Nucleare iraniano
Un accordo fissato nell’Uranio

Ste­fa­no Colombo
@Granzebrew

I diplo­ma­ti­ci del­l’I­ran e del­le cosid­det­te ”poten­ze occi­den­ta­li” riu­ni­ti a Gine­vra han­no annun­cia­to ieri sera di aver rag­giun­to un accor­do sul pro­gram­ma nuclea­re di Tehe­ran. La fine del­le trat­ta­ti­ve era pre­vi­sta per il 31 Mar­zo ma come spes­so acca­de duran­te nego­zia­ti così deli­ca­ti le ulti­me fasi sono sta­te mol­to con­ci­ta­te e non si è guar­da­to trop­po l’orologio.

L’in­te­sa è pen­sa­ta per con­ce­de­re all’I­ran ener­gia nuclea­re a sco­po civi­le ma non mili­ta­re — que­sto è il per­no del­l’in­te­ra trat­ta­ti­va. Oggi all’I­ran ser­vi­reb­be­ro dai due ai tre mesi per dotar­si di un’e­ven­tua­le bom­ba ato­mi­ca con le risor­se dispo­ni­bi­li: con le misu­re che ver­ran­no mes­se in atto i mesi diven­te­ran­no dodi­ci. Ecco i pas­sag­gi prin­ci­pa­li dell’accordo:
— Ver­ran­no ridot­te di due ter­zi le cen­tri­fu­ghe che arric­chi­sco­no l’U­ra­nio e non ne saran­no costrui­te altre per i pros­si­mi 15 anni. Il pun­to rela­ti­vo al las­so di tem­po è sta­to mol­to dibat­tu­to duran­te le trat­ta­ti­ve, visto che l’I­ran chie­de­va di poter comin­cia­re a rico­struir­le pri­ma. L’u­ra­nio, inol­tre non potrà esse­re arric­chi­to a più del 3% — per costrui­re una bom­ba, l’ar­ric­chi­men­to deve arri­va­re al 20%;
— La cen­tra­le for­ti­fi­ca­ta di For­dow — un auten­ti­co bun­ker pro­get­ta­to per resi­ste­re agli attac­chi stra­nie­ri — ver­rà sman­tel­la­ta e ricon­ver­ti­ta in un cen­tro di ricer­ca scien­ti­fi­ca. La cen­tra­le di Natanz sarà l’u­ni­ca in cui l’I­ran potrà arric­chi­re ura­nio e solo con cen­tri­fu­ghe non di ulti­ma gene­ra­zio­ne. Quel­la di Arak, infi­ne, che era l’u­ni­ca in gra­do di pro­dur­re il peri­co­lo­so plu­to­nio, ver­rà defi­ni­ti­va­men­te sman­tel­la­ta e il noc­cio­lo radioat­ti­vo por­ta­to lon­ta­no dal­l’I­ran, pro­ba­bil­men­te in Russia.
— L’AIEA, Agen­zia Inter­na­zio­na­le per l’E­ner­gia Ato­mi­ca, avrà libe­ro acces­so non solo a tut­te le cen­tra­li nuclea­ri ma anche a tut­ti i luo­ghi che riter­rà oppor­tu­no sor­ve­glia­re, come le minie­re di Ura­nio e i siti lega­ti alla logi­sti­ca del com­bu­sti­bi­le. L’I­ran dovrà avvi­sar­la nel caso inten­da costrui­re altre strutture.
— In cam­bio di que­ste con­ces­sio­ni le poten­ze este­re si impe­gna­no a ridur­re e poi eli­mi­na­re (qua­si) del tut­to le san­zio­ni all’I­ran, che da quan­do sono sta­te impo­ste nel 2006 han­no stroz­za­to l’e­co­no­mia del­la Repub­bli­ca Islamica.

Iran 1

Da tut­te le par­ti sono arri­va­ti com­men­ti di sod­di­sfa­zio­ne per la buo­na riu­sci­ta di una trat­ta­ti­va lun­ga ed este­nuan­te, comin­cia­ta nel 2013 con l’e­le­zio­ne a Pre­si­den­te del­l’I­ran di Has­san Rou­ha­ni: un uomo più aper­to al dia­lo­go con l’e­ste­ro rispet­to al suo pre­de­ces­so­re, l’ar­ci­gno Ahma­di­ne­jad. Le ori­gi­ni del­l’ac­cor­do sono però for­se anco­ra più remo­te e van­no cer­ca­te nel­la deter­mi­na­zio­ne del Pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti Barack Oba­ma, che anche da pri­ma di rag­giun­ge­re la Casa Bian­ca è sem­pre sta­to un soste­ni­to­re del dia­lo­go con l’I­ran e che ha deci­so di usa­re tut­to il suo peso — e la sua cre­di­bi­li­tà agli occhi del­la diplo­ma­zia inter­na­zio­na­le — per que­sta deli­ca­ta ope­ra­zio­ne di ricucitura.

Il riavvicinamento — anche se ancora timido — tra Teheran e Washington smuove in profondità gli equilibri politici del Medio Oriente. Prima della Rivoluzione Islamica del 1979 l’Iran — una volta definito Persia — era un alleato degli USA, ma negli ultimi trentacinque anni la temperatura tra i due paesi è salita alle stelle. L’Iran definiva l’America ”Il Grande Satana’’ e l’America lo inseriva, durante l’amministrazione Bush jr, nella lista degli ”stati canaglia’’ fomentatori del terrorismo.

Per iro­nia del­la sor­te è pro­prio nel­la lot­ta al ter­ro­ri­smo che USA e Iran si sono tro­va­ti loro mal­gra­do ad avvi­ci­nar­si, com­bat­ten­do negli ulti­mi mesi con­tro un nemi­co comu­ne: l’I­sis. L’I­ran è la nazio­ne che sta con­tra­stan­do con più vigo­re lo Sta­to Isla­mi­co, sol­le­van­do Washing­ton da una par­te del distur­bo e del­le respon­sa­bi­li­tà. Oba­ma ha impo­sta­to la sua stra­te­gia medio­rien­ta­le sul disim­pe­gno, sfi­lan­do l’A­me­ri­ca da un ruo­lo atti­vo e pesan­te nel­la regio­ne: un Iran non aggres­si­vo o osti­le ma in gra­do di garan­ti­re un ordi­ne — in una regio­ne in cui ogni ten­ta­ti­vo ame­ri­ca­no di instau­rar­ne uno è fal­li­to in modo mise­ro — può fare mol­to como­do al dise­gno del Pre­si­den­te USA. C’è già chi, come l’e­sper­to di Medio Orien­te Vali Nasr, ritie­ne l’I­ran e l’I­slam scii­ta i miglio­ri allea­ti con­tro l’e­stre­mi­smo jiha­di­sta, appan­nag­gio del­le fran­ge più estre­me del­l’I­slam sunnita.

L’ac­cor­do non pia­ce a mol­ti allea­ti sto­ri­ci degli Sta­ti Uni­ti, che poi sono anche riva­li sto­ri­ci del­l’I­ran: Israe­le e Ara­bia Sau­di­ta su tut­ti. Il Pri­mo Mini­stro israe­lia­no Neta­nya­hu da poco rie­let­to, non ha smes­so di spu­ta­re vele­no sul­le trat­ta­ti­ve, dichia­ran­do l’I­ran inaf­fi­da­bi­le e minac­cian­do ritor­sio­ni mili­ta­ri sul­la Repub­bli­ca Isla­mi­ca se le riter­rà oppor­tu­ne. Da più di ven­t’an­ni, va det­to, è sta­to Neta­nya­hu a non dimo­strar­si mol­to affi­da­bi­le sul­la que­stio­ne nuclea­re, dicen­do­si più vol­te sicu­ro che l’I­ran fos­se ad un pas­so dal rea­liz­za­re la bom­ba ato­mi­ca — una vol­ta si pre­sen­tò all’O­NU bran­den­do un biz­zar­ro dise­gno per met­te­re in guar­dia la Comu­ni­tà Inter­na­zio­na­le — nono­stan­te poi sia sta­to smen­ti­to dai fat­ti. Neta­nya­hu ha crea­to negli anni un cli­ma di ter­ro­re anti-ira­nia­no per i suoi sco­pi di poli­ti­ca inter­na — faci­li­ta­to alme­no fino a qual­che anno fa dal­la bel­li­co­si­tà ver­so Israe­le di Ahma­di­ne­jad — e il suo inter­ven­to del mese scor­so al Con­gres­so USA ave­va anche lo sco­po di intral­cia­re i nego­zia­ti tra l’a­mi­co e il rivale.

Iran 2

L’A­ra­bia Sau­di­ta inve­ce vede l’I­ran come il suo riva­le per la supre­ma­zia nel­la regio­ne e ha tut­to l’in­te­res­se che la Repub­bli­ca Isla­mi­ca non pos­sa com­mer­cia­re petro­lio a cau­sa del­le san­zio­ni e esten­de­re la sua sfe­ra d’in­fluen­za nel­la regio­ne. Nel­le ulti­me set­ti­ma­ne l’A­ra­bia ha bom­bar­da­to i ribel­li Hou­thi in Yemen e ha pro­va­to a gon­fia­re davan­ti al mon­do il soste­gno del­l’I­ran a que­sti ulti­mi — che a dire il vero non sem­bra così impo­nen­te. E, inol­tre, c’è la spac­ca­tu­ra con­fes­sio­na­le: l’A­ra­bia è la prin­ci­pa­le poten­za Sun­ni­ta men­tre l’I­ran è il cam­pio­ne del­l’I­slam Sciita.

L’accordo è stato messo insieme nonostante i continui bastoni tra le ruote provenienti da più fronti e i molti personaggi che hanno provato a ostacolare le trattative – in primis diversi conservatori sia iraniani che americani. Quarantasette repubblicani del Congresso USA hanno addirittura firmato una lettera per avvisare l’Iran di non illudersi perché qualsiasi azione distensiva da parte degli Stati Uniti, a sentir loro, verrà cancellata ”con un tratto di penna’’ dal prossimo Presidente — ovviamente repubblicano.

Tut­ti colo­ro che pro­prio non voglio­no un accor­do han­no tem­po fino al tren­ta Giu­gno per pro­va­re a far­lo sal­ta­re. Sarà in quel­la data, infat­ti, che le misu­re entre­ran­no in vigo­re. Gli incon­tri di oggi sono ser­vi­ti a tro­va­re la piat­ta­for­ma su cui scri­ve­re nero su bian­co il docu­men­to di pace: ma nes­sun Pre­si­den­te ha anco­ra mes­so la fir­ma su un pez­zo di car­ta con­tras­se­gna­ta. Il rap­pre­sen­tan­te del­l’UE Fede­ri­ca Moghe­ri­ni ha dichia­ra­to che ”Oggi abbia­mo com­piu­to un pas­so in avan­ti deci­si­vo” e il mini­stro degli este­ri ira­nia­no Javad Zarif s’è mes­so ”subi­to al lavo­ro” per pre­pa­ra­re il docu­men­to del tren­ta Giu­gno. Non resta che aspettare.

Da ulti­mo si noti come all’I­ran, in ogni caso, ver­ran­no tol­te sola­men­te le san­zio­ni ine­ren­ti il pro­gram­ma nuclea­re e non quel­le sul­le vio­la­zio­ni dei dirit­ti umani.

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Stefano Colombo
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