Il problema dei Sexy shop sono
le scritte al neon

Bian­ca Giacobone
@BiancaGiac

Ogni anno in Ita­lia si ven­do­no cir­ca quat­tro­cen­to­mi­la sex toy.

In un’indagine tra 619 per­so­ne, più del­la metà affer­ma di aver fat­to uso alme­no una vol­ta nel­la sua vita di un sex toy, per autoe­ro­ti­smo o duran­te il rap­por­to di coppia.
Il 47% dica di far­ne uso rego­lar­men­te, in cop­pia o in solitudine.
Tut­ta­via secon­do il 63% dei par­te­ci­pan­ti l’idea del sex toy sareb­be anco­ra un tabù, e secon­do il 75% l’Italia potreb­be e dovreb­be aprir­si di più all’argomento.
Gli ita­lia­ni sono un popo­lo pie­no di tabù, ma nono­stan­te ciò ten­do­no a esse­re esper­ti nel­la pra­ti­ca di mol­te cose con­dan­na­te a luci accese.
Non ci stu­pi­sce affat­to che in una Pae­se dove di sex toys non si par­la pra­ti­ca­men­te mai — qua­si nem­me­no tra ami­che all’ora dell’aperitivo, di sicu­ro non al pri­mo bic­chie­re — si com­pri­no ogni anno quat­tro­cen­to­mi­la sex toy, un nume­ro alto sen­za esse­re altis­si­mo, distri­bui­ti tra una popo­la­zio­ne di 61 milio­ni di abitanti.

I sex toys, per ovvie ragio­ni di ano­ni­ma­to e como­di­tà, si acqui­sta­no prin­ci­pal­men­te su inter­net. Seguo­no, nel mon­do rea­le, i sexy shop – che in Ita­lia sono nasco­sti in vie peri­fe­ri­che, han­no le vetri­ne oscu­ra­te con minac­cio­se scrit­te al neon e ti fan­no sen­ti­re come se fos­si lì lì per fini­re nel giro­ne dei lus­su­rio­si anche solo a guar­dar­li da lon­ta­no, men­tre in altre capi­ta­li euro­pee si trat­ta di super­sto­re di quat­tro pia­ni e 3000 metri qua­dri (come Le Sexo­dro­me a Pari­gi) o sono tal­men­te simi­li a nor­ma­li nego­zi che non è affat­to dif­fi­ci­le entrar­ci per errore.

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C’è infi­ne un’altra opzio­ne — mol­to più appe­ti­bi­le e assai meno ver­go­gno­sa — che sta appa­ren­do da qual­che anno a que­sta par­te nel­le gran­di cit­tà, nuo­ve cate­go­rie di nego­zi che van­no sot­to il nome di ero­tic bou­ti­ques.

Le erotic boutique si trovano nei centri nevralgici dello shopping, spesso nelle vie più lussuose, hanno vetrine colorate e luminose, vendono qualsiasi tipo di prodotto immaginabile per il sesso, e non bisogna assolutamente chiamarle sexy shop.

Per capi­re un po’ meglio il per­ché di que­sta cate­go­ri­ca dif­fe­ren­za e per far­mi spie­ga­re un paio di cose sul mer­ca­to del ses­so da esper­ti del set­to­re, sono anda­ta a dare un’occhiata all’unica ero­tic bou­ti­que di Mila­no, Sex Sade in via Feli­ce Casa­ti, 150 metri qua­dri di lin­ge­rie, vibra­to­ri, fru­sti­ni e manette.

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Ad acco­glier­mi ho tro­va­to la gen­ti­lis­si­ma pro­prie­ta­ria, Mar­ti­na, assai dispo­ni­bi­le a rac­con­ta­re la sua sto­ria, da come sia nato il nego­zio a come sia­no cam­bia­ti i clien­ti da quan­do inter­net è a dispo­si­zio­ne di tutti.
Sex Sade nasce 17 anni fa, nel 1998, e per esse­re più pre­ci­si si pone come una fetish bou­ti­que. Mar­ti­na mi spie­ga che la dif­fe­ren­za sostan­zia­le tra una bou­ti­que e un nor­ma­le sexy shop, este­ti­ca del nego­zio a par­te, sta nel­la clien­te­la: men­tre i prin­ci­pa­li fre­quen­ta­to­ri dei sexy shop sono uomi­ni alla ricer­ca di pro­dot­ti per l’autoerotismo, il 90% dei clien­ti di un’erotic bou­ti­que sono don­ne e i pro­dot­ti sono soprat­tut­to desti­na­ti al rap­por­to di coppia.

Mentre i principali frequentatori dei sexy shop sono uomini alla ricerca di prodotti per l’autoerotismo, il 90% dei clienti di un’erotic boutique sono donne e i prodotti sono soprattutto destinati al rapporto di coppia.

Tra que­ste don­ne l’età non con­ta, il nego­zio è fre­quen­ta­to tan­to dal­le ado­le­scen­ti quan­to dal­le set­tan­ten­ni, e nes­sun pro­dot­to sem­bra esse­re il più ven­du­to. Mar­ti­na rac­con­ta che la clien­te­la è mol­to cam­bia­ta nell’ultimo decen­nio, da quan­do inter­net è entra­to in tut­te le case. Agli ini­zi Sex Sade era spe­cia­liz­za­to in pro­dot­ti fetish e BDSM (Bon­da­ge and disci­pli­ne, domi­na­tion and sub­mis­sion, sadi­sm and maso­chi­sm) di alta qua­li­tà, costo­si e acces­si­bi­li sol­tan­to a un pub­bli­co con la cul­tu­ra suf­fi­cien­te per sape­re cosa fos­se il BDSM e con abba­stan­za sol­di per per­met­ter­se­lo. Poi inter­net ha por­ta­to nuo­ve cono­scen­ze e si è crea­ta una nuo­va e più ampia clien­te­la, per la qua­le il nego­zio ha ini­zia­to a ven­de­re tut­ti i gene­ri di pro­dot­ti lega­ti al ses­so e ha abbas­sa­to i prez­zi, per esse­re sicu­ro di esse­re acces­si­bi­le a tut­ti. Il trop­po lus­so, l’ambiente ecces­si­va­men­te for­ma­le e i prez­zi trop­po alti sono la pro­ba­bi­le cau­sa del­la chiu­su­ra di altre ero­tic bou­ti­que che han­no ten­ta­to la for­tu­na negli anni scor­si a Mila­no, come Ange­li­que Devil, che si tro­va­va pro­prio die­tro il Duo­mo, in via Cerva.

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È impor­tan­te che ci sia un ambien­te che met­te a pro­prio agio, spie­ga Mar­ti­na, per­ché in nessun’altra atti­vi­tà com­mer­cia­le è neces­sa­rio entra­re in un tale livel­lo di inti­mi­tà con il clien­te. Come è altret­tan­to impor­tan­te rima­ne­re nel­la sfe­ra del com­mer­cia­le, usa­re un lin­guag­gio adat­to e for­bi­to, il meno vol­ga­re pos­si­bi­le, che non infa­sti­di­sca in nes­sun modo.
Incu­rio­si­ta, ho chie­sto a Mar­ti­na se aves­se nota­to dei cam­bia­men­ti del­le ven­di­te a segui­to del discus­so suc­ces­so let­te­ra­rio di Cin­quan­ta sfu­ma­tu­re di gri­gio, bestsel­ler che, con mol­to cat­ti­vo gusto e mol­te cri­ti­che , ha por­ta­to ad atten­zio­ni inso­spet­ta­te le pra­ti­che del BDSM. Mar­ti­na non ha let­to il libro, ma mi dice di esser­si accor­ta che c’era qual­co­sa di inso­li­to quan­do un nume­ro sor­pren­den­te di gio­va­ni clien­ti ha ini­zia­to a chie­der­le le “pal­li­ne vagi­na­li”, gio­cat­to­li ses­sua­li soli­ta­men­te usa­ti per raf­for­za­re la musco­la­tu­ra pel­vi­ca, e quin­di ten­den­zial­men­te poco usa­ti dal­le ragaz­ze gio­va­ni. A par­te que­sto, il cam­bia­men­to è sta­to mini­mo, anche se, con tut­ti i suoi difet­ti, il libro ha indub­bia­men­te sdo­ga­na­to deter­mi­na­ti con­cet­ti di gio­chi di ruo­lo che pri­ma non era­no di sicu­ro visti di buon occhio.

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In con­clu­sio­ne ho chie­sto a Mar­ti­na cosa ne pen­sas­se lei – che tra i sex toy ci vive e ci lavo­ra – del fat­to che in Ita­lia il ses­so in gene­ra­le sia anco­ra un argo­men­to tabù. Mi ha ricor­da­to che vivia­mo in un Pae­se dove l’abitudine è quel­la di nascon­de­re e tan­te cose sono proi­bi­te dal­la mora­le con­ven­zio­na­le. Quan­do le cose sono proi­bi­te, tut­ta­via, diven­ta­no intrin­se­ca­men­te irre­si­sti­bi­li — e l’Italia non è affat­to il Pae­se pru­de che vor­reb­be la sua cul­tu­ra cattolica.

Si rin­gra­zia Mar­ta San­to­spi­ri­to per i dati statistici.
Foto di Fran­ce­sca Motta.

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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.

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