Edward Snowden contatta
la film-maker Laura Poitras
facendosi chiamare Citizenfour

Mar­ta Clin­co, Pie­tro Repisti
@MartaClinco

“Non è un film su di me. Questo è un film su di noi.”

Glo­bal sur­veil­lan­ce disclo­su­res: in que­sti ter­mi­ni sul­le mag­gio­ri testa­te del mon­do si par­la­va di quel­lo che sareb­be diven­ta­to lo scan­da­lo glo­ba­le sul­la sor­ve­glian­za infor­ma­ti­ca di mas­sa, che a giu­gno 2013 avreb­be tra­vol­to in pri­ma bat­tu­ta l’N­SA ame­ri­ca­na (Natio­nal Secu­ri­ty Agen­cy) per poi allar­gar­si a mac­chia d’olio, arri­van­do a coin­vol­ge­re tut­ti i suoi part­ner inter­na­zio­na­li e le agen­zie col­la­bo­ra­tri­ci asso­cia­te – in par­ti­co­la­re, la GCHQ (Govern­ment Com­mu­ni­ca­tions Hea­d­quar­ters) bri­tan­ni­ca. Scan­da­lo fomen­ta­to da una serie di rive­la­zio­ni del whi­stle­blo­wer sta­tu­ni­ten­se Edward Sno­w­den – ex tec­ni­co del­la CIA e fino al 10 giu­gno 2013 col­la­bo­ra­to­re del­la Booz Allen Hamil­ton, l’azienda di tec­no­lo­gia infor­ma­ti­ca con­su­len­te del­la NSA – cata­liz­za­to poi da diver­se inchie­ste gior­na­li­sti­che con­dot­te dal­le prin­ci­pa­li reda­zio­ni gior­na­li­sti­che – anzi­tut­to, quel­le del Guar­dian e del Washing­ton Post, segui­ti suc­ces­si­va­men­te da New York Times, Cana­dian Broa­d­ca­sting Cor­po­ra­tion, Austra­lian Broa­d­ca­sting Cor­po­ra­tion, Der Spie­gel, Glo­bo, Le Mon­de, L’E­spres­so, NRC Han­del­sblad, Dag­bla­det, El País, Sve­ri­ges Tele­vi­sion.

Citizenfour 1


Data­ga­te è il ter­mi­ne conia­to dal­la stam­pa ita­lia­na, che all’epoca dei fat­ti segue in modo discon­ti­nuo e super­fi­cia­le la vicen­da, per qual­che occul­ta ragio­ne con­vin­ta che non ci riguar­das­se da vicino.

La serie di articoli pubblicati a catena da Guardian e Washington Post iniziano a far luce sulle implicazioni di diversi trattati segreti firmati dai membri della comunità UKUSA con diverse agenzie d’intelligence al fine di mettere in atto la cosiddetta “global surveillance”: grazie a tali accordi, enormi quantità di dati – o di metadati – vengono intercettati e trasferiti direttamente agli archivi NSA (persino dati raccolti via cavo dalla televisione svedese sono stati consegnati alla NSA in forza di un trattato segreto stipulato nel 1954 che prevedeva la cooperazione bilaterale in materia di sorveglianza).

Le mag­gio­ri agen­zie d’in­tel­li­gen­ce coin­vol­te sono quel­le di Austra­lia (ASD), Gran Bre­ta­gna (GCHQ), Cana­da (CSEC), Dani­mar­ca (PET), Fran­cia (DGSE), Ger­ma­nia (BND), Ita­lia (AISE), Pae­si Bas­si (AIVD), Nor­ve­gia (NIS), Spa­gna (CNI), Sviz­ze­ra (NDB) e Israe­le (ISNU).

Edward Sno­w­den è Citi­zen­four quan­do con­tat­ta la film-maker Lau­ra Poi­tras. Sia­mo a gen­na­io 2013, la Poi­tras sta già lavo­ran­do da due anni a un film sul­la sor­ve­glian­za di mas­sa e sul­le atti­vi­tà del­l’in­tel­li­gen­ce e ha già in cur­ri­cu­lum – tra gli altri lavo­ri – My Coun­try, my Coun­try, docu­men­ta­rio del 2006 sul­la situa­zio­ne in Iraq duran­te l’occupazione ame­ri­ca­na, che le vale l’inserimento nel­la “Watch list” del Depart­ment of Home­land Secu­ri­ty (DHS) e una noti­fi­ca di mas­si­ma aller­ta per la sicu­rez­za aero­por­tua­le. Inol­tre ave­va gira­to nel 2010 The Oath – film sul­la guer­ra sen­za fron­tie­re intra­pre­sa dagli Sta­ti Uni­ti con­tro il ter­ro­ri­smo, quel­la che l’ex Pre­si­den­te Geor­ge W. Bush defi­ni­va sen­za mez­zi ter­mi­ni “Guer­ra al ter­ro­re”: que­sto il cor­pus del­la tri­lo­gia che con l’ultima pel­li­co­la – Citi­zen­four per l’appunto — com­ple­ta la cri­ti­ca all’at­teg­gia­men­to ame­ri­ca­no post 11 Settembre.

Sno­w­den con­tat­ta la Poi­tras attra­ver­so e‑mail crip­ta­te. Vie­ne coin­vol­to anche Glenn Gree­n­wald, blog­ger del Guar­dian che si occu­pe­rà del­la pub­bli­ca­zio­ne dei pri­mi arti­co­li sul caso Sno­w­den-NSA – pub­bli­che­rà il libro dal tito­lo No Pla­ce to Hide esat­ta­men­te un anno dopo. I tre si incon­tra­no la pri­ma vol­ta solo a metà mag­gio 2013 in una came­ra d’albergo dell’Hotel Mira a Hong Kong, set di buo­na par­te del docu­men­ta­rio in usci­ta oggi nel­le sale ita­lia­ne, pre­sen­ta­to in ante­pri­ma mar­te­dì 14 apri­le e tra i must see dell’Inter­na­tio­nal Jour­na­li­sm Festi­val in cor­so in que­sti gior­ni a Perugia.
Il film è il risul­ta­to del­la serie di incon­tri tra Sno­w­den e i gior­na­li­sti: assi­stia­mo di fat­to alle stra­te­gie adot­ta­te nel­la scel­ta dei tem­pi e del­le infor­ma­zio­ni da rive­la­re – in par­ti­co­la­re, si discu­te del­la pos­si­bi­li­tà di rive­la­re l’identità di Edward Sno­w­den, pren­den­do infi­ne tale deci­sio­ne in data 9 giu­gno 2013.

La Poi­tras lascia la nar­ra­zio­ne del­le vicen­de allo stes­so Sno­w­den e, tra­mi­te un gio­co di pia­ni e con­tro pia­ni con il gior­na­li­sta Glenn Gree­n­wald, rac­con­ta i fre­ne­ti­ci gior­ni duran­te i qua­li l’ex con­trac­tor NSA ren­de pub­bli­ci i docu­men­ti alta­men­te riser­va­ti che costi­tui­sco­no le pro­ve del­la siste­ma­ti­ca inva­sio­ne del­la pri­va­cy ope­ra­ta dall’intelligence ame­ri­ca­na. A metà tra un ser­vi­zio gior­na­li­sti­co e docu­men­ta­rio d’inchiesta, Citi­zen­four col­pi­sce in pie­no l’obiettivo, lascian­do un per­va­si­vo sen­so di ansia e di scon­cer­to nel­lo spet­ta­to­re dopo la fine del­la pro­ie­zio­ne. Pre­sen­ta­to al New York Film Festi­val e al BFI Lon­don Film Festi­val nell’ottobre 2014, ha in bre­ve tem­po rag­giun­to i ver­ti­ci del­la pira­mi­de hol­ly­woo­dia­na, vin­cen­do il pre­mio Oscar per il miglior docu­men­ta­rio all’edizione del 2015, che si aggiun­ge al pre­ce­den­te pre­mio BAFTA con­qui­sta­to e ai nume­ro­si altri riconoscimenti.

Citizenfour 2

Apprez­za­to più dal pub­bli­co che dal­la cri­ti­ca, Citi­zen­four ha rice­vu­to dagli spet­ta­to­ri una valu­ta­zio­ne media di 8.3/10, secon­do il sito di recen­sio­ni cine­ma­to­gra­fi­che Rot­ten Toma­toes, segna­le ine­qui­vo­ca­bi­le di una sete di veri­tà da par­te del pub­bli­co – ame­ri­ca­no e non solo – nei con­fron­ti di que­sta pagi­na nera nel­la recen­te sto­ria dei ser­vi­zi. Lau­ra Poi­tras si man­tie­ne fede­le al suo sti­le nar­ra­ti­vo, tipi­co del gior­na­li­smo d’inchiesta, fat­to di fred­de imma­gi­ni, spes­so mos­se e poco cura­te nel­la for­ma, rea­liz­za­te sen­za l’ausilio di caval­let­ti o sup­por­ti, in modo da sug­ge­ri­re allo spet­ta­to­re – più che una ripre­sa pen­sa­ta e pro­gram­ma­ta – l’immediatezza del­la narrazione.

Come pre­ce­den­te­men­te accen­na­to, la pel­li­co­la si svi­lup­pa qua­si tut­ta all’interno del­la stan­za dell’Hotel Mira di Hong Kong dove Sno­w­den allog­gia, fram­men­ta­ta e infra­mez­za­ta da un mon­tag­gio “in mac­chi­na” vio­len­to e inva­den­te che, sen­za ellis­si e attra­ver­so cesu­re for­ti, divi­de i gior­ni e l’incessante svi­lup­par­si degli eventi.
Quel­lo che vie­ne pro­po­sto è un docu­men­ta­rio di for­te impat­to. Si divi­de tra i toni pesan­ti e clau­stro­fo­bi­ci del­le rive­la­zio­ni e del­le riper­cus­sio­ni cui Sno­w­den va incon­tro e un aspet­to più uma­no e sen­ti­men­ta­le, rap­pre­sen­ta­to attra­ver­so il rap­por­to con la fidan­za­ta Lind­say Mill, rima­sta negli Sta­ti Uni­ti, dove Sno­w­den non può fare ritorno.

In 114 minuti Laura Poitras concentra tutti gli umori di una storia scomoda e sconvolgente, senza perdersi in inutili divagazioni e sganciando senza enfasi una rivelazione dietro l’altra, al fine di mostrare allo spettatore una serie di dati e informazioni che finiscono necessariamente per convincerlo, tratteggiando una realtà inesorabile.

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Marta Clinco
Cer­co, ascol­to, scri­vo sto­rie. Tra Medio Orien­te e Nord Africa.

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