rus­sia sono sta­ta già crea­te con l’organizzazione dell’euro-regione rus­so-ucrai­na, inclu­sa nell’Association of the Euro­pean Bor­der Regions, mem­bro dell’Assemblea del­le Regio­ni Euro­pee. Di con­se­guen­za, l’euro-regione “Don­bas” inclu­de le regio­ni di Done­tsk, Luhan­sk, Rostov e Voro­ne­zh; l’euro-regione “Slo­bo­z­han­sha­chy­na” inclu­de le regio­ni di Khar­kiv e Bel­go­rod, e l’euro-regione “Dne­pr” inclu­de le regio­ni di Bryan­sk e Chernihiv.
Sfrut­tan­do le euro-regio­ni come stru­men­to legit­ti­mo per l’Unione Euro­pea, la Rus­sia dovreb­be pren­de­re accor­di sul­la coo­pe­ra­zio­ne trans­na­zio­na­le e dun­que sta­bi­li­re rela­zio­ni diret­te con i ter­ri­to­ri ucrai­ni dove esi­ste un costan­te elet­to­ra­to pro Russia.
Si trat­ta soprat­tut­to del­la Repub­bli­ca di Cri­mea e del­le regio­ni di Khar­kic, Luhan­sk, Zapo­ri­z­h­z­hia, Myko­lay­iv, Dni­pro­pe­tro­v­sk, e, in secon­do luo­go, del­le regio­ni di Kher­son e Odessa.
Le èli­te loca­li sono ora più che mai moti­va­te dal­le nuo­ve ini­zia­ti­ve di annes­sio­ne alla Rus­sia. Pri­ma del­la cri­si le éli­te dell’Ucraina dell’est pre­fe­ri­va­no “la debo­le Kiev” alla “for­te Mosca”. Ma ades­so, sot­to la minac­cia di per­de­re tut­to ciò che han­no, non sta­ran­no in silen­zio ad aspet­ta­re epu­ra­zio­ni di mas­sa, com­pre­se le com­pro­met­ten­ti pro­ve rac­col­te con­tro di loro dal cen­tro. Dopo che Yanu­ko­vych avrà lascia­to la sua cari­ca pre­si­den­zia­le, le auto­ri­tà daran­no sicu­ra­men­te ini­zio a que­ste epu­ra­zio­ni, indi­pen­den­te­men­te dagli schie­ra­men­ti poli­ti­ci che andran­no a com­por­re il “nuo­vo con­sen­so di Kiev”. In que­sta situa­zio­ne, le éli­te loca­li per­de­reb­be­ro subi­to la loro “indi­pen­den­za”.
Ciò che sta suc­ce­den­do a Kiev dimo­stra chia­ra­men­te che l’autorità di Yanu­ko­vych può veni­re a meno in qual­sia­si momen­to. La Rus­sia non ha mol­to tem­po per pre­pa­ra­re una rea­zio­ne ade­gua­ta. Il nume­ro di mor­ti duran­te le pro­te­ste nel­la capi­ta­le ucrai­na ren­do­no ine­vi­ta­bi­le una guer­ra civi­le, ed è impos­si­bi­le che Yanu­ko­vych tro­vi il con­sen­so neces­sa­rio per man­te­ne­re la sua carica.
Con­si­de­ran­do la situa­zio­ne, sareb­be appro­pria­to pun­ta­re sui sen­ti­men­ti decen­tra­liz­zan­ti di mol­te regio­ni nel pae­se, con l’obiettivo di ini­zia­re l’annessione alla Rus­sia del­le regio­ni a est dell’Ucraina. La regio­ne del­la Cri­mea e di Khar­kiv, dove i grup­pi che sup­por­ta­no l’idea di un’annessione com­ple­ta alla Fede­ra­zio­ne Rus­sa han­no già abba­stan­za pote­re, dovreb­be­ro esse­re il ful­cro di que­sta iniziativa.

4. Il fat­to che la Rus­sia ini­zi ad appog­gia­re la Cri­mea e altre regio­ni dell’est dell’Ucraina sareb­be sen­za dub­bio one­ro­so per l’attuale situa­zio­ne economica.
Avreb­be sen­za dub­bio del­le con­se­guen­ze per la sta­bi­li­tà macroe­co­no­mi­ca e per le pro­spet­ti­ve eco­no­mi­che. Ma, dal pun­to di vista geo­po­li­ti­co, ne avrem­mo un gua­da­gno ine­sti­ma­bi­le – il nostro pae­se rice­ve­reb­be l’accesso a nuo­ve risor­se demo­gra­fi­che e a un per­so­na­le alta­men­te qua­li­fi­ca­to nel set­to­re dell’industria e dei tra­spor­ti. Inol­tre, sareb­be pos­si­bi­le fare affi­da­men­to su un nuo­vo flus­so migra­to­rio sla­vo da ove­st ver­so est, in con­tro­ten­den­za rispet­to ai flus­si migra­to­ri centro-asiatici.
L’annessione del set­to­re mili­ta­re dell’industria dell’Ucraina dell’est per­met­te­reb­be di com­ple­ta­re il pro­ces­so di riar­mo del­la Rus­sia con più suc­ces­so e più velocemente.
E non ulti­mo, una par­te­ci­pa­zio­ne costrut­ti­va e “tran­quil­liz­zan­te” del­la Rus­sia nell’assai pro­ba­bi­le pro­ces­so di disin­te­gra­zio­ne del­lo sta­to Ucrai­no non solo dareb­be un impul­so ai pro­ces­si di inte­gra­zio­ne pro­mos­si dal Crem­li­no, ma per­met­te­reb­be al nostro pae­se, come det­to sopra, di man­te­ne­re il con­trol­lo sui gasdot­ti ucrai­ni. Por­te­reb­be, inol­tre, a un signi­fi­ca­ti­vo cam­bia­men­to nel pano­ra­ma geo­po­li­ti­co del cen­tro e est Euro­pa, dove la Rus­sia avreb­be di nuo­vo un ruo­lo poli­ti­co centrale.

5. Pri­ma di dare ini­zio al pro­ces­so di “spo­sta­men­to pro Rus­sia” del­la Cri­mea e dei ter­ri­to­ri a est dell’Ucraina, è neces­sa­rio crea­re degli even­ti che gli dia­no una legit­ti­mi­tà poli­ti­ca e una giu­sti­fi­ca­zio­ne morale.
Ed è neces­sa­rio crea­re una stra­te­gia di PR che enfa­tiz­zi la natu­ra for­za­ta del­le rea­zio­ni del­la Rus­sia e del­le éli­te pro-rus­se dell’Ucraina del sud e dell’est.
I recen­ti avve­ni­men­ti in Ucrai­na dell’ovest (Lviv, Volyn, Iva­no-Frank­i­v­sk), dove l’opposizione loca­le ha pro­cla­ma­to l’indipendenza dal gover­no di Kiev, offro­no un pre­ce­den­te sul qua­le le regio­ni dell’est pos­sa­no pro­cla­ma­re la loro indi­pen­den­za, con un con­se­guen­te orien­ta­men­to ver­so la Fede­ra­zio­ne Russa.

6. La rispo­sta dell’Ucraina dell’est dovreb­be esse­re a dop­pia fac­cia nel­la strut­tu­ra e nel­lo scenario:
I par­te­ci­pan­ti alle mani­fe­sta­zio­ni di pro­te­sta dovreb­be­ro esi­ge­re che il Par­la­men­to Ucrai­no espan­da la rifor­ma costi­tu­zio­na­le che si sta discu­ten­do andan­do ad inclu­de­re una pro­ce­du­ra di sem­pli­fi­ca­zio­ne del refe­ren­dum: “Non pos­sia­mo esse­re gli ostag­gi del Mai­dan. Il siste­ma uni­ta­rio del­lo Sta­to Ucrai­no, che per­met­te a un’aggressiva mino­ran­za nazio­na­li­sti­ca di impor­re la pro­pria scel­ta al pae­se inte­ro, deve esse­re rive­du­to e cor­ret­to. La Rus­sia è uno sta­to fede­ra­le dove cose di que­sto gene­re sono impen­sa­bi­li. Rin­for­zan­do lo sta­to e i lega­mi lega­li con la Rus­sia si darà nuo­va for­za all’unità ucraina.”
All’inizio, i mani­fe­stan­ti devo­no spie­ga­re la loro con­tra­rie­tà ad esse­re “ostag­gi del Mai­dan” e ai suoi ten­ta­ti­vi di pri­va­re altre regio­ni e la mag­gio­ran­za del­la popo­la­zio­ne del­la pos­si­bi­li­tà di ave­re una scel­ta civi­le e poli­ti­ca, e devo­no spie­ga­re il loro rifiu­to di accet­ta­re “l’ideologia del­la guer­ra civi­le e del­la divi­sio­ne del pae­se” soste­nu­ta dai rap­pre­sen­tan­ti poli­ti­ci dell’Ucraina dell’ovest.
I mani­fe­stan­ti, muni­ti di ban­die­re rus­se, non dovreb­be­ro insi­ste­re sul cam­bia­men­to dell’ordine costi­tu­zio­na­le. Il loro com­pi­to dovreb­be esse­re quel­lo di con­dan­na­re in modo deci­si­vo le azio­ni dei “sepa­ra­ti­sti dell’Ucraina dell’ovest, che stan­no minan­do l’integrità ter­ri­to­ria­le del pae­se su ordi­ne di padro­ni stra­nie­ri”. Inol­tre, dovreb­be­ro esi­ge­re che ven­ga urgen­te­men­te crea­ta “un’associazione dei ter­ri­to­ri a est dell’Ucraina con la Fede­ra­zio­ne Rus­sa”. “Sia­mo con la Rus­sia. No alla guer­ra civile.”
La con­tra­rie­tà giu­sti­fi­ca­ta “a sup­por­ta­re con le tas­se le for­ze pro-fasci­ste” dell’Ucraina dell’ovest e il gover­no, che da esse dipen­de ed è gui­da­to dal­le richie­ste dell’Unione Euro­pea inve­ce che dai biso­gni dei suoi cit­ta­di­ni, deve diven­ta­re lo slo­gan del momento.
Si rac­co­man­da di sta­bi­li­re tre slo­gan, che si svi­lup­pi­no gradualmente:
— La pre­te­sa di “crea­re una fede­ra­zio­ne” (o anche una con­fe­de­ra­zio­ne) in modo che que­sti ter­ri­to­ri abbia­no la garan­zia che le for­ze pro-occi­den­ta­li e nazio­na­li­sti­che non inter­fe­ri­sca­no nel­le loro poli­ti­che interne;
— l’ingresso del­le regio­ni dell’est e del sud-est nel­la Costums Union a livel­lo regio­na­le, indi­pen­den­te­men­te da Kiev, in modo da per­met­te­re il nor­ma­le fun­zio­na­men­to e lo svi­lup­po del­la loro industria;
— una diret­ta indi­pen­den­za, con una con­se­guen­te annes­sio­ne alla Rus­sia, l’unica in gra­do di garan­ti­re svi­lup­po eco­no­mi­co soste­ni­bi­le e sta­bi­li­tà sociale.
Il movi­men­to poli­ti­co che sup­por­ti la scel­ta rus­sa e l’associazione dei ter­ri­to­ri a est e sud-est dell’Ucraina con la Fede­ra­zio­ne Rus­sa, secon­do noi, deve esse­re crea­to in modo rego­la­re e regi­stra­to legit­ti­ma­men­te. Per fare ciò, è neces­sa­rio get­ta­re le basi per tene­re dei refe­ren­dum auto­de­ter­mi­na­ti e per l’ulteriore pos­si­bi­li­tà di annes­sio­ne alla Fede­ra­zio­ne Rus­sa in Cri­mea e nel­la regio­ne di Khar­kiv (e suc­ces­si­va­men­te in altre regio­ni). Si ritie­ne impor­tan­te che ven­ga­no orga­niz­za­ti radu­ni infor­ma­li dei capi o dei rap­pre­sen­ta­ti dei ter­ri­to­ri dell’est a Mosca, dove una per­so­na che abbia ade­gua­ti pote­ri dia loro sup­por­to e garan­zie poli­ti­che (anche solo a voce). I rap­pre­sen­ta­ti del­le éli­te nel­l’U­crai­na dell’est sono N. Dob­kin (sin­da­co di Khar­kiv), V. Kon­stan­ti­nov (capo del Con­si­glio Supre­mo del­la Repub­bli­ca di Cri­mea), S. Aksio­nov (a capo del par­ti­to Rus­sian Unity).
È mol­to impor­tan­te che “la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le” abbia il minor nume­ro pos­si­bi­le di dub­bi sul­la legit­ti­mi­tà e inte­gri­tà di que­sti refe­ren­dum. Per­ché que­sto acca­da, si con­si­glia di far sì che i refe­ren­dum sia­no prov­vi­sti di mez­zi moder­ni di con­trol­lo (web­cam e tra­smis­sio­ne onli­ne). Tale pia­no pre­li­mi­na­re è sta­to già svi­lup­pa­to e può esse­re attua­to in un tem­po di 2 settimane.

7. È neces­sa­rio che que­sti even­ti sia­no accom­pa­gna­ti da una cam­pa­gna di pub­bli­che rela­zio­ni nel­la stam­pa ucrai­na e russa.
La cam­pa­gna deve inclu­de­re lo svi­lup­po di docu­men­ta­zio­ne – una sor­ta di mani­fe­sto del sepa­ra­ti­smo dell’Ucraina dell’est e dell’ovest – che sia inse­ri­ta in una rota­zio­ne media­ti­ca. Nume­ro­se comu­ni­tà in Rus­sia dovreb­be­ro mani­fe­sta­re il loro sup­por­to all’annessione alla Rus­sia del­le regio­ni a est dell’Ucraina (uno slo­gan pos­si­bi­le è “Putin 2.0 – dac­ci il Pereya­sla­v­ska Rada 2.0”).

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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.

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