DOCUCITY 2015
Appunti per l’Università

Jaco­po Musicco
@jacopomusicco

Il 20, 21 e 22 apri­le si ter­rà, in varie sedi dell’Università Sta­ta­le di Mila­no, la nuo­va edi­zio­ne di Docu­ci­ty – Festival/Rassegna di Cine­ma Documentario.
Quest’anno il festi­val, a cau­sa di una ridu­zio­ne di fon­di dovu­to al calo di par­te­ci­pa­zio­ni nel cor­so del­le edi­zio­ni pre­ce­den­ti, è sta­to sospe­so e sosti­tui­to da un con­ve­gno. Nel­la pra­ti­ca diven­ta quin­di una serie di incon­tri sul tema del­le cul­tu­re urba­ne che avran­no come cul­mi­ne Docu­ci­ty rewind, pro­ie­zio­ne sera­le – aper­ta al pub­bli­co – di docu­men­ta­ri trat­ti dai festi­val passati.
Il tut­to in un cli­ma di delu­sio­ne gene­ra­le per qual­co­sa che pote­va esse­re un’occasione di atten­ta rifles­sio­ne sul­le real­tà urba­ne che ci cir­con­da­no nell’anno di EXPO e che inve­ce rischia di esse­re la bat­tu­ta fina­le di Docu­ci­ty, e quin­di un’opportunità in meno per gli stu­den­ti del­la Statale.

Ma fac­cia­mo un pas­so indietro.

docu

Docu­ci­ty nasce nel 2006 con l’intenzione di riflet­te­re sul­la cit­tà con­tem­po­ra­nea attra­ver­so l’utilizzo del cine­ma docu­men­ta­rio, con lo sco­po di coniu­ga­re l’analisi del testo fil­mi­co e la rifles­sio­ne su tema­ti­che urba­ne spe­ci­fi­che, iden­ti­fi­can­do nell’interculturalità il suo nucleo di ricer­ca più importante.
Di anno in anno cre­sce e nel 2010 inau­gu­ra un con­cor­so riser­va­to ad auto­ri e case di pro­du­zio­ne ita­lia­ne, con lo sco­po di valo­riz­za­re le real­tà indi­pen­den­ti del­la sce­na cine­ma­to­gra­fi­ca nostra­na e dare spa­zio a pro­dot­ti non in linea con il mer­ca­to nazio­na­le ma in sin­to­nia con i prin­ci­pi del festi­val – e, aggiun­ge­rei, con lo spi­ri­to del­la Sta­ta­le di Mila­no. La sele­zio­ne dei tito­li vie­ne affi­da­ta ad un grup­po com­po­sto da tec­ni­ci del CTU (cen­tro per le tec­no­lo­gie e la didat­ti­ca uni­ver­si­ta­ria mul­ti­me­dia­le e a distan­za) e docen­ti pro­ve­nien­ti dai Cor­si di Lau­rea in Media­zio­ne Cul­tu­ra­le e dal Dipar­ti­men­to di Beni Cul­tu­ra­li e Ambien­ta­li, ten­tan­do di abbrac­cia­re i più vari lin­guag­gi e gene­ri del mon­do documentaristico.
Altri due ele­men­ti fon­dan­ti del­la filo­so­fia di Docu­ci­ty sono la gra­tui­tà del­le pro­ie­zio­ni e la mes­sa a dispo­si­zio­ne – per dida­dit­ta­ca e con­sul­ta­zio­ni – del­le pel­li­co­le. Tut­te le pro­ie­zio­ni del­le varie edi­zio­ni infat­ti sono sem­pre sta­te aper­te al pub­bli­co, a sot­to­li­nea­re quell’idea di cul­tu­ra acces­si­bi­le a tut­ti tan­to ago­gna­ta dal­la poli­ti­ca ita­lia­na e che, pur­trop­po, nel­la con­cre­tez­za di tut­ti i gior­ni è dif­fi­ci­le da individuare. 

I nobi­li inten­ti con­tra­sta­no con i risul­ta­ti al di sot­to del­le aspet­ta­ti­ve, cau­sa una scar­sa rice­zio­ne degli ambien­ti uni­ver­si­ta­ri e una comu­ni­ca­zio­ne che ha dif­fi­col­tà a far brec­cia nel­le abi­tu­di­ni stu­den­te­sche. Un pri­mo ten­ta­ti­vo per abbat­te­re que­sto muro di non­cu­ran­za è sta­to fat­to intro­du­cen­do una secon­da giu­ria – che va ad affian­ca­re quel­la costi­tui­ta da gior­na­li­sti, pro­fes­so­ri ed esper­ti di set­to­re – com­po­sta da una cin­quan­ti­na di stu­den­ti dell’università, con il com­pi­to di asse­gna­re il Pre­mio del Pubblico.
Per evol­ver­si Docu­ci­ty dovreb­be crea­re un imma­gi­na­rio rin­no­va­to nel­la visio­ne stu­den­te­sca, stac­ca­to dall’impostazione acca­de­mi­ca e sem­pre più vici­no ad una real­tà gio­va­ne, sen­za ovvia­men­te dimen­ti­ca­re lo sco­po ulti­mo: la divul­ga­zio­ne di un pen­sa­re diver­so, fuo­ri dagli sche­mi, e pro­prio per que­sto necessario.
Ed è dun­que in quest’ottica che da quest’anno Docu­ci­ty espan­de le sue col­la­bo­ra­zio­ni entran­do uffi­cial­men­te nel cir­cui­to Mila­no Film Festi­val e avva­len­do­si del sup­por­to di Radio Sta­ta­le, la web radio di Ate­neo; uno slan­cio che spe­ria­mo otten­ga i risul­ta­ti spe­ra­ti, anche in pre­vi­sio­ne del­le futu­re edizioni.

La riscoperta del Documentario.

«In fea­tu­re films the direc­tor is God; in docu­men­ta­ry films God is the direc­tor.» – Alfred Hitchcock.

Gra­zie a Docu­ci­ty si apre la più ampia rifles­sio­ne sul mez­zo-docu­men­ta­rio, che nel­le ulti­me deca­di è sta­to risco­per­to in quan­to stru­men­to per­fet­to per coniu­ga­re arte e informazione.
Tut­to negli ulti­mi anni ha gio­ca­to a favo­re dell’evoluzione di tale lin­guag­gio espres­si­vo, i mez­zi per pro­dur­re un docu­men­ta­rio alla por­ta­ta di tut­ti e, attra­ver­so la nasci­ta di nuo­vi cana­li di comu­ni­ca­zio­ne (vedi You­Tu­be), un pub­bli­co più vasto su cui con­ta­re. Ma il pri­mo, vero, cam­bia­men­to avven­ne negli anni 90 gra­zie al con­tri­bu­to di regi­sti come Michael Moo­re, War­ner Her­zog, Alex Gib­ney e tan­ti altri, che con le loro ope­re ridie­de­ro valo­re al lin­guag­gio documentaristico.
Dagli anni 90 in poi l’evoluzione è sta­ta inar­re­sta­bi­le, anche gra­zie al sup­por­to dei festi­val cine­ma­to­gra­fi­ci che ogni anno dan­no sem­pre più spa­zio a que­sto gene­re di pro­du­zio­ni; non a caso all’ultima edi­zio­ne del­la Mostra inter­na­zio­na­le d’arte cine­ma­to­gra­fi­ca di Vene­zia ha vin­to il pre­mio del­la giu­ria The Look of Silen­ce, secon­da par­te di un dit­ti­co – diret­to da Joshua Oppe­n­hei­mer – dedi­ca­to alle epu­ra­zio­ni indo­ne­sia­ne del 1965. O anco­ra, il cre­scen­te inte­res­se dell’Accademy, sem­pre dagli anni 90, ver­so le pro­du­zio­ni docu­men­ta­ri­sti­che e con­se­gnan­do nel cor­so degli anni la sta­tuet­ta d’oro a pel­li­co­le con un for­te impat­to socia­le come The Fog of War: Ele­ven Les­sons from the Life of Robert S. McNa­ma­ra o An Incon­ve­nient Truth; ma que­sti sono tut­ti indi­zi di una veri­tà più grande.
Abi­tua­ti ormai a infor­ma­zio­ni in pil­lo­le che viag­gia­no a velo­ci­tà iper­bo­li­che, in una socie­tà che masti­ca noti­zie 24 ore al gior­no, ma che non ha il tem­po per dige­rir­le, il mez­zo-docu­men­ta­rio rap­pre­sen­ta il rifu­gio dall’agonia infor­ma­ti­va in cui i media di oggi stan­no caden­do. Non una sem­pli­ce risco­per­ta dun­que, ma un modo di fare infor­ma­zio­ne più equi­li­bra­to e in gra­do riflet­te­re su se stes­so aven­do a dispo­si­zio­ne tem­pi­sti­che più dilatate. 

E come un cane che si mor­de la coda, alla fine tor­nia­mo all’inizio: Docu­ci­ty. Un’occasione di (ri)scoperta del mon­do docu­men­ta­ri­sti­co e dei suoi lin­guag­gi e l’opportunità per un ambien­te com­ples­so, ma varie­ga­to, come quel­lo uni­ver­si­ta­rio per far­si un esa­me di coscien­za e capi­re così qua­li sono le ini­zia­ti­ve che vale la pena pro­muo­ve­re per il bene degli studenti.

Per appro­fon­di­re l’edizione 2015 di Docu­ci­ty, e più in par­ti­co­la­re la sera­ta Docu­ci­ty Rewind, pro­po­nia­mo il pod­ca­st di Radio Sta­ta­le al riguardo.

Spe­cia­le Docu­ci­ty | [2015, Mila­no] by Radio Sta­ta­le on Mixcloud

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Jacopo Musicco
“Cono­sco la vita, sono sta­to al cinema.”

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