Insolite ignote
Hedy Lamarr

Bian­ca Giacobone
@BiancaGiac

“Inso­li­te igno­te” par­le­rà di tut­te quel­le don­ne di cui qua­si nes­su­no ricor­da il nome nono­stan­te abbia­no fat­to cose e vis­su­to vite, rivo­lu­zio­na­rie gran­dio­se note­vo­li, che le ren­do­no degne di esse­re ricordate.
La pri­ma di que­ste don­ne sor­pren­den­ti in real­tà la ricor­da­no in mol­ti, per­ché negli anni ’40 era con­si­de­ra­ta la don­na più bel­la del mon­do. Si trat­ta dell’attrice hol­ly­woo­dia­na Hedy Lamarr. Noi la voglia­mo ricor­da­re per altri motivi.

Anche se Hedy Lamarr non avesse brevettato un’invenzione che ha contribuito in modo fondamentale a tutte le tecnologie di comunicazione odierne (GPS, wi-fi, bluetooth e così avanti), la sua vita meriterebbe comunque di essere raccontata.

Nata in Austria nel 1914, a 18 anni ha già reci­ta­to nel suo pri­mo film, e a 19 è spo­sa­ta con il com­mer­cian­te d’armi Frie­drich Mandl, del qua­le si stan­ca pre­sto — non pri­ma, tut­ta­via, di aver ascol­ta­to con atten­zio­ne tut­te le con­ver­sa­zio­ni a pro­po­si­to di armi con le qua­li gli ospi­ti mili­ta­ri del mari­to si intrat­te­ne­va­no a cena.
Sof­fo­ca­ta dal­la man­can­za di liber­tà accor­da­ta­le dal mari­to, Hedy deci­de di dro­ga­re la came­rie­ra, rubar­le i vesti­ti per tra­ve­stir­si e anda­re a fare l’attrice in America.

Duran­te la tra­ver­sa­ta ocea­ni­ca incon­tra il pro­dut­to­re hol­ly­woo­dia­no Louis Mayer e per la fine del viag­gio ottie­ne un con­trat­to cine­ma­to­gra­fi­co che le garan­ti­sce l’equivalente di 3000$ alla set­ti­ma­na per set­te anni. Da que­sto momen­to in poi ini­zia la sua car­rie­ra di gran­de attri­ce nel mon­do di Hol­ly­wood, ambien­te che pare non le piac­cia per nien­te — il che non le impe­di­sce di spo­sar­si altre cin­que volte.

Nono­stan­te sia evi­den­te­men­te una don­na dal­le gran­di risor­se, l’ultima par­te del­la sua vita è carat­te­riz­za­ta da un tri­ste decli­no, una ten­den­za alla reclu­sio­ne e da diver­se con­dan­ne per tac­cheg­gio. E i tren­ta milio­ni di dol­la­ri che ave­va gua­da­gna­to? Beh, era riu­sci­ta a spen­der­li tutti.

Hedy-Lamarr

Ma non è solo la sua vita avven­tu­ro­sa che la ren­de degna di com­pa­ri­re nel­la pri­ma pun­ta­ta del­la nostra rubri­ca, quan­to soprat­tut­to il bre­vet­to che depo­si­ta nel 1941 con il com­po­si­to­re Geor­ge Antheil. Unen­do la pas­sio­ne per la scien­za e la cono­scen­za del­le armi da lei acqui­si­ta duran­te il suo pri­mo matri­mo­nio e la com­pe­ten­za di lui in fat­to di musi­ca, i due inven­ta­no la “fre­quen­cy-hop­ping spread spec­trum”, in sigla FHSS, una tec­ni­ca di tra­smis­sio­ne radio usa­ta per aumen­ta­re la lar­ghez­za di ban­da di un segna­le. L’obiettivo del­la loro inven­zio­ne è per­met­te­re di tele­co­man­da­re i silu­ri usa­ti duran­te la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le con segna­li radio che non sia­no deci­fra­bi­li dal nemi­co e sia­no pro­tet­ti da interferenze.

Ecco quel che c’è scrit­to nel­la pri­ma par­te del bre­vet­to (tra­du­zio­ne mia):

“Que­sta inven­zio­ne riguar­da lar­ga­men­te i siste­mi di comu­ni­ca­zio­ne segre­ta che fan­no uso di onde por­tan­ti di fre­quen­ze diver­se, ed è par­ti­co­lar­men­te uti­le nel con­trol­lo tele­co­man­da­to di ogget­ti diri­gi­bi­li, qua­li sono i siluri.
Uno degli obiet­ti­vi del­l’in­ven­zio­ne è quel­lo di garan­ti­re un meto­do di comu­ni­ca­zio­ne segre­ta che sia rela­ti­va­men­te sem­pli­ce e affi­da­bi­le da usa­re, ma allo stes­so tem­po sia dif­fi­ci­le da sco­pri­re e decifrare.
Bre­ve­men­te, il nostro siste­ma adat­ta­to a un con­trol­lo radio uti­liz­za un paio di codi­ci sin­cro­ni, uno nel­la sta­zio­ne emit­ten­te e una nel­la sta­zio­ne rice­ven­te, che cam­bia­no la chia­ve degli appa­ra­ti che tra­smet­to­no e rice­vo­no di tan­to in tan­to, in modo che sen­za cono­sce­re que­sti codi­ci un nemi­co non sareb­be in gra­do di deter­mi­na­re la fre­quen­za con cui vie­ne invia­to l’im­pul­so di con­trol­lo. Inol­tre, pen­sia­mo di usa­re codi­ci come quel­li usa­ti per mol­ti anni nel­le pia­no­le che con­si­sto­no in lun­ghi roto­li di car­ta con per­fo­ra­zio­ni varia­men­te posi­zio­na­te in una plu­ra­li­tà di file lon­gi­tu­di­na­li lun­go il codi­ce. In una regi­stra­zio­ne con­ven­zio­na­le di una pia­no­la ci pos­so­no esse­re fino a 88 file di per­fo­ra­zio­ni, e nel nostro siste­ma un codi­ce simi­le per­met­te­reb­be l’u­so di 88 diver­se fre­quen­ze por­tan­ti, dal­l’u­na all’al­tra del­la qua­li sia la sta­zio­ne rice­ven­te che quel­la tra­smit­ten­te cam­bie­reb­be­ro a inter­val­li. Inol­tre, codi­ci di que­sto gene­re pos­so­no esse­re di lun­ghez­za note­vo­le e pos­so­no esse­re resi velo­ci o len­ti. Que­sto ren­de pos­si­bi­le che un paio di codi­ci, uno alla sta­zio­ne tra­smet­ti­tri­ce e uno alla sta­zio­ne rice­ven­te, con­ti­nui­no per un las­so di tem­po suf­fi­cien­te per la tele­co­man­da­zio­ne di un ogget­to come un siluro.”

L’invenzione sareb­be immen­sa­men­te uti­le alla Mari­na Mili­ta­re ame­ri­ca­na, che tut­ta­via – dopo aver­la clas­si­fi­ca­ta come top-secret – l’accantona, e il bre­vet­to, con i suoi due scien­zia­ti dilet­tan­ti, cade nel dimenticatoio.
Vie­ne recu­pe­ra­to sol­tan­to dopo la guer­ra, quan­do la Mari­na Mili­ta­re se ne ser­ve per svi­lup­pa­re un “sono­buoy”, ovve­ro una sor­ta di boa che uti­liz­za un sonar per indi­vi­dua­re sot­to­ma­ri­ni sott’acqua e tra­smet­te suc­ces­si­va­men­te l’informazione a un aereo nel­la zona.

Da quel momento in poi il brevetto è sfruttato come si deve e si può dire che abbia contribuito allo sviluppo di più o meno tutto ciò che comunica grazie al wireless.

Hedy Lamarr e il suo col­la­bo­ra­to­re non rice­vo­no nes­sun tipo di rico­no­sci­men­to per la loro inven­zio­ne, fino a quan­do, negli anni ’90, ci si accor­ge che il bre­vet­to non è sta­to ono­ra­to a dove­re. Nel 1997, tre anni pri­ma del­la sua mor­te, l’attrice rice­ve il “Pio­neer Award” dal­la Ame­ri­can Elec­tro­nic Fron­tier Foun­da­tion. Pare che alla noti­zia, comu­ni­ca­ta al tele­fo­no, l’ormai ottan­ten­ne Hedy Lamarr abbia osser­va­to sol­tan­to “Era ora”.
Nel 2014 vie­ne inol­tre intro­dot­ta postu­ma nel­la Uni­ted Sta­tes Natio­nal Inven­tors Hall of Fame.

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Bianca Giacobone
Stu­den­tes­sa di let­te­re e redat­tri­ce di Vul­ca­no Sta­ta­le. Osser­vo ascol­to scri­vo. Ogni tan­to par­lo anche. E fac­cio il mon­do mio, poco per volta.

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