Resistere un giorno in più del fascismo
La storia delle Aquile Randagie

Andrea Polet­to
@AndreaPoletto

Se la sera del 22 apri­le 1928 foste entra­ti nel Duo­mo di Mila­no, avre­ste visto l’altare illu­mi­na­to cir­con­da­to da ragaz­zi in lacri­me vesti­ti da scout che can­ta­va­no som­mes­sa­men­te, depo­nen­do uno dopo l’altro basto­ni e ban­die­re ai pie­di dell’altare: quel­la sera si scio­glie­va uffi­cial­men­te l’ASCI, l’ultima asso­cia­zio­ne scout ita­lia­na, ed i rap­pre­sen­tan­ti di tut­ti i grup­pi di Mila­no con­se­gna­va­no sim­bo­li­ca­men­te il loro sim­bo­lo, la Fiam­ma. Ma ad un cer­to pun­to qual­cu­no si accor­se che un grup­po man­ca­va all’appello: il Mila­no 2.

Nel­lo stes­so momen­to in San Sepol­cro – giu­sto di fron­te alla Casa del Fascio – veni­va pro­nun­cia­ta la pri­ma pro­mes­sa clan­de­sti­na: gli scout del Mila­no 2 ave­va­no deci­so di resi­ste­re “un gior­no in più del fasci­smo”, dan­do vita così alle Aqui­le Randagie.

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Il rap­por­to tra scou­ti­smo e fasci­smo è sta­to con­flit­tua­le fin dagli albo­ri del par­ti­to. Per crea­re l’Opera Nazio­na­le Balil­la Mus­so­li­ni si ispi­rò all’uniforme, all’organizzazione e ai ritua­li scout, sov­ver­ten­do­ne com­ple­ta­men­te i valo­ri e gli obiet­ti­vi, anche in manie­ra sub­do­la: il “ser­vi­re” scout, inte­so espres­sa­men­te come “aiu­ta­re gli altri in ogni cir­co­stan­za” diven­ta per i balil­la “obbe­di­re” cie­ca­men­te al duce e al fascismo.

Per questo fin da subito il fascismo cercò di contrastare in ogni modo il movimento, in particolar modo gli scout cattolici dell’ASCI — troppo simili e al contempo diametralmente opposti.

Già nel 1923 una squa­dra fasci­sta ucci­se con un aggua­to alle spal­le Don Gio­van­ni Min­zo­ni che ave­va osa­to affer­ma­re pub­bli­ca­men­te “Fin­ché c’è Don Gio­van­ni gli scout ver­ran­no in piaz­za!”. Negli anni seguen­ti la situa­zio­ne si fece sem­pre più tesa e le vio­len­ze aumen­ta­ro­no fin­ché nel 1926, con le leg­gi fasci­stis­si­me, il regi­me si assi­cu­rò il com­ple­to con­trol­lo sull’educazione dei ragaz­zi: quan­do la leg­ge entrò in vigo­re ogni for­ma di scou­ti­smo ven­ne dichia­ra­ta ille­ga­le e un anno dopo si arri­vò a quel­la sera in Duo­mo.  E a quel­la sera di fron­te alla Casa del Fascio.

 

Da quel momen­to, per anni, le Aqui­le Ran­da­gie por­ta­no avan­ti un’intensa atti­vi­tà clan­de­sti­na, allar­gan­do­si e acco­glien­do tra le loro fila anche scout di Mon­za; cam­pi e atti­vi­tà di sva­ria­to tipo si orga­niz­za­no un po’ ovun­que, mes­sag­gi in codi­ce segna­la­no le pros­si­me atti­vi­tà, i gior­na­li clan­de­sti­ni Esto­te Para­ti e, più tar­di, Il Ribel­le pas­sa­no di mano in mano, por­tan­do mes­sag­gi di spe­ran­za e disob­be­dien­za. Le loro atti­vi­tà con­ti­nua­no anche all’estero: diven­go­no mem­bri ono­ra­ri di repar­ti fran­ce­si e sviz­ze­ri e nel 1933 e nel 1937  rie­sco­no anche a par­te­ci­pa­re a due Jam­bo­ree, incon­tri mon­dia­li degli scout, svol­ti­si rispet­ti­va­men­te in Unghe­ria e in Olanda.

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Le due figu­re chia­ve del grup­po sono Don Andrea Ghet­ti, det­to Baden, e Giu­lio Cesa­re Uccel­li­ni, det­to Kel­ly, attor­no ai qua­li ruo­te­ran­no tut­ti gli scout clan­de­sti­ni del perio­do: ed è pro­prio nei nume­ro­si fil­ma­ti lascia­ti­ci da Uccel­li­ni che vedia­mo come i ragaz­zi del­le Aqui­le Ran­da­gie vives­se­ro momen­ti di spen­sie­ra­ta e spes­so insen­sa­ta alle­gria in un momen­to sto­ri­co dove serie­tà e disci­pli­na la face­va­no da padro­ni. Si potreb­be pen­sa­re che fos­se una fuga dal­la real­tà, un iso­lar­si al di fuo­ri del mon­do e del­la sto­ria: al con­tra­rio – e i fat­ti lo dimo­stre­ran­no più avan­ti – è un ricon­qui­sta­re la liber­tà di diver­tir­si e vive­re l’allegria del­la gio­vi­nez­za, è un ricon­qui­sta­re la liber­tà di pen­sa­re auto­no­ma­men­te, di con­tra­sta­re la fol­lia del­la mas­sa. «Noi non abbia­mo inten­zio­ne di orga­niz­za­re insi­gni­fi­can­ti grup­pi alpi­ni­sti­ci o gin­na­sti­ci per­ché que­sti rovi­na­no il nostro meto­do, la nostra for­ma­zio­ne mora­le» scri­vo­no gli scout brianzoli.

 

Qual­che anno dopo l’Italia entra in guer­ra e i peri­co­li aumen­ta­no: lo stes­so Uccel­li­ni vie­ne aggre­di­to da una squa­dra fasci­sta e ripor­ta gra­vi feri­te, tra cui la com­ple­ta per­di­ta dell’udito da un orec­chio; ma le atti­vi­tà con­ti­nua­no, spo­stan­do­si prin­ci­pal­men­te in Val Code­ra, sul­la pun­ta nord del lago di Como, un “para­di­so per­du­to” abba­stan­za nasco­sto e pro­tet­to da per­met­te­re loro di con­ti­nua­re le atti­vi­tà e i campi.

Nel 1943 con la firma dell’armistizio le Aquile Randagie decidono di entrare tra le fila dei partigiani ma sempre seguendo i principi scout; viene quindi organizzata una resistenza  disarmata e non violenta: “noi non spariamo, non uccidiamo, noi serviamo” scriveranno.

Così dal­la col­la­bo­ra­zio­ne tra don Ghet­ti, Uccel­li­ni, e i pre­ti don Enri­co Bigat­ti e don Gio­van­ni Bar­ba­re­schi nac­que l’OSCAR, l’Opera Scou­ti­sti­ca Cat­to­li­ca Aiu­to Rifu­gia­ti — un vero e pro­prio cen­tro di crea­zio­ne di docu­men­ti fal­si ed espa­trio clan­de­sti­no. Rac­con­ta don Bar­ba­re­schi in un’intervista:

«In una pri­ma fase ci sia­mo pre­oc­cu­pa­ti di sal­va­re mili­ta­ri ita­lia­ni che non vole­va­no ade­ri­re alla Repub­bli­ca di Salò e mili­ta­ri ingle­si e ame­ri­ca­ni fug­gi­ti dai cam­pi di concentramento.
In una secon­da fase ci sia­mo pre­oc­cu­pa­ti di sal­va­re ebrei ricer­ca­ti solo per­ché ebrei. Sal­va­re com­pren­de­va il pro­cu­ra­re loro docu­men­ti fal­si e aiu­ta­re la loro fuga in ter­ri­to­rio svizzero.
Quan­te le per­so­ne che abbia­mo aiu­ta­to ? Quan­ti gli espa­tri clan­de­sti­ni che abbia­mo favo­ri­to e por­ta­to a ter­mi­ne? Cer­ta­men­te non tene­va­mo regi­stra­zio­ni, era trop­po peri­co­lo­so. Chi ha ten­ta­to di quan­ti­fi­ca­re ha scrit­to che il nostro grup­po ha pro­dot­to cir­ca 3.000 docu­men­ti fal­si e ha por­ta­to a ter­mi­ne cir­ca 2.000 espa­tri. Que­sto era il nostro modo di osser­va­re la nostra leg­ge: “aiu­ta­re il pros­si­mo in ogni circostanza”».

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L’acronimo stes­so di OSCAR evi­ta loro di esse­re inter­cet­ta­ti: il mes­sag­gio stan­dard per far par­ti­re un espa­trio con­si­ste nell’innocuo “Dì ad Oscar che per la pas­seg­gia­ta ci vedia­mo doma­ni”, dif­fi­cil­men­te inter­cet­ta­bi­le anche al tele­fo­no; così tra­mi­te la Val Code­ra ven­go­no sal­va­te 2166 per­so­ne – tra cui Indro Mon­ta­nel­li – non sen­za per­di­te tra le loro fila, come quel­la dell’appena dician­no­ven­ne Pep­pi­no Can­dia­ni, cri­vel­la­to dai nazi­sti sul fiu­me Tresa.

Dopo la Libe­ra­zio­ne con­ti­nua­no anco­ra la loro atti­vi­tà, cer­can­do di sal­va­re que­sta vol­ta fasci­sti e nazi­sti dal­le ucci­sio­ni som­ma­rie ad ope­ra dei par­ti­gia­ni in cer­ca di ven­det­ta — fer­ma­men­te con­vin­ti che l’uomo non abbia il dirit­to di ucci­de­re arbi­tra­ria­men­te nessun’altro, fos­se pure  il peg­gior cri­mi­na­le (leg­ga­si nazi­sta) — fin­ché nel 1946 a Roma non rina­sce l’ASCI, ora AGESCI, a cui con­se­gna­no la Fiam­ma custo­di­ta fino a quel momento.

Il 3 gen­na­io dell’anno scor­so è mor­to Mario Isel­la, l’ultima Aqui­la Ran­da­gia: quel­la gene­ra­zio­ne ormai sta scom­pa­ren­do ma non il ricor­do del suo esem­pio, per scout e non.

Don Bar­ba­re­schi, testi­mo­ne diret­ta­men­te coin­vol­to, ha det­to: «Il fasci­smo non è solo una dot­tri­na o un par­ti­to, una cami­cia nera o un salu­to roma­no. Il fasci­smo  è un modo di vive­re nel qua­le ci si arren­de e ci si pie­ga per amo­re di un quie­to vive­re o di una car­rie­ra. Il fasci­smo è una men­ta­li­tà nel­la qua­le la veri­tà non è ama­ta e ser­vi­ta per­ché veri­tà, ma è fal­sa­ta, ridot­ta, tra­di­ta, resa stru­men­to per i pro­pri fini per­so­na­li o del pro­prio grup­po o del pro­prio par­ti­to. È una men­ta­li­tà nel­la qua­le tenia­mo più all’apparenza che all’essere, amia­mo ripe­te­re fra­si impa­ra­te a memo­ria, non per­so­nal­men­te assi­mi­la­te, e gri­dar­le tut­ti insie­me, qua­si volen­do sosti­tui­re l’appoggio del man­ca­to giu­di­zio cri­ti­co con l’emotività di un’adesione psi­co­lo­gi­ca, fanatica.[…]
Non si nasce libe­ri, si nasce con la pos­si­bi­li­tà di diven­ta­re per­so­ne libe­re e tut­to que­sto esi­ge un lavo­ro su sé stes­si. A fare di noi per­so­ne libe­re non saran­no mai gli altri, non le strut­tu­re e nep­pu­re le ideo­lo­gie […] come abbia­mo scrit­to in una pagi­na del nostro gior­na­le clan­de­sti­no Il Ribel­le: “Non vi sono libe­ra­to­ri ma solo uomi­ni che si libe­ra­no, uomi­ni che diven­ta­no liberi”».

 

Per appro­fon­di­re:

http://www.aquilerandagie.it
https://www.youtube.com/watch?v=0bbkmpq22SI&spfreload=10

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