Contadini di città. Il boom degli orti urbani e i suoi protagonisti

Ele­na Buzzo
@ele_buzzo

Fin dal­la fine dell’Ottocento gli abi­tan­ti del­le cit­tà euro­pee si sono orga­niz­za­ti per poter col­ti­va­re frut­ta e ver­du­ra anche nel con­te­sto urba­no. Spes­so que­sto acca­de­va in segui­to a mas­sic­ce migra­zio­ni dal­la cam­pa­gna ver­so le cit­tà. Fino alla pri­ma metà del Nove­cen­to gli orti urba­ni riman­go­no dun­que una pra­ti­ca di auto­con­su­mo, pro­pria di quel­le fran­ge di cit­ta­di­ni pove­ri, soprat­tut­to anzia­ni, che popo­la­no le peri­fe­rie e fino agli anni Ses­san­ta una real­tà con­si­de­ra­ta ano­ma­la e sim­bo­lo di degra­do. Dal­la deca­de suc­ces­si­va il pro­ces­so subi­sce un’inversione di rot­ta: le gran­di con­cen­tra­zio­ni urba­no-indu­stria­li, nate con il boom eco­no­mi­co del­la rivo­lu­zio­ne indu­stria­le, entra­no in cri­si, le peri­fe­rie si svuo­ta­no e la popo­la­zio­ne urba­na dimi­nui­sce, con l’immediata con­se­guen­za del pro­ble­ma dei vuo­ti urbani.

Questo processo si è ripetuto recentemente a Detroit, dove la crisi ha lasciato più di diecimila ettari in disuso e da riutilizzare. Così 33 mila lotti vuoti sono diventati lotti verdi che creano, oltre a cibo, occupazione.

La vera novi­tà del recen­te boom di spa­zi ver­di nati in cit­tà è la nuo­va con­sa­pe­vo­lez­za cri­ti­ca sui pro­ble­mi riguar­dan­ti l’ecologia, l’emergenza ambien­ta­le e l’alimentazione sana.
In Ita­lia, una recen­te inda­gi­ne Col­di­ret­ti-Cen­sis deno­mi­na­ta “Gli ita­lia­ni nel­l’or­to” ripor­ta dati più che posi­ti­vi sull’attenzione degli ita­lia­ni nei con­fron­ti del ver­de urba­no: il 46,2% del­la popo­la­zio­ne si dedi­ca alla col­ti­va­zio­ne di orti ama­to­ria­li in cit­tà. Le cate­go­rie di per­so­ne coin­vol­te in que­ste real­tà sono mol­to varie: la mag­gio­ran­za è rap­pre­sen­ta­ta da don­ne e gio­va­ni, pochi inve­ce gli anzia­ni che pri­ma pre­va­le­va­no, memo­ri di un per­du­to pas­sa­to agricolo.
L’orto non è più dun­que una real­tà stret­ta­men­te lega­ta al sosten­ta­men­to e all’autoconsumo di un pic­co­lo nucleo fami­lia­re, ma ha una serie di sfac­cet­ta­tu­re negli sco­pi che per­se­gue: pri­mo tra tut­ti il riu­ti­liz­zo e la sal­va­guar­dia dei ter­ri­to­ri urba­ni, poi la gestio­ne col­let­ti­va, che per­met­te l’integrazione di mino­ran­ze all’interno dei quar­tie­ri, non­ché una nuo­va con­sa­pe­vo­lez­za dell’importanza dell’agricoltura biologica.

In que­sto con­te­sto sono proliferati,dalla fine del seco­lo scor­so in poi, una gran quan­ti­tà di zone ver­di rica­va­te dal­le aree degra­da­te del­le peri­fe­rie, dai par­chi a rischio di boni­fi­ca, ma anche dai giar­di­ni pri­va­ti aper­ti ai cit­ta­di­ni. Un esem­pio emble­ma­ti­co è quel­lo di Ber­li­no, che ha fat­to da apri­pi­sta in Euro­pa per que­ste nuo­ve sen­si­bi­li­tà, con real­tà come l’Allmende Kon­tor, un enor­me orto comu­ni­ta­rio nato nel 2010 attor­no alle piste del famo­so aero­por­to nazi­sta Tem­pe­lhof, che dal 1948 al 1949 fu uti­liz­za­to dal­le trup­pe ame­ri­ca­ne per crea­re il pon­te aereo per la Ber­li­no Ove­st e chiu­so poi nel 2008. Attual­men­te gli orti­sti dell’ All­men­de Kon­tor sono cir­ca 300, ma l’accesso è libe­ro: basta sce­glie­re una zona e comin­cia­re a pren­der­se­ne cura; l’unica rego­la pre­ve­de che, essen­do un orto comu­ni­ta­rio, non ci sia­no recin­zio­ni tra un appez­za­men­to e l’altro.

Anche in Ita­lia i nuo­vi con­ta­di­ni di cit­tà han­no crea­to negli ulti­mi die­ci anni del­le real­tà oggi pie­na­men­te fun­zio­nan­ti. Sul­la scia dell’esperienza ber­li­ne­se e di altre Com­mu­ni­ty Gar­den euro­pee e ame­ri­ca­ne nel 2013 nasce nel cen­tro sto­ri­co di Firen­ze Orti Dipin­ti, un pro­get­to di recu­pe­ro di una ex pista di atle­ti­ca abban­do­na­ta, dove ora cre­sco­no, in gran­di cas­se di legno, erbe aro­ma­ti­che, pian­te da frut­to e fio­ri, tra i qua­li ven­go­no orga­niz­za­ti work­shop e con­fe­ren­ze di orticoltura.
Nel len­to pro­ces­so di sen­si­bi­liz­za­zio­ne eco­lo­gi­ca e ali­men­ta­re del­le metro­po­li più inqui­na­te d’Europa, la pre­sen­za del ver­de è diven­ta­ta uno dei para­me­tri più impor­tan­ti per cal­co­la­re la qua­li­tà del­la vita in cit­tà, così anche Mila­no, tre­di­ce­si­ma cit­tà più inqui­na­ta d’Italia secon­do Legam­bien­te, dai pri­mi anni del 2000 può anno­ve­ra­re una serie di espe­rien­ze lega­te all’attività agri­co­la in città.
Nel quar­tie­re di Baro­na, a sud-ove­st di Mila­no, sono nati gli orti di via Chio­di, dall’iniziativa di un pri­va­to, l’architetto Clau­dio Cri­sto­fa­ni, che nel 2003 ha deci­so di rica­va­re da tre etta­ri di sua pro­prie­tà 180 orti e di affit­tar­li ai cit­ta­di­ni, a poco più di un euro al gior­no. Nel­lo stes­so anno nasce un’altra espe­rien­za inte­res­san­te: Il Giar­di­no degli Aro­mi, nel­la gran­de area boschi­va che cir­con­da l’ex ospe­da­le psi­chia­tri­co Pao­lo Pini, nel quar­tie­re Bovi­sa­sca a nord di Milano.
Il par­co è un impor­tan­tis­si­mo pol­mo­ne ver­de per la cit­tà: si com­po­ne di due etta­ri di bosco, con 1200 varie­tà di pian­te, e uno di orti. Gli orti ven­go­no col­ti­va­ti da un cen­ti­na­io di volon­ta­ri che han­no sia il loro appez­za­men­to di ter­re­no a tito­lo gra­tui­to, sia uno spa­zio comune.

Una delle peculiarità del progetto è l’attenzione data all’attività collettiva nell’orto per la quale nel 2010 Il Giardino degli Aromi ha ricevuto il premio per la categoria community garden del concorso nazionale degli Agricoltura Civica Award.

Un’altra carat­te­ri­sti­ca è la tera­pia orti­col­tu­ra­le che vie­ne svol­ta dai volon­ta­ri con grup­pi di ragaz­zi disa­bi­li sot­to for­ma di tiro­ci­nio. Il loro rein­se­ri­men­to socia­le pas­sa attra­ver­so il lavo­ro del­la ter­ra: vie­ne inse­gna­to loro come crea­re qual­co­sa insie­me agli altri, edu­can­do­li sia alla vita col­let­ti­va che alla respon­sa­bi­li­tà e all’autonomia. Così Il Giar­di­no degli Aro­mi ha crea­to una real­tà atten­ta alla bio­di­ver­si­tà ali­men­ta­re e ani­ma­le, ma anche all’uomo che in essa sce­glie di vivere.

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Sem­pre nel­la zona nord di Mila­no, nell’ottobre del 2012, è nato Col­ti­van­do, un orto col­let­ti­vo, e pro­get­to di ricer­ca, all’interno del cam­pus Duran­do del Poli­tec­ni­co di Mila­no ed è il pri­mo orto d’ateneo in Ita­lia, sul­la scia del­le espe­rien­ze inau­gu­ra­te ad Har­vard (Har­vard Com­mu­ni­ty Gar­den) e a Yale (Yale Orga­nic Farm).

Que­sto pro­get­to favo­ri­sce in par­ti­co­la­re l’integrazione e la con­vi­via­li­tà tra gli abi­tan­ti del­la Zona 9 e gli stu­den­ti del Poli­tec­ni­co attra­ver­so la col­ti­va­zio­ne di 900 metri qua­dra­ti di ter­re­no, per por­ta­re il cam­pus nel quar­tie­re e il quar­tie­re nel campus.
Per com­ple­ta­re il qua­dro di quel­la che si può chia­ma­re una vera e pro­pria “rivo­lu­zio­ne ver­de” del­la zona a nord di Mila­no, nasce nel luglio 2014 il pro­get­to “Per­ché un ric­cio pas­si per il Nord di Mila­no” coor­di­na­to dal Par­co del­la Balos­sa e il Par­co Nord, in col­la­bo­ra­zio­ne con Il Giar­di­no degli Aro­mi e affian­ca­to dai comu­ni limi­tro­fi di Mila­no, Cor­ma­no e Nova­te Milanese.

L’obiettivo è quello di creare un coordinamento tra le aree verdi a nord della città, attraverso collegamenti ciclabili.

Nasce così un cor­ri­do­io eco-soste­ni­bi­le che uni­sce il Par­co Nord, il Par­co del­la Balos­sa, il par­co dell’ex-Paolo Pini e Vil­la Lit­ta: un’area di qua­si mil­le etta­ri, un fon­da­men­ta­le pol­mo­ne ver­de per la cit­tà e una fon­da­men­ta­le risor­sa di bio­di­ver­si­tà da sal­va­guar­da­re. Bio­di­ver­si­tà e recu­pe­ro del ver­de urba­no sono pro­ta­go­ni­sti anche di un altro ampio pro­get­to di diver­so tipo: MiCol­ti­vo — The Green Cir­cle, pro­mos­so dal­la Fon­da­zio­ne Ric­car­do Catel­la in col­la­bo­ra­zio­ne con la Fon­da­zio­ne Nico­la Trus­sar­di e Con­fa­gri­col­tu­ra. Nasce nel­la neo­na­ta zona di Por­ta Nuo­va, nel cen­tro di Mila­no e si
arti­co­la in quat­tro diver­se real­tà, tra le qua­li spic­ca Wheat­field, un cam­po di gra­no di 50 mila metri qua­dra­ti dove il 28 feb­bra­io si sono riu­ni­ti più di cin­que­mi­la cit­ta­di­ni per la semi­na. E’ un esem­pio di land art eco­lo­gi­ca, pro­get­ta­ta da una tra le più impor­tan­ti espo­nen­ti dell’arte con­cet­tua­le, Agnes Denes, che già nel 1982 ave­va por­ta­to il gra­no in città.

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L’11 apri­le il cam­po è sta­to aper­to al pub­bli­co che lo può attra­ver­sa­re gra­zie a un cam­mi­na­men­to cir­co­la­re che col­le­ga le altre aree del pro­get­to, un orto didat­ti­co, il Bosco Ver­ti­ca­le e la sede del­la Fon­da­zio­ne Ric­car­do Catel­la. Ver­so metà luglio ai cit­ta­di­ni ver­rà offer­ta una nuo­va imma­gi­ne sug­ge­sti­va in que­sto luo­go, con la mie­ti­tu­ra del gra­no. For­se que­sto gran­de pro­get­to è sin­to­mo di una sen­si­bi­liz­za­zio­ne ver­so il tema del ver­de urba­no che si è este­sa dal­le ini­zia­ti­ve dei sin­go­li cit­ta­di­ni ai gran­di pro­get­ti lega­ti a EXPO 2015.

Di diver­so stam­po si pre­sen­ta inve­ce un pro­get­to nato nel­la peri­fe­ria di Mila­no: nel­la Casci­na Biblio­te­ca, all’interno del Par­co Lam­bro, nasce Lam­bro social park con l’obiettivo di rivi­ta­liz­za­re il par­co e di inte­grar­ne le varie comu­ni­tà che lo fre­quen­ta­no, attra­ver­so feste, atti­vi­tà (ciclof­fi­ci­na e stu­dio di regi­stra­zio­ne) e la gestio­ne degli orti all’interno del­la cascina.

Tut­te que­ste real­tà, nate per moti­vi e fina­li­tà diver­se, dimo­stra­no come l’attenzione dei cit­ta­di­ni nei con­fron­ti del pro­ble­mi lega­ti alla sal­va­guar­dia del ver­de urba­no sia for­te­men­te in cre­sci­ta e come que­sto tro­vi sem­pre più espres­sio­ne nell’agricoltura fai-da-te. La cit­tà è dun­que oggi pro­ta­go­ni­sta di un pro­ces­so di sen­si­bi­liz­za­zio­ne nato da quei cit­ta­di­ni che non solo rispon­do­no in modo dina­mi­co alla cri­si, ma si impe­gna­no per riqua­li­fi­ca­re le zone ver­di e rivi­ta­liz­za­re le aree degradate.
For­se ci vole­va la fir­st lady ame­ri­ca­na per far cam­bia­re imma­gi­ne agli orti urba­ni, da appez­za­men­ti di for­tu­na lun­go le tan­gen­zia­li, coper­ti da lamie­re e sim­bo­lo di degra­do, a nuo­va fron­tie­ra del­la poli­ti­ca green del­le cit­tà. Sta di fat­to che l’orto, pri­ma lega­to a un mon­do rura­le e con­ta­di­no, assu­me ora, entran­do in con­tat­to con la real­tà urba­na, una nuo­va fun­zio­ne didattico-sociale.

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Elena Buzzo
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne. Scri­vo per non par­la­re. Mi pia­ce il cine­ma, la bir­ra, ma non il gelato.

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